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Il giornalismo visto da LSDI
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I fondatori

Il nuovo millennio può venire ragionevolmente considerato il millennio dell'Europa occidentale. Il merito di aver dato la stura a questa nuova epoca spetta a due personaggi di spicco di quel tempo, il Vescovo di Brema e Pietro l'Eremita. I due furono in definitiva i fondatori dell'imperialismo europeo. Il Vescovo di Brema aveva un debole per il miele e la selvaggina. Pietro invece prediligeva i cibi piccanti. Ciò che i due fecero fu, in realtà, molto semplice. Circondati da tipi violenti il cui sport preferito era quello di ammazzarsi a a vicenda, il vescovo e l'eremita agirono da catalizzatori e indussero gli Europei a esercitare la loro violenza sui non Europei anziché sugli altri Europei. Tedesco qual era, il vescovo parlò chiaro e tondo, senza fronzoli diplomatici e nel 1108 tuonò: "Gli Slavi sono gente abominevole, e la loro terra abbonda di miele, grano e selvaggina. Giovani cavalieri, volgete ad Oriente". Così il terribile Vescovo con l'esca del miele, dei grano e della selvaggina spinse verso Oriente molte giovani teste calde tedesche e diede inizio a quel Drang nach Osten che portò alle conquiste tedesche dei territori oltre il fiume Elba e finalmente alla creazione dello Stato Prussiano.

L'Eremita era francese. Come scrisse Guglielmo di Tiro, "Pietro nacque nella diocesi di Amiens nel Regno di Francia. Era minuto e di salute malferma, ma aveva un grandissimo cuore". Secondo Guilberto di Nogent, Pietro "mangiava pochissimo pane, e viveva di solo pesce e vino". Non aveva quindi problemi di colesterolo. Ciò che nessuno racconta, tuttavia, è che Pietro aveva un debole per i cibi pepati. Se consumava solo pesce e vino lo faceva perché era un povero eremita e non un ricco abate e quindi non poteva permettersi di acquistare il pepe trafugato in Occidente dai contrabbandieri e vendutovi a carissimo prezzo.


Solo, nel suo eremo, frustrato dai continui insuccessi delle sue preghiere, Pietro gradualmente elaborò un grande disegno: promuovere una crociata che avrebbe liberato la Terra Santa dall'oppressione musulmana e che nello stesso tempo avrebbe riaperto le vie di comunicazione con l'Oriente e pertanto reso nuovamente possibile il rifornimento regolare di pepe all'Europa. Con un colpo solo si potevano ottenere rassicurazione di un dolce futuro premio in Cielo e il premio pepato sulla Terra.

(Carlo Maria Cipolla  Allegro ma non troppo)
L'informazione TV in Italia è andata sempre più verso i talk, lo spettacolo a discapito delle notizie

https://www.lsdi.it/2022/you-reporter-non-abita-piu-qui/
Johnson chi?

Sarà Tom Sawyer oppure Huckleberry Finn a sostituire il ciuffo di Boris Johnson alla guida dell'Inghilterra?

Tra elettropunk sovversione queer per una irrinunciabile danza del fuoco
Il problema si sa sta nel combinato disposto
Idillio del piccolo morto

La villa silenziosa che raccoglie
dalla riviera docile i suoi lumi
scopre fluenti d’inquiete foglie
viali argentei, siderali fiumi.
In dolorosa esilità mi chiami,
piccolo morto intirizzito d’aria:
la notte calma con pazienti rami
il sonno bianco della Solitaria.
Ma nello slancio rapido dei pini
culmina il cielo delle vette, azzurro,
ed incantati tremano ai vicini
boschi dell’aria gli alberi al susurro
che ti lambisce in una vana pace.
Ora sei bianco e come inteso al vivo
della tua cieca trasparenza. Tace,
rannicchiato, l’erompere giulivo
d’una suprema volontà di spazio:
piccolo morto svincoli le forme
ora che s’è rinchiuso nel tuo strazio
in un silenzio intenso il mondo e dorme.
Esorbiti: cautela del tuo volto
l’aria trasale, illimpidita. Lento,
ripiegato su te, quasi in ascolto
del tuo silenzio, ti rassegni al vento.
Doloroso inesperto alla tua pena,
invaghito monotono di stento,
t’illumini di te: notte serena
spacca troni di roccia al firmamento.
Puro del cielo, e nell’odore stretto
al tuo respiro d’anima fiorita,
il mondo si rannicchia nel tuo petto
nel desiderio caldo della vita.

