Piante Medicinali – Telegram
Piante Medicinali
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Segreti e virtù delle piante Medicinali!

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📖 FONTE: Estratto da testi del Prof. Abbé René Schweitzer, ingegnere agricolo
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​​CAPRIFOGLIO

Questa pianta appartiene alla medesima famiglia del sambuco e del viburno; pianta relativamente longeva, può vivere oltre una quarantina di anni e con i suoi fusti flessibili si avviluppa solidamente ai sostegni e alle piante ad alto fusto danneggiandole. La Lonicera compariva già negli scritti di Dioscoride. I Greci la chiamavano periclymenon dal vocabolo perikleio, io mi attacco, con evidente riferimento al portamento volubile e rampicante di queste piante i cui fusti possono raggiungere fino a 5-6 metri. Preferisce i margini dei boschi e le siepi di mezza montagna. In giugno, al momento della fioritura, il suo profumo riempie l'aria nei dintorni. Gli antichi Egizi, i Greci e i Romani ne adoperavano la corteccia, ma l'uso decadde nel Medioevo. Ai nostri giorni, si consigliano foglie e fiori essiccati per loro proprietà antisettiche e diuretiche. Il caprifoglio può essere sostituito, nei suoi svariati impieghi, con un altro caprifoglio, spontaneo nei nostri boschi, Lonicera caprifolium L., anch'esso profumatissimo e che fiorisce molto prima, in primavera.


CARTA D'IDENTITÀ

🔴 Non si devono consumare le bacche.


Habitat: nei terreni argillosi, lungo le siepi, ai margini dei boschi, un po' ovunque nella nostra Penisola; fino a 1.000 m.

Identificazione: da 1 a 5 m. Arbusto, fusto volubile; giovani rami pubescenti all'estremità superiore; foglie opposte, con corti piccioli, quelle superiori sessili, caduche, ovali, piú pallide sotto; fiori avorio, tinteggiati di rosso (giugno-settembre), sessili, raggruppati in una sommità terminale peduncolata, calice corto a 5 denti, corolla a tubo allungato, parte superiore allargata bilabiata, labbro superiore a 4 lobi corti, quello inferiore intero, 5 stami; bacca rossa, ovoidale, con piú semi; radice dotata di gemme avventizie. Odore gradevole.

Parti utilizzate: foglie, fiori (giugno-luglio);
essiccare all'ombra.
Costituenti: acido salicilico, mucillagine, essenza, glucoside • Proprietà: antisettico, astringente, detergente, diuretico, sudorifero.


U.I., U.E.

U.I. (uso interno)
U.E. (uso esterno)


Tag: #PianteSpontanee, #Caprifoglio

#angina, #colibacillosi, #parto, #tosse
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​​CARDIACA

Il nome scientifico della cardiaca, Leonurus, è costituito di una parola latina, leo, leone, e di una parola greca, oura, coda; rispecchia esattamente la forma della spiga fiorale della cardiaca. Il nome della specie, invece, cardiaca, deriva da una antica consuetudine: questa pianta era ritenuta efficace sia per i dolori gastrici sia per quelli cardiaci. Pare che la pianta denominata kardiaca da Teofrasto non abbia nulla in comune con questa. Importata dall'Asia verso il VII secolo, la cardiaca si è poi diffusa in quasi tutta l'Europa, escluse le regioni mediterranee. Pianta medicinale di grande fama già nel XV secolo era coltivata nei giardini dei monasteri; Ambroise Paré la
menziona cento anni più tardi; nel XVIII secolo, ebbe il suo periodo di massima fama, ma poi fu a poco a poco dimenticata. E, comunque, un rimedio efficacissimo per i disturbi cardiaci di carattere nervoso come le palpitazioni. Pianta perenne, eretta, a forma piramidale, con foglie verde scuro, cresce all'ombra delle siepi, sui ruderi e lungo i viottoli di campagna. Il nettare dei suoi piccoli fiori rosa attira le api.


CARTA D'IDENTITÀ


Habitat: piuttosto rara nelle regioni mediterranee, viottoli, siepi, ruderi; fino a 1.000 m.

