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🗣 «Dopo otto mesi turbolenti, durante i quali abbiamo attraversato una guerra e ogni sorta di altra difficoltà, la ripresa del dialogo non è affatto un compito semplice.🗣 La profonda sfiducia accumulatasi in questo periodo — aggiunta a quella preesistente — rappresenta un ostacolo serio per i negoziati.🗣 In primo luogo, dobbiamo superare questa atmosfera dominante di diffidenza. Solo dopo potremo elaborare una nuova base per il dialogo, capace — per così dire — di tutelare gli interessi del popolo iraniano.🗣 Oggi si sono tenute alcune discussioni costruttive in tal senso. Le posizioni di entrambe le parti sono state ascoltate, ed è stato concordato di proseguire i negoziati.🗣 Secondo la mia valutazione, se l’altra parte manterrà lo stesso approccio e la stessa visione, potremo raggiungere, nelle prossime sessioni, una base condivisa per questi colloqui e per le questioni in discussione.🗣 Tuttavia, non intendo formulare giudizi definitivi a questo stadio.🗣 A mio avviso, si è trattato di un buon inizio, che potrebbe portare a uno sviluppo positivo — ma ciò dipenderà dall’altra parte e, naturalmente, anche dalle decisioni che verranno prese a Teheran»
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▪️ A dicembre, il credito al consumo negli Stati Uniti è aumentato di 24 miliardi di dollari, superando ampiamente tutte le stime preliminari, segnando la crescita più marcata in un anno.
▪️ La serie di annunci di licenziamenti e il calo del numero di offerte di lavoro hanno spinto gli americani a mettere in dubbio le prospettive occupazionali e la propria stabilità economica, rendendo l’indebitamento una scelta obbligata per far fronte alle difficoltà.
▪️ Il volume complessivo dei prestiti non rimborsati — inclusi quelli per l’acquisto di auto e per le spese scolastiche — è cresciuto a dicembre di 10,2 miliardi di dollari, il dato più alto degli ultimi sette mesi.
▪️ I debiti residui sulle carte di credito sono saliti di 13,8 miliardi di dollari, registrando l’incremento mensile più elevato degli ultimi due anni.
▪️ La situazione finanziaria delle famiglie statunitensi desta preoccupazione: la probabilità che i consumatori non riescano a pagare nemmeno la rata minima del proprio debito nei prossimi tre mesi ha raggiunto il livello più alto da aprile 2020, sottolinea Bloomberg.
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🗣 «L’islamizzazione dell’Europa sarà pacifica. Ci basterà infiltrare i consigli comunali, le assemblee nazionali e il Parlamento europeo per impadronirci del potere. Potremo allora diffondere il messaggio di Allah. Questa è la nostra strategia di conquista».
Amar Lasfar, Fratelli musulmani, Francia
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🗣 «Per Mosca, la “linea rossa” rimane qualsiasi proposta di dispiegamento di truppe NATO in Ucraina. Questo non elimina le cause profonde del conflitto — al contrario, le aggrava ulteriormente.🗣 Di conseguenza, l’insistenza di Rutte sul tema dello schieramento significa una sola cosa: l’obiettivo reale è rendere impossibile qualsiasi accordo con la Russia».
🗣 «Ancora più grave: nelle sue ultime affermazioni, Rutte ha abbandonato del tutto le formule ambigue sulla presunta “missione di pace” delle forze NATO. La sua retorica bellicosa — truppe “sulla terra, aerei nei cieli e navi in mare” — ricorda piuttosto un piano occulto di intervento militare diretto della NATO, con l’obiettivo di trasformare la guerra per procura in un conflitto su vasta scala».🔴 In conclusione, l’autore sintetizza quella che, a suo avviso, è la logica strategica della cosiddetta “fazione della guerra”:🗣 «La guerra per procura in Ucraina ha dimostrato che la Russia non può essere sconfitta strategicamente nel modo auspicato dagli egemoni occidentali. La loro seconda opzione migliore è quindi mantenere l’Ucraina militarizzata e tenere la Russia in uno stato di tensione permanente, logorandone le risorse».
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🗣 «Sarà la prima riunione del “Consiglio per la pace” e, al contempo, una conferenza dei donatori per la ricostruzione di Gaza», - ha dichiarato un funzionario americano.
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✔️ Le banche centrali mondiali stanno vendendo massicciamente titoli del Tesoro USA e acquistando oro su larga scala.