Così la strada addormentata sale
odorosa di tombe incontro all’aria
nuova del volto, al tuo dolore uguale
per ogni tempo che verrà. Non varia
luna al silenzio che stupì la bara.
Traforata da ruderi celesti
la notte stacca serenata e chiara
l’ora profonda: nel silenzio resti
come un’eco di foglie inquiete, rara.

(Alfonso Gatto tutte le poesie)
Economia pepata

Da luogo tetro e triste qual era, l'Europa occidentale si trasformò d'incanto in una terra traboccante di vitalità, energia e ottimismo. L'aumento del consumo del pepe incrementò l'esuberanza degli uomini che, con tante belle donne d'attorno chiuse nelle loro cinture di castità, provarono un improvviso grande interesse per la lavorazione del ferro; molti si trasformarono in fabbri e quasi tutti si diedero a produrre chiavi. Questo fatto ebbe due importanti conseguenze:

1) la crescente frequenza del cognome Smith (= fabbro) in Inghilterra, Schmidt in Germania, Ferrari o Ferrario o Ferrero o Fabbri in Italia, Favre, Febvre, Lefevre in Francia;

2) lo sviluppo della metallurgia europea che entrò definitivamente in fase di decollo e di "selfsustained growth".

Il pepe aveva un'importante qualità, la non-deperibilità. Era inoltre un bene estremamente liquido poiché nessuno con la testa sulle spalle l'avrebbe rifiutato. Poteva servire pertanto non solo come fonte di energia bensì anche come mezzo di scambio.

Venendo il pepe usato sovente come moneta i mercanti divennero anche banchieri e praticarono l'usura sia con i poveri che con i signorotti spendaccioni. In cuor loro sapevano benissimo che vendendo armi al Saladino, pepe afrodisiaco agli Europei e praticando l'usura su larga scala si mettevano in pessima luce appo messer Domineddio. Fu così che, per mettersi a posto la coscienza, destinarono somme cospicue ad atti di carità ed a donazioni alla Chiesa. I mercanti italiani detenevano il primato delle competenze nella contabilità e nella amministrazione aziendale e di conseguenza tennero nota precisa e meticolosa di queste somme in conti speciali intitolati nei libri mastri come "conto di messere Domineddio".

Vescovi ed Abati che ricevettero le donazioni dei mercanti ne spesero buona parte per costruire o ricostruire chiese, cattedrali e monasteri. Inoltre Vescovi ed Abati che per secoli avevano cumulato immensi tesori sottoponendo l'economia europea ad una pesantissima pressione deflazionistica, ora che il pepe era disponibile sul mercato, aprirono i loro forzieri e misero in circolazione fortune ragguardevoli gonfiando la domanda globale effettiva. La grande quantità di denaro speso per costruire le cattedrali fruttò lavoro e denaro ai muratori che, a loro volta, spesero il denaro guadagnato per acquistare pane ed indumenti dando così lavoro ai fornai ed ai sarti. In questo modo il "moltiplicatore" sostenne e moltiplicò lo sviluppo dell'economia europea.



(Carlo Maria Cipolla Allegro ma non troppo)
Thomas Hobbes

Il giorno della sua nascita fu il cinque aprile del 1588, un venerdì mattino, che quell’anno era venerdì santo. Sua madre venne presa dalle doglie per lo spavento all’invasione degli spagnoli.