Identificazione: da 50 cm a 1,50 m. Perenne, fusto rigido, a sezione quadrata, molto ramificato e ricco di foglie; foglie con pagina superiore verde scuro, inferiore color cenere, picciolate, dentellate, incise quelle inferiori a 5-7 punte, quelle superiori a 3 punte; fiori rosaporporini (giugno-settembre), verticilli folti lungo tutta la lunghezza del fusto; calice a 5 denti, i 2 inferiori ricurvi e uncinati, corolla vellutata, con una corona interna di peli. Odore forte, sgradevole.

Parti utilizzate: le sommità fiorite (giugno-settembre); le foglie, da impiegarsi di preferenza fresche, in quanto, essiccate, anneriscono e perdono la loro efficacia.
• Costituenti: olio essenziale, un alcaloide, glucosidi, un principo amaro, tannino.
Proprietà: antispasmodico, cicatrizzante, detergente, emmenagogo, espettorante, tonico.


U.I., U.E.

U.I. (uso interno)
U.E. (uso esterno)


Tag: #PianteSpontanee, #Cardiaca

#bronchite, #diarrea, #meteorismo, #mestruazioni, #palpitazioni, #piaga
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​​CARDO DEI LANAIOLI
Dipsacee

Il nome cardo è, comunemente, attribuito a tutte le piante che pungono e il cardo dei lanaioli è tra queste. La pianta presenta grossi capolini ovoidali muniti di brattee in reste acuminate e ricurve; il fusto e le nervature delle foglie sono spinosi. Il nome scientifico deriva parte dal greco dipsan akomai, lenisco la sete, infatti, le grandi foglie opposte, che si saldano alla base, formano una coppa dove si ferma una piccola riserva di acqua piovana, e parte dal latino fullones, lanaioli. La fioritura presenta una particolarità interessante: i piccoli fiori rosa-lilla appaiono a metà del capolino e si aprono poi progressivamente sia verso l'alto, sia verso il basso, e mai simultaneamente. I ricettacoli dei capolini della specie coltivata, Dipsacus sativus L., erano adoperati per cardare cioè per eliminare la borra superficiale dei tessuti di lana. Si adoperavano manualmente e poi furono applicati alle macchine. Il cardo dei lanaioli era, un tempo, coltivato su larga scala.


CARTA D'IDENTITÀ


Habitat: diffuso un poco ovunque in Italia; è facile trovarlo lungo i fossi, nei terreni incolti eargillosi, tra i ruderi; fino a 800 m.

Identificazione: da 80 cm a 2 m. Biennale, robusto, munito ovunque di corti aculei, ramificato; fusti eretti, pungenti, che terminano con teste irsute, ovoidali, con involucro di lunghe foglioline; foglie intere, opposte, nervature spinose, lamine saldate alla base che formano una conca per raccogliere la pioggia e la rugiada; fiori rosa-lilla o lilla (luglio-agosto), corti, corolla tubolosa, 4 lobi, calice cortissimo; achenio a 8 coste.

Parti utilizzate: radice (fine estate); essiccare a pezzi.
Costituenti: glucosidi, sali minerali
Proprietà: aperitivo, depurativo, diuretico, sudorifero.


U.I. + ▼

U.I. = (uso interno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)
▼ = (utilizzazione veterinaria)


Tag: #PianteSpontanee, #Dipsacee, #CardoDeiLanaioli

#acne #eczema #pelle
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​​CARDO MARIANO
Composite

Il cardo mariano, tipico delle regioni mediterranee, diffuso nei terreni incolti, si è esteso fino alle regioni danesi. È una pianta robusta, con capolini color porpora, ben protetti dalle brattee dell'involucro, che sono ricurve e acutamente spinose all'estremità. Le foglie sono grandi, con denti che terminano in una spina gialla; vicino alle nervature presentano delle macchie bianche, che, secondo la leggenda, sono gocce di latte della Madonna, cadute dal suo seno quando fuggiva per sottrarre Gesú alla persecuzione di Erode. La pianta è nota nelle campagne, fin dai tempi antichi, per uso alimentare; le foglie giovani si fanno in insalata, le radici e i capolini si cuociono in acqua con altri ortaggi. La pianta intera tritata si dà al bestiame e gli uccelli gradiscono i suoi semi. Il cardo mariano che era stato trascurato a vantaggio del cardo santo, attualmente ha ripreso quota nella farmacopea; infatti, di recente è stato provato che possiede principi attivi molto efficaci per l'apparato cardio-vascolare e per la funzione epatica.


