Non accenna a diminuire una delle guerre meno "mediatiche" che sta sconvolgendo l'Africa: la guerra silenziosa del Sudan che ha già provocato oltre 150.000 morti, 12 milioni di sfollati, nella quasi totale indifferenza della comunità internazionale e della stampa.
A pesare sulle dinamiche del conflitto sudanese è anche il ruolo degli attori internazionali. A partire da quelli regionali, visto che l’Arabia Saudita appare molto più vicina all’esercito regolare mentre, dall’altro lato, gli Emirati Arabi Uniti appoggiano più o meno apertamente le Rsf. C’è poi la Russia, interessata al Sudan per via della possibilità di impiantare qui una base sul Mar Rosso e di avere un hub logistico per le proprie operazioni nell’area del Sahel. Si muove anche la Turchia, con Ankara che spera di avere un ruolo nelle mediazioni che prima o poi si apriranno.
Legi l’articolo di Mauro Indelicato.
A pesare sulle dinamiche del conflitto sudanese è anche il ruolo degli attori internazionali. A partire da quelli regionali, visto che l’Arabia Saudita appare molto più vicina all’esercito regolare mentre, dall’altro lato, gli Emirati Arabi Uniti appoggiano più o meno apertamente le Rsf. C’è poi la Russia, interessata al Sudan per via della possibilità di impiantare qui una base sul Mar Rosso e di avere un hub logistico per le proprie operazioni nell’area del Sahel. Si muove anche la Turchia, con Ankara che spera di avere un ruolo nelle mediazioni che prima o poi si apriranno.
Legi l’articolo di Mauro Indelicato.
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Njeem Osama Elmasry Habish, alias “Almasri”, capo della polizia giudiziaria di Tripoli, boss della prigione e centro di torture libico di Mitiga, era stato arrestato domenica 19 gennaio a Torino su mandato della Corte penale internazionale per crimini di guerra.
Ma in meno di quarantott’ore, è stato rimesso in libertà.
L’uomo, noto come il torturatore dei migranti e signore assoluto del famigerato carcere di Mitiga, ha costruito la sua reputazione su un regime fatto da abusi continui, stupri, omicidi e riduzione in schiavitù.
L’arresto, pur di breve durata, su mandato della Corte Penale Internazionale conferma ciò che è noto: il cosiddetto ‘sistema libico’, il versamento di ingenti somme di denaro da parte dell’Italia e dell’Europa in cambio della repressione violenta dei flussi migratori, è un vero e proprio mattatoio umano.
Leggi L’articolo di @andreaumbrello
https://it.insideover.com/migrazioni/almasri-il-boia-dei-migranti-e-tornato-in-liberta.html
#libia #italia #migrants #war #ICC
Ma in meno di quarantott’ore, è stato rimesso in libertà.
L’uomo, noto come il torturatore dei migranti e signore assoluto del famigerato carcere di Mitiga, ha costruito la sua reputazione su un regime fatto da abusi continui, stupri, omicidi e riduzione in schiavitù.
L’arresto, pur di breve durata, su mandato della Corte Penale Internazionale conferma ciò che è noto: il cosiddetto ‘sistema libico’, il versamento di ingenti somme di denaro da parte dell’Italia e dell’Europa in cambio della repressione violenta dei flussi migratori, è un vero e proprio mattatoio umano.
Leggi L’articolo di @andreaumbrello
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“Attenti a Jenin o sarà genocidio come a Gaza!”. In un post su X, Francesca Albanese, Relatrice UN per i territori palestinesi ha lanciato un segnale alla comunità internazionale chiedendo un impegno per fermare le incursioni di Israele in Cisgiordania occupata.
Ad oggi i morti a Jenin salgono a 13 con oltre 600 persone dislocate in campi profughi nel West Bank.
#alleyesonwestbank
Ad oggi i morti a Jenin salgono a 13 con oltre 600 persone dislocate in campi profughi nel West Bank.
#alleyesonwestbank
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Media is too big
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Donald Trump è il nuovo Presidente USA. Ma più di lui, si parla quasi più di Musk, personaggio sicuramente divisivo e chiacchierato, soprattutto negli ultimi giorni.
Ebbene, tutti pensano che Musk sia stato il più grande sponsor di Trump alle presidenziali. 🚀
Ma non è vero. È stato Timothy Mellon, il magnate dei trasporti, che con 165 milioni di dollari ha contribuito alla sua vittoria. Un nome che si sente poco e sicuramente che fa meno "audience" di Musk.
Questo è solo un piccolo esempio di quello che trovi nella newsletter InsideUsa di @roberto vivaldelli.
Se hai voglia di scoprire un'America diversa, che altri non ti raccontano, iscriviti alla newsletter di Roberto Vivaldelli. E qui metti tipo: con un abbonamento di tot euro
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Ebbene, tutti pensano che Musk sia stato il più grande sponsor di Trump alle presidenziali. 🚀
Ma non è vero. È stato Timothy Mellon, il magnate dei trasporti, che con 165 milioni di dollari ha contribuito alla sua vittoria. Un nome che si sente poco e sicuramente che fa meno "audience" di Musk.
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Forwarded from Piccolenote
🇺🇦 UCRAINA: BIDEN CERCA DI SALVARE LA FACCIA, TRUMP SI MUOVE
🔸 Il Time rivela i veri obiettivi del sostegno Usa a Kiev. Biden sapeva che Kiev non avrebbe vinto né avrebbe ripreso territori. Non è vero, ma tale narrazione è utile alle trattative
LEGGI L’ARTICOLO
https://www.piccolenote.it/mondo/ucraina-biden-cerca-di-salvare-la-faccia
🔸 Il Time rivela i veri obiettivi del sostegno Usa a Kiev. Biden sapeva che Kiev non avrebbe vinto né avrebbe ripreso territori. Non è vero, ma tale narrazione è utile alle trattative
⁃ L’appoggio all’Ucraina per tutto il tempo necessario era una formula magica quanto vaga che nulla diceva sullo sviluppo del conflitto.
⁃ La seconda considerazione è che Biden voleva evitare uno scontro diretto con la Russia.
⁃ La terza è che all’Ucraina non sarebbe stata data luce verde per aderire alla Nato
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Piccole Note
Ucraina: Biden cerca di salvare la faccia, Trump si muove
Il Time rivela scomodi retroscena dell'approccio di Biden alla guerra ucraina e, per una volta, racconta la realtà, o almeno parte di essa. Tre le
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Il 23 gennaio un incendio è scoppiato nella raffineria di petrolio di Ryazan, in Russia, dopo un massiccio attacco di droni ucraini che ha preso di mira diverse regioni. Secondo il Ministero della Difesa russo, i sistemi di difesa aerea hanno intercettato 49 droni nelle oblast' di Kursk, Bryansk e Belgorod, nonché nella Crimea occupata.
I resoconti sui social media hanno segnalato attività di droni nella provincia di Ryazan, a sud-est di Mosca, dove sono state udite esplosioni presso il deposito di petrolio della RNPK.
I resoconti sui social media hanno segnalato attività di droni nella provincia di Ryazan, a sud-est di Mosca, dove sono state udite esplosioni presso il deposito di petrolio della RNPK.
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