Camera del Limone 🍋 🔞 – Telegram
Camera del Limone 🍋 🔞
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Scusatemi sono un disastro

Vomito il contenuto del mio cervello qui. La mia roba seria la trovate altrove.

Vietato ai minorenni.

Art: @LemonArtsies
Pvt: @Jacqueline_Citrone
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qualcuno ci aiuti a capirla
Forwarded from Riko
il joke era survivorship bias
Forwarded from LemonArtsies
Io impazzisco quando trovo canzoni che rispecchiano così tanto alcuni miei personaggi.
Io ADORO come questo il pezzo finale di questa canzone sia perfetta per Damiel di Selta.
Cercherò di far comprendere il perché senza dire spoiler per il mio party di DnD, essendo un personaggio chiave della campagna.
Damiel era un uomo estremamente rispettato e riverito, conosciuto per aver comandato la Grande Guerra contro l'espansione dei barbarici Insi. Grazie alle tattiche militari uniche degli elfi, una razza prima d'ora sconosciuta venuta da oltremare di cui lui stesso fa parte, riescono a vincere dopo 5 anni di guerra.
Damiel aveva un segreto che pochi conoscevano.
Sentiva qualcosa. Qualcosa, o qualcuno che gli parlava. Le molteplici voci nella sua testa erano preannunciate da forti emicranie. "Loro" gli raccontavano del passato, del presente, del futuro. Gli chiedevano solo un favore. Di scrivere tutto su un libro.
Le voci gli consigliano come agire, come vincere, come conquistare... a volte in maniera incessante... ripetendosi all'infinito nella sua mente fino a che non fa come gli è stato detto.
Lo stavano aiutando ad ottenere quello che voleva, ma a che costo?
Durante i suoi anni da Leader, la sua figura non diventa mai pubblica. Ovviamente il nome era ben conosciuto, ma sempre di meno erano a conoscenza del suo aspetto. Questo perché era sempre impegnato... più che nella guerra e nella politica, nella scrittura. Le giornate in solitudine nella sua stanza gli ricordano quando da giovane si chiudeva a scrivere poesie. Che non fece leggere mai a nessuno, se non ad una sola persona. Damiel su "consiglio" dopo la guerra rivendicò un pezzo di terreno in mezzo al deserto, dove eresse una città, Nur. Sempre per loro esortazione, bloccò la città dai contatti con gli esterni. I pochi che abitarono la città non si sa perché ma concordarono con le sue decisioni.
Damiel non sapeva se odiare le voci o ringraziarle.
Gli avevano portato tanta solitudine e dolore, ma lo avevano anche portato a trovare una moglie. Saura. Una donna con cui si doveva sposare per semplice accordo politico durante la guerra si svelò essere la donna perfetta per lui. Calorosa, scherzosa, a tratti anche eccessiva. Contrastava la sua tristezza, apatia e irrequietezza. La amava come non aveva mai amato qualcun altro.
Un figlio. Le voci richiesero questo. Non vollero spiegare perché. Doveva farlo. Saura non voleva figli. Aveva deciso di ritirarsi con il marito a Nur anche perché le avrebbe permesso di allontanarsi da tutte le sciocche responsabilità a cui avrebbe dovuto adempire nel Regno Nanico. Non voleva. Le voci erano incessanti.
Saura fuggì alla nascita del figlio. Sommersa da emozioni contrastanti cercò una nuova vita al di fuori delle mura.
Damiel rimase da solo... di nuovo.
Con le voci che lo tartassavano ogni giorno di più.
Capì che si stava avvicinando la sua fine. Si ritirò nello strano tempio su cui Loro gli avevano ordinato di costruire il suo castello. Con gli strumenti lì sotto iniziò ad imbalsamarsi da vivo. Le voci erano sempre più forti. Con le ultime forze scrisse l'ultima pagina del Tomo Universale, sperando di aver carpito le informazioni giuste dalle centinaia di voci che si sovrapponevano in quegli ultimi istanti. Si sedette su un trono d'oro. In una stanza ricoperta di ricchezze, che ormai non avevano più alcun tipo di valore ai suoi occhi. Ripensò negli ultimi istanti come ironico fosse che ancora una volta, fosse rinchiuso da solo, con il suo libro. Ripensò tutte le frasi che sentì dalle varie persone con cui ebbe a che fare, come volessero stringere tutto nel palmo della loro mano, come lo invidiassero e come lo ammirassero. Lui avrebbe solo voluto morire vicino alla donna che amava. Avrebbe voluto sentirla scherzare in momenti inopportuni. Stringerle la mano. Sapeva che sarebbe potuto uscire, l'avrebbe potuta rincorrere. Ma aveva paura. Aveva sempre avuto paura di prendere scelte, di mostrarsi. Per questo si fidava delle voci, per questo si rinchiudeva nella sua stanza. Una realizzazione che ebbe fin troppo tardi.
Forwarded from LemonArtsies
forse se lo cagherrano più persone sto pensiero se metto sta thumbnail di merda che non mi piace per niente e vorrò rifare ma che si può capire solo se si legge il post prima
Forwarded from LemonArtsies
L'unico altro "disegno" che ho di Damiel è di lui durante la Grande Guerra. È sempre coperto di bene per coprire qualcosa che non posso dire pubblicamente