CARTA D'IDENTITÀ

🔴 Non usare i semi senza prescrizione medica.


Habitat: diffuso nell'Italia centrale e meridionale e nelle Isole, è più raro in Italia settentrionale.

Identificazione: da 30 cm a 1,50 m. Biennale, fusto eretto e robusto; foglie grandi, brillanti, verdi macchiate di bianco lungo le nervature, margini ondulati, bordati di spine e di ciglia; fiori porpora-violacei (luglio-agosto), tubolari, raccolti in capolini emisferici e solitari, circondati da brattee con lunghe punte spinose; achenio nero, lucente o marezzato di giallo, sormontato da un pappo breve a setole biancastre; radice fittonante, spessa. Odore nullo; sapore di carciofo.

Parti utilizzate: foglie, radice, semi; essiccare e scuotere i capolini.
Costituenti: olio essenziale, un principio amaro, istamina, silimarina e tiramina.
Proprietà: colagogo, coleretico, diuretico, ipertensivo, tonico.


U.I. + ▼

🔴 = La pianta, o parte di essa è tossica o comunque pericolosa.
U.I. = (uso interno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)
▼ = (utilizzazione veterinaria)


Tag: #PianteSpontanee, #Composite, #CardoMariano

#appetito, #chinetosi, #emorroidi, #fegato, #ipotensione.
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​​CARDO MARIANO
Composite

Il cardo mariano, tipico delle regioni mediterranee, diffuso nei terreni incolti, si è esteso fino alle regioni danesi. È una pianta robusta, con capolini color porpora, ben protetti dalle brattee dell'involucro, che sono ricurve e acutamente spinose all'estremità. Le foglie sono grandi, con denti che terminano in una spina gialla; vicino alle nervature presentano delle macchie bianche, che, secondo la leggenda, sono gocce di latte della Madonna, cadute dal suo seno quando fuggiva per sottrarre Gesú alla persecuzione di Erode. La pianta è nota nelle campagne, fin dai tempi antichi, per uso alimentare; le foglie giovani si fanno in insalata, le radici e i capolini si cuociono in acqua con altri ortaggi. La pianta intera tritata si dà al bestiame e gli uccelli gradiscono i suoi semi. Il cardo mariano che era stato trascurato a vantaggio del cardo santo, attualmente ha ripreso quota nella farmacopea; infatti, di recente è stato provato che possiede principi attivi molto efficaci per l'apparato cardio-vascolare e per la funzione epatica.


CARTA D'IDENTITÀ

🔴 Non usare i semi senza prescrizione medica.


Habitat: diffuso nell'Italia centrale e meridionale e nelle Isole, è più raro in Italia settentrionale.

Identificazione: da 30 cm a 1,50 m. Biennale, fusto eretto e robusto; foglie grandi, brillanti, verdi macchiate di bianco lungo le nervature, margini ondulati, bordati di spine e di ciglia; fiori porpora-violacei (luglio-agosto), tubolari, raccolti in capolini emisferici e solitari, circondati da brattee con lunghe punte spinose; achenio nero, lucente o marezzato di giallo, sormontato da un pappo breve a setole biancastre; radice fittonante, spessa. Odore nullo; sapore di carciofo.

Parti utilizzate: foglie, radice, semi; essiccare e scuotere i capolini.
Costituenti: olio essenziale, un principio amaro, istamina, silimarina e tiramina.
Proprietà: colagogo, coleretico, diuretico, ipertensivo, tonico.


