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Il piano di Crosetto: 5.000 uomini per preparare l’Italia alla “guerra ibrida”
«Siamo sotto attacco: il tempo per agire è subito»: così riporta il documento redatto dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ora al vaglio del Parlamento. A minacciare l’Occidente è l’Italia sarebbe la «guerra ibrida» portata avanti, in particolare, da Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, combattuta tanto a colpi di disinformazione e pressione politica quanto di minacce cibernetiche. Per questo, l’Italia avrebbe bisogno della creazione di un’Arma Cyber, composta di almeno cinquemila unità tra personale civile e militare. La nuova unità sarebbe operativa tutto il giorno e tutti i giorni, contando su una capacità di 1.200-1.500 persone che aumenterebbero poi gradualmente. Solamente due settimane fa, Crosetto aveva dichiarato che l’esercito italiano avrebbe bisogno di almeno trentamila soldati in più.
Con «minaccia ibrida» si intendono «azioni coordinate in più domini condotte da attori statuali e non-statuali, al di sotto della soglia del conflitto armato e spesso non attribuibili, mirate a danneggiare, destabilizzare o indebolire». Si tratterebbe, in sostanza, della «disinformazione» e della «influenza politica» (tra le altre cose) esercitate dalla Russia, o della «strategia multi-vettoriale» della Cina, che «combina leve economiche, tecnologiche, informative e diplomatiche per indebolire l’UE e acquisire know-how strategico», o ancora di «azioni di terrorismo e attacchi cibernetici» da parte dell’Iran e dell’uso di «leve di pressione strategica» (quali «strumenti cibernetici, finanziari e informativi») da parte della Corea del Nord. A richiedere una protezione particolare, spiega il ministro, sarebbero tanto le infrastrutture critiche (energia, trasporti, telecomunicazioni, sanità, finanza) quanto la società civile, attraverso la costruzione di una resilienza alla disinformazione, alfabetizzazione digitale e co-regolamentazione dello spazio digitale. «Siamo sotto attacco e “bombe hybrid continuano a cadere”: il tempo per agire è subito», si legge nel rapporto.
I pericoli, per l’Italia, riguarderebbero in particolar modo settore energetico, infrastrutture critiche (porti, aeroporti, reti elettriche, sistemi di comunicazione) ed «ecosistema politico-sociale», il quale può essere oggetto di «ingerenze straniere, campagne di disinformazione e sfruttamento di divisioni sociali». Secondo il rapporto, nei primi sei mesi del 2025 sarebbero stati 1.549 gli «eventi cyber», in aumento del 53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il numero di «incidenti» confermato di 346 (+98%). Ad essere colpiti sarebbero soprattutto il settore sanitario e il comparto manufatturiero: «le nostre aziende sono bersagli facili», dichiara Crosetto. Per tale motivo sarebbe necessario, oltre al potenziamento di almeno «10/15 mila unità» degli organici militari dedicati al settore cyber, creare una vera e propria «Arma Cyber», composta di personale civile e militare per un totale di cinquemila unità, «con una prevalente componente operativa». Il primo obiettivo sarebbe quello di creare una capacità iniziale di 1.200-1.500 unità, successivamente potenziata.
L’Italia, insomma, si prepara alla guerra su tutti i fronti, facendo lievitare le spese per la Difesa alla cifra più alta di sempre (34 miliardi di euro previsti per il 2026). Solamente due settimane fa, infatti, il ministro aveva dichiarato che per essere pienamente efficiente e preparato alle minacce l’esercito italiano dovrebbe salire a duecentomila unità, aumentando di 30 mila il numero di uomini rispetto ai 170 mila attualmente disponibili.
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Il piano di Crosetto: 5.000 uomini per preparare l’Italia alla “guerra ibrida”
«Siamo sotto attacco: il tempo per agire è subito»: così riporta il documento redatto dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ora al vaglio del Parlamento. A minacciare l’Occidente è l’Italia sarebbe la «guerra ibrida» portata avanti, in particolare, da Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, combattuta tanto a colpi di disinformazione e pressione politica quanto di minacce cibernetiche. Per questo, l’Italia avrebbe bisogno della creazione di un’Arma Cyber, composta di almeno cinquemila unità tra personale civile e militare. La nuova unità sarebbe operativa tutto il giorno e tutti i giorni, contando su una capacità di 1.200-1.500 persone che aumenterebbero poi gradualmente. Solamente due settimane fa, Crosetto aveva dichiarato che l’esercito italiano avrebbe bisogno di almeno trentamila soldati in più.
Con «minaccia ibrida» si intendono «azioni coordinate in più domini condotte da attori statuali e non-statuali, al di sotto della soglia del conflitto armato e spesso non attribuibili, mirate a danneggiare, destabilizzare o indebolire». Si tratterebbe, in sostanza, della «disinformazione» e della «influenza politica» (tra le altre cose) esercitate dalla Russia, o della «strategia multi-vettoriale» della Cina, che «combina leve economiche, tecnologiche, informative e diplomatiche per indebolire l’UE e acquisire know-how strategico», o ancora di «azioni di terrorismo e attacchi cibernetici» da parte dell’Iran e dell’uso di «leve di pressione strategica» (quali «strumenti cibernetici, finanziari e informativi») da parte della Corea del Nord. A richiedere una protezione particolare, spiega il ministro, sarebbero tanto le infrastrutture critiche (energia, trasporti, telecomunicazioni, sanità, finanza) quanto la società civile, attraverso la costruzione di una resilienza alla disinformazione, alfabetizzazione digitale e co-regolamentazione dello spazio digitale. «Siamo sotto attacco e “bombe hybrid continuano a cadere”: il tempo per agire è subito», si legge nel rapporto.
I pericoli, per l’Italia, riguarderebbero in particolar modo settore energetico, infrastrutture critiche (porti, aeroporti, reti elettriche, sistemi di comunicazione) ed «ecosistema politico-sociale», il quale può essere oggetto di «ingerenze straniere, campagne di disinformazione e sfruttamento di divisioni sociali». Secondo il rapporto, nei primi sei mesi del 2025 sarebbero stati 1.549 gli «eventi cyber», in aumento del 53% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e il numero di «incidenti» confermato di 346 (+98%). Ad essere colpiti sarebbero soprattutto il settore sanitario e il comparto manufatturiero: «le nostre aziende sono bersagli facili», dichiara Crosetto. Per tale motivo sarebbe necessario, oltre al potenziamento di almeno «10/15 mila unità» degli organici militari dedicati al settore cyber, creare una vera e propria «Arma Cyber», composta di personale civile e militare per un totale di cinquemila unità, «con una prevalente componente operativa». Il primo obiettivo sarebbe quello di creare una capacità iniziale di 1.200-1.500 unità, successivamente potenziata.
L’Italia, insomma, si prepara alla guerra su tutti i fronti, facendo lievitare le spese per la Difesa alla cifra più alta di sempre (34 miliardi di euro previsti per il 2026). Solamente due settimane fa, infatti, il ministro aveva dichiarato che per essere pienamente efficiente e preparato alle minacce l’esercito italiano dovrebbe salire a duecentomila unità, aumentando di 30 mila il numero di uomini rispetto ai 170 mila attualmente disponibili.
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Il ministro Crosetto ha proposto il ritorno del servizio militare in Italia
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato ieri che intende portare in Parlamento un disegno di legge per reintrodurre il servizio militare in Italia, alla luce di una percepita minore sicurezza che accomuna tutti gli Stati europei in conseguenza dei rapporti ostili con la Russia. «È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco, perché prevede una volontarietà. Quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese – da ciò che leggo – è totalmente volontario», ha affermato ieri Crosetto in conferenza stampa a Parigi circa l’ipotesi di una reintroduzione del servizio militare in Italia, che sarebbe per ora su base volontaria, come in Francia e Germania. L’idea di rafforzare la Difesa e aumentare le fila delle forze armate, infatti, è un’idea che circola in gran parte degli Stati europei insieme a quella di un’imminente e inevitabile guerra contro Mosca, sebbene il presidente russo Vladimir Putin proprio in questi giorni abbia definito una «completa assurdità» e una «menzogna spudorata» la narrazione secondo cui la Russia sarebbe pronta a invadere l’Europa.
«Tutte le nazioni europee vedono messi in discussione i modelli costruiti 10-15 anni fa, e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate» ha detto Crosetto, spiegando che anche in Italia bisogna avviare una riflessione che conduca ad abbandonare le scelte fatte negli ultimi decenni di riduzione delle forze militari, in quanto «ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo». In concreto, dunque, la proposta punta ad istituire una riserva militare ausiliare dello Stato con determinate specialità, con l’obiettivo di aumentare il numero delle attuali forze armate almeno di diecimila unità, attraverso un servizio di leva su base volontaria pronto ad entrare in azione in caso di necessità. Crosetto ha anche sottolineato che «la difesa in futuro ha bisogno non soltanto di più uomini ma anche di regole diverse».
Come anticipato, la proposta di legge che Crosetto intende portare in Parlamento si inserisce in un più generale contesto in cui gli Stati europei sembrano mossi dall’esigenza irrefrenabile se non di prepararsi a una reale guerra contro la Russia, perlomeno di predisporre il comparto bellico e soprattutto l’opinione pubblica a questa possibilità, trasformando completamente l’architettura della difesa europea e instillando uno stato di allarme permanente nei cittadini. Proprio in questo scenario rientrano anche le più ampie proposte di Crosetto per trasformare il comparto militare. Si tratta di una serie di iniziative che si può dire che facciano dell’ex presidente di Orizzonti sistemi navali e di AIAD (federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) un aspirante ministro della Guerra. Nel corso del mese di novembre, infatti, ha annunciato una riforma strutturale delle forze armate e l’arruolamento di 30mila nuovi militari, in aggiunta ai 170mila già presenti, insieme al varo di una “Arma Cyber”, un corpo speciale da 5 mila uomini destinato a fronteggiare la cosiddetta “guerra ibrida”. Inoltre, ha predisposto il potenziamento degli organici militari dedicati al settore cyber con 10/15mila nuove unità e la creazione di uno scudo aereo nazionale con sensori per monitorare gli obiettivi sensibili e una flotta di droni.
«La situazione che stiamo vivendo adesso ci impone di prepararci a scenari che fino a cinque anni fa non erano prevedibili: questo vuol dire avere più personale, perché serve anche capacità di farlo ruotare, e servono regole diverse di reclutamento», ha dichiarato Crosetto in un’intervista con Bruno Vespa nella trasmissione filogovernativa 5 minuti. Ne eme[...]
Il ministro Crosetto ha proposto il ritorno del servizio militare in Italia
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato ieri che intende portare in Parlamento un disegno di legge per reintrodurre il servizio militare in Italia, alla luce di una percepita minore sicurezza che accomuna tutti gli Stati europei in conseguenza dei rapporti ostili con la Russia. «È uno schema che in qualche modo non è molto diverso da quello tedesco, perché prevede una volontarietà. Quello tedesco ha un automatismo che scatta, quello francese – da ciò che leggo – è totalmente volontario», ha affermato ieri Crosetto in conferenza stampa a Parigi circa l’ipotesi di una reintroduzione del servizio militare in Italia, che sarebbe per ora su base volontaria, come in Francia e Germania. L’idea di rafforzare la Difesa e aumentare le fila delle forze armate, infatti, è un’idea che circola in gran parte degli Stati europei insieme a quella di un’imminente e inevitabile guerra contro Mosca, sebbene il presidente russo Vladimir Putin proprio in questi giorni abbia definito una «completa assurdità» e una «menzogna spudorata» la narrazione secondo cui la Russia sarebbe pronta a invadere l’Europa.
«Tutte le nazioni europee vedono messi in discussione i modelli costruiti 10-15 anni fa, e tutti stanno pensando di aumentare il numero delle forze armate» ha detto Crosetto, spiegando che anche in Italia bisogna avviare una riflessione che conduca ad abbandonare le scelte fatte negli ultimi decenni di riduzione delle forze militari, in quanto «ci sono motivi di sicurezza che rendono importante farlo». In concreto, dunque, la proposta punta ad istituire una riserva militare ausiliare dello Stato con determinate specialità, con l’obiettivo di aumentare il numero delle attuali forze armate almeno di diecimila unità, attraverso un servizio di leva su base volontaria pronto ad entrare in azione in caso di necessità. Crosetto ha anche sottolineato che «la difesa in futuro ha bisogno non soltanto di più uomini ma anche di regole diverse».
Come anticipato, la proposta di legge che Crosetto intende portare in Parlamento si inserisce in un più generale contesto in cui gli Stati europei sembrano mossi dall’esigenza irrefrenabile se non di prepararsi a una reale guerra contro la Russia, perlomeno di predisporre il comparto bellico e soprattutto l’opinione pubblica a questa possibilità, trasformando completamente l’architettura della difesa europea e instillando uno stato di allarme permanente nei cittadini. Proprio in questo scenario rientrano anche le più ampie proposte di Crosetto per trasformare il comparto militare. Si tratta di una serie di iniziative che si può dire che facciano dell’ex presidente di Orizzonti sistemi navali e di AIAD (federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza) un aspirante ministro della Guerra. Nel corso del mese di novembre, infatti, ha annunciato una riforma strutturale delle forze armate e l’arruolamento di 30mila nuovi militari, in aggiunta ai 170mila già presenti, insieme al varo di una “Arma Cyber”, un corpo speciale da 5 mila uomini destinato a fronteggiare la cosiddetta “guerra ibrida”. Inoltre, ha predisposto il potenziamento degli organici militari dedicati al settore cyber con 10/15mila nuove unità e la creazione di uno scudo aereo nazionale con sensori per monitorare gli obiettivi sensibili e una flotta di droni.
«La situazione che stiamo vivendo adesso ci impone di prepararci a scenari che fino a cinque anni fa non erano prevedibili: questo vuol dire avere più personale, perché serve anche capacità di farlo ruotare, e servono regole diverse di reclutamento», ha dichiarato Crosetto in un’intervista con Bruno Vespa nella trasmissione filogovernativa 5 minuti. Ne eme[...]
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L’INDIPENDENTE Il ministro Crosetto ha proposto il ritorno del servizio militare in Italia Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato ieri che intende portare in Parlamento un disegno di legge per reintrodurre il servizio militare in Italia, alla…
rge un messaggio potente per plasmare e spaventare l’opinione pubblica, secondo cui l’Italia e in generale l’“Occidente” è sotto attacco. Una narrazione che giustifica il rafforzamento del settore militare e il riarmo e il trasferimento di fondi da settori come la scuola, la sanità e l’industria verso la Difesa. Si tratta di un progetto che risponde a logiche sovranazionali che scaturiscono da Bruxelles e dall’Alleanza atlantica e che rischia di acuire la crisi economica e sociale degli Stati europei, sottraendo risorse alla spesa pubblica e alimentando il debito pubblico con investimenti non produttivi.
Da parte sua, il presidente russo Vladimir Putin ha liquidato le voci che circolano riguardo a un attacco russo all’Europa come «una vera e propria sciocchezza» sottolineando che è difficile capire cosa spinge le élite europee a alimentare questa narrazione. «Ci sono persone, a mio avviso un po’ fuori di testa o magari dei furbi, che da questa situazione vogliono ricavarci qualcosa. Dicono pubblicamente ai loro cittadini che la Russia si starebbe preparando a invadere l’Europa e che quindi occorre rafforzare immediatamente la propria capacità difensiva. Forse vogliono favorire gli interessi dell’industria bellica, di aziende private, oppure cercano di risollevare i propri indici di gradimento interno, visti lo stato disastroso dell’economia e del settore sociale. È difficile capire cosa li spinga ma, secondo noi, è una completa assurdità, una menzogna spudorata» ha affermato ieri il capo del Cremlino rispondendo alle domande dei giornalisti.
Gli interessi dell’industria bellica nel piano di riarmo europeo non sono certo da sottovalutare, considerato l’aumento del valore delle azioni delle aziende produttrici di armi durante i conflitti in Ucraina e a Gaza, così come anche l’esigenza di Bruxelles di un motivo forte che unisca un’Unione sempre più disgregata e fragile con profondi problemi finanziari. L’Italia con il ministro Crosetto non è certo un’eccezione in questo panorama in cui confluiscono interessi economici, politici e di potere che sembrano avere trovato nel riarmo e nel rafforzamento dell’esercito e del comparto militare il loro canale privilegiato.
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Da parte sua, il presidente russo Vladimir Putin ha liquidato le voci che circolano riguardo a un attacco russo all’Europa come «una vera e propria sciocchezza» sottolineando che è difficile capire cosa spinge le élite europee a alimentare questa narrazione. «Ci sono persone, a mio avviso un po’ fuori di testa o magari dei furbi, che da questa situazione vogliono ricavarci qualcosa. Dicono pubblicamente ai loro cittadini che la Russia si starebbe preparando a invadere l’Europa e che quindi occorre rafforzare immediatamente la propria capacità difensiva. Forse vogliono favorire gli interessi dell’industria bellica, di aziende private, oppure cercano di risollevare i propri indici di gradimento interno, visti lo stato disastroso dell’economia e del settore sociale. È difficile capire cosa li spinga ma, secondo noi, è una completa assurdità, una menzogna spudorata» ha affermato ieri il capo del Cremlino rispondendo alle domande dei giornalisti.
Gli interessi dell’industria bellica nel piano di riarmo europeo non sono certo da sottovalutare, considerato l’aumento del valore delle azioni delle aziende produttrici di armi durante i conflitti in Ucraina e a Gaza, così come anche l’esigenza di Bruxelles di un motivo forte che unisca un’Unione sempre più disgregata e fragile con profondi problemi finanziari. L’Italia con il ministro Crosetto non è certo un’eccezione in questo panorama in cui confluiscono interessi economici, politici e di potere che sembrano avere trovato nel riarmo e nel rafforzamento dell’esercito e del comparto militare il loro canale privilegiato.
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12.30 CROSETTO "Dovremo pensare noi alla difesa finora fornita gratuitamente dai nostri alleati statunitensi".
12.30 CROSETTO "Dovremo pensare noi alla difesa finora fornita gratuitamente dai nostri alleati statunitensi".
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10.05 CROSETTO "Si respira aria brutta, pesante. Non vorrei ci trovassimo a fare i conti con le Br". Leva volontaria? Non si torna a naja.
10.05 CROSETTO "Si respira aria brutta, pesante. Non vorrei ci trovassimo a fare i conti con le Br". Leva volontaria? Non si torna a naja.
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Riarmo in Italia, più armi e più soldati: programmi per 4 miliardi e 160mila uomini
La corsa al riarmo in Italia procede a passo spedito. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che prevede un ampliamento del personale militare con lo scopo di raggiungere i 160.000 soldati entro il 2033. Parallelamente, come riporta l’osservatorio Mil€x contro la militarizzazione, il ministero della Difesa ha mandato alle commissioni Difesa e Bilancio del Parlamento altri 7 programmi di riarmo dal valore complessivo di 4,3 miliardi di euro, di cui 1,2 nel prossimo triennio. Cinque progetti riguardano la marina militare, e sono relativi a programmi di ammodernamento di mezzi e fregate; gli altri due sono destinati all’Aeronautica militare e all’esercito terrestre. L’aumento del personale militare e il rilancio delle spese nel settore bellico in Italia sono in linea con l’agenda che il governo Meloni – e quello dei suoi predecessori – porta avanti sin dal suo insediamento, e con le richieste di UE e NATO, che hanno spinto diversi Paesi europei a prendere decisioni analoghe.
Il progetto di decreto legislativo è stato approvato dal CdM ieri, 11 dicembre. Esso, spiega il comunicato del governo, prevede di raggiungere progressivamente le 160.000 unità militari distribuite tra Aeronautica, Marina ed Esercito entro il 2033. Il provvedimento, inoltre, modifica il Codice dell’ordinamento militare sul sistema di reclutamento e sulle progressioni di carriera, anticipando l’avanzamento delle carriere e il riconoscimento degli stipendi in Accademia: se nel sistema attuale, l’allievo delle Accademie diventa “Aspirante Ufficiale” al terzo anno, il dl prevede che lo diventi al secondo, e che gli venga garantita una retribuzione – che attualmente non ha; analogamente, si diventerebbe “Sottoufficiale”, primo grado attualmente pagato, al terzo anno invece che, come funziona ora, al quarto. Il dl, inoltre, introduce la ferma (il periodo minimo di servizio obbligatorio) anche per i Marescialli reclutati tramite concorso pubblico, e permette ai Volontari in ferma prefissata (militari che prestano servizio con contratti temporanei) di partecipare ai concorsi per diventare Sergente.
Lo schema, infine, alza l’età per accedere ai concorsi per Ufficiali, e apre alla possibilità di indire concorsi aperti ai civili per il ruolo di Sergenti fino al 2030, «in presenza di specifiche esigenze funzionali». Il progetto del governo, insomma, è quello di arruolare più persone, garantire che svolgano un servizio più lungo, e incentivare l’entrata nelle varie divisioni militari con stipendi e possibilità rapide di carriera. Il tema è stato più volte discusso pubblicamente da Crosetto, che ha spesso rimarcato la presunta necessità di aumentare il personale militare che avrebbe l’Italia; l’annuncio del CdM e arriva mentre nell’UE diversi Paesi – prime fra tutti Germania e Francia – stanno reintroducendo la leva militare, iniziativa, che nonostante le vecchie dichiarazioni sul tema, inizia a interessare anche il governo italiano.
Ad aumentare, tuttavia, non è solo il numero di militari (e il denaro loro destinato), ma anche armi e veicoli. Il governo ha infatti trasmesso nuovi programmi di riarmo al Parlamento. Il più oneroso riguarda le otto fregate Fremm, navi relativamente nuove, osserva Mil€x, entrate in servizio tra il 2013 e il 2019; lo schema ne prevede l’ammodernamento e il potenziamento tecnologico, per interventi dal valore complessivo di 2,44 miliardi di euro fino al 2039. Vi sono poi due programmi relativi alle unità subacquee: il primo, da 658 milioni fino al 2039, coinvolge Power4Future, joint venture tra Fincantieri e la britannica Faist Electronics, ed è una modifica alla costruzione di quattro nuovi [...]
Riarmo in Italia, più armi e più soldati: programmi per 4 miliardi e 160mila uomini
La corsa al riarmo in Italia procede a passo spedito. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che prevede un ampliamento del personale militare con lo scopo di raggiungere i 160.000 soldati entro il 2033. Parallelamente, come riporta l’osservatorio Mil€x contro la militarizzazione, il ministero della Difesa ha mandato alle commissioni Difesa e Bilancio del Parlamento altri 7 programmi di riarmo dal valore complessivo di 4,3 miliardi di euro, di cui 1,2 nel prossimo triennio. Cinque progetti riguardano la marina militare, e sono relativi a programmi di ammodernamento di mezzi e fregate; gli altri due sono destinati all’Aeronautica militare e all’esercito terrestre. L’aumento del personale militare e il rilancio delle spese nel settore bellico in Italia sono in linea con l’agenda che il governo Meloni – e quello dei suoi predecessori – porta avanti sin dal suo insediamento, e con le richieste di UE e NATO, che hanno spinto diversi Paesi europei a prendere decisioni analoghe.
Il progetto di decreto legislativo è stato approvato dal CdM ieri, 11 dicembre. Esso, spiega il comunicato del governo, prevede di raggiungere progressivamente le 160.000 unità militari distribuite tra Aeronautica, Marina ed Esercito entro il 2033. Il provvedimento, inoltre, modifica il Codice dell’ordinamento militare sul sistema di reclutamento e sulle progressioni di carriera, anticipando l’avanzamento delle carriere e il riconoscimento degli stipendi in Accademia: se nel sistema attuale, l’allievo delle Accademie diventa “Aspirante Ufficiale” al terzo anno, il dl prevede che lo diventi al secondo, e che gli venga garantita una retribuzione – che attualmente non ha; analogamente, si diventerebbe “Sottoufficiale”, primo grado attualmente pagato, al terzo anno invece che, come funziona ora, al quarto. Il dl, inoltre, introduce la ferma (il periodo minimo di servizio obbligatorio) anche per i Marescialli reclutati tramite concorso pubblico, e permette ai Volontari in ferma prefissata (militari che prestano servizio con contratti temporanei) di partecipare ai concorsi per diventare Sergente.
Lo schema, infine, alza l’età per accedere ai concorsi per Ufficiali, e apre alla possibilità di indire concorsi aperti ai civili per il ruolo di Sergenti fino al 2030, «in presenza di specifiche esigenze funzionali». Il progetto del governo, insomma, è quello di arruolare più persone, garantire che svolgano un servizio più lungo, e incentivare l’entrata nelle varie divisioni militari con stipendi e possibilità rapide di carriera. Il tema è stato più volte discusso pubblicamente da Crosetto, che ha spesso rimarcato la presunta necessità di aumentare il personale militare che avrebbe l’Italia; l’annuncio del CdM e arriva mentre nell’UE diversi Paesi – prime fra tutti Germania e Francia – stanno reintroducendo la leva militare, iniziativa, che nonostante le vecchie dichiarazioni sul tema, inizia a interessare anche il governo italiano.
Ad aumentare, tuttavia, non è solo il numero di militari (e il denaro loro destinato), ma anche armi e veicoli. Il governo ha infatti trasmesso nuovi programmi di riarmo al Parlamento. Il più oneroso riguarda le otto fregate Fremm, navi relativamente nuove, osserva Mil€x, entrate in servizio tra il 2013 e il 2019; lo schema ne prevede l’ammodernamento e il potenziamento tecnologico, per interventi dal valore complessivo di 2,44 miliardi di euro fino al 2039. Vi sono poi due programmi relativi alle unità subacquee: il primo, da 658 milioni fino al 2039, coinvolge Power4Future, joint venture tra Fincantieri e la britannica Faist Electronics, ed è una modifica alla costruzione di quattro nuovi [...]
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L’INDIPENDENTE Riarmo in Italia, più armi e più soldati: programmi per 4 miliardi e 160mila uomini La corsa al riarmo in Italia procede a passo spedito. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto legislativo che prevede un ampliamento del personale…
sottomarini U212NFS, su cui verranno installate batterie al litio; il secondo, da 361 milioni fino al 2034, coinvolge Fincantieri e Leonardo, e riguarda l’ammodernamento di due sottomarini U212A e di due sottomarini classe Sauro.
Gli ultimi due programmi per la marina riguardano la flotta navale e sono prosecuzioni di programmi già avviati da questa stessa legislatura: il primo, da 122 milioni, è portato avanti da Fincantieri e Leonardo, e prevede un adeguamento della portaerei Trieste per consentirle di imbarcare caccia F-35 a decollo verticale; il secondo, da 100 milioni, prevede «l’istallazione sulle navi della Marina dei radar e cannoni elettronici anti-droni prodotti dal consorzio britannico Blighter/Chess Dynamics/Enterprise Control Systems». Vi sono infine, un programma di acquisizione di droni destinato all’Aeronautica militare (578 milioni), e uno di acquisizione di veicoli e robot terrestri per l’esercito (158 milioni). Dall’inizio della legislatura, rimarca Mil€x, sono 67 i programmi presentati dal governo al Parlamento, per un impegno finanziario pluriennale di quasi 24 miliardi di euro.
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Gli ultimi due programmi per la marina riguardano la flotta navale e sono prosecuzioni di programmi già avviati da questa stessa legislatura: il primo, da 122 milioni, è portato avanti da Fincantieri e Leonardo, e prevede un adeguamento della portaerei Trieste per consentirle di imbarcare caccia F-35 a decollo verticale; il secondo, da 100 milioni, prevede «l’istallazione sulle navi della Marina dei radar e cannoni elettronici anti-droni prodotti dal consorzio britannico Blighter/Chess Dynamics/Enterprise Control Systems». Vi sono infine, un programma di acquisizione di droni destinato all’Aeronautica militare (578 milioni), e uno di acquisizione di veicoli e robot terrestri per l’esercito (158 milioni). Dall’inizio della legislatura, rimarca Mil€x, sono 67 i programmi presentati dal governo al Parlamento, per un impegno finanziario pluriennale di quasi 24 miliardi di euro.
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0.30 ROMA Il ministro della Difesa, Crosetto reputa "inaccettabile e grave" l'enesimo atto intimidatorio contro il presidente Meloni.
0.30 ROMA Il ministro della Difesa, Crosetto reputa "inaccettabile e grave" l'enesimo atto intimidatorio contro il presidente Meloni.
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Il Parlamento italiano ha approvato nuovi aiuti militari all’Ucraina
«Continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione Europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europео». Recita così la mozione sugli aiuti all’Ucraina approvata ieri, 15 gennaio, dal Parlamento. La risoluzione è frutto di una mediazione tra Lega e Fratelli d’Italia, e arriva dopo giorni di tensioni interne tra gli alleati di governo. Il testo, oltre a rinnovare gli aiuti, impegna l’esecutivo a perseguire una soluzione diplomatica, a contribuire a mantenere stabile l’economia ucraina, a fornire sostegno civile e umanitario, e a tenere aggiornato il Parlamento sulle iniziative di pace e sull’attuazione del decreto che proroga l’invio di armi. Proprio questi ultimi due punti paiono essere il risultato della mediazione con la Lega, che ha anche ottenuto la cancellazione dell’espressione «aiuti militari» dal testo, salvo poi spostarla nelle premesse.
A testimonianza delle frizioni interne, durante le fasi di votazione, la risoluzione di maggioranza ha ottenuto due voti contrari da parte di deputati della Lega, mentre al Senato il leghista Claudio Borghi non era presente alla consultazione. In ogni caso, dopo giorni di mediazione e schermaglie tra alleati, è arrivata l’approvazione, non priva di stoccate da parte del ministro della Difesa Crosetto, che si è detto «orgoglioso» di inviare armi all’Ucraina, nonostante «qualcuno di voi si vergognerà». Il contenuto della mozione si sviluppa su cinque punti preceduti da una lista di premesse, in cui viene ribadito il supporto militare fornito dall’Italia all’Ucraina appoggiandosi sullo stesso decreto che rinnova l’invio di armi.
Il Parlamento impegna il governo a continuare a sostenere l’Ucraina; a «proseguire l’azione diplomatica dell’Italia, lavorando per favorire le iniziative volte a un cessate il fuoco ed al compimento del processo negoziale in corso» che si fondino sul rispetto della «sovranità dell’Ucraina»; a «rafforzare il contributo italiano in materia di resilienza energetica, di ricostruzione sviluppo, e stabilizzazione macro-finanziaria dell’Ucraina» in coordinazione con le piattaforme del G7 e attraverso forme di cooperazione industriale; a «coinvolgere il Parlamento sull’attuazione del decreto e sugli sviluppi dei negoziati internazionali in corso, assicurando pieno rispetto delle prerogative parlamentari e trasparenza nei limiti imposti dalla necessaria tutela delle informazioni a carattere classificato»; e infine a «valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario».
La votazione arriva un giorno dopo la proposta di prestito all’Ucraina avanzata dalla Commissione Europea, che prevede di erogare un prestito di 90 miliardi a Kiev. Di questi, 30 sarebbero rivolti a sostenere il bilancio statale ucraino al fine di garantire servizi pubblici e stabilità economica al Paese; gli altri 60, invece, sarebbero destinati al supporto militare contro la Russia. La Commissione spera di approvare tale programma in modo da erogare la prima parte di fondi entro aprile. Nel frattempo, sono già iniziate le discussioni per anticipare parte dei finanziamenti al primo trimestre di quest’anno, in modo da coprire il deficit che in questo momento sta affrontando Kiev.
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Il Parlamento italiano ha approvato nuovi aiuti militari all’Ucraina
«Continuare a sostenere l’Ucraina, in coordinamento con la Nato, l’Unione Europea, i Paesi G7 e gli alleati internazionali, attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche ed in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europео». Recita così la mozione sugli aiuti all’Ucraina approvata ieri, 15 gennaio, dal Parlamento. La risoluzione è frutto di una mediazione tra Lega e Fratelli d’Italia, e arriva dopo giorni di tensioni interne tra gli alleati di governo. Il testo, oltre a rinnovare gli aiuti, impegna l’esecutivo a perseguire una soluzione diplomatica, a contribuire a mantenere stabile l’economia ucraina, a fornire sostegno civile e umanitario, e a tenere aggiornato il Parlamento sulle iniziative di pace e sull’attuazione del decreto che proroga l’invio di armi. Proprio questi ultimi due punti paiono essere il risultato della mediazione con la Lega, che ha anche ottenuto la cancellazione dell’espressione «aiuti militari» dal testo, salvo poi spostarla nelle premesse.
A testimonianza delle frizioni interne, durante le fasi di votazione, la risoluzione di maggioranza ha ottenuto due voti contrari da parte di deputati della Lega, mentre al Senato il leghista Claudio Borghi non era presente alla consultazione. In ogni caso, dopo giorni di mediazione e schermaglie tra alleati, è arrivata l’approvazione, non priva di stoccate da parte del ministro della Difesa Crosetto, che si è detto «orgoglioso» di inviare armi all’Ucraina, nonostante «qualcuno di voi si vergognerà». Il contenuto della mozione si sviluppa su cinque punti preceduti da una lista di premesse, in cui viene ribadito il supporto militare fornito dall’Italia all’Ucraina appoggiandosi sullo stesso decreto che rinnova l’invio di armi.
Il Parlamento impegna il governo a continuare a sostenere l’Ucraina; a «proseguire l’azione diplomatica dell’Italia, lavorando per favorire le iniziative volte a un cessate il fuoco ed al compimento del processo negoziale in corso» che si fondino sul rispetto della «sovranità dell’Ucraina»; a «rafforzare il contributo italiano in materia di resilienza energetica, di ricostruzione sviluppo, e stabilizzazione macro-finanziaria dell’Ucraina» in coordinazione con le piattaforme del G7 e attraverso forme di cooperazione industriale; a «coinvolgere il Parlamento sull’attuazione del decreto e sugli sviluppi dei negoziati internazionali in corso, assicurando pieno rispetto delle prerogative parlamentari e trasparenza nei limiti imposti dalla necessaria tutela delle informazioni a carattere classificato»; e infine a «valorizzare il rafforzamento degli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario».
La votazione arriva un giorno dopo la proposta di prestito all’Ucraina avanzata dalla Commissione Europea, che prevede di erogare un prestito di 90 miliardi a Kiev. Di questi, 30 sarebbero rivolti a sostenere il bilancio statale ucraino al fine di garantire servizi pubblici e stabilità economica al Paese; gli altri 60, invece, sarebbero destinati al supporto militare contro la Russia. La Commissione spera di approvare tale programma in modo da erogare la prima parte di fondi entro aprile. Nel frattempo, sono già iniziate le discussioni per anticipare parte dei finanziamenti al primo trimestre di quest’anno, in modo da coprire il deficit che in questo momento sta affrontando Kiev.
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16.20 ARTICO Il ministro della Difesa Crosetto: la Russia,il giorno che finirà la guerra in Ucraina, sposterà lì le sue risorse militari.
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21.10 CROSETTO Alle parole di Trump sul ruolo degli alleati degli Usa in Afghanistan il ministro della Difesa:i fatti non si cancellano.
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Italia, i costi del riarmo lievitano ancora: altri 2,3 miliardi per gli scudi anti-missile
Appena una settimana fa, il ministero della Difesa aveva chiesto alle commissioni Difesa e Bilancio delle camere di approvare una spesa aggiuntiva di quasi 9 miliardi di euro per il solo sviluppo dei caccia di sesta generazione GCAP. Ora, i costi lievitano anche per l’acquisto delle nuove batterie missilistiche Samp/T New Generation, passando dai 3 miliardi di euro previsti nel 2021 agli attuali 5,34. L’aumento, secondo il documento inviato dalla Difesa al Parlamento, dipenderebbe da non meglio specificate «nuove esigenze operative della Difesa», e fa salire a 16,5 miliardi il costo complessivo dei 16 programmi di riarmo in approvazione dall’inizio di quest’anno.
Secondo il documento, visionato dall’Osservatorio Milex, il nuovo impegno di 2,34 miliardi aggiuntivi prevede una spesa di 637 milioni solamente nel prossimo triennio. Tuttavia, non è chiara la motivazione di una tale aumento. Secondo l’Osservatorio, è ipotizzabile che si tratti del lievitare dei costi di produzione o, verosimilmente, di un aumento delle scorte missilistiche. Nel caso dei caccia GCAP, il ministero aveva spiegato che il triplicare dei costi (originariamente di 6 miliardi, passati oggi a 18) dipende dalla rapida evoluzione del ramo dell’intelligenza artificiale e dall’approvvigionamento dei minerali critici. Nel documento, inoltre, non veniva escluso che la spesa potesse ulteriormente aumentare in futuro.
Il Samp/T NG è un sistema antiaereo e antimissile a medio raggio, in grado di intercettare missili anche balistici fino a 150 km di distanza e di rilevare una minaccia fino a 350 km, i cui primi esemplari sono stati consegnati all’Esercito italiano lo scorso 22 gennaio. A produrli è la Joint Venture EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA Francia e THALES, con utilizzo di tecnologie sviluppate anche dall’italiana Leonardo spa. Secondo quanto riportato da Milex, non vi sarebbe riferimento, nei documenti del ministero, all’acquisto di nuove batterie di Samp/T, quindi è presumibile che si tratti delle dieci batterie ordinate nel 2023 e 2024. Ogni batteria comprende sei camion lanciatori, ciascuno con quattro tubi di lancio e 24 missili Aster B1NT pronti al lancio (oltre a 48 missili di scorta), un camion radar Kronos (prodotto da Leonardo) e un camion centro di controllo, oltre a veicoli per la mobilità tattica e moduli di supporto logistico.
Mentre nel clima di isteria bellica globale e di corsa agli armamenti dei governi le risorse per welfare e Stato sociale vengono sempre più ridotte all’osso, gli investimenti nel settore degli armamenti stanno gonfiando le tasche degli azionisti. Le cifre, senza precedenti nell’ultimo decennio, ammontano ad almeno 5 miliardi per il 2025 per il solo settore della difesa europeo. La sola italiana Leonardo spa ha registrato, nei primi nove mesi del 2025, un +11,3% dei ricavi, corrispondenti a 13,4 miliardi di euro, un EBITA di 945 milioni (+18,9%) e un utile netto ordinario di 466 milioni (+28%); il portafoglio ordini è stato riportato a circa 47,3 miliardi, con una copertura produttiva superiore a due anni e mezzo. Sempre nel 2025 Leonardo ha staccato una cedola (a valere sul bilancio 2024) di 0,52 euro per azione. D’altronde, dei 36 miliardi di impegni finanziari pluriennali messi in campo dal governo Meloni dall’inizio della legislatura, circa la metà sono destinati a programmi di riarmo.
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Italia, i costi del riarmo lievitano ancora: altri 2,3 miliardi per gli scudi anti-missile
Appena una settimana fa, il ministero della Difesa aveva chiesto alle commissioni Difesa e Bilancio delle camere di approvare una spesa aggiuntiva di quasi 9 miliardi di euro per il solo sviluppo dei caccia di sesta generazione GCAP. Ora, i costi lievitano anche per l’acquisto delle nuove batterie missilistiche Samp/T New Generation, passando dai 3 miliardi di euro previsti nel 2021 agli attuali 5,34. L’aumento, secondo il documento inviato dalla Difesa al Parlamento, dipenderebbe da non meglio specificate «nuove esigenze operative della Difesa», e fa salire a 16,5 miliardi il costo complessivo dei 16 programmi di riarmo in approvazione dall’inizio di quest’anno.
Secondo il documento, visionato dall’Osservatorio Milex, il nuovo impegno di 2,34 miliardi aggiuntivi prevede una spesa di 637 milioni solamente nel prossimo triennio. Tuttavia, non è chiara la motivazione di una tale aumento. Secondo l’Osservatorio, è ipotizzabile che si tratti del lievitare dei costi di produzione o, verosimilmente, di un aumento delle scorte missilistiche. Nel caso dei caccia GCAP, il ministero aveva spiegato che il triplicare dei costi (originariamente di 6 miliardi, passati oggi a 18) dipende dalla rapida evoluzione del ramo dell’intelligenza artificiale e dall’approvvigionamento dei minerali critici. Nel documento, inoltre, non veniva escluso che la spesa potesse ulteriormente aumentare in futuro.
Il Samp/T NG è un sistema antiaereo e antimissile a medio raggio, in grado di intercettare missili anche balistici fino a 150 km di distanza e di rilevare una minaccia fino a 350 km, i cui primi esemplari sono stati consegnati all’Esercito italiano lo scorso 22 gennaio. A produrli è la Joint Venture EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA Francia e THALES, con utilizzo di tecnologie sviluppate anche dall’italiana Leonardo spa. Secondo quanto riportato da Milex, non vi sarebbe riferimento, nei documenti del ministero, all’acquisto di nuove batterie di Samp/T, quindi è presumibile che si tratti delle dieci batterie ordinate nel 2023 e 2024. Ogni batteria comprende sei camion lanciatori, ciascuno con quattro tubi di lancio e 24 missili Aster B1NT pronti al lancio (oltre a 48 missili di scorta), un camion radar Kronos (prodotto da Leonardo) e un camion centro di controllo, oltre a veicoli per la mobilità tattica e moduli di supporto logistico.
Mentre nel clima di isteria bellica globale e di corsa agli armamenti dei governi le risorse per welfare e Stato sociale vengono sempre più ridotte all’osso, gli investimenti nel settore degli armamenti stanno gonfiando le tasche degli azionisti. Le cifre, senza precedenti nell’ultimo decennio, ammontano ad almeno 5 miliardi per il 2025 per il solo settore della difesa europeo. La sola italiana Leonardo spa ha registrato, nei primi nove mesi del 2025, un +11,3% dei ricavi, corrispondenti a 13,4 miliardi di euro, un EBITA di 945 milioni (+18,9%) e un utile netto ordinario di 466 milioni (+28%); il portafoglio ordini è stato riportato a circa 47,3 miliardi, con una copertura produttiva superiore a due anni e mezzo. Sempre nel 2025 Leonardo ha staccato una cedola (a valere sul bilancio 2024) di 0,52 euro per azione. D’altronde, dei 36 miliardi di impegni finanziari pluriennali messi in campo dal governo Meloni dall’inizio della legislatura, circa la metà sono destinati a programmi di riarmo.
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12.36 MILANO-CORTINA Il ministro della Difesa Crosetto annuncia che per sicurezza saranno impegnati quasi 2mila soldati e 2mila carabinier.
12.36 MILANO-CORTINA Il ministro della Difesa Crosetto annuncia che per sicurezza saranno impegnati quasi 2mila soldati e 2mila carabinier.
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13.12 CROSETTO "Servitori Stato presi a calci da manifestanti e poi dallo stato", scrive ministro Difesa sugli scontri di piazza.
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La Camera ha votato la fiducia sull’invio di armi all’Ucraina
Con 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti, la Camera ha per la prima volta votato la fiducia sul testo del decreto che proroga l’invio delle armi a Kiev. La mossa è stata necessaria per blindare il testo del provvedimento dopo che Futuro Nazionale, il neonato partito del generale Vannacci, aveva proposto tre emendamenti. Come specificato da Crosetto in aula, il voto sulla fiducia sarebbe servito a capire chi è dentro e chi fuori dalla maggioranza di governo. Vannacci ha comunque annunciato che voteranno no al decreto, sul quale si dovrebbe deliberare in serata.
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La Camera ha votato la fiducia sull’invio di armi all’Ucraina
Con 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti, la Camera ha per la prima volta votato la fiducia sul testo del decreto che proroga l’invio delle armi a Kiev. La mossa è stata necessaria per blindare il testo del provvedimento dopo che Futuro Nazionale, il neonato partito del generale Vannacci, aveva proposto tre emendamenti. Come specificato da Crosetto in aula, il voto sulla fiducia sarebbe servito a capire chi è dentro e chi fuori dalla maggioranza di governo. Vannacci ha comunque annunciato che voteranno no al decreto, sul quale si dovrebbe deliberare in serata.
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