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Il Parlamento israeliano ha approvato una legge che punisce la “negazione del massacro del 7 ottobre”.

La legge, proposta dal membro della Knesset Oded Forer, si rifà ad una legge che punisce la “negazione dell’Olocausto” formulata nel 1986.

A venire indagati dalla nuova legge saranno sia scritti che dichiarazioni pubbliche orali.

Secondo l’avvocato Gil Gan-Mor, dirigente dell’associazione israeliana per i diritti umani ACRI, la legge è formulata in modo ambiguo: i termini e le circostanze con cui verrà applicata la legge non sono chiariti. Secondo l'avvocato la legge rischia di avere effetti notevoli sulla libertà di espressione in Israele.

#israel #knesset #acri #7october
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Forwarded from Piccolenote
🇵🇸🇮🇱🇺🇸🇮🇷 L'ATTACCO ALLA CISGIORDANIA E I SEGNALI DI TRUMP ALL'IRAN

🔸 Trump nomina DiMino come responsabile per il Medio oriente del Pentagono.
🔸 Al Monitor ricorda il suo rigetto per un attacco contro Teheran

“…Purtroppo, il dramma dei palestinesi è destinato a durare, né Trump può risolverlo da solo: serve il mondo, cioè Cina, Russia ed Europa (con la leadership di quest’ultima allineata e coperta con il governo israeliano). Solo un’azione globale, in combinato disposto con la parte più ragionevole dell’ebraismo (israeliano e non), può porre un freno alla follia che sta dilagando in Israele. Sul punto, si può solo sperare…”


LEGGI L’ARTICOLO DI PICCOLE NOTE
https://www.piccolenote.it/mondo/attacco-cisgiordania-e-trump-alliran
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Non accenna a diminuire una delle guerre meno "mediatiche" che sta sconvolgendo l'Africa: la guerra silenziosa del Sudan che ha già provocato oltre 150.000 morti, 12 milioni di sfollati, nella quasi totale indifferenza della comunità internazionale e della stampa.

A pesare sulle dinamiche del conflitto sudanese è anche il ruolo degli attori internazionali. A partire da quelli regionali, visto che l’Arabia Saudita appare molto più vicina all’esercito regolare mentre, dall’altro lato, gli Emirati Arabi Uniti appoggiano più o meno apertamente le Rsf. C’è poi la Russia, interessata al Sudan per via della possibilità di impiantare qui una base sul Mar Rosso e di avere un hub logistico per le proprie operazioni nell’area del Sahel. Si muove anche la Turchia, con Ankara che spera di avere un ruolo nelle mediazioni che prima o poi si apriranno.

Legi l’articolo di Mauro Indelicato.
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