Forwarded from BUONA BATTAGLIA SPIRITUALE
Ad te clamámus, éxsules filii Evae.
Ad te suspirámus geméntes et flentes in hac lacrimárum valle.
Eia ergo, advocáta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos convérte.
Et Iesum, benedíctum fructum ventris tui, nobis, post hoc exsílium, osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo María!
V. Dignare me laudare te, Virgo sacrata.
R. Da mihi virtutem contra hostes tuos.
Amen.
Ad te suspirámus geméntes et flentes in hac lacrimárum valle.
Eia ergo, advocáta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos convérte.
Et Iesum, benedíctum fructum ventris tui, nobis, post hoc exsílium, osténde.
O clemens, o pia, o dulcis Virgo María!
V. Dignare me laudare te, Virgo sacrata.
R. Da mihi virtutem contra hostes tuos.
Amen.
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Forwarded from BUONA BATTAGLIA SPIRITUALE
TEMPO DI SETTUAGESIMA
DOMENICA DI QUINQUAGESIMA
EPISTOLA CORINTI I 13, 1 - 13
VANGELO LUCA 18, 31 - 43
Letture del Breviario: Storia di Abramo
Testi delle Messe: Gesù il vero Abramo.
Dal Messale Romano Quotidiano a cura di Bertola e Destefani con il commento di Dom Gaspare Lefebvre osb, Torino 1950:
"Come le tre prime profezie del Sabato Santo con le loro preghiere sono consacrate ad Adamo, a Noè, ad Abramo, così il Breviario e il Messale, durante le tre settimane del Tempo di Settuagesima, trattano di questi Patriarchi che la Chiesa chiama rispettivamente il «padre del genere umano», il «padre della posterità» e il «padre dei credenti».
Adamo, Noè e Abramo sono le figure del Cristo nel mistero pasquale; lo abbiamo già dimostrato per i primi due, nelle due Domeniche della Settuagesima e della Sessagesima, ora lo mostreremo di Abramo.
Nella liturgia ambrosiana la Domenica di Passione era chiamata «Domenica di Abramo» e si leggevano, nell'officiatura, i «responsorii di Abramo».
Anche nella liturgia romana il Vangelo della Domenica di Passione è consacrato a questo Patriarca.
«Abramo vostro Padre, - disse Gesù - trasalì di gioia nel desiderio di vedere il mio giorno: lo vide e ne ha goduto. In verità, in verità vi dico io sono già prima che Abramo fosse».
Dio aveva promesso ad Abramo che il Messia sarebbe nato da lui e questo Patriarca fu pervaso da una grande gioia, contemplando in anticipo, con la sua fede, l'avvento del Salvatore, e allorché ne vide la realizzazione, contemplò con novella gioia l'avvenuto mistero dal limbo ove attendeva con i giusti dell'Antico Testamento, che Gesù venisse a liberarli dopo la sua Passione.
Quando al Tempo di Quaresima si aggiunsero le tre settimane del Tempo di Settuagesima, la Domenica consacrata ad Abramo divenne quella di Quinquagesima, infatti le lezioni e i responsori dell'Ufficio di questo giorno descrivono l'intera storia di questo Patriarca.
Volendo formarsi un popolo suo, nel mezzo delle nazioni idolatre (Graduale e Tratto), Dio scelse Abramo come capo di questo popolo e lo chiamò Abramo, nome che significa padre di una moltitudine di nazioni.
«E lo prese da Ur nella Caldea e lo protesse durante tutte le sue peregrinazioni» (Introito e Orazione).
«Per la fede, - dice San Paolo - colui che è chiamato Abramo ubbidì per andare al paese che doveva ricevere in retaggio e partì senza sapere dove andasse.
Egli colla fede conseguì la terra di Canaan nella quale visse più di 25 anni come straniero.