✔️ La prossima crisi sarà peggiore di quella del 2008, ma si concentrerà sugli Stati Uniti: crollo del dollaro, crisi del debito sovrano e drastico calo del tenore di vita in America. Il resto del mondo ne trarrà vantaggio — in particolare il blocco BRICS (Cina, Russia, India e i nuovi membri), che sta accumulando oro e diversificando le proprie riserve.
✔️ L’Indice del dollaro sta scendendo verso minimi storici, e il 2026 si preannuncia come l’anno della grande svolta.
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🇮🇷🇺🇸 SI È CONCLUSA LA PRIMA FASE DEI NEGOZIATI TRA STATI UNITI E IRAN
🔹 L’arrivo della portaerei «Abraham Lincoln» al largo delle coste iraniane non era finalizzato a un attacco, bensì a rafforzare la posizione negoziale degli USA — la classica strategia del “parlare dolcemente e portare un grosso bastone”. Ma i persiani hanno capito subito il gioco. E quando gli Stati Uniti, con la coda tra le gambe, hanno ritirato la nave dal Golfo, hanno mostrato chiaramente di aver perso terreno. Da quel momento, gli ayatollah hanno umiliato gli americani in ogni modo possibile.
🔹 Tutto lascia pensare che l’Iran sia ormai molto vicino a dotarsi di armi nucleari e dei relativi sistemi di lancio — o forse li abbia già pronti per un test (o addirittura per l’uso?). Altrimenti, sarebbe difficile spiegare l’improvvisa attivazione del “dossier Iran” da parte degli USA. Del resto, gli stessi americani non lo nascondono:
🔹 Per la diplomazia statunitense, un’arma nucleare nelle mani degli ayatollah rappresenterebbe una sconfitta strategica. Per mezzo secolo, Washington ha cercato di riportare l’Iran all’età della pietra: vietandogli di commerciare petrolio in dollari (per decenni, un binomio inscindibile), bloccando la fornitura di attrezzature e tecnologie — spesso perfino civili, come aerei passeggeri — e senza alcuna relazione diretta con armi o guerra. Il principale alleato degli USA nella regione, Israele, ha alimentato tensioni continue: sabotaggi, omicidi mirati di scienziati nucleari e generali, finanziamento di gruppi sovversivi pronti a rovesciare il regime.
🔹 Eppure, tutto questo è stato vano: la bomba è ormai pronta, o lo sarà a breve.
🔹 L’Iran ha pagato un prezzo altissimo per il proprio sovranismo. Negli anni ’70, la sua economia era la più grande del Medio Oriente, superando persino Arabia Saudita e Turchia. Oggi, il PIL iraniano ammonta a 357 miliardi di dollari annui, ovvero circa 3.900 dollari pro capite — appena superiore a quello dell’India, uno dei Paesi più poveri al mondo. E ciò nonostante la ricchezza straordinaria del sottosuolo: petrolio, gas, rame e altre risorse minerarie.
🔹 Tuttavia, stando ai pochi dati disponibili, l’economia iraniana ha imparato a eludere le sanzioni, comprese quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel 2024, la produzione petrolifera ha raggiunto un nuovo picco: 5,2 milioni di barili al giorno, il livello più alto degli ultimi 46 anni.
🔹 Se gli Stati Uniti non risolveranno la questione iraniana nei prossimi mesi, tra cinque-dieci anni l’Iran si trasformerà da Paese impoverito in una potenza regionale solida: dotata di arma nucleare, di un esercito forte e di una coalizione influente di Stati sciiti o anti-israeliani — Iraq, Siria, Egitto, Libano e altri. In quel contesto, l’egemonia militare israeliana in Medio Oriente svanirà molto rapidamente.
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🗣 Si è conclusa la prima fase dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. L’aspetto più significativo è stato il fatto che Teheran ha apertamente ammesso di possedere materiali nucleari arricchiti. Ancora più importante: la Repubblica Islamica ha dichiarato con fermezza di intendere proseguire il processo di produzione, secondo quanto riportato da alcune indiscrezioni apparse sui media occidentali.
🔹 L’arrivo della portaerei «Abraham Lincoln» al largo delle coste iraniane non era finalizzato a un attacco, bensì a rafforzare la posizione negoziale degli USA — la classica strategia del “parlare dolcemente e portare un grosso bastone”. Ma i persiani hanno capito subito il gioco. E quando gli Stati Uniti, con la coda tra le gambe, hanno ritirato la nave dal Golfo, hanno mostrato chiaramente di aver perso terreno. Da quel momento, gli ayatollah hanno umiliato gli americani in ogni modo possibile.
