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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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https://it.wikipedia.org/wiki/Dzogchen

Lo Dzogchen (rDzogs chen o Atiyoga, in tibetano རྫོགས་ཆེན།, rDzogs chenW, ZogqênP), secondo alcune scuole del buddhismo tibetano e della tradizione religiosa Bön, è lo stato naturale e primordiale, ovvero una condizione spontanea della mente, e, allo stesso tempo il corpus di insegnamenti volti a realizzare tale condizione. Lo Dzogchen, o Grande Perfezione, è un insegnamento centrale della scuola Nyingmapa, e pratiche tese al suo riconoscimento interiore sono praticate anche da seguaci di altre scuole del buddhismo tibetano. Secondo la letteratura che lo riguarda, lo Dzogchen è il più alto e definitivo percorso verso l'illuminazione.

La nostra natura ultima viene definita come pura e omnicomprensiva, come consapevolezza primordiale e sempre naturalmente presente come sfondo di ogni evento psichico. Questa "consapevolezza intrinseca" non ha forma propria e tuttavia rende possibile la percezione oltre che permettere a ogni essere senziente di sperimentare, riflettere o esprimersi in tutte le forme.

L'analogia data dai maestri della tradizione Dzogchen è che la natura di un essere vivente è come uno specchio che rifletta in modo totale e comprensivo gli oggetti ma che in nessun caso è mai influenzato dagli stessi riflessi in esso, oppure come una sfera di cristallo perfettamente trasparente, capace di assumere in sé il colore della luce alla quale venga esposta senza per questo cambiare nella sua natura originaria neutra e priva di propria colorazione.
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Boris Anisfeld, Buddha with pomegranates, 1916
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« Il riso degli dei si pone dunque come simbolo del ritorno del tempo all’antica condizione di perfezione aurorale, all’alba dell’Anno Perfetto, quando Sole e Luna erano immaginati in accordo entro la “casa” dei Gemelli. Ciò che sorprende è la resistenza a livello inconscio del mitologhema, che si trasmette pressoché immutato anche nel folklore, conservando caratteri precisi e riconoscibili, a testimonianza del fatto che il “sentimento del tempo” è ciò che costituisce l’uomo e non accenna a scemare neanche davanti al tramontare degli antichi culti.
Come riconosce Propp a proposito del riso di Sarah, moglie di Abramo, abbiamo anche qui “un riflesso del riso magico che ancora una volta non è compreso del tutto, in quanto è mutato l’ambiente storico, per cui la magia del riso diventa ormai incomprensibile”. La Bibbia (Genesi, XVIII, 12) attribuisce a Sarah un riso — interpretato come sarcastico — nell’udire che avrebbe partorito un figlio, pur ormai così avanti negli anni. Eppure, il nome di Isacco, Ishak, significherebbe proprio “il ridente”, da ricollegarsi all’espressione Ishakel = “dio ride”. Isacco, in quanto capostipite e genitore, nonché ideale rinnovatore cosmogonico, è “colui che ride”.
Con il giudeo-cristianesimo, rigettante i cicli cosmici di morte e rinascita, si chiude definitivamente il tempo del riso degli dei. Laddove si diceva che perfino Zoroastro venne al mondo ridendo, “il Dio ebraico-cristiano non sa ridere… Il Dio ebraico-cristiano non ride, eccetto che nella rabbia più amara. Nella sua immobile solennità si rispecchia il lato oscuro dello spirito umano”: così scrive Walter Friedrich Otto. Il vitalismo dello spirito pagano, che conservava nel neoplatonismo un’ultima scintilla (in un inno di un autore neoplatonico dedicato a Helios ancora si dice “ridendo, hai dato al mondo il sacro genere umano”), quel vitalismo rispecchiantesi nella potenza dei cicli, viene infine messo da parte. Il cosmo, che si rinnovava in un riso, rimane come sbigottito davanti allo sguardo torvo del Dio giudeo-cristiano eterno giudice. »
— Andrea Casella, "La Macchina del Tempo. Saggio sulla Cosmoteologia Arcaica", Axis Mundi Edizioni 2023
Stai osservando più di 45.000 galassie.

Questa immagine è stata scattata come parte del JWST Advanced Deep Extragalactic Survey (JADES).
La luce proveniente da galassie lontane viene allungata a lunghezze d'onda maggiori e colori "più rossi" nel tempo a causa dell'espansione dell'universo, un fenomeno chiamato spostamento verso il rosso. Gli astronomi misurano il redshift di una galassia per sapere quanto è lontana e quando esisteva nell'universo primordiale. Prima di Webb, c'erano solo poche dozzine di galassie osservate al di sopra di un redshift di 8, corrispondente a quando l'universo aveva meno di 650 milioni di anni. Ora il programma JADES di Webb ha scoperto quasi un migliaio di queste galassie estremamente distanti!
Nessuno ha mai detto che l'universo debba essere un posto accogliente. (R. Panek)
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Apache Devil dancer 1939
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Forwarded from ⫷ Bouillon ⫸
Death- The Fourth Horseman of the Apocalypse
The Apocalypse Tapestry
Jean Bondol and Nicholas Bataille
1382 A.D.
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“COME TIZZONI, RAGAZZO MIO. SONO COME TIZZONI, GLI OCCHI DEL LUPO, DI NOTTE”.
Fred Vargas, L’uomo a rovescio.
“In aree sacre e in necropoli, specialmente, ma non solo, del Volsiniese, ciottoloni, almeno in parte lavorati e levigati, si distinguono nettamente dai comuni cippi sepolcrali per essere di durissima pietra effusiva di color nero, bigio o bluastro (basalto, lidite, trachite), oppure di color verde cupo (serpentina, diorite) Sono di forma ovoidale, di grande o più piccolo formato, a Orvieto collocati su basette in nenfro o arenaria fornite di un apposito alloggiamento e riccamente scorniciate a mo’ di piccoli altari”.

“I più grandi possono avere raffigurato a bassorilievo un fulmine a forma di asticella dalle estremità cuspidate come quelle di una freccia, allusivo della temuta capacità fulguratoria del dio a cui sono dedicati. Il colore scuro appare evidentemente in connessione con l’Oltretomba e secondo Giovanni Colonna i cippi possono essere considerati simulacri del dio Sur/Suri (termine che potrebbe significare il Nero) o, se rinvenuti in tombe, ‘sostituti’ dell’immagine del defunto…”
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Forwarded from brainsink
Arthur Rackham ~ Hercules Supporting the Sky instead of Atlas
By WileyWallace on IG
Forwarded from 𝗔𝗥𝗥𝗢𝗪 (𝐓𝐎𝐌𝐌𝐘)