"Poco dopo mi posai a terra e mi trovai nel mezzo d'una grande distesa deserta, soffusa d'una luce fosca che dava un senso di indicibile desolazione. Lontano, alla mia destra, ardeva in cielo un gigantesco cerchio di fuoco rosso cupo. Dall'orlo esterno del cerchio dardeggiavano enormi fiamme contorte e lanceolate, mentre l'interno del cerchio era nero, come le tenebre della notte dello spazio. Capii che era quel sole fantastico che conferiva al paesaggio quella luce desolata.
Distolsi lo sguardo da quella fosca sorgente di luce per osservare di nuovo il luogo ove mi trovavo. Ovunque guardassi, non c'era altro che la stessa piatta, monotona pianura senza fine. Non vidi alcun segno di vita, neppure i resti di qualche antica abitazione.
Mi accorsi intanto che mi stavo spostando in avanti, attraverso la pianura deserta. Per un'eternità, mi parve, avanzai così, come fluttuando. Non sentivo molta impazienza; solo una certa curiosità e una grande, incessante meraviglia. Poi mi parve che una lieve bruma rossastra velasse la pianura. Ma, quando guardai più attentamente, non riuscii a capire se si trattasse veramente di bruma; perché pareva fondersi con la pianura e fare tutt'uno con essa, piuttosto che posarvicisi sopra. Ciò le conferiva una qualità irreale, assai strana; dava ai sensi l'impressione di essere incorporea. Ai miei fianchi si innalzavano a picco immense pareti scoscese di roccia. Altissima, sopra di me, c'era una sottile striscia rossa, dove si apriva la voragine, tra picchi inaccessibili. Sotto, regnavano le tenebre cupe e profonde, e gelido silenzio. Un minuto dopo ero all'imbocco della voragine, e dinanzi a me si apriva un enorme anfiteatro di monti. Ma non badai affatto ai monti, o alla terribile grandiosità del luogo; Ed ecco, frugando lassù con occhi sgomenti, un nuovo orrore mi prese: infatti tra i picchi indistinti, alla mia destra, avevo notato una grande forma nera, una specie di gigante. A poco a poco, lo distinsi meglio. Aveva un'enorme testa d'asino, orecchie gigantesche, e pareva fissare, attento, giù nell'arena. C'era qualcosa, nel suo atteggiamento, che mi fece pensare che fosse appostato così in eterno, che fosse a guardia di quel lugubre luogo da tempo incalcolabile. Lentamente, il mostro mi apparve più chiaro; poi il mio sguardo si spostò, rapido, su un punto più alto e lontano, tra i dirupi. Per un lungo istante guardai, atterrito. Avevo la strana sensazione di qualcosa di vagamente familiare, qualcosa che smuoveva ricordi sepolti nella mia mente. Era una forma nera, con quattro braccia grottesche. I lineamenti erano confusi. Intorno al collo, erano appesi vari oggetti di colore chiaro. Lentamente, i particolari si fecero più precisi e mi accorsi, senza emozione, che erano teschi. Un'altra cintura, più in basso, spiccava chiara sul corpo nero e, mentre la guardavo, un ricordo affiorò nella mia mente: quella che stavo guardando era un'immagine mostruosa di Kali, la dea indù della morte. Altri lontani ricordi mi tornarono alla mente. Guardai ancora l'enorme essere dalla testa d'asino e vi riconobbi l'antico dio egizio Set o Seth, il Distruttore delle Anime..."
W.H. Hodgson- La casa sull'abisso
Distolsi lo sguardo da quella fosca sorgente di luce per osservare di nuovo il luogo ove mi trovavo. Ovunque guardassi, non c'era altro che la stessa piatta, monotona pianura senza fine. Non vidi alcun segno di vita, neppure i resti di qualche antica abitazione.
