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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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https://en.wikipedia.org/wiki/The_Dagda

Si ritiene generalmente che l'antico nome irlandese Dagda derivi dal proto-celtico : * Dago-dēwos , che significa "il dio buono" o "il grande dio".

I racconti descrivono il Dagda come una figura di immenso potere. Si dice che possieda un bastone, una mazza o una mazza magici che potrebbero uccidere nove uomini con un colpo; ma con il manico poteva riportare in vita gli uccisi. Era chiamato lorg mór ("il grande bastone/mazza/mazza") o lorg anfaid ("il bastone/mazza/mazza dell'ira"). Il suo calderone magico era conosciuto come il coire ansic ("il calderone non secco") e si diceva fosse senza fondo, dal quale nessun uomo usciva insoddisfatto.
Si diceva che avesse un mestolo così grande che ci potevano stare due persone. Uaithne , conosciuta anche come "la musica a quattro angoli", era un'arpa magica riccamente ornata fatta di querciache, quando il Dagda lo ha giocato, ha messo le stagioni nel loro giusto ordine; altri resoconti dicono che fosse usato per comandare l'ordine di battaglia. Possedeva due maiali, uno dei quali cresceva sempre mentre l'altro arrostiva sempre, e alberi da frutto sempre carichi. Ha anche descritto come il proprietario di una giovenca dalla criniera nera che gli era stata data per le sue fatiche prima della seconda battaglia di Moytura. Quando la giovenca chiama il suo vitello, tutto il bestiame d'Irlanda preso dai Fomori come tributo pascola.

Il Dagda era uno dei re dei Tuatha De Danann. I Tuatha Dé Danann sono la razza di esseri soprannaturali che hanno conquistato i Fomori , che abitavano l'Irlanda in precedenza, prima dell'arrivo dei Milesi . Il Mórrígan è spesso descritto come sua moglie, sua figlia era Brígh , e il suo amante era Boann , da cui il fiume Boyne prende il nome, sebbene fosse sposata con Elcmar . Prima della battaglia con i Fomori , si unì alla dea della guerra, la Mórrígan , a Samhain in cambio di un piano di battaglia.
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https://it.wikipedia.org/wiki/Nantosuelta

Nantosuelta era una divinità celtica femminile.
Nantosuelta era la dea della terra e dispensatrice di fertilità, moglie di Sucellos; è rappresentata con in mano una coppa o, in epoca romana, una cornucopia, ma a Metz c'è un bassorilievo che la raffigura con un corvo, quindi poteva forse essere legata anche a culti inferi. Il suo nome dovrebbe significare ruscello tortuoso oppure valle assolata. È stata anche paragonata alla Dea irlandese Mórrígan, in quanto potrebbe essere la sua versione continentale.


Foto: Bassorilievo di Nantosuelta con Sucellos da Sarrebourg
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https://arda2300.wordpress.com/2016/11/19/nuada-il-re-dalla-mano-dargento-e-i-tesori-dei-danann/

NUADA, IL RE DALLA MANO D’ARGENTO E I TESORI DEI DANANN

Il Lebor Gabala Erenn, o il Libro delle Invasioni, ci racconta di come l’Irlanda venne colonizzata. Dopo il grande Diluvio, i Fomori, una razza sovrannaturale secondo la mitologia celtica, riuscirono a salvarsi e a stanziarsi sull’Isola di Smeraldo. Si trattava di una stirpe di giganti mostruosi, per metà umani e per metà bestie.
Quando i Tuatha de Danann (il popolo della dea Danu) arrivarono in Irlanda, trovarono l’isola così meravigliosa che decisero di stabilirsi lì per sempre. Pur di non avere la tentazione di ripartire, appiccarono persino il fuoco alle loro navi. In ogni caso, non erano gli unici abitanti dell’isola, e ben presto si trovarono faccia a faccia con i Fomori.
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Art of: Inouearts on IG

