Camera del Limone 🍋 🔞 – Telegram
Camera del Limone 🍋 🔞
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Scusatemi sono un disastro

Vomito il contenuto del mio cervello qui. La mia roba seria la trovate altrove.

Vietato ai minorenni.

Art: @LemonArtsies
Pvt: @Jacqueline_Citrone
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Nel salire in cima, mi son chiesto. A che punto vedrò quello splendido panorama? Quella vista che dovrebbe farmi battere forte il cuore, quell'aria che mi riempirebbe i polmoni... Quando verrà?
Spesso, stanco della mia scalata preferisco cercare ristoro in qualche roccia più sporgente delle altre. Terreni scomodi, ma almeno mi permettono quantomeno di sedermi, piuttosto che rimanere appeso. Guardando sotto di me, il percorso fatto sembra infinito. Una tortuosa discesa di cui non riesco a vedere la fine. Di cui non ricordo l'inizio. Durante quei momenti di pausa e di riflessione spesso mi trovo per un attimo a poggiare giù le gambe. A sentire il vento tra i piedi e il vuoto sotto di me. È una sensazione di calma e silenzio. Che più perdura e più diventa d'angoscia. Il mio spirito è stranamente rifocillato dal pensiero di sporgermi ancora di più, di permettere al mio intero corpo di cadere. Lo so perché. E mi spaventa ancora di più. Ricordo i giorni in cui non riposavo in grandi rocce scomode sul lato di una parete scoscesa. Ma in cui piuttosto, camminavo in salita su lunghe pianure piene di tanti diversi tipi di alberi, funghi e animali. In quel periodo i miei momenti di ristoro li avevo sdraiandomi sulla dolce erba ricca di rugiada. Il tiepido abbraccio del sole scaldava quelle che a me sembravano come le piume di madre natura, nelle quali sprofondavo, accarezzato da un caldo vento. In quei momenti non esisteva null'altro che il piacere del momento. In un certo senso, godevo come del vuoto. Dell'assenza di quelle che erano le scarpinate, del dover faticare e del sudare che scandivano la mia vita. Ogni cosa era più leggera, grazie a quei piccoli momenti vissuti su quei morbidi prati.
Ora dondolo le mie gambe come un bambino triste, guardo giù dapprima giù. I miei occhi sono ammaliati da un precipizio di rocce aspre decorate da poca vegetazione secca sparsa... E più tentano di guardare oltre, forse alla ricerca di quelle lontane praterie, più trovano una fitta, buia e tumultuosa nebbia. Scuotendomi come per liberarmi di un'ipnosi, cerco di distogliere lo sguardo rivolgendomi al cielo. Non so cosa vedo. È difficile spiegarlo, ma non riesco a capire cosa sia. La sensazione è simile a quella del tentare di leggere un cartello troppo lontano. I dettagli sono confusi, così come la forma generale o i colori. E pensare che il burrone è invece così intenso e dettagliato. Fermo ancora qui, so che dovrò tra poco continuare la mia arrampicata. Stringo forte la mia corda e i miei picchetti.
Forwarded from Jacqueline Citrone
"non chiamarle attività sportive, adesso è anche un lavoro!"
"Al Centro Sportivo di Sant'Esculapio la comunità dei "campionati" si ritrova in un piccolo parco. Ma qui nessuno annusa i fiori o porta a spasso i cani, la sfida è all'ultimo calcio alla palla"

"vi considerate lavoratori?"
"quante volte colpisci la sfera di pelle al giorno?"

"l'importante è non venire catturati dalla rete della dipendenza agonistica, altrimenti gli arbitri, o meglio, i genitori, potrebbero dover intervenire."