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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Kali kalì
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ƏCLIPSE
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https://it.m.wikipedia.org/wiki/The_Tyger

Tyger! Tyger! Burning bright
In the forests of the night:
What immortal hand or eye
Could frame thy fearful symmetry?
In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
https://it.wikipedia.org/wiki/Cakravartin

Cakravartin, trascritto anche chakravartin[1] (dal sanscrito चक्रवर्तिन् cakravartin; in lingua pali cakkavatti) è una parola sanscrita che deriva da chakra (ruota) e vartin (colui il quale gira), ed il cui significato è "colui che gira la ruota" del cosmo (la svastica o la dharmachakra).

Secondo l'antica concezione induista del sovrano assoluto, il termine viene interpretato come "sovrano che gira la ruota". In India si indicava con questo termine un sovrano universale, il cui dominio era incontrastato. Il termine appare in diversi testi antichi, come nel poema epico Mahābhārata e nelle Maitrāyaṇīa Upaniṣad, dove sono menzionati 15 chakravartin. Nella accezione induista, la ruota viene spesso interpretata come il simbolo del sole, dando al sovrano il potere supremo e una forza ineguagliabile.

Questa interpretazione fu quella con cui il sovrano Jayavarman II fondò nell'802 l'Impero Khmer, che continuò la diffusione dell'Induismo nel sudest asiatico iniziata durante il Regno del Funan. Il chakravartin khmer arrivò a farsi adorare come un devaraja, il Dio-re. Questa figura divina del sovrano fu assorbita anche dai monarchi del Regno di Ayutthaya, l'odierna Thailandia, nonostante la loro religione fosse il Buddhismo Theravada. In deroga all'osservanza di tale fede, alla corte dei re di Ayutthaya era presente un gruppo di bramini reali per celebrare alcuni riti di natura induista.
https://it.wikipedia.org/wiki/U%E1%B9%A3%E1%B9%87%C4%AB%E1%B9%A3a

Uṣṇīṣa (उष्णीष, protuberanza cranica, cinese: 頂相 pinyin: dǐngxiàng, coreano: jeongsang, giapponese: nikkei / nikukei 肉髻, tibetano: gtsug-gtor) è uno dei Trentadue segni maggiori di un Buddha (Dvātrimāśadvaralakṣaṇa) e corrisponde ad una protuberanza sul cranio. Secondo Hans Wolgang Schumann tale segno è una eredità dell'arte greco-buddhista del Regno di Gandhāra (situato tra l'odierna Valle di Peshàwar in Pakistan, l'altopiano di Pothohar e il fiume Kabul) del I secolo. Gli scultori ellenisti furono i primi a ritrarre il Buddha in forma umana, precedentemente non era mai stato ritratto e la sua "presenza" artistica si era limitata a orme dei piedi o ad un trono vuoto. Gli scultori del Gandhāra lo ritrassero alla maniera greca, ovvero con un nodo dei capelli posto sul capo. Gli artisti indiani, e quelli degli altri paesi buddhisti, imitarono tale usanza riferendola però solo al Buddha. Ma essendo il Buddha un monaco, e quindi tosato, il nodo dei capelli si trasformò in una protuberanza cranica. Nell'arte del Gandhāra e in Cina la uṣṇīṣa è a forma semicircolare, in Thailandia è a punta o a forma di fiamma, mentre in Cambogia è a forma conica.
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