È in virtù della sua fede che divenne, già vecchio, padre di Isacco e non esitò a sacrificarlo, in seguito ad ordine di Dio, sebbene fosse suo figlio unico, nel quale riponeva ogni speranza di vedere effettuate le promesse divine d'una posterità numerosa» (Eb. 11, 8 - 17).
Isacco infatti rappresenta Cristo allorché fu scelto «per essere la gloriosa vittima del Padre» (VI Orazione del Sabato Santo); allorché portò il fastello sul quale stava per essere immolato, come Gesù portò la Croce sulla quale meritò la gloria colla sua Passione; allorché fu rimpiazzato da un montone trattenuto per le corna dalle spine di un cespuglio, come Gesù, l'Agnello di Dio ebbe, come dicono i Padri, la testa contornata dalle spine della sua corona; e specialmente allorché liberato miracolosamente dalla morte, fu reso alla vita per annunziare che Gesù dopo essere stato messo a morte, sarebbe risuscitato.
Così colla sua fede, Abramo, che credeva senza esitare ciò che stava per avvenire, contemplò da lungi il trionfo di Gesù sulla Croce e ne gioì.
Fu allora che Dio gli confermò le sue promesse: «Poiché tu non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, io ti benedirò, ti darò una posterità numerosa come le stelle del cielo e l'arena del mare» (VI Orazione del Sabato Santo).
Queste promesse Gesù le realizzò con la sua Passione.
DOMENICA DI QUINQUAGESIMA
EPISTOLA CORINTI I 13, 1 - 13
VANGELO LUCA 18, 31 - 43
Letture del Breviario: Storia di Abramo
Testi delle Messe: Gesù il vero Abramo.
Dal Messale Romano Quotidiano a cura di Bertola e Destefani con il commento di Dom Gaspare Lefebvre osb, Torino 1950:
"Come le tre prime profezie del Sabato Santo con le loro preghiere sono consacrate ad Adamo, a Noè, ad Abramo, così il Breviario e il Messale, durante le tre settimane del Tempo di Settuagesima, trattano di questi Patriarchi che la Chiesa chiama rispettivamente il «padre del genere umano», il «padre della posterità» e il «padre dei credenti».
Adamo, Noè e Abramo sono le figure del Cristo nel mistero pasquale; lo abbiamo già dimostrato per i primi due, nelle due Domeniche della Settuagesima e della Sessagesima, ora lo mostreremo di Abramo.
Nella liturgia ambrosiana la Domenica di Passione era chiamata «Domenica di Abramo» e si leggevano, nell'officiatura, i «responsorii di Abramo».
Anche nella liturgia romana il Vangelo della Domenica di Passione è consacrato a questo Patriarca.
«Abramo vostro Padre, - disse Gesù - trasalì di gioia nel desiderio di vedere il mio giorno: lo vide e ne ha goduto. In verità, in verità vi dico io sono già prima che Abramo fosse».
Dio aveva promesso ad Abramo che il Messia sarebbe nato da lui e questo Patriarca fu pervaso da una grande gioia, contemplando in anticipo, con la sua fede, l'avvento del Salvatore, e allorché ne vide la realizzazione, contemplò con novella gioia l'avvenuto mistero dal limbo ove attendeva con i giusti dell'Antico Testamento, che Gesù venisse a liberarli dopo la sua Passione.
Quando al Tempo di Quaresima si aggiunsero le tre settimane del Tempo di Settuagesima, la Domenica consacrata ad Abramo divenne quella di Quinquagesima, infatti le lezioni e i responsori dell'Ufficio di questo giorno descrivono l'intera storia di questo Patriarca.
Volendo formarsi un popolo suo, nel mezzo delle nazioni idolatre (Graduale e Tratto), Dio scelse Abramo come capo di questo popolo e lo chiamò Abramo, nome che significa padre di una moltitudine di nazioni.
«E lo prese da Ur nella Caldea e lo protesse durante tutte le sue peregrinazioni» (Introito e Orazione).