Il padre di Mr Hobbes era pastore a Westport presso Malmesbury, parrocchia alla quale appartengono Brokenborough e Charlton in qualità di cappelle sussidiarie

A quattr’anni il vecchio Mr Thomas Hobbes (il filosofo) cominciò a andare a scuola presso la chiesa di Westport, fino agli otto anni; a quei tempi la chiesa era dipinta. A otto anni sapeva leggere bene e coi numeri se la cavava fino a quattro o cinque cifre. In seguito studiò a Malmesbury con il parroco Evans. Dopo di lui, ebbe per maestro Mr Robert Latimer, un giovane di diciannove o vent’anni, appena arrivato dall’università, il quale teneva una scuola privata a Westport. Questo Mr Latimer era un buon grecista

Quando era ragazzo gli piaceva abbastanza giocare, ma anche allora dava segni di una certa malinconia contemplativa; si metteva in un angolo e imparava la sua lezione a memoria, rapidamente. Aveva i capelli neri e i suoi compagni spesso lo chiamavano il Corvo.

Al Lord Cancelliere Bacon piaceva conversare con lui. Sua signoria diceva che a tutti gli altri preferiva Mr Hobbes, in questo compito di annotare i suoi pensieri, perché egli capiva quello che stava scrivendo; invece con gli altri, siccome non lo capivano, alle volte doveva poi faticare molto per decifrare le loro note.

Aveva quarantanni quando si mise a studiare la geometria; il che accadde per caso.

Quando nell’aprile del 1640 iniziarono le sedute del Parlamento che venne sciolto nel maggio successivo, nel corso delle quali furono discussi e negati molti aspetti del Potere Regale, che erano necessari alla pace del regno e alla sicurezza della persona di sua maestà, Mr Hobbes scrisse un breve trattato in inglese, nel quale esponeva e dimostrava che i suddetti poteri e diritti erano inseparabilmente impliciti nella sovranità

Di questo trattato, sebbene non stampato, molti cavalieri possedevano una copia, il che fece molto parlare dell’autore; e se sua maestà non avesse sciolto il Parlamento, la sua vita avrebbe corso pericolo.

Quel piccolo trattato manoscritto venne sviluppato nel suo libro De Cive, e alla fine divenne il formidabilissimo leviatano

Quando era a Firenze, fece amicizia con il famoso Galileo Galilei, il quale egli venerava e magnificava in alto grado; e non soltanto perché era un’intelligenza straordinaria, ma anche per la dolcezza del suo carattere e delle sue maniere.

Descartes e lui si conoscevano e si rispettavano a vicenda. Era solito dire che se il francese si fosse dedicato soltanto alla geometria sarebbe stato il migliore geometra del mondo, ma che non aveva la testa fatta per la filosofia.

(Vite brevi di uomini eminenti John Aubrey)
Profondità e superficie

La lastra su cui camminiamo è sempre più sottile, sempre più superficiale, e fragile, e quando pensiamo alla profondità non lo facciamo con l’intento di comprendere meglio, in modo articolato, più denso e consapevole. Quando guardiamo sotto, è solo per paura, per non affogare.

https://www.lsdi.it/2022/profondita-e-superficie/?amp=1
Corteo di formiche travolge e uccide capannello di statisti italiani che discuteva della crisi di governo. (La loro statura non li ha salvati)
Alba di luna

Caduto nella vacanza
dell’erba di sera
ove la pace risuona
a rare attese di vento,
l’algido riverbero trema:
in candida mole
prato e sereno
muove da casa a casa
il mare a stormire.

(Alfonso Gatto tutte le poesie)

Tramonto

Abitudine calma della sera:
malavoglia di pace sul mare.
Incline peso intepidito al vento
si rassegna in un nido di cruccio.
Campane, biondo ricordo diffuso
che si consola in un polline lento.
Indugia raro nel silenzio un alto
silenzio e lascia scorrere la pace.
Nel riverbero verde la campagna
è remota a distesa nel suo suono.

