Agathos raccontava che quando era bambino, in età puerile, la maestra gli assegnò questo compito: "Scrivi una lettera a un personaggio storico". Ecco cosa scrisse:
EPISTOLA CH'UN IMPLUME SCRITTORE SPEDI' AL VENTO PRIMA DI PARTIRSI DALLA VITA CON LA LINGUA ANCORA PREGNA DI LATTE
Nobilissimo Mecenate,
non sono solito a scrivere lettere a personaggi magni, famosi, facoltosi e potenti.
Non cerco il favore dei grandi né i fasti della ricchezza, io col mio giusto discernimento m'affido alla vostra somma generosità come esule figliuol alla ritrovata patria tanto cara da immortalare la sua gloria con il proprio sangue acceso di lodi più durature del bronzo e di inni più forti dell'eterno scroscio del tempo.
O Mecenate, se solo i vostri occhi potessero vedere di cosa è capace il mio ingegno libero dalle meschine orde delle preoccupazioni quotidiane, allora vi sembrerà senza prezzo ogni sua opera e un monumento senza eguali la sua voce e un sacro laureto il suo cappelletto.
Sono divorato da atroci patiboli inferi, ormai vegeto come larva infernale, quando mi guardo allo specchio vedo uno scheletro di terribili cicatrici, la morte sempre vicina non mi allevia il male sì ch'io ho disperato anche la frescura della tomba, non so com'io possa avere ancora la lucidità di scrivere quest'ultima mia missiva, ma sono sicuro come il Sole è fuoco, il Cielo aria e l'Oceano acqua, che la vostra sincera magnanimità mi ridarebbe d'un colpo prodigioso la vita e risusciterei dalla povertà materiale.
O Mecenate, non m'interessano ville patrizie, banchetti sontuosi, auto di lusso, piscine, giovani donne compiacenti, ben lungi è la mia condizione che potrebbe permettermi d'esprimere quello che Omero cominciò e che Orazio lasciò manco, a me basta la concessione che a suo tempo il modesto Petrarca ottenne: una sobria dimora lontana di molto dalla demente città e dal volgare mercato, piantata in un luogo di verde silenzio e di sola natura, alcuni cavalli, cani, poche ancelle e pochi fanti e tutto ciò che necessita per un degno palato. Null'altro! Ai libri ci penso io come pure allo studio e mi par d'essere stato troppo stretto verso di voi, o munifico Mecenate, ma è davvero un niente per le vostre smisurate casse quando vi prometto solennemente, e la mia parola è più solida del verbo di Dio, che renderò il vostro nome ancor più illustre di quanto abbia già brillato nei duemila anni appena celebrati.
Onori e grazie siano a voi riconosciuti più di ogni altro per aver dato a me medesimo la possibilità di compiere per intero quello che io miro: colla verità cavare il nerbo alla viltà e insieme alla bellezza erigere il destino degli uomini.
Ma, o solerte Mecenate, ancora un giro lunare ed io sarò annegato nel fango del mondo.
IL POETA MORIBONDO
EPISTOLA CH'UN IMPLUME SCRITTORE SPEDI' AL VENTO PRIMA DI PARTIRSI DALLA VITA CON LA LINGUA ANCORA PREGNA DI LATTE
Nobilissimo Mecenate,
non sono solito a scrivere lettere a personaggi magni, famosi, facoltosi e potenti.
Non cerco il favore dei grandi né i fasti della ricchezza, io col mio giusto discernimento m'affido alla vostra somma generosità come esule figliuol alla ritrovata patria tanto cara da immortalare la sua gloria con il proprio sangue acceso di lodi più durature del bronzo e di inni più forti dell'eterno scroscio del tempo.
O Mecenate, se solo i vostri occhi potessero vedere di cosa è capace il mio ingegno libero dalle meschine orde delle preoccupazioni quotidiane, allora vi sembrerà senza prezzo ogni sua opera e un monumento senza eguali la sua voce e un sacro laureto il suo cappelletto.
Sono divorato da atroci patiboli inferi, ormai vegeto come larva infernale, quando mi guardo allo specchio vedo uno scheletro di terribili cicatrici, la morte sempre vicina non mi allevia il male sì ch'io ho disperato anche la frescura della tomba, non so com'io possa avere ancora la lucidità di scrivere quest'ultima mia missiva, ma sono sicuro come il Sole è fuoco, il Cielo aria e l'Oceano acqua, che la vostra sincera magnanimità mi ridarebbe d'un colpo prodigioso la vita e risusciterei dalla povertà materiale.
O Mecenate, non m'interessano ville patrizie, banchetti sontuosi, auto di lusso, piscine, giovani donne compiacenti, ben lungi è la mia condizione che potrebbe permettermi d'esprimere quello che Omero cominciò e che Orazio lasciò manco, a me basta la concessione che a suo tempo il modesto Petrarca ottenne: una sobria dimora lontana di molto dalla demente città e dal volgare mercato, piantata in un luogo di verde silenzio e di sola natura, alcuni cavalli, cani, poche ancelle e pochi fanti e tutto ciò che necessita per un degno palato. Null'altro! Ai libri ci penso io come pure allo studio e mi par d'essere stato troppo stretto verso di voi, o munifico Mecenate, ma è davvero un niente per le vostre smisurate casse quando vi prometto solennemente, e la mia parola è più solida del verbo di Dio, che renderò il vostro nome ancor più illustre di quanto abbia già brillato nei duemila anni appena celebrati.
Onori e grazie siano a voi riconosciuti più di ogni altro per aver dato a me medesimo la possibilità di compiere per intero quello che io miro: colla verità cavare il nerbo alla viltà e insieme alla bellezza erigere il destino degli uomini.
Ma, o solerte Mecenate, ancora un giro lunare ed io sarò annegato nel fango del mondo.
IL POETA MORIBONDO
“La maggior parte dell’umanità è predisposta alla sottomissione. Gente inconsapevole, gestita completamente. Chi ha capito, ha capito, non ha bisogno di consigli. Chi non ha capito, non capirà mai. Io non biasimo queste persone perché loro sono strutturati per vivere e basta. Casa vuol dire vivere e basta?
Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro. C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione.
Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri..."
Giovanni Cianti
Mangiare, bere, respirare, partorire, lavorare, guardare la televisione, mangiare la pizza il sabato sera, andare a vedere la partita. Il loro mondo finisce lì. Non sono in grado di percepire altro. C’è invece un piccolissimo gruppo di esseri umani che sono “difetti di fabbricazione”: sono sfuggiti al controllo qualità della linea di produzione.
Sono pochi, sono eretici, sono guerrieri..."
Giovanni Cianti
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«In uno dei pianeti che girano intorno alla stella che si chiama Sirio, c'era un giovane molto intelligente, che ho avuto l'onore di conoscere durante il recente viaggio che ha fatto nel nostro piccolo formicaio. Si chiamava Micromega, nome perfettamente adatto a tutte le persone grandi. Era alto otto leghe, voglio dire ventiquattromila passi geometrici di cinque piedi ciascuno.»
(Micromega, incipit)
Micromega è un racconto filosofico scritto da Voltaire nel 1752.
https://it.wikipedia.org/wiki/Micromega
(Micromega, incipit)
Micromega è un racconto filosofico scritto da Voltaire nel 1752.
https://it.wikipedia.org/wiki/Micromega
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