U.I. + ▼

🔴 = La pianta, o parte di essa è tossica o comunque pericolosa.
U.I. = (uso interno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)
▼ = (utilizzazione veterinaria)


Tag: #PianteSpontanee, #Composite, #CardoMariano

#appetito, #chinetosi, #emorroidi, #fegato, #ipotensione.
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​​CARIOFILLATA
Rosacee

In estate, è facile riconoscere la cariofillata tra le altre piante perenni, ai margini dei viottoli, nei boschi o lungo le siepi. Essa è diffusa in Italia, dalle regioni costiere a quelle montuose. È una piantina rustica, a portamento eretto, con foglie fini dentate e fiori che si inclinano verso terra dopo la fioritura. I frutti, sormontati dallo stilo adunco, formano, all'estremità dei fusti, rigonfiamenti irsuti. Molti secoli or sono, si credeva che una radice di Geum posta nella casa tenesse lontano il demonio e le bestie velenose; da questa credenza deriva il nome di erba benedetta tuttora molto diffuso. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia cita, forse per la prima volta, la cariofillata e ne descrive le virtú medicinali. Nel XII secolo, S. Ildegarda la chiama benedetta. Nel XVI secolo, i medici la trascurarono, mentre restava molto popolare nelle campagne, proprio per la credenza che potesse esorcizzare il suo possessore. Con gli studi e gli esperimenti moderni, dal punto di vista chimico, la cariofillata
è oggi molto apprezzata dai fitoterapisti.


CARTA D'IDENTITÀ


🔴 Non utilizzare recipienti di ferro; attenersi scrupolosamente alle dosi prescritte.


Habitat: terreni freschi, umidi, ombreggiati, un po' ovunque irregolarmente; fino a 1.300 m.

Identificazione: da 30 a 70 cm. Perenne, fusto eretto, villoso, ruvido; foglie radicali pennate a 5-7 foglioline ineguali, la terminale piú grande, dentate; fiori gialli (maggio-settembre), solitari, calicetto a 5 divisioni, 5 sepali inclinati verso terra. Dopo la fioritura, 5 petali separati, numerosi stami e carpelli; achenio con brevi peli lucidi sormontato da un lungo stilo uncinato; rizoma corto, rugoso, con esterno bruno e, invece, interno violetto cangiante
in bruno. Odore aromatico di garofano; sapore amaro, astringente.

Parti utilizzate: foglie (all'epoca della fioritura); rizoma (prima della fioritura).
Costituenti: tannino, resina, un principo amaro, un glucoside, vitamina C.
Proprietà: astringente, febbrifugo, stomachico, sudorifero, tonico, vulnerario.


U.I., U.E. +

🔴 = La pianta, o parte di essa è tossica o comunque pericolosa.
U.I. = (uso interno)
U.E. (uso esterno)p
+ = (utilizzazione farmaceutica)


Tag: #PianteSpontanee, #Rosacee, #Cariofillata

#astenia, #cefalea, #congiuntivite, #depressione, #diarrea, #digestione, #piaga, #stomaco.
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​​CARLINA
Composite

Una caratteristica della carlina è quella di non avere fusto o di averlo allo stato embrionale, per cui la pianta rimane aderente al suolo. Le bratteole argentate formano una aureola attorno ai capolini insieme con le eleganti foglie molto incise. Il fiore della carlina può considerarsi un piccolo igrometro tanto è vero che, nei casolari di montagna nel Nord Europa, vengono esposti i fiori a mazzi all'esterno. Quando il tempo è
bello, secco, le brattee sono ben aperte e distese; in previsione di pioggia o di temporali le brattee si inclinano verso l'interno ricoprendo il capolino. Secondo la leggenda, la carlina sarebbe
stata un rimedio provvidenziale, contro la peste, per le armate di Carlo Magno o di Carlo V e da ciò il nome di carlina; alcuni, invece, ritengono che sia piú
calzante l'ipotesi che la voce carlina derivi da cardina cioè piccolo cardo. Soltanto gli asini brucano la pianta senza estirparla, mentre i maiali grufolandosi cibano della radice.


CARTA D'IDENTITÀ


Habitat: diffusa in Italia e, talvolta, nei pascoli montani è perfino troppo abbondante a detrimento dei prati da pascolo; predilige terreni silicei e calcarei; dai 400 ai 2.000 m.