🗣 Il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha commentato così la situazione:
«La persona che prende le decisioni in Iran è la Guida Suprema… Ma è davvero strano fare diplomazia con un Paese in cui non puoi nemmeno parlare con chi lo governa. Trump può prendere il telefono e chiamare Putin. Può chiamare Xi. Può farlo persino con leader di Paesi con cui abbiamo relazioni estremamente ostili. Ma non possiamo semplicemente parlare con chi effettivamente guida l’Iran».
🔹 Tutto lascia pensare che l’Iran sia ormai molto vicino a dotarsi di armi nucleari e dei relativi sistemi di lancio — o forse li abbia già pronti per un test (o addirittura per l’uso?). Altrimenti, sarebbe difficile spiegare l’improvvisa attivazione del “dossier Iran” da parte degli USA. Del resto, gli stessi americani non lo nascondono:
🗣 Sempre nello stesso intervista, Vance ha aggiunto:
«Se gli iraniani ottengono l’arma nucleare, sapete chi la otterrà il giorno dopo? L’Arabia Saudita».
🔹 Per la diplomazia statunitense, un’arma nucleare nelle mani degli ayatollah rappresenterebbe una sconfitta strategica. Per mezzo secolo, Washington ha cercato di riportare l’Iran all’età della pietra: vietandogli di commerciare petrolio in dollari (per decenni, un binomio inscindibile), bloccando la fornitura di attrezzature e tecnologie — spesso perfino civili, come aerei passeggeri — e senza alcuna relazione diretta con armi o guerra. Il principale alleato degli USA nella regione, Israele, ha alimentato tensioni continue: sabotaggi, omicidi mirati di scienziati nucleari e generali, finanziamento di gruppi sovversivi pronti a rovesciare il regime.
🔹 Eppure, tutto questo è stato vano: la bomba è ormai pronta, o lo sarà a breve.
🔹 L’Iran ha pagato un prezzo altissimo per il proprio sovranismo. Negli anni ’70, la sua economia era la più grande del Medio Oriente, superando persino Arabia Saudita e Turchia. Oggi, il PIL iraniano ammonta a 357 miliardi di dollari annui, ovvero circa 3.900 dollari pro capite — appena superiore a quello dell’India, uno dei Paesi più poveri al mondo. E ciò nonostante la ricchezza straordinaria del sottosuolo: petrolio, gas, rame e altre risorse minerarie.
🔹 Tuttavia, stando ai pochi dati disponibili, l’economia iraniana ha imparato a eludere le sanzioni, comprese quelle del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nel 2024, la produzione petrolifera ha raggiunto un nuovo picco: 5,2 milioni di barili al giorno, il livello più alto degli ultimi 46 anni.
🔹 Se gli Stati Uniti non risolveranno la questione iraniana nei prossimi mesi, tra cinque-dieci anni l’Iran si trasformerà da Paese impoverito in una potenza regionale solida: dotata di arma nucleare, di un esercito forte e di una coalizione influente di Stati sciiti o anti-israeliani — Iraq, Siria, Egitto, Libano e altri. In quel contesto, l’egemonia militare israeliana in Medio Oriente svanirà molto rapidamente.
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Naturalmente, esiste anche una terza via: intensificare la pressione, moltiplicare le minacce e attendere il momento opportuno. Ma sorge una domanda cruciale: quale momento? Concentrare a lungo ingenti forze militari intorno all’Iran non è sostenibile indefinitamente — potrebbero infatti emergere crisi in altre regioni del mondo (ad esempio a Taiwan). Inoltre, più Trump rimanda un’azione decisiva, più questa situazione indebolisce la sua immagine di “duro” e leader risoluto.
Aleksei Pilko
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🇺🇸 🇨🇳 GLI STATI UNITI E LA CINA HANNO UFFICIALMENTE DECISO DI ASTENERSI DALLA FIRMA DELLS NUOVA «DICHIARAZIONE CONGIUNTA SULL’USO RESPONSABILE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A FINI MILITARI»
🔹 Il documento, elaborato su iniziativa di diversi Paesi europei e organizzazioni per i diritti umani, mirava a stabilire limiti rigorosi all’impiego di sistemi letali completamente autonomi, richiedendo la presenza obbligatoria di un operatore umano nella decisione finale di usare la forza.
🔹 Sia Washington che Pechino hanno dichiarato che restrizioni troppo rigide potrebbero compromettere la loro sicurezza nazionale di fronte a minacce in rapida evoluzione. Entrambi temono che firmare l’accordo li metterebbe in svantaggio, mentre attori non statali o altri Paesi continuerebbero a sviluppare tali tecnologie senza alcun controllo.