•The Samurai ☯️
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John Martin

Pandemonium
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<< Vi è da notare […] come tale «Albero dell’Immortalità» (talvolta sostituito dal simbolo equivalente della Fonte della Vita) sia sempre ubicato nel mezzo del giardino, originariamente accessibile all’umanità primordiale prima che, in séguito alla Caduta, i suoi accessi furono improvvisamente chiusi alla stragrande maggioranza degli uomini. Questa localizzazione ci consente di inquadrare tale Albero alla stregua dell’axis mundi che congiunge idealmente Cieli, Terra e Inferi, l’accesso al quale rende possibile il passaggio dal livello intermedio a quelli superni e inferi. Il Giardino delle Esperidi si può considerare nel mito ellenico, analogamente alle altre isole atemporali in cui dimorano i beati «Salvati dalle Acque» e i daimones saturnî, uno di quegli oltreluoghi estranei al resto della manifestazione cosmica dove l’accesso agli altri piani dimensionali diventa possibile, e parimenti la “con-fusione” degli stessi. Si tratta del locus in cui si verifica, come chiosa Ballabriga, una «convergenza ombelicale dell’alto e del basso così come dell’est e dell’ovest». Prova ne é che Eracle, giungendo in loco, si trova davanti Atlante — palese antropomorfizzazione dell’Asse del Mondo — il quale nell’Odissea sorveglia la «colonna celeste» che connette tutti i piani del cosmo, e non regge semplicemente il firmamento come nella Teogonia esiodea. Si tratterebbe al tempo stesso della «base dell’Universo» e della «soglia dell’Abisso» o, in altre parole, del luogo in cui si verifica la «confluenza cosmica» e la coniucto contrariorum: così Atlante, pur reggendo il cielo o la columna mundi, affonda i piedi nel Tartaro dove sono rinchiusi gli altri Titani della sua stirpe e sta dirimpetto alle distese di «Nyx primordiale al di là dell’Oceano».
[..C]on riguardo al sopra menzionato mito edenico incentrato sull’accoppiata simbolica «Albero dei Pomi dell’Immortalità» / «Serpente guardiano», bisogna sottolineare come una similare presenza ofidica ci sia anche, com’è risaputo, nel mito delle Mele d’oro delle Esperidi, e come anch’esso venga descritto come ubicato presso la «base dell’Universo» o la «soglia dell’Abisso». Infatti il mito attesta che Ladone «si tratteneva nelle cavità della Terra nera, oppure nella Notte che si estende dall’Occidente fino al di là dell’Oceano». Nondimeno la connessione etimologica con Latona, madre di Apollo, ci permette di inquadrarlo, in virtù del simbolismo “draconico” e “arboreo”, al Drago cosmico della costellazione omonima, il quale veniva immaginato avvinto all’Albero del mondo la cui cima tocca il Nord celeste, con la stella caput-draconis adibita a «Chiodo del Cielo», secondo la terminologia sciamanica mongolo-siberiana. […]
Leto/Latona (Λητώ), il cui nome gli antichi riconnettevano al verbo λήϑειν (λανϑάνειν) facendone di fatto la «dea che sta nascosta», forse la notte da cui nasce la luce del giorno, il «grembo cosmico» da cui nasce il dio-Luce, o forse la stessa antica Stella Polare. Ricordiamoci che a Delfi la denominazione della dragonessa Delfine richiamava l’idea di un grembo, di un utero, di una matrice: e la matrice di Apollo, il posto da cui egli giunge sulla terra, è da una parte Latona, colei che l’ha partorito, e dall’altra Ladone. Diciamo questo interpretando, come anticipato, il guardiano ofidico dei frutti dorati in senso cosmologico, alla stregua di un’epifania zoomorfa dell’antica Stella Polare che abbiamo visto essere stata alpha-drakonis nella costellazione del Draco. In questo senso dunque Apollo troverebbe la sua matrice — il “grembo cosmico” da cui proviene a visitare l’umanità — nel punto assiale e polare della manifestazione cosmica, vale a dire nel Polo Nord celeste dell’età aurea che fu. Egualmente il mito ci dice che Apollo torna ogni anno durante i tre mesi invernali presso Iperborea, e a questa nozione mitica noi possiamo dare la medesima lettura: nel momento di stasi tra la fine dell’anno e l’inizio del successivo il dio ritorna alla Fonte Iperborea, dove si rigenera in vista del ciclo successivo. >>
- Marco Maculotti, l'angelo dell'abisso, apollo, Avalon.
Axis mundi
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