Mi accorsi intanto che mi stavo spostando in avanti, attraverso la pianura deserta. Per un'eternità, mi parve, avanzai così, come fluttuando. Non sentivo molta impazienza; solo una certa curiosità e una grande, incessante meraviglia. Poi mi parve che una lieve bruma rossastra velasse la pianura. Ma, quando guardai più attentamente, non riuscii a capire se si trattasse veramente di bruma; perché pareva fondersi con la pianura e fare tutt'uno con essa, piuttosto che posarvicisi sopra. Ciò le conferiva una qualità irreale, assai strana; dava ai sensi l'impressione di essere incorporea. Ai miei fianchi si innalzavano a picco immense pareti scoscese di roccia. Altissima, sopra di me, c'era una sottile striscia rossa, dove si apriva la voragine, tra picchi inaccessibili. Sotto, regnavano le tenebre cupe e profonde, e gelido silenzio. Un minuto dopo ero all'imbocco della voragine, e dinanzi a me si apriva un enorme anfiteatro di monti. Ma non badai affatto ai monti, o alla terribile grandiosità del luogo; Ed ecco, frugando lassù con occhi sgomenti, un nuovo orrore mi prese: infatti tra i picchi indistinti, alla mia destra, avevo notato una grande forma nera, una specie di gigante. A poco a poco, lo distinsi meglio. Aveva un'enorme testa d'asino, orecchie gigantesche, e pareva fissare, attento, giù nell'arena. C'era qualcosa, nel suo atteggiamento, che mi fece pensare che fosse appostato così in eterno, che fosse a guardia di quel lugubre luogo da tempo incalcolabile. Lentamente, il mostro mi apparve più chiaro; poi il mio sguardo si spostò, rapido, su un punto più alto e lontano, tra i dirupi. Per un lungo istante guardai, atterrito. Avevo la strana sensazione di qualcosa di vagamente familiare, qualcosa che smuoveva ricordi sepolti nella mia mente. Era una forma nera, con quattro braccia grottesche. I lineamenti erano confusi. Intorno al collo, erano appesi vari oggetti di colore chiaro. Lentamente, i particolari si fecero più precisi e mi accorsi, senza emozione, che erano teschi. Un'altra cintura, più in basso, spiccava chiara sul corpo nero e, mentre la guardavo, un ricordo affiorò nella mia mente: quella che stavo guardando era un'immagine mostruosa di Kali, la dea indù della morte. Altri lontani ricordi mi tornarono alla mente. Guardai ancora l'enorme essere dalla testa d'asino e vi riconobbi l'antico dio egizio Set o Seth, il Distruttore delle Anime..."
W.H. Hodgson- La casa sull'abisso
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Forwarded from Biblioteca del Curioso (Vittorio Fincati)
Lago di Piediluco (= ai piedi del sacro bosco) tra Terni e Rieti, luogo un tempo popolato dagli Aborigeni, fotografato in un'alba invernale.
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Alcuni hanno ipotizzato se sia possibile per un pianeta in orbita attorno a una nana bruna avere acqua liquida sulla sua superficie per un periodo sufficientemente lungo da ospitare lo sviluppo della vita di tipo terrestre (cioè almeno tre miliardi di anni per lo sviluppo di complessi multicellulari Piante e animali). Mentre le nane brune si raffreddano con il tempo perché mancano di reazioni di fusione autosufficienti come le stelle, i calcoli indicano che il tempo durante il quale la temperatura di un pianeta roccioso rimane nell'intervallo dell'acqua liquida durante lo sbiadimento della sua nana bruna madre può essere modellato come un funzione della massa della nana bruna e della distanza orbitale del pianeta. Utilizzo di modelli evolutivi per nane brune e flusso radiativo, criteri per stabilire i bordi interni ed esterni di una potenziale zona abitabile di una nana bruna (dal limite interno della "stratosfera umida" alla distanza più esterna per il riscaldamento dell'effetto serra dall'anidride carbonica atmosferica) (Kastings et al, 1993), le durate dell'abitabilità planetaria vanno da Da 0,5 a due miliardi di anni per una nana bruna di massa di 0,03 masse solari a da due a 10 miliardi di anni per una nana bruna di massa di 0,07 masse solari. Sfortunatamente, tali pianeti devono orbitare in prossimità del raggio orbitale di Roche(entro due o tre raggi di Roche) dalla loro nana bruna ospite, vicino a dove le forze di marea dovute alla gravità di una nana bruna faranno a pezzi il pianeta. Inoltre, tali pianeti o, almeno, le loro atmosfere potrebbero essere distrutti durante il periodo più caldo della vita di una nana bruna subito dopo la formazione (Andreeshchev e Scalo, 2004 ; e Phil Gilster, Centauri Dreams blog, 21 giugno 2010).
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Forwarded from ILLUSTRATOR
Г. Ф. Лавкрафт. Сборник
Иллюстратор Virgil Finlay, 1977
Иллюстратор Virgil Finlay, 1977
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