Kafka si sente un uomo estremamente estraniato e separato dalla vita e dalla società e lascia nelle sue opere un’immagine lucida, sobria e arida del mondo. Solitario, in cerca d’assoluto in un mondo svuotato di senso, prova a descrivere la parte oscura del mondo, in maniera spietata, priva di ogni enfasi e meticolosamente oggettiva nella sua freddezza, fino al punto di collocare sullo stesso piano d’importanza descrittiva nelle sue narrazioni anche il più insignificante dei particolari, perché tutto è ugualmente insignificante
di Francesca Zaramella
https://www.gazzettafilosofica.net/2022-1/giugno/letteratura-e-filosofia-kierkegaard-in-kafka/
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Letteratura e filosofia: Kierkegaard in Kafka
Quella di Kafka è una vita che si può definire come una lotta tra la sua persona e il mondo fuori, tant’è che l’autore scrive spesso di sentirsi come uno spettatore in balia della corrente, del flusso di vita, che guarda ciò che accade intorno. Egli rimane…
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<< Tornando all’Apocalisse giovannea, ancora più bizzarro — e al tempo stesso illuminante in un’ottica apollinea di coincidentia oppositorum — è quanto accade prima che la piaga delle «locuste» abbia inizio: «Il quinto angelo [cioè Apollyon; ndR] suonò la sua tromba, e vidi una stella che dal cielo era caduta sulla terra; le fu data la chiave del pozzo dell’Abisso. La stella aprì il pozzo dell’Abisso, e dal pozzo salì un fumo come quello di una grande fornace; il sole e l’aria furono oscurati dal fumo del pozzo».
In altre parole al suono della tromba di Apollyon segue come conseguenza la caduta sulla Terra di una stella, a cui viene affidata la «chiave del pozzo dell’Abisso». Quest’ultimo, una volta aperto, assomiglia a una enorme fornace: negli scorsi capitoli abbiamo già incontrato almeno un paio di immagini mitiche del tutto equivalenti a questo Abisso/fornace, vale a dire il Fuoco Centrale del sistema cosmologico di Filolao e il Tartaro dove secondo la tradizione arcaica sarebbero stati rinchiusi i Titani, esattamente alla stessa maniera di Satana nella tradizione veterotestamentaria e profetica — e abbiamo anche visto che per alcuni studiosi degni della massima attenzione e considerazione, tra cui il Kingsley, l’uno e l’altro si confonderebbero tra loro, trovandosi entrambi al centro del cosmo o, ampliando una perifrasi già sfoggiata in precedenza, alla confluenza di tutti i fiumi cosmici, celesti o infernali che siano.
Per quanto riguarda la «stella caduta dal cielo» in risposta al richiamo della tromba di Apollyon, siamo del parere che non possa essere altri se non Lucifero, che nel suo aspetto di pianeta Venere è — oltre che il «Portatore di Luce» e la «Stella del Mattino e della Sera» — l’Angelo Caduto per antonomasia, il «deragliatore cosmico» (secondo la perifrasi di Teyssèdre) responsabile della Caduta dal cielo perfetto delle Origini e dell’inclinazione fatale dell’Asse del Mondo, da cui hanno avuto origine, in quel momento in cui ha iniziato a ticchettare il grande Orologio cosmico, le Stagioni e il loro avvicendarsi, e con esse le stagioni della vita umana e tutti i frutti che esse portano, anche i meno graditi: la vecchiaia, la malattia, la morte, l’involuzione, la degenerazione.
