Figura 8. Ouroboro Cosmico (a) La struttura ad anello cavo formata dal serpente può essere interpretata come vuota al centro, ma in alternativa può essere vista come un toroide piatto che mostra un foro centrale; (b) la rappresentazione toroidale alternativa dell’Ouroboro: il buco centrale è raffigurato qui come una struttura sferica di un buco nero, contenente in superficie le unità di informazione di base (in 0 e 1) proiettate sull’orizzonte degli eventi (rosso). Ogni Q-bit è composto da quattro unità di Planck. Il cosmo al margine destro contiene quindi un’unità di elaborazione delle informazioni invariante di scala che è strumentale nella comunicazione globale all’interno e nella ricreazione dell’universo. ♾🌌🌲
"La credenza che siamo particelle di Dio discese in questo mondo prigione, che abbiamo perso memoria, identità e facoltà extrasensoriali, e che tutto ciò può essere riguadagnato attraverso l’anamnesi o attraverso la congiunzione mistica, è una delle vedute religiose più radicali conosciute in Occidente. Lo Gnosticismo presume che il mondo apparente sia una frode che nasconde la vera realtá. Di qui il bisogno della rivelazione della Gnosi.
Ci troviamo “segretamente” in una prigione gigante, “segretamente” in schiavitù. C’è una deliberata occlusione praticata su di noi da carcerieri ostili. La verità ci è deliberatamente nascosta per mantenerci nell’ignoranza. Se dovessimo conoscere la verità tutto ciò che vediamo si rovescerebbe. Rivelare è rovesciare, rovesciare è rivelare. C’è dunque nello Gnosticismo una base intrinseca rivoluzionaria e sovversiva che combatte le potenze che governano questo mondo.
Gli Gnostici distinguevano il vero Dio inconoscibile (Primo Eone) dal malvagio dio minore Yaldabaoth (o Demiurgo), di cui essi disprezzavano pertanto le leggi e l’universo materiale da lui creato per imprigionare le anime degli uomini. Gli Arconti sono concepiti come esseri invisibili che tengono in schiavitù psichica gli uomini, impedendo loro di conoscere la verità, di riconoscere in loro la scintilla divina che li accomuna a Dio. È questa la conoscenza di cui gli uomini sono defraudati."
- Philip K. Dick, Esegesi
Ci troviamo “segretamente” in una prigione gigante, “segretamente” in schiavitù. C’è una deliberata occlusione praticata su di noi da carcerieri ostili. La verità ci è deliberatamente nascosta per mantenerci nell’ignoranza. Se dovessimo conoscere la verità tutto ciò che vediamo si rovescerebbe. Rivelare è rovesciare, rovesciare è rivelare. C’è dunque nello Gnosticismo una base intrinseca rivoluzionaria e sovversiva che combatte le potenze che governano questo mondo.
Gli Gnostici distinguevano il vero Dio inconoscibile (Primo Eone) dal malvagio dio minore Yaldabaoth (o Demiurgo), di cui essi disprezzavano pertanto le leggi e l’universo materiale da lui creato per imprigionare le anime degli uomini. Gli Arconti sono concepiti come esseri invisibili che tengono in schiavitù psichica gli uomini, impedendo loro di conoscere la verità, di riconoscere in loro la scintilla divina che li accomuna a Dio. È questa la conoscenza di cui gli uomini sono defraudati."
- Philip K. Dick, Esegesi
Forwarded from La Via verso le Stelle
Questo corpo non è me.
Non sono limitato da questo corpo.
Sono vita senza confini.
Non sono mai nato e non sono mai morto.
Guardo l’oceano e il cielo stellato,
manifestazioni della mia meravigliosa Vera Mente.
Sono libero al di là di ogni tempo.
Nascita e morte sono soltanto porte che oltrepassiamo,
sacre soglie nel nostro viaggio.
Nascere e morire sono come giocare a nascondersi.
Allora ridi con me,
prendimi per mano,diamoci un saluto,
un arrivederci,
per ritrovarci presto.
Ci ritroviamo oggi.
Ci ritroveremo domani.
Ci ritroveremo alla sorgente in ogni momento.
Ci ritroveremo in ogni forma di vita.
Non sono limitato da questo corpo.
Sono vita senza confini.
Non sono mai nato e non sono mai morto.
Guardo l’oceano e il cielo stellato,
manifestazioni della mia meravigliosa Vera Mente.
Sono libero al di là di ogni tempo.
Nascita e morte sono soltanto porte che oltrepassiamo,
sacre soglie nel nostro viaggio.
Nascere e morire sono come giocare a nascondersi.
Allora ridi con me,
prendimi per mano,diamoci un saluto,
un arrivederci,
per ritrovarci presto.
Ci ritroviamo oggi.
Ci ritroveremo domani.
