https://it.wikipedia.org/wiki/A%C5%A1a
Aša (avestico s.n.: "verità", "ordine", "giustizia") è una delle dottrine fondamentali del Mazdeismo nonché uno degli Ameša Spenta.
Come Aša Vahištā (avestico; "Verità Ottima"; in pahlavico Ardvahišt) è il quarto nome di Ahura Mazdā.
Lo Aša corrisponde allo Arta (antico-persiano) delle iscrizioni degli Achemenidi e al sanscrito vedico Ṛta.
Lo Aša è, già nelle religioni iraniche pre-mazdaiche, la nozione di "verità" acquisita per mezzo di una iniziazione che
«si trovava alla base di un misticismo "ario", contraddistinto dall'esperienza di una luce interiore e da una veggenza attuata dall'"occhio dell'anima" o da una illuminazione che consentiva di penetrare nei misteri più reconditi dell'esistenza»
(Gherardo Gnoli. Le religioni dell'antico Iran e Zoroastro in Giovanni Filoramo (a cura di) Storia delle religioni vol.1 Le Religioni antiche. Bari, Laterza, 1994 pag.469)
Coloro che erano portatori di questa condizione "illuminata", generata dal rispetto dei rituali religiosi e delle norme che li fondavano, venivano indicati come ašavan (artāvan, ṛtāvan) ovvero "possessori della Verità":
«e di conseguenza, una piena armonia con l'ordine cosmico, rituale e morale ad essa omogeneo. Grazie ad una tale acquisizione, l'ašavan iranico e lo ṛtāvan indiano entravano, per così dire, in una nuova dimensione della loro esistenza, che pur essendo caratteristica di uno stato di beatitudine post mortem, non si esauriva tuttavia nell'al di là: questi erano iniziati e veggenti, che avevano accesso ai misteri di "questa" esistenza terrena nel suo intimo legame con l'altra esistenza, inafferrabile per i sensi fisici»
(Gherardo Gnoli. Op.cit. pag.469)
Aša (avestico s.n.: "verità", "ordine", "giustizia") è una delle dottrine fondamentali del Mazdeismo nonché uno degli Ameša Spenta.
Come Aša Vahištā (avestico; "Verità Ottima"; in pahlavico Ardvahišt) è il quarto nome di Ahura Mazdā.
Lo Aša corrisponde allo Arta (antico-persiano) delle iscrizioni degli Achemenidi e al sanscrito vedico Ṛta.
Lo Aša è, già nelle religioni iraniche pre-mazdaiche, la nozione di "verità" acquisita per mezzo di una iniziazione che
«si trovava alla base di un misticismo "ario", contraddistinto dall'esperienza di una luce interiore e da una veggenza attuata dall'"occhio dell'anima" o da una illuminazione che consentiva di penetrare nei misteri più reconditi dell'esistenza»
(Gherardo Gnoli. Le religioni dell'antico Iran e Zoroastro in Giovanni Filoramo (a cura di) Storia delle religioni vol.1 Le Religioni antiche. Bari, Laterza, 1994 pag.469)
Coloro che erano portatori di questa condizione "illuminata", generata dal rispetto dei rituali religiosi e delle norme che li fondavano, venivano indicati come ašavan (artāvan, ṛtāvan) ovvero "possessori della Verità":
«e di conseguenza, una piena armonia con l'ordine cosmico, rituale e morale ad essa omogeneo. Grazie ad una tale acquisizione, l'ašavan iranico e lo ṛtāvan indiano entravano, per così dire, in una nuova dimensione della loro esistenza, che pur essendo caratteristica di uno stato di beatitudine post mortem, non si esauriva tuttavia nell'al di là: questi erano iniziati e veggenti, che avevano accesso ai misteri di "questa" esistenza terrena nel suo intimo legame con l'altra esistenza, inafferrabile per i sensi fisici»
(Gherardo Gnoli. Op.cit. pag.469)
Wikipedia
Aša
Dottrina fondamentale dello Zoroastrismo
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W. Mackenzie, docente di filosofia della biologia negli anni 60':
"I fenomeni paranormali sono tutti riconducibili al comune denominatore di alcuni particolari stati di coscienza(onirici o quantomeno oniroidi). A dimostrare che non si tratta di una concezione arbitraria, stanno le molteplici interferenze di questo universo 'più ampio' con quello ordinario, le cui leggi cessano infatti di essere operanti ogni qualvolta, ad esse, si sovrappongono quelle dell'altro. Resta il problema della natura di questo universo fondamentale a cui la mente cosciente non può accedere, mentre vi accede liberamente l'inconscio. L' idea originale che a mio avviso merita di essere presa in considerazione, è che l'evoluzione umana possa condurre ad un più stabile coordinamento tra le facoltà primordiali della paleopsiche e quelle, filogeneticamente più recenti, della coscienza... dai sogni retrospettivi alla psicometria, alle manifestazioni spiritoidi ai 'travasi di coscienza e di personalità'.