È come se Apollyon/Apollo per l’apertura dell’Abisso passi il testimone al suo volto oscuro o, per meglio dire, all’altra sua faccia della medaglia, quella infera: quello che Guénon chiama Sorath, il demone solare infero “opposto” a Mikael/ Metatron/Melchisedech, per quanto riguarda la tradizione giudaico-cabalistica. Lucifero nel suo aspetto titanico di Stella precipitata dall’immoto cielo primigenio, potremmo dire noi; ovvero, per dirlo in termini coerenti con la tradizione mitologica greca, Prometeo o Fetonte come “doppî oscuri” di Apollo, l’ἄγγελος del Polo estremo-settentrionale, ai quali demanda di portare giù il Fuoco in sua vece o, in questo caso, di spalancare le porte sigillate dell’Abisso. Lucifero per primo e gli Angeli Ribelli al suo séguito poi sono colpevoli, esattamente come i Titani nella cosmogonia degli aedi della Grecia arcaica, «di aver abbandonato il cielo, il luogo santo della stazione d’eternità», a quanto si legge nel Libro di Enoch. Essi hanno «disertato la loro postazione celeste», chiosa Bernard Teyssèdre, autore di un insuperato saggio sulle origini del Male nelle religioni antiche del Medio-Oriente e dell’Asia Minore […] >>
— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, Axis Mundi Edizioni 2022, cap. V §1.1
[Henry John Stock, "And I saw a star fall from heaven unto the earth", 1902]
In altre parole al suono della tromba di Apollyon segue come conseguenza la caduta sulla Terra di una stella, a cui viene affidata la «chiave del pozzo dell’Abisso». Quest’ultimo, una volta aperto, assomiglia a una enorme fornace: negli scorsi capitoli abbiamo già incontrato almeno un paio di immagini mitiche del tutto equivalenti a questo Abisso/fornace, vale a dire il Fuoco Centrale del sistema cosmologico di Filolao e il Tartaro dove secondo la tradizione arcaica sarebbero stati rinchiusi i Titani, esattamente alla stessa maniera di Satana nella tradizione veterotestamentaria e profetica — e abbiamo anche visto che per alcuni studiosi degni della massima attenzione e considerazione, tra cui il Kingsley, l’uno e l’altro si confonderebbero tra loro, trovandosi entrambi al centro del cosmo o, ampliando una perifrasi già sfoggiata in precedenza, alla confluenza di tutti i fiumi cosmici, celesti o infernali che siano.
Per quanto riguarda la «stella caduta dal cielo» in risposta al richiamo della tromba di Apollyon, siamo del parere che non possa essere altri se non Lucifero, che nel suo aspetto di pianeta Venere è — oltre che il «Portatore di Luce» e la «Stella del Mattino e della Sera» — l’Angelo Caduto per antonomasia, il «deragliatore cosmico» (secondo la perifrasi di Teyssèdre) responsabile della Caduta dal cielo perfetto delle Origini e dell’inclinazione fatale dell’Asse del Mondo, da cui hanno avuto origine, in quel momento in cui ha iniziato a ticchettare il grande Orologio cosmico, le Stagioni e il loro avvicendarsi, e con esse le stagioni della vita umana e tutti i frutti che esse portano, anche i meno graditi: la vecchiaia, la malattia, la morte, l’involuzione, la degenerazione.
È come se Apollyon/Apollo per l’apertura dell’Abisso passi il testimone al suo volto oscuro o, per meglio dire, all’altra sua faccia della medaglia, quella infera: quello che Guénon chiama Sorath, il demone solare infero “opposto” a Mikael/ Metatron/Melchisedech, per quanto riguarda la tradizione giudaico-cabalistica. Lucifero nel suo aspetto titanico di Stella precipitata dall’immoto cielo primigenio, potremmo dire noi; ovvero, per dirlo in termini coerenti con la tradizione mitologica greca, Prometeo o Fetonte come “doppî oscuri” di Apollo, l’ἄγγελος del Polo estremo-settentrionale, ai quali demanda di portare giù il Fuoco in sua vece o, in questo caso, di spalancare le porte sigillate dell’Abisso. Lucifero per primo e gli Angeli Ribelli al suo séguito poi sono colpevoli, esattamente come i Titani nella cosmogonia degli aedi della Grecia arcaica, «di aver abbandonato il cielo, il luogo santo della stazione d’eternità», a quanto si legge nel Libro di Enoch. Essi hanno «disertato la loro postazione celeste», chiosa Bernard Teyssèdre, autore di un insuperato saggio sulle origini del Male nelle religioni antiche del Medio-Oriente e dell’Asia Minore […] >>
— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, Axis Mundi Edizioni 2022, cap. V §1.1
[Henry John Stock, "And I saw a star fall from heaven unto the earth", 1902]
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Muoversi tra dimensioni come spostarsi da una stanza all'altra.
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Attraverso i nostri occhi, l'Universo percepisce sé stesso. Attraverso le nostre orecchie, l'Universo ascolta le sue armonie. Siamo i testimoni attraverso cui l'Universo diventa cosciente della sua gloria e del suo splendore.
Alan W. Watts
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"On earth, the divine Sun is veiled; as a result the measure of things become relative, man can take himself for what he is not, and things can appear to be what they are not; but once the veil is torn, at the time of birth which we call death, the divine Sun appears; measures become a absolute; beings and things become what they are and follow the ways of their true nature."
Frithjof Schuon
Frithjof Schuon
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