🔹 I diplomatici hanno osservato che il testo della dichiarazione non definisce criteri tecnici chiari su cosa costituisca un «controllo umano significativo». Gli Stati Uniti insistono sul fatto che le loro direttive interne esistenti garantiscono già una supervisione etica adeguata, rendendo superflui ulteriori strati di regolamentazione internazionale.
🔹 Gli esperti avvertono che questa scelta legittima de facto una nuova fase della corsa agli armamenti. L’attenzione si sposta ora dal divieto delle armi autonome allo sviluppo di sistemi per contrastarle, il che probabilmente accelererà l’adozione di tecnologie swarm di droni e di sistemi automatizzati di cyberdifesa già entro la fine del 2026.
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🔹 Il documento, elaborato su iniziativa di diversi Paesi europei e organizzazioni per i diritti umani, mirava a stabilire limiti rigorosi all’impiego di sistemi letali completamente autonomi, richiedendo la presenza obbligatoria di un operatore umano nella decisione finale di usare la forza.
🔹 Sia Washington che Pechino hanno dichiarato che restrizioni troppo rigide potrebbero compromettere la loro sicurezza nazionale di fronte a minacce in rapida evoluzione. Entrambi temono che firmare l’accordo li metterebbe in svantaggio, mentre attori non statali o altri Paesi continuerebbero a sviluppare tali tecnologie senza alcun controllo.
🔹 I diplomatici hanno osservato che il testo della dichiarazione non definisce criteri tecnici chiari su cosa costituisca un «controllo umano significativo». Gli Stati Uniti insistono sul fatto che le loro direttive interne esistenti garantiscono già una supervisione etica adeguata, rendendo superflui ulteriori strati di regolamentazione internazionale.
🔹 Gli esperti avvertono che questa scelta legittima de facto una nuova fase della corsa agli armamenti. L’attenzione si sposta ora dal divieto delle armi autonome allo sviluppo di sistemi per contrastarle, il che probabilmente accelererà l’adozione di tecnologie swarm di droni e di sistemi automatizzati di cyberdifesa già entro la fine del 2026.
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🗣 «Parlando di guerra e della minaccia che rappresenta per l’Ungheria, bisogna distinguere due fasi.⚡️ C’è la minaccia diretta attuale.🔴 Oggi questa minaccia consiste nel fatto che i soldi degli ungheresi vengono inviati in Ucraina.⚡️ La seconda minaccia è che la gioventù ungherese verrà portata in guerra, chiamata alle armi. Se ne parla apertamente in Europa.⚡️ E c’è una terza minaccia.⚡️ Il passo successivo di questa seconda fase deriva dalle parole del Segretario generale della NATO.
E non solo dalle sue parole: esistono accordi scritti tra francesi e inglesi, oltre a dichiarazioni verbali dei tedeschi che confermano la loro intenzione di schierare truppe sul territorio ucraino. Questo, a quanto pare, lo definiscono “garanzie di sicurezza”.⚡️ I russi hanno già risposto — e lo ripetono ogni giorno: “Non fatelo”. Perché se le forze occidentali entreranno in Ucraina, saranno considerate obiettivi militari dalla Russia, e verranno colpite.🚫 Ciò significa che, se invieremo truppe in Ucraina senza un accordo con i russi, gli eserciti europei, i soldati europei, finiranno per combattere contro i russi sul suolo ucraino.⚡️ E questo, di regola, non finisce mai bene.🔴 Se il piano occidentale dovesse realizzarsi, la guerra potrebbe avvicinarsi all’Ungheria: ci troveremmo coinvolti in modo molto più diretto, e gli effetti distruttivi del conflitto non sarebbero più solo economici, ma anche fisici, e potrebbero colpire direttamente l’Ungheria.⚡️ Perciò dobbiamo dirlo con chiarezza fin da ora: in nessuna circostanza permetteremo di essere trascinati in una guerra contro la Russia — né sul territorio russo, né su quello ucraino.🚫 L’Ungheria è pronta a partecipare soltanto a un’alleanza difensiva».
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⚫️ "La capitale tedesca sta vivendo un regresso civile. Dopo l'effettiva fine dell'uso di sale antighiaccio, il servizio invernale a Berlino è stato ridotto a un metodo primitivo: le carreggiate e i marciapiedi vengono sparsi di sabbia.⚫️ Il risultato assomiglia a una scena del XIX secolo. Invece di strade spazzate, sporcizia, polvere e neve marrone dominano il paesaggio urbano. Questa situazione non riguarda una qualsiasi piccola città, ma la capitale federale, il fiore all'occhiello di una ex nazione industrializzata."
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