(Alfonso Gatto tutte le poesie)
Italiani brava gente

In questa incredibile faccenda in cui furono stranamente coinvolti messer Domineddio, il pepe, le monete d'oro, gli eremiti, i signorotti feudali e le donne saracene, i soli a non perdere la testa furono gli Italiani. Tra costoro, i Veneziani, ai tempi tristi delle invasioni germaniche si erano rifugiati su alcune isolette in mezzo alle paludi e su quelle isole, come ebbe a notare un osservatore del X secolo, "illa gens non arat, non seminat, non vindemiat" ("quella gente non ara, non semina e non vendemmia"). Per vivere dovevano dunque darsi al commercio.

Uno storico americano scrisse alcuni anni or sono che "l'avidità veneziana per i profitti derivati dal commercio e ottenuti con ogni mezzo poteva paragonarsi solo alla mancanza di scrupoli che caratterizzava i Genovesi". Un economista anglosassone altrettanto censorio scrisse: "Gli ingenui crociati si trovarono avviluppati in una rete di interessi commerciali di cui capivano poco o nulla. Durante le prime tre crociate i Veneziani, che avevano fornito loro le navi, li imbrogliarono spudoratamente alla stessa maniera che un mercante senza scrupoli imbroglia al mercato lo scemo del villaggio". Il fatto è che gli Italiani avevano intuito l'enorme potenziale commerciale insito nell'occupazione cristiana della Terra Santa.



Pur non avendo seguito corsi di ricerca di mercato – si impadronirono del commercio traendone profitti monopolistici notevoli. L'avessero fatto gli Olandesi, i Tedeschi o gli Inglesi, sarebbero stati additati nei manuali di storia quali ammirevoli esempi di etica protestante ed encomiabili campioni di proto-capitalismo. Trattandosi solo di Italiani furono definiti esempi deplorevoli di "avidità" e di "assenza di scrupoli commerciali". Comunque sia, tanto si adoperarono i mercanti italiani che il commercio del pepe entrò in una fase secolare di eccezionale espansione. Ad Alessandria d'Egitto un'intera via, anzi un intero quartiere, venne destinato al commercio del pepe ed in Occidente, dopo secoli di mancanza quasi totale, il pepe riapparve in quantità sempre crescenti sui mercati e sulle mense.

(Allegro ma non troppo Carlo Maria Cipolla)
Galassie come polvere

Immagina di avere a disposizione il telescopio spaziale più avanzato al mondo: l’Hubble Space Telescope, una macchina costata miliardi di dollari il cui tempo di osservazione vale più dell’oro. E immagina che qualcuno venga a proporti di usare quel preziosissimo tempo per osservare non un qualche interessantissimo oggetto astronomico, ma una regione di cielo completamente vuota. Buio totale. Crederesti che si sia bevuto il cervello, vero?

E infatti è proprio quello che pensarono i colleghi dell’astronomo Bob Williams. Correva l’anno 1995, e quel pazzo di Bob decise di puntare i preziosi occhi del telescopio Hubble verso una piccolissima regione apparentemente vuota di cielo nella costellazione dell’Orsa Maggiore. Per cento ore nell’arco di dieci giorni. Quando Williams comunicò la decisione, si sentì rispondere che era soltanto uno spreco di tempo prezioso: gli astronomi di tutto il mondo ucciderebbero per poter usare il telescopio Hubble una sola ora!

Ma la folle idea di Williams aveva in realtà un fondamento scientifico: la sua speranza era di riuscire a osservare galassie estremamente distanti dalla Terra e deboli. Ipotesi che, però, si scontrava anche con alcuni studi secondo i quali le lontane galassie che Williams sperava di vedere sarebbero state troppo poco luminose per poter essere rilevate da Hubble. Insomma, il comitato per l’assegnazione del tempo osservativo non avrebbe mai approvato un progetto così lungo e rischioso come quello. Dopotutto, un solo minuto di osservazione con Hubble costa quasi 100.000 dollari!

Ma Williams insistette. E, a essere onesti, non importava quanto protestassero i suoi colleghi: essendo il direttore dello Space Telescope Science Institute (l’istituto scientifico che aveva in gestione il telescopio Hubble) aveva a sua disposizione una certa quantità di tempo (il 10% del totale) per usare il telescopio come più riteneva opportuno. C’è da dire che nel caso i suoi tentativi fossero andati a buon fine, avrebbe ottenuto informazioni incredibili per aiutarci a comprendere, tra le altre cose, come si è evoluto l’universo. Insomma, la scoperta scientifica richiede rischi, e Williams era disposto a correrli. Pensò: “Al diavolo le conseguenze!”.

