Forwarded from ∴ Sogni nel deserto del tempo ∴ (∴ 𒀭 macs ★ ✵)
Il primato dello sguardo nella profondità di aión, il tempo metafisico,
da cui origina il mondo di chrónos e le sue catene di eventi che si snodano
secondo il ritmo di Anánke, la Necessità, inchiodati dalle relazioni di causa
ed effetto. È il mondo della dóxa parmenidea, se così vogliamo nominare
l’apparenza dei visibili (la maya degli Orientali) in quanto espressione o
manifestazione dell’Assoluto invisibile, il «cuore che non trema della ben
rotonda Verità».
da cui origina il mondo di chrónos e le sue catene di eventi che si snodano
secondo il ritmo di Anánke, la Necessità, inchiodati dalle relazioni di causa
ed effetto. È il mondo della dóxa parmenidea, se così vogliamo nominare
l’apparenza dei visibili (la maya degli Orientali) in quanto espressione o
manifestazione dell’Assoluto invisibile, il «cuore che non trema della ben
rotonda Verità».
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Il mondo «è una violenza deviata, trasfigurata, che appare come grazia, arte, armonia, evanescente tessuto dell’astrazione».
Il mondo, e con esso l’uomo, è fatalmente malato, in disconnessione totale con l’Origine, ignaro della sua origine divina e della Sorgente a cui dovrà fare, prima o poi, ritorno; e ciò da sempre, ovvero dalla sua Caduta nel mondo del divenire e della materia, all’inizio della Storia. Come scrive Guénon, di fatto «l’uomo, allontanato dal suo centro originario, si trovava rinchiuso, a partire da quel momento, nella sfera temporale; non poteva più raggiungere il punto unico dal quale tutte le cose sono contemplate nel loro aspetto eterno» .
Avendo perso il suo stato di purezza e di lucentezza originario, l’uomo ha conseguentemente perduto anche quello che tutte le tradizioni chiamano lo «stato primordiale», l’accesso al «Paradiso terrestre», il «senso dell’eternità»: in una sola parola, il Centro.
Apollo sorge e annulla questa distanza, per chi accetti di farsi colpire dalla sua freccia e sappia intendere l’Armonia cosmica insita nelle sette note ansimate dalla sua lira, facendo nascere nell’intimo abissale analogicamente correlato alla «tana» in cui si svolge l’incubatio esteriore - la capacità profetica, la mantikḗ(mantica)
Il mondo, e con esso l’uomo, è fatalmente malato, in disconnessione totale con l’Origine, ignaro della sua origine divina e della Sorgente a cui dovrà fare, prima o poi, ritorno; e ciò da sempre, ovvero dalla sua Caduta nel mondo del divenire e della materia, all’inizio della Storia. Come scrive Guénon, di fatto «l’uomo, allontanato dal suo centro originario, si trovava rinchiuso, a partire da quel momento, nella sfera temporale; non poteva più raggiungere il punto unico dal quale tutte le cose sono contemplate nel loro aspetto eterno» .
Avendo perso il suo stato di purezza e di lucentezza originario, l’uomo ha conseguentemente perduto anche quello che tutte le tradizioni chiamano lo «stato primordiale», l’accesso al «Paradiso terrestre», il «senso dell’eternità»: in una sola parola, il Centro.
Apollo sorge e annulla questa distanza, per chi accetti di farsi colpire dalla sua freccia e sappia intendere l’Armonia cosmica insita nelle sette note ansimate dalla sua lira, facendo nascere nell’intimo abissale analogicamente correlato alla «tana» in cui si svolge l’incubatio esteriore - la capacità profetica, la mantikḗ(mantica)
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Quest’ultima (mantica) nasce dalla manía, ovvero da una condizione di trance che consente di trascendere i limiti dell’ego e della coscienza ordinaria, strutturata spaziotemporalmente, aprire un varco ed entrare in contatto con
l’Assoluto invisibile metaspaziotemporale, quel nucleo metafisico in cui passato, presente e futuro sono agglutinati in un eterno «adesso», il nûn di Parmenide, e da questa postazione riverberare visioni e parole che squarciano la trama del tempo e dello spazio.
In questo modo si attua la coincidentia oppositorum tra basso e alto, tana e Polo, abissalità e assialità, grotta e omphalós, oscurità e luce, lupo e cigno,
arco e lira; e con l’annientamento di tutte le dicotomie opposte, l’adepto ha finalmente accesso alla dimensione polare e primigenia di cui Apollo è teofania, venendo iniziato alla sapienza obliqua di cui il nume iperboreo è messaggero e annunziatore (ἄγγελος). Un angelo che sorge dall’Abisso ma che, per tale via abissale, conduce al Polo assiale della manifestazione cosmica, laddove tutte le opposizioni e i contrarî si annullano, nella luce ultra boreale dell’Origine
l’Assoluto invisibile metaspaziotemporale, quel nucleo metafisico in cui passato, presente e futuro sono agglutinati in un eterno «adesso», il nûn di Parmenide, e da questa postazione riverberare visioni e parole che squarciano la trama del tempo e dello spazio.
In questo modo si attua la coincidentia oppositorum tra basso e alto, tana e Polo, abissalità e assialità, grotta e omphalós, oscurità e luce, lupo e cigno,
arco e lira; e con l’annientamento di tutte le dicotomie opposte, l’adepto ha finalmente accesso alla dimensione polare e primigenia di cui Apollo è teofania, venendo iniziato alla sapienza obliqua di cui il nume iperboreo è messaggero e annunziatore (ἄγγελος). Un angelo che sorge dall’Abisso ma che, per tale via abissale, conduce al Polo assiale della manifestazione cosmica, laddove tutte le opposizioni e i contrarî si annullano, nella luce ultra boreale dell’Origine
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