L'uomo d'altri tempi fu ossessionato dagli aspetti per lui inesplicabili della natura, nei quali vedeva l'agitarsi di forze occulte e potenzialmente minacciose. L'uomo d'oggi teme anche lui l'ignoto, ma per altri motivi, in quanto esso viene a minacciare la saldezza delle rappresentazioni ch'egli si è fatte dell'universo: le quali dovrebbero essere, a suo avviso, definitive. Di qui gli alibi ingegnosi ai quali ricorrono i seguaci di un facile razionalismo che è esattamente la negazione della razionalità autentica. Che la scienza sia chiamata a progredire infinitamente lungo la via modesta e sicura che le compete, è un fatto certo e innegabile; ma appunto per questo il suo dialogo con l'ignoto non potrà mai esaurirsi"
"I fenomeni paranormali sono tutti riconducibili al comune denominatore di alcuni particolari stati di coscienza(onirici o quantomeno oniroidi). A dimostrare che non si tratta di una concezione arbitraria, stanno le molteplici interferenze di questo universo 'più ampio' con quello ordinario, le cui leggi cessano infatti di essere operanti ogni qualvolta, ad esse, si sovrappongono quelle dell'altro. Resta il problema della natura di questo universo fondamentale a cui la mente cosciente non può accedere, mentre vi accede liberamente l'inconscio. L' idea originale che a mio avviso merita di essere presa in considerazione, è che l'evoluzione umana possa condurre ad un più stabile coordinamento tra le facoltà primordiali della paleopsiche e quelle, filogeneticamente più recenti, della coscienza... dai sogni retrospettivi alla psicometria, alle manifestazioni spiritoidi ai 'travasi di coscienza e di personalità'.
L'uomo d'altri tempi fu ossessionato dagli aspetti per lui inesplicabili della natura, nei quali vedeva l'agitarsi di forze occulte e potenzialmente minacciose. L'uomo d'oggi teme anche lui l'ignoto, ma per altri motivi, in quanto esso viene a minacciare la saldezza delle rappresentazioni ch'egli si è fatte dell'universo: le quali dovrebbero essere, a suo avviso, definitive. Di qui gli alibi ingegnosi ai quali ricorrono i seguaci di un facile razionalismo che è esattamente la negazione della razionalità autentica. Che la scienza sia chiamata a progredire infinitamente lungo la via modesta e sicura che le compete, è un fatto certo e innegabile; ma appunto per questo il suo dialogo con l'ignoto non potrà mai esaurirsi"
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LA LEGGENDA DEI DUE SOLI⚫️
(parte 1)
« Suo è il racconto di quando tutto è ancora silenzioso e placido.
Tutto è silenzioso e calmo.
Silenzioso e privo di tutto è il vuoto celeste
Ascolta, ora, le prime parole, il primo discorso. Non c'è ancora una persona,
un animale, un uccello, un pesce, un granchio, un albero, una roccia, una cavità, un canyon, un prato o una foresta.
Tutto solo il cielo esiste. La faccia della terra non è ancora apparsa.
Solo giace il Vuoto. Non c'è ancora niente raccolto insieme.
Tutto è a riposo. Niente si muove. Non c'è ancora niente che possa esistere.
Tutto giace placido e silenzioso nell'oscurità, nella notte.
Poi venne la parola di Mazta. Cuore di Cielo è arrivato qui, dicendo:
“Considero il Vuoto, sono il suo sole, e sono la sua luce.
E io sono anche la sua luna quando ce ne sarà una.
Così sia, la mia luce è grande”. »
— L'età del sole
(parte 1)
« Suo è il racconto di quando tutto è ancora silenzioso e placido.
Tutto è silenzioso e calmo.
Silenzioso e privo di tutto è il vuoto celeste
Ascolta, ora, le prime parole, il primo discorso. Non c'è ancora una persona,
un animale, un uccello, un pesce, un granchio, un albero, una roccia, una cavità, un canyon, un prato o una foresta.
Tutto solo il cielo esiste. La faccia della terra non è ancora apparsa.
Solo giace il Vuoto. Non c'è ancora niente raccolto insieme.
Tutto è a riposo. Niente si muove. Non c'è ancora niente che possa esistere.
Tutto giace placido e silenzioso nell'oscurità, nella notte.
Poi venne la parola di Mazta. Cuore di Cielo è arrivato qui, dicendo:
“Considero il Vuoto, sono il suo sole, e sono la sua luce.
E io sono anche la sua luna quando ce ne sarà una.
Così sia, la mia luce è grande”. »
— L'età del sole
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(parte 2)
La leggenda dei due soli, il sole chiaro di Mazta e il sole oscuro di Ahriman, è un'allegoria manichea derivata da storie orali tramandate dalla storica Era del mare e del cielo avvelenati. Questo mito post-cataclismico allegorizza l'oscurità del lungo inverno e la successiva rottura del cielo come rappresentazioni di una lotta cosmica combattuta tra esseri celesti rivali: un dio della luce e un dio dell'oscurità. Molte culture Zoner aderiscono a tradizioni mitologiche dualistiche simili, la più notevole di queste è il Culto dei due soli, che trae la sua teologia direttamente dalla leggenda di Mazta e Ahriman.
La leggenda dei due soli, il sole chiaro di Mazta e il sole oscuro di Ahriman, è un'allegoria manichea derivata da storie orali tramandate dalla storica Era del mare e del cielo avvelenati. Questo mito post-cataclismico allegorizza l'oscurità del lungo inverno e la successiva rottura del cielo come rappresentazioni di una lotta cosmica combattuta tra esseri celesti rivali: un dio della luce e un dio dell'oscurità. Molte culture Zoner aderiscono a tradizioni mitologiche dualistiche simili, la più notevole di queste è il Culto dei due soli, che trae la sua teologia direttamente dalla leggenda di Mazta e Ahriman.