Fu così che, per cento ore, tra il 18 e il 28 dicembre 1995, il telescopio Hubble osservò una porzione di cielo completamente buia vicino all’Orsa Maggiore, grande circa un trentesimo della Luna piena. La stessa area di cielo coperta da un granello di sabbia alla distanza di un braccio dai nostri occhi! Il telescopio scattò in totale 342 immagini della regione, ognuna delle quali con un tempo di esposizione tra i venticinque e i quarantacinque minuti. Le immagini furono quindi elaborate, combinate, colorate e, diciassette giorni dopo, pubblicate.

Il risultato fu sconvolgente. Grazie alle straordinarie ottiche del telescopio e al lunghissimo tempo di esposizione, dal buio più assoluto, dal nulla totale, spuntò fuori qualcosa come tremila galassie, invisibili a qualsiasi altro strumento. Tremila galassie! Spirali, ellittiche, irregolari. Quelle macchie di luce emerse dall’immagine finale cambiarono la nostra comprensione dell’universo in un modo che gli scienziati mai avrebbero potuto immaginare. All’improvviso il numero stimato di galassie nell’universo osservabile quintuplicò, superando i cinquanta miliardi (ed era solo l’inizio: oggi ne stimiamo circa duemila miliardi). L’Hubble Deep Field, così venne chiamata l’immagine finale, aveva dunque aperto il vaso di Pandora.

(Houston abbiamo un problema Filippo Bonaventura, Lorenzo Colombo, Matteo Miluzio)
Google o della senescenza digitale

In un mondo come questo, serve necessariamente che le persone conoscano con precisione come e cosa fare difronte a qualsivoglia scelta, obbligo o azione automatica si trovino a dover compiere. Questo non sta avvenendo in alcun modo.

https://www.lsdi.it/2022/google-o-della-senescenza-digitale/
Come diventare intellettuali

Che cosa significa, per cominciare, la parola “intellettuale”? Un autore che in questo dopoguerra ebbe particolare e meritata fortuna fra i lettori di sinistra affermò che per intellettuale deve intendersi chiunque non eserciti un mestiere manuale. Una definizione generosa, abbondante e perciò poco attillata, che andava larga: dal prete al portalettere, su su fino a Benedetto Croce, tutti quanti cadevano nel cestone della intellettualità. Rinunciamo subito a questa definizione e rivolgiamoci al dizionario. Ne esistono molti a buon prezzo, e del resto li possiamo consultare gratuitamente nelle biblioteche.

È intellettuale, dice l’uno, chi vive nel mondo degli studi e dell’intelligenza. Vive, d’accordo, ma cosa ci fa, in quel mondo? Uomo, dice l’altro, di cultura e giudizio elevato. Oppure: persona colta, con l’animo aperto ai godimenti dello spirito. Una definizione, come si vede, molto vaga e anche viziosa, perché si morde la coda: persona colta è un modo di dire molto approssimativo, riferibile anche a chi abbia terminato la scuola dell’obbligo; anima e spirito sono pressappoco la stessa cosa, sicché dovremmo concludere che l’anima dell’intellettuale si apre al godimento di se medesima, e cioè a una forma di vizio solitario, sconsigliato dai medici del passato, e non raccomandato mai da nessuno. E allora?

Sarà meglio lasciare tutto nel vago, non tentare neanche una definizione precisa. A noi preme che il nostro giovane di media levatura arrivi il più possibile in alto, come intellettuale. Se poi quel concetto resta indefinito, tanto meglio. La nebbia può essere dannosa, ma non sempre; a volte quando non c’è la si inventa, come nelle battaglie navali, per coprire i nostri movimenti al nemico. Lo stesso faremo noi; dopo tutto, quel fumo non lo abbiamo fatto noi, c’è sempre stato. Dietro il fumo deve esserci come sempre l’arrosto. Cercheremo di levarlo dal fuoco al momento giusto.

