Se la semplice essenza del Bene ci è disvelata altresì come primordiale e come qualcosa che non ha nient'altro in sé oltre all'unità, e se inoltre l'Uno è identico a tale essenza..... quando diciamo Uno e quando diciamo Bene intendiamo tale Essere primordiale [Dio] .... Lo chiamiamo anche primo perché è semplice .... Pertanto se non è "da altro" né "in altro", e non è composto, non vi è nulla che stia al di sopra di Lui. Ma, stabilito il primato dell'Uno, faremo seguire a Lui l'Intelletto e ciò che nativamente pensa e poi, dopo L'Intelletto, l'Anima. E questo è un ordine secondo natura.
(Plotino, Enneadi, II, 9, Laterza, Bari 1947)
(Plotino, Enneadi, II, 9, Laterza, Bari 1947)
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Lo stendardo del Leone ondeggia e cade nella tetra oscurità;
Un Drago scarlatto fruscia vicino, portato dai venti della rovina.
In cumuli giacciono i cavalieri splendenti, dove si spezzano le lance spinte,
E in profondità nelle montagne infestate, si risvegliano gli dèi neri, perduti.
Mani morte brancolano nell’ombra, le stelle impallidiscono di paura,
Perché questa è l’Ora del Drago, il trionfo della Paura e della Notte.
Robert E. Howard, The Hour of the Dragon (1935)
Un Drago scarlatto fruscia vicino, portato dai venti della rovina.
In cumuli giacciono i cavalieri splendenti, dove si spezzano le lance spinte,
E in profondità nelle montagne infestate, si risvegliano gli dèi neri, perduti.
Mani morte brancolano nell’ombra, le stelle impallidiscono di paura,
Perché questa è l’Ora del Drago, il trionfo della Paura e della Notte.
Robert E. Howard, The Hour of the Dragon (1935)
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Se una sola scintilla di questo mio fuoco interiore si propagasse all'esterno, il vasto mondo si trasformerebbe in cenere, dal verme che si dimena alle gelide stelle. Siamo troppo piccoli per le nostre proprie fiamme. Questo improvviso incendio ci minaccia come minaccia le cose. Sulla terra non vi è niente di più deliziosamente angosciante della brama di morire che rifugge la morte, di là dal frastuono della vita, di qua dal silenzio della morte: sogno etereo e funebre di un cimitero in Paradiso
E. Cioran, "Esercizi negativi"
E. Cioran, "Esercizi negativi"
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"Jung prende coscienza del fatto che, dietro l'inconscio personale, nei sotterranei della psiche, sono presenti strati ancor più profondi che raggiungono le fondazioni immemoriali del mito, il famoso in illo tempore caro a Eliade, e anche un assoluto "nessun luogo" al fondo del mistero dell'apparizione preistorica degli hominini. Quest'unione del fondo dell'inconscio individuale e di quello "collettivo" sarebbe stata confermata nel corso della vita di Jung"
G. Durand, "Campi dell'immaginario"
G. Durand, "Campi dell'immaginario"
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"...si disegna e si dissolve con la stessa lentezza una scrittura illeggibile e straziante d'ombre, di spigoli, di linee di luce spezzata ripresa negli angoli, i triangoli di una geometria che si disfa alla mercé delle ombre del mare. Per poi di nuovo instancabilmente tornare a esistere"
Marguerite Duras, "L'amante della Cina del nord"
Marguerite Duras, "L'amante della Cina del nord"
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"L'Ignoto non è conosciuto. Ma l'Ignoto può essere di diverse specie. Un uomo può non avere una precisa conoscenza di una particolare cosa, ma può pensare, dare giudizi e fare supposizioni su di essa, può congetturarla e prevederla con un tale grado di correttezza e accuratezza che le sue azioni e aspettative in rapporto a ciò che è ignoto, in un caso particolare, possono anche essere giuste. Esattamente nello stesso modo, rispetto al Grande Ignoto, un uomo può essere in differenti rapporti, o può non fare alcuna supposizione, o può dimenticare ogni cosa intorno alla reale esistenza dell'Ignoto. In questi ultimi casi, quando non fa supposizioni o dimentica l'esistenza dell'Ignoto, allora, anche quello che era possibile in altri casi, cioè l'accidentale coincidenza di congetture e speculazioni con la realtà sconosciuta, diventa impossibile"
P. D. Ouspenky
P. D. Ouspenky
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"Parlando dell'universo diciamo che è infinito e, dato che la prima condizione dell'infinità è l'infinità in tutte le direzioni e in tutti i rapporti possibili, così dobbiamo presumere che nello spazio ci sia una quantità infinita di dimensioni: vale a dire, dobbiamo presumere un numero infinito di linee perpendicolari e non parallele tra di loro, ma per una qualche ragione di queste linee ne conosciamo soltanto tre. Di solito è in una veste del genere che la questione relativa alla dimensionalità superiore si presenta alla normale coscienza umana. Dato che non possiamo costruire più di tre perpendicolari reciprocamente indipendenti, e anche se la tridimensionalità del nostro spazio è condizionata a questo, siamo costretti ad ammettere il fatto incontrovertibile della limitatezza del nostro spazio rispetto alle possibilità geometriche"
P.D. Ouspenky, "Tertium Organum"
P.D. Ouspenky, "Tertium Organum"
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