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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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Nuova foto canale, questa immagine ha molti significati.
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ORIGINS 🌌

By William Blake
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#AXS001

<< Il luogo in cui nel V secolo sorse il santuario di San Michele nel Gargano era già sede di culti precristiani risalenti alla colonizzazione ellenica: «i più noti, attestati da Licofronte e Strabone, erano quelli del veggente omerico Calcante e del medico Podalirio, figlio di Esculapio, dio greco della medicina» e figlio di Apollo: diventa allora praticamente impossibile non notare come l’Arcangelo Michele si sovrappose, nelle sue funzioni sacrali e guaritive, all’antico dio iperboreo. Lo stretto legame tra culto micaelico da una parte con le vette e dall’altro con le grotte è ricorrente in tutta l’Europa occidentale, nell’Asia Minore e nel Medio-Oriente, dove antichissimi santuarî dedicati all’Arcangelo sono attestati soprattutto in Frigia, nell’area di Colosse e Laodicea. Anche nel sito pugliese posizionato sulla Linea Sacra, e cioè il santuario di San Michele a Monte Sant’Angelo sul Gargano, ritorna la commistione dell’elemento assiale e di quello abissale: il santuario fu fondato sulla cima di un’alta montagna, scavato «nel corpo della stessa roccia, proprio come una spelonca». Più che un santo cristiano queste peculiarità ricorrenti del culto micaelico avvicinano idealmente l’Arcangelo a un tipo ben definito di divinità sciamanica: come gli Apu (lett. «Signori») andini, i quali sono i più potenti tra tutti gli spiriti della natura, descritti alla stregua di «esseri di luce» che abitano le montagne sacre possono intercedere per l’umanità soprattutto in materia di guarigioni; o ancora come quel Rynybardwag a cui sacrificano gli Osseti, che dimora sulle vette e il cui nome si può tradurre letteralmente come «l’angelo (dawœg) che ha il potere (bar) su tutte le malattie» (ryn).
L’altopiano del Gargano, secondo la tradizione riportata nel testo dell’Apparitio, traeva il suo oronimo da Garganus, il pastore e bovaro gigante miticamente operante in epoca precristiana sull’altipiano pugliese: nel racconto mitico l’Arcangelo Michele utilizza una freccia per colpirlo e sconfiggerlo, rilevando da esso la signorìa sull'altopiano e sul sito sacro su cui in séguito sarebbe sorto il santuario michelita. In più Gargan, certo non casualmente, era il nome dell’omologo mitico gigante, anch’esso custode di una mandria di bovini, che secondo la tradizione mitica aveva dominio sul Mont-Saint-Michel (che pure si chiamava Gargan) prima della fondazione micaelica, che si trova più a Nord-Ovest sulla Linea Sacra. Oltre a ciò esiste un ulteriore collegamento “apollineo” fra la Sacra pugliese e il sito michelita in Normandia: il normanno Gargan, alias Urgan il villoso, o Gurgunt «dalla spaventosa barba» era — ce lo dice Goffredo di Monmouth — figlio di Belen/Belinus, «vale a dire lo stesso nome del Belenos dei Celti, equivalente all’Apollo dei Greci», il che farebbe di Gargan «una sorta di Apollo notturno». Lucien Richer, uno dei massimi esperti contemporanei di «geografia sacra» nel mondo antico, ha individuato altri toponimi in cui ricorre l’appellativo Gargan, a suo parere connessi al culto apollineo/belenico fin dall’antichità; tra questi possiamo elencare, in Francia, il Monte Gargan del Limousin presso Rouen, i Monti Gargan, Galgan e Gargas nelle Alpi, le grotte di Gargas, sito preistorico nei Pirenei.
Richer sottolinea anche come il carattere ctonio-infero di Gargan ne abbia favorito in epoca cristiana l’identificazione con Satana: «San Michele ammazza il drago, come Apollo elimina il serpente Pitone. Dunque, come Apollo imposta il suo santuario al posto di quello della Terra, San Michele rimpiazza Gargan, in particolare sulle alte cime»; così San Michele, nel suo carattere solare di «capo della milizia celeste», deve essere considerato «come una incarnazione di Apollo». La fondazione del santuario micaelico del Mont-Saint-Michel, d’altra parte, sarebbe legato all’importazione di frammenti di roccia (pignora) prelevati dalla grotta sacra nell’altopiano del Gargano in Puglia e da lì importati allo scopo di conferirgli una sorta di legittimazione ufficiale: il fine è quello di «trasferire alla nuova chiesa, attraverso tali
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frammenti, le virtù taumaturgiche manifestate dall’Arcangelo sul Gargano». >>

— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, AXIS mundi Edizioni 2022, cap. II §§7-8

[L’arcangelo Michele e il drago, miniatura tratta dalle "Très Riches Heures del Duca di Berry", XV secolo, Musée Condé, Chantilly]
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James Arthur O'Connor
The Poachers
1835
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