∴ Sogni nel deserto del tempo ∴ – Telegram
∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Eternal Ocean of Multiverses
This higher-dimensional view of the multiverse depicts a cluster of universes that happen to be “next door” to each other, each with different fundamental laws of physics.

Art of Richard Bizley
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Forwarded from Diana Elena Ițco
“Mio Dio, il tuo mare é così grande e la mia barca così piccola”

Centro dell'Ammasso Globulare Omega Centauri
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Natural Duality
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The Beauty of Sadness
Soulo :soulosaint
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Come il pianeta gira in torno al sole ma allo stesso tempo ruota sul proprio asse, così l'individuo partecipa allo sviluppo dell'umanità mentre si fa strada da solo, nella vita.
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Kali Ma, called the "Dark Mother," is the Hindu goddess of creation, preservation, and destruction. Also known as the Black Goddess, Maha Kali, Nitya Kali, Smashana Kali, Raksha Kali, Shyama Kali, Kalikamata, and Kalaratri.
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The "Distant" Sirius Sun
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https://axismundi.blog/2018/02/28/animali-spirituali-tradizioni-native-del-canada-subartico/

La ‘spiritualizzazione’ degli animali e le loro rispettive funzioni archetipicali nella visione olistica dei nativi americani dell’estremo nord
Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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Forwarded from 𝔳.𝔦.𝔱.𝔯.𝔦.𝔬.𝔩. (𝔰𝔢𝔯𝔭𝔢𝔫𝔱𝔦𝔫𝔞)
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< L’incipit del libro IX della Topografia di Cosma, disputando sul moto degli astri «provocato ciclicamente da una folta schiera di Angeli» (analoga a quella riconosciuta nella religione mazdeista persiana), raffigura plasticamente un «cosmogramma zodiacale» al cui centro svetta la Montagna cosmica, significativamente denominata Hyperborea: come rileva Albrile, «il nome non è scelto a caso e viene usato da Cosma per indicare l’estremo Nord per antonomasia». Una strofa di un canto romeno del ciclo del divino «Pastore solare» Ilion, per quanto criptica («A destra del Santo Sole, c’è una tavola rotonda con degli Angeli intorno»), sembra un’allusione a un cosmogramma di tal specie, con al centro il «Grande Monastero Bianco» dove il dio dimora, indubbio simbolo iperboreo (il colore immacolato parla chiaro) nonché oltreluogo in cui si verifica la congiunzione dei contrarî: l’Isola e il Monastero bianchi all’interno del Mar Nero, i primi due simboli del Centro assiale e polare e il terzo dell’Abisso delle Acque Inferiori.
Tradizioni simili erano diffuse non solo fra i popoli mediterranei e celtici, ma nell’intero ecumene sacrale eurasiatico. Gli indo-iranici preservano il ricordo di una Terra d’Origine denominata Ayrianem Vaêjô, isola estremo-settentrionale creata in illo tempore dal dio di luce Ahura Mazda, dove si trova la «gloria splendente» e il regno del re Yima — che analogamente ad Apollo è definito il «Glorioso» e lo «Splendente», ed è omologo anche al Saturno latino dell’età aurea — dove non vi era né malattia, né morte, né stagioni. Trattasi della «Terra di Luce» o Terra Lucida di Mandei, Manichei e Sufi […]. Originariamente abitata dalla prima razza perfetta, la sua Primavera perenne venne scossa improvvisamente da un «fatale inverno» quando Ahrimane, il dio delle tenebre, inviò la «serpe dell’inverno» ponendo fine all’età aurea. Yima, avvisato in anticipo da Ahura Mazda, raccolse i semi dell’umanità in un’arca: ecco un altro topos ricorrente in tutto il mondo, segnatamente nei cosiddetti miti diluviali, quello dei cosiddetti «Salvati dalle Acque», ovvero dall’oceano caotico che è raffigurazione metaforica dell’aspetto cronico e involutivo della manifestazione cosmica. Come commenta Evola,
« […] nel mito diluviale la scomparsa della terra sacra che ormai un mare tenebrosum — le "Acque della Morte" — separa dagli uomini, può anche assumere un significato che lo connette al simbolismo dell’ "arca", cioè della preservazione dei "germi dei Viventi" […]: lo sparire della terra sacra leggendaria può anche significare il passare nell’invisibile, nell’occulto o immanifesto, del centro che conserva inalterata la spiritualità primordiale non-umana: giacché come "invisibili" — secondo Esiodo — continuerebbero ad esistere, quali guardiani degli uomini, gli esseri della prima età "che mai sono morti". […] Al prevalere dell’empietà sulla terra, i superstiti delle età precedenti passarono in una sede "sotterranea" — cioè invisibile — che, per interferenza col simbolismo dell’ "altezza", spesso viene situata nei monti. »
Nell’induismo si parla del çteva-dvîpa (dvîpa sta per «continente», «isola» ma anche per «ciclo»), l’«Isola dello Splendore» localizzata nell’estremo Settentrione e abitata dal popolo divino degli Uttarakura, in tutto identici agli Iperborei della tradizione ellenica: essa sarebbe la Terra Primordiale, il Continente “emerso” durante il primo ciclo cosmico, nell’illud tempus delle Origini. La sua credenza si mescola con quella del saka-dvîpa, situato anch’esso nell’estremo Nord, nel «mare bianco» o «mare di latte». Il Kurma Purana parla della «sede del Vishnu solare, avente per segno la “croce polare”, cioè la croce uncinata o svastika», simbolo grafico che noi sappiamo derivare dalla rotazione della costellazione del Grande Carro intorno alla Stella Polare: la regione siderale posta fra l’Orsa Maggiore e la Stella Polare è denominata infatti in India il «Sentiero di Viśnu». In questa sede cosmica estremo-settentrionale e assiale risiederebbero
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« […] i grandi asceti, mahâyogi ed i "figli di Brahman" (equivalenti agli "uomini trascendenti" abitanti nel nord, di cui nella tradizione cinese): essi vivono presso Hari, che è lo stesso Vishnu, concepito come "il Biondo" o "l’Aureo", e presso un trono simbolico "sostenuto da leoni, splendente come il sole e radiante come il fuoco". » >>
— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, Axis Mundi Edizioni 2022, cap. III §9
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