Ci ritroveremo alla sorgente in ogni momento.
Ci ritroveremo in ogni forma di vita.
Fonte: https://arboriculture.WordPress.com/2016/10/25/trees-and-religion-ancient-mesopotamia/amp/
L’albero di Natale trova le sue radici in Mesopotamia, precisamente tra i Sumeri.
Nelle religioni politeiste, apparse in seguito nell’impero Accadico, in quello Assiro e in quello Babilonese, la dea Ishtar, dea della fertilità, veniva rappresentata di fianco ad un albero sacro.
Anche Inanna, dea della fertilità tra i Sumeri, veniva spesso rappresentata vicino ad un albero sacro.
Quest’albero era, per certi versi, simile ad una palma e talvolta nascondeva il frutto del melograno (punica granatum).
Gli Assiri lo utilizzavano per rappresentare l’albero genealogico delle loro divinità, partendo dal rango più alto, ove collocavano Aššur e Anu, per poi passare ai ranghi medi e a quelli inferiori dove possiamo trovare divinità come Ishtar, Marduk e Nergal.
Per i Babilonesi era invece L’Albero della Verità (sinonimo di Albero della Conoscenza) e Albero della vita, posto a guardia delle entrate più ad oriente del paradiso.
Facendo riferimento all’albero cosmico (YGGDRASILL/Axis Mundi) delle religioni presenti in quelle regioni, possiamo collocarlo nella periferia di Eridu, vicino al Delta del fiume Eufrate.
Descrizioni minuziose di alberi sacri si trovano anche in altre religioni, ed il fiume gioca sempre un ruolo di fondamentale importanza nella loro locazione, ad esempio, nelle acque abissali (Apsû) del dio Ea, dio della vita, dalle cui acque la terra divenne fertile (Altman, 2000).
Da questo punto di vista, non solo l’albero cosmico era imbevuto di vita divina, ma dalle sue radici attingevano tutte le forme di vita.
L’albero cosmico era anche la residenza della dea Madre primordiale Babilonese.
Per i Sumeri, l’albero cosmico, conosciuto come Huluppu (secondo alcune fonti un salice piangente/ salix babylonica) fungeva da connettore tra il mondo sotterraneo (inferno) di Ereshkigal, il regno dei mortali di cui Enlil era regnante ed il regno dei cieli, il cui sovrano era Anu. Ne conseguiva che tra i sacerdoti quest’albero simboleggiava la vita ed il rinnovo di essa.
L’albero di Natale trova le sue radici in Mesopotamia, precisamente tra i Sumeri.
Nelle religioni politeiste, apparse in seguito nell’impero Accadico, in quello Assiro e in quello Babilonese, la dea Ishtar, dea della fertilità, veniva rappresentata di fianco ad un albero sacro.
Anche Inanna, dea della fertilità tra i Sumeri, veniva spesso rappresentata vicino ad un albero sacro.
Quest’albero era, per certi versi, simile ad una palma e talvolta nascondeva il frutto del melograno (punica granatum).
Gli Assiri lo utilizzavano per rappresentare l’albero genealogico delle loro divinità, partendo dal rango più alto, ove collocavano Aššur e Anu, per poi passare ai ranghi medi e a quelli inferiori dove possiamo trovare divinità come Ishtar, Marduk e Nergal.
Per i Babilonesi era invece L’Albero della Verità (sinonimo di Albero della Conoscenza) e Albero della vita, posto a guardia delle entrate più ad oriente del paradiso.
Facendo riferimento all’albero cosmico (YGGDRASILL/Axis Mundi) delle religioni presenti in quelle regioni, possiamo collocarlo nella periferia di Eridu, vicino al Delta del fiume Eufrate.
Descrizioni minuziose di alberi sacri si trovano anche in altre religioni, ed il fiume gioca sempre un ruolo di fondamentale importanza nella loro locazione, ad esempio, nelle acque abissali (Apsû) del dio Ea, dio della vita, dalle cui acque la terra divenne fertile (Altman, 2000).
Da questo punto di vista, non solo l’albero cosmico era imbevuto di vita divina, ma dalle sue radici attingevano tutte le forme di vita.
L’albero cosmico era anche la residenza della dea Madre primordiale Babilonese.
Per i Sumeri, l’albero cosmico, conosciuto come Huluppu (secondo alcune fonti un salice piangente/ salix babylonica) fungeva da connettore tra il mondo sotterraneo (inferno) di Ereshkigal, il regno dei mortali di cui Enlil era regnante ed il regno dei cieli, il cui sovrano era Anu. Ne conseguiva che tra i sacerdoti quest’albero simboleggiava la vita ed il rinnovo di essa.
Arboriculture
Trees and religion – Ancient Mesopotamia
A step further back in time with this part in the series of trees in world religions.
👍1