Identificazione: 5 cm. Pianta perenne, ridotta a un grosso capolino da 6 a 12 cm di diametro, comprese le brattee, quasi senza fusto; foglie a raggiera, molto spinose; fiori bianco-verdastri o argentati (luglio-ottobre); achenio ricoperto di peli gialli ripiegati, a piumetto, due volte più lunghi dell'achenio; radice grossa, spessa, con latice. La radice ha un odore molto sgradevole.

Parti utilizzate: la radice (autunno); essiccare nel forno.
Costituenti: olio essenziale, inulina, tannino, resina, una sostanza antibiotica
Proprietà: cicatrizzante, colagogo, detergente, diuretico, stomachico, sudorifero.


U.I., U.E. +

U.I. = (uso interno)
U.E. (uso esterno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)


Tag: #PianteSpontanee, #Composite, #Carlina

#acne, #eczema, #fegato, #influenza.
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​​CAROTA SELVATICA
Ombrellifere

Le Ombrellifere costituiscono una famiglia complessa, all'interno del la quale è possibile qualche confusione.
La carota selvatica si distingue per la macchia porporina al centro dei suoi fiori bianchi, disposti in ombrellette, circondate da brattee; questa macchia centrale color porpora permette di non confonderla con la tossica cicuta minore,
Aethusa cynapium L. Dopo la fecondazione, quando i frutti contornati da una doppia fila di aculei sono maturi, i peduncoli dei fiori si ripiegano formando una specie di nido. La radice legnosa, biancastra, dal sapore acre, dall'odore sgradevole, non ha nulla in comune con la carota coltivata, resa commestibile da un lento miglioramento della specie spontanea. Nell'antichità erano già note le sue proprietà diuretiche. La denominazione del genere Daucus deriva dal greco daukos, nome attribuito
dai Greci stessi ad alcune Ombrellifere, e che pare derivasse da daiô, io irrito.


CARTA D'IDENTITÀ


Habitat: nei campi incolti, lungo i viottoli, sugli argini, nei prati naturali montani e submontani, in tutta Italia.

Identificazione: da 30 a 80 cm. Biennale, fusto eretto, ramificato; foglie pennatosette,
molli, piú lunghe alla base; fiori bianchi (maggio-ottobre), a ombrella, un piccolo fiore al
centro, porpora scuro, sterile, senza stami né pistilli, involucro di brattee lunghe profondamente divise; frutto a coste, provvisto di peli irti a lesina; radice fittonante, sottile, poco colorata. Odore poco gradevole (radice).

Parti utilizzate: radice (fine estate), semi (alla maturazione), foglie fresche.
Costituenti: sali minerali, una pectina, glucidi, provitamina A, vitamine B e C
Proprietà: antidiarroico, carminativo, diuretico, emmenagogo, galattogogo, ipoglicemizzante, remineralizzante.


U.I., U.E.

U.I. = (uso interno)
U.E. (uso esterno)


Tag: #PianteSpontanee, #Ombrellifere, #CarotaSelvatica

#colica, #eczema, #foruncolo, #mestruazioni, #meteorismo, #prurito, #scottatura.
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​​Cartamo
Composite

Dopo la scoperta scoperta dei coloranti chimici, questa pianta tintòria (cioè usata in tintoría), pur cosí importante, è stata sempre piú trascurata; è una specie di cardo, con fiori giallo-arancione circondati da brattee, che forniva sostanze coloranti. Il cartamo ha origini orientali e il suo nome deriverebbe dall'arabo kurthum, a sua volta derivato dall'ebraico kartami, tingere, ed è il nome generico di una pianta tintoria. Nel cartamo sono presenti due sostanze coloranti, una gialla
solubile in acqua e una rossa solubile in alcol. La cartamina, detta rosso vegetale, è ancora oggi adoperata dai pittori e,
in Algeria, viene usata per preparare belletti. I semi sono molto amari però molto appetiti dai pappagalli. Le foglie e i
semi possono far cagliare il latte perché contengono uno speciale enzima. Questa pianta viene coltivata nell'Italia settentrionale, come surrogato dello zafferano (il suo sapore è però debole) e per produrre olio di semi. E oggetto di piú vaste coltivazioni in India, Ungheria,
Etiopia. Allo stato spontaneo è rara.