Le leggi dello Stato italiano non vietano a nessuno di diventare un giorno presidente della Repubblica. Chiunque, nascendo nel nostro Paese, se non lo chiudono in prigione prima dei cinquanta anni, ha la possibilità di trasferire la sua dimora, un domani, al palazzo del Quirinale. Possibilità, dobbiamo ammetterlo, piuttosto scarsina: è più probabile che diventi donna, perché, statistiche alla mano, ogni anno due italiani e mezzo mutano sesso, mentre i cittadini che ascendono alla massima carica dello Stato sono uno ogni sette anni. Allo stesso modo, nessuna legge vieta ai cittadini italiani di diventare un giorno intellettuali, e non esistono limitazioni di classe sociale, o di credo politico e religioso. Ma anche in questo caso l’uguaglianza è in larga misura teorica; in concreto c’è chi parte avvantaggiato, c’è chi parte svantaggiato, e c’è anche quello che resta al palo.

(Luciano Bianciardi Non leggete i libri fateveli raccontare)
Interno

Basta con le botte basta. All’aperto
per tutto un pomeriggio ci siamo malmenati.
Finisca in parità.
Le colline si coprono di vento. Altri già
battagliano là fuori, la parola
è alle giovani frasche avventantisi ai vetri
alle eriche alle salvie in ondate
sempre più folte e torbide,
presto una sola deriva.
Questo sarebbe la pace? Stringersi
a un fuoco di legna
al gusto morente del pane alla
trasparenza del vino
dove pensosamente si rinfocola
il giorno da poco andato giù
dalle rupi col grido dei pianori
nel vello dei dirupi nel velluto
delle false distanze fin che ci piglia il sonno?

(Vittorio Sereni Poesie e prose)

3 Dicembre

All’ultimo tumulto dei binari
hai la tua pace, dove la città
in un volo di ponti e di viali
si getta alla campagna
e chi passa non sa
di te come tu non sai
degli echi delle cacce che ti sfiorano.
Pace forse è davvero la tua
e gli occhi che noi richiudemmo
per sempre ora riaperti
stupiscono
che ancora per noi
tu muoia un poco ogni anno
in questo giorno.

(Vittorio Sereni Poesie e prose)
Nel frattempo: Lemoine licenziato (a proposito di watchmen)(chi controlla i controllori?)
Una fantastica idea dimenticata

Filolao di Crotone (470-385 a.C.) fu un membro della scuola di Pitagora e fu il primo di cui abbiamo notizia a pensare che la Terra potesse non trovarsi al centro dell’universo.

La sua visione del cosmo era immatura, ma l’idea c’era: il centro era occupato da un “fuoco centrale”, o hestia, attorno al quale giravano la Terra e i sette planetesdegli antichi (che comprendevano il Sole). L’hestia era però a noi invisibile, perché la Terra ci girava intorno in ventiquattro ore rivolgendo la faccia abitata sempre verso l’esterno. Il Sole era invece una sorta di specchio, che rifletteva la luce dell’hestia e che girava intorno a essa in un anno, mentre le stelle si trovavano fisse sull’orbita più lontana di tutte.

A questi oggetti Filolao aggiunse una anti-Terra, dal lato opposto al focolare centrale rispetto alla Terra, e quindi per noi impossibile da vedere. In questo modo i corpi celesti erano dieci: sette pianeti (tra cui il Sole), la Terra, le stelle fisse e l’anti-Terra. Perché proprio dieci? Perché questo era il numero sacro per i pitagorici, e Filolao elaborò il suo cosmo intorno a esso.

L’aggiunta di elementi strani come l’hestia e l’anti-Terra aveva una motivazione: in Magna Grecia, il suo luogo di origine, si riteneva che al centro della Terra ci fosse un grande fuoco, che alimentava i vulcani. Nelle opere omeriche poi si parla di un “Tartaro” ripieno di fiamme, al di sotto dell’Ade, il mondo dei morti, a sua volta sotto ai piedi del mondo dei vivi. È probabile, quindi, che Filolao proiettò il Tartaro al centro dell’universo, mentre l’anti-Terra era invece una proiezione dell’Ade, tra Terra e Tartaro.

Questo modello, viziato dal pregiudizio esoterico del numero sacro, può sembrare strano, ma Filolao aveva appena compiuto un altro salto ideologico incredibile, come Anassimandro: aveva immaginato la Terra come un pianeta, un corpo celeste in moto. Per la prima volta c’era la comprensione che il moto dei corpi può essere dovuto al moto dell’osservatore, e non dei corpi in sé. Un embrione di relatività, nel pensiero ellenico di duemilaquattrocento anni fa.

(Houston abbiamo un problema Filippo Bonaventura, Lorenzo Colombo, Matteo Miluzio)
Troppe informazioni

Il termine sovraccarico cognitivo (information overload) viene coniato nel 1964 dal sociologo Bertram Gross. Come scrive il premio Nobel Herbert Simon, la ricchezza di informazioni genera una povertà d’attenzione.

Nella nostra era viviamo un sovraccarico di contenuti, una sorta di bombardamento sensoriale (e di conseguenza cognitivo) e il nostro cervello ha lo stesso volume di quando comparve l’homo sapiens, circa 200.000 anni fa: è facile comprendere come non sia pronto ad analizzare e comprendere tutti gli stimoli che riceviamo.

Già nel 2008 l’Università della California calcolava che l’individuo medio sia esposto a 34 gigabyte di contenuti ogni giorno, oltre a un diluvio di più di centomila parole.

Considerando che la mente umana può elaborare un massimo di 120 bit di informazioni al secondo è facile comprendere perché non tutto quello a cui siamo esposti venga registrato nel nostro cervello.

Per capirci meglio, consideriamo che una normale conversazione da sola consuma circa un terzo di questa potenza di elaborazione e quindi tutto ciò che avviene in contemporanea incontra difficoltà nell’essere registrato.

Sovraccarico cognitivo vuol dire che più cose abbiamo a cui stare attenti, meno riusciamo a prestare attenzione. Più informazioni riceve e più il nostro cervello cerca scappatoie che ci mettano al riparo dall’insostenibile fatica di dover prendere in considerazione troppi elementi con troppe variabili, senza contare che maggiori sono le informazioni che riceviamo e maggiore è il rischio di prestare attenzione a quelle poco importanti.

Questo sovraccarico ci porta a non riuscire a valutare tutte le informazioni, di un prodotto, per esempio, e quindi a non decidere nel tempo utile

uno studio svolto da Microsoft nel 2016 attesta che, rispetto all’anno 2000, la finestra temporale d’attenzione per chi sta in Rete si è ridotta di un terzo; se in precedenza si trattava di 12 secondi, oggi smettiamo di stare attenti dopo soli 8. Sebbene questa ricerca sia stata criticata, non ci stupisce il suo risultato: lo dimostrano anche i contenuti oggi online, sempre più veloci e brevi per catturare l’attenzione, e la moda di giocare su emozioni forti come rabbia e paura, su titoli urlati, sulla tossica capacità di sorprenderci delle notizie false.

Dobbiamo inoltre fare un’attenta riflessione sull’attitudine di molti stimoli che riceviamo, che contengono un’esplicita richiesta di retroazione: Scopri! Impara! Ridi! Commenta! Condividi! Partecipa! Iscriviti! Compra! Non perdere l’opportunità! Risparmia! E così via. Così, il nostro cervello è bombardato da richieste per lo più irrilevanti, che ci fanno fare fatica cognitiva, con l’unico risultato di renderci più insensibili e meno coinvolti.

Il nostro cervello sta imparando a “isolarci” dal rumore di fondo 

Un esempio famoso a tal proposito risale ad alcuni anni fa, quando gli psicologi Mark Lepper e Sheena Iyengar, per dimostrare un paradosso, condussero