«Per la fede, - dice San Paolo - colui che è chiamato Abramo ubbidì per andare al paese che doveva ricevere in retaggio e partì senza sapere dove andasse.
Egli colla fede conseguì la terra di Canaan nella quale visse più di 25 anni come straniero.
È in virtù della sua fede che divenne, già vecchio, padre di Isacco e non esitò a sacrificarlo, in seguito ad ordine di Dio, sebbene fosse suo figlio unico, nel quale riponeva ogni speranza di vedere effettuate le promesse divine d'una posterità numerosa» (Eb. 11, 8 - 17).
Isacco infatti rappresenta Cristo allorché fu scelto «per essere la gloriosa vittima del Padre» (VI Orazione del Sabato Santo); allorché portò il fastello sul quale stava per essere immolato, come Gesù portò la Croce sulla quale meritò la gloria colla sua Passione; allorché fu rimpiazzato da un montone trattenuto per le corna dalle spine di un cespuglio, come Gesù, l'Agnello di Dio ebbe, come dicono i Padri, la testa contornata dalle spine della sua corona; e specialmente allorché liberato miracolosamente dalla morte, fu reso alla vita per annunziare che Gesù dopo essere stato messo a morte, sarebbe risuscitato.
Così colla sua fede, Abramo, che credeva senza esitare ciò che stava per avvenire, contemplò da lungi il trionfo di Gesù sulla Croce e ne gioì.
Fu allora che Dio gli confermò le sue promesse: «Poiché tu non mi hai rifiutato il tuo unico figlio, io ti benedirò, ti darò una posterità numerosa come le stelle del cielo e l'arena del mare» (VI Orazione del Sabato Santo).
Queste promesse Gesù le realizzò con la sua Passione.
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«Il Cristo, dice San Paolo, ci ha redenti pendendo dalla croce perché la benedizione data ad Abramo fosse comunicata ai Gentili dal Cristo, e così noi ricevessimo mediante la fede la promessa dello Spirito», cioè lo Spirito di adozione che ci era stato promesso.
«Fa', o Dio, prega la Chiesa nel Sabato Santo, che tutti i popoli della terra divengano figli di Abramo, e, mediante l'adozione, moltiplica i figli della promessa».
Si comprende ora perché la Stazione oggi si fa a San Pietro, essendo il principe degli Apostoli che fu scelto da Gesù Cristo per essere il capo della sua Chiesa e, in una maniera assai più eccellente che Abramo stesso, «il padre di tutti i credenti».
La fede in Gesù, morto e risuscitato, che meritò ad Abramo di essere il padre di tutte le nazioni e che permette a tutti noi di divenire suoi figli, è l'oggetto del Vangelo.
Gesù Cristo vi annunzia la sua Passione e il suo trionfo e rende la vista ad un cieco dicendogli: La tua fede ti ha salvato.
«Questo cieco, commenta San Gregorio, ricuperò la vista sotto gli occhi degli Apostoli, onde quelli che non potevano comprendere l'annunzio del mistero celeste fossero confermati nella fede dai miracoli divini.
Infatti bisognava che vedendolo di poi morire nel modo come lo aveva predetto, non dubitassero che doveva anche risuscitare».
L'Epistola, a sua volta, mette in pieno valore la fede di Abramo e ci insegna come deve essere la nostra.
«La fede senza le opere, scrive San Giacomo, è morta.
La fede si mostra con le opere.
Vuoi sapere che la fede senza le opere è morta?
Abramo, nostro padre, non fu giustificato dalle opere, quando offrì il suo figlio Isacco sull'altare?
Vedi come la fede cooperò alle sue opere e come per mezzo delle opere fu resa perfetta la fede.
Così si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu imputato a giustizia e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l'uomo è giustificato dalle opere e non dalla fede solamente».
L'uomo è salvato non per essere figlio di Abramo secondo la carne, ma per esserlo secondo una fede simile a quella di Abramo.
«In Cristo Gesù, scrive San Paolo, non ha valore l'essere circonciso (Giudei), o incirconciso (Gentili), ma vale la fede operante per mezzo dell'amore».
«Progredite nell'amore, dice ancora l'Apostolo, come Cristo ci ha amati e ha offerto se stesso per noi in oblazione a Dio e in ostia di odore soave».
In questa domenica e nei due giorni seguenti, ha luogo in moltissime chiese, una solenne adorazione del Santissimo Sacramento, in espiazione di tutte le colpe che si commettono in questi tre giorni.
Questa preghiera di espiazione, conosciuta sotto il nome di «Quarant'ore», fu istituita da Sant'Antonio Maria Zaccaria (5 luglio) nella Congregazione dei Barnabiti, e si generalizzò, venendo riferita particolarmente a questa circostanza, sotto il pontificato di Clemente XIII, il quale nel 1765, l'arricchì di numerose indulgenze."
«Fa', o Dio, prega la Chiesa nel Sabato Santo, che tutti i popoli della terra divengano figli di Abramo, e, mediante l'adozione, moltiplica i figli della promessa».
Si comprende ora perché la Stazione oggi si fa a San Pietro, essendo il principe degli Apostoli che fu scelto da Gesù Cristo per essere il capo della sua Chiesa e, in una maniera assai più eccellente che Abramo stesso, «il padre di tutti i credenti».
La fede in Gesù, morto e risuscitato, che meritò ad Abramo di essere il padre di tutte le nazioni e che permette a tutti noi di divenire suoi figli, è l'oggetto del Vangelo.
Gesù Cristo vi annunzia la sua Passione e il suo trionfo e rende la vista ad un cieco dicendogli: La tua fede ti ha salvato.
«Questo cieco, commenta San Gregorio, ricuperò la vista sotto gli occhi degli Apostoli, onde quelli che non potevano comprendere l'annunzio del mistero celeste fossero confermati nella fede dai miracoli divini.
Infatti bisognava che vedendolo di poi morire nel modo come lo aveva predetto, non dubitassero che doveva anche risuscitare».
L'Epistola, a sua volta, mette in pieno valore la fede di Abramo e ci insegna come deve essere la nostra.
«La fede senza le opere, scrive San Giacomo, è morta.
La fede si mostra con le opere.
Vuoi sapere che la fede senza le opere è morta?
Abramo, nostro padre, non fu giustificato dalle opere, quando offrì il suo figlio Isacco sull'altare?
Vedi come la fede cooperò alle sue opere e come per mezzo delle opere fu resa perfetta la fede.
Così si compì la Scrittura che dice: Abramo credette a Dio e gli fu imputato a giustizia e fu chiamato amico di Dio. Voi vedete che l'uomo è giustificato dalle opere e non dalla fede solamente».
L'uomo è salvato non per essere figlio di Abramo secondo la carne, ma per esserlo secondo una fede simile a quella di Abramo.
«In Cristo Gesù, scrive San Paolo, non ha valore l'essere circonciso (Giudei), o incirconciso (Gentili), ma vale la fede operante per mezzo dell'amore».
«Progredite nell'amore, dice ancora l'Apostolo, come Cristo ci ha amati e ha offerto se stesso per noi in oblazione a Dio e in ostia di odore soave».
In questa domenica e nei due giorni seguenti, ha luogo in moltissime chiese, una solenne adorazione del Santissimo Sacramento, in espiazione di tutte le colpe che si commettono in questi tre giorni.
Questa preghiera di espiazione, conosciuta sotto il nome di «Quarant'ore», fu istituita da Sant'Antonio Maria Zaccaria (5 luglio) nella Congregazione dei Barnabiti, e si generalizzò, venendo riferita particolarmente a questa circostanza, sotto il pontificato di Clemente XIII, il quale nel 1765, l'arricchì di numerose indulgenze."