CARTA D'IDENTITÀ


Habitat: Italia settentrionale, nei piccoli orti; qualche pianta sfuggita alle colture potrebbe naturalizzarsi e perpetuarsi allo stato spontaneo.

Identificazione: da 10 a 60 cm. Annuale, fusto glabro, ramificato; foglie oblunghe dentate, spinose, sessili, leggermente inguainanti; reticolo di nervature visibile sulla lamina inferiore della foglia; grandi capolini solitari giallo-arancione (luglio-settembre), contornati da numerose brattee che terminano con appendici
cigliate; achenio sormontato da scagliette. Sapore amaro.

Parti utilizzate: foglie, fiori (luglio-settembre), semi (ottobre).
Costituenti: glucidi, lipidi, protidí, cellulosa, enzima coagulante del latte (semi), vitamina C (foglie), due sostanze coloranti, di cui la cartamina o rosso vegetale (fiori)
Proprietà: purgativo.


U.I. + ▼

U.I. = (uso interno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)
▼ = (utilizzazione veterinaria)


Tag: #PianteSpobtanee, #Composite, #Cartamo

#intestino.
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​​Castagno
Fagacee

Si ritiene che questo albero sia stato introdotto in Europa dall'Iran già nel V secolo a.C. È una specie che si è facilmente moltiplicata e acclimatata in
ogni regione europea, soprattutto in collina e in montagna, nei terreni silicei.
Pianta calcifuga, cioè che non vegeta in terreni calcarei, cresce molto bene in terreni profondi e ben drenati. Lo sviluppo del castagno è inizialmente molto lento, poi raggiunge il suo splendore vegetativo intorno ai 50 anni. La pianta isolata presenta un tronco piuttosto corto e la chioma raggiunge dimensioni notevoli; i primi frutti appaiono dopo 20-25 anni. Il frutto (castagna o marrone) è una noce. Le castagne sono disposte a 2 o 3 nel riccio irsuto e non devono venir confuse con le castagne d'India; hanno un grande valore nutritivo e si consumano cucinate in diverse maniere. Il castagno può vivere oltre mille anni. Fino a qualche tempo fa esisteva, sulle pendici dell'Etna, un enorme castagno,
sotto cui poteva trovare riparo un intero gregge; i contadini asserivano che avesse 4000 anni.


CARTA D'IDENTITÀ


🔴 Le castagne sono controindicate ai diabetici;
non usare recipienti di ferro per la bollitura.


Habitat: comune ovunque nei terreni silicei di collina e di montagna; fino a 1.300 m.

Identificazione: da 25 a 35 m. Albero, tronco massiccio, legno duro, corteccia giovane liscia
grigia, poi bruna e screpolata; foglie picciolate, lunghe, 10-25 cm, glabre, lucenti, a nervature parallele terminanti in profondi denti regolari; fiori giallicci (giugno-luglio), profumati, dioici: amento maschile eretto, 10 cm, 5-6 divisioni, 8-15 stami, alla sua base cupula contenente 1-3 fiori femminili, 5-8 divisioni, 6 stimmi, che si trasformano in frutto (riccio) spinoso che si apre in 4; contiene 1-3 acheni
(frutti) di sapore gradevole quando sono cotti.

Parti utilizzate: corteccia, foglie, amenti, frutti (settembre-novembre).
Costituenti: tannino (foglie e corteccia), glucidi, lipidi, protidi (frutti), sali minerali, vitamine B1, B2, C.
Proprietà: astringente, remineralizzante, sedativo, stomachico, tonico.


U.I., U.E. +★▼

U.I. = (uso interno)
+ = (utilizzazione farmaceutica)
▼ = (utilizzazione veterinaria)
★ = (utilizzazione cosmetica)


Tag: #PianteSpontanee, #Fagacee, #Castagno

#astenia, #capelli, #convalescenza, #demineralizzazione, #diarrea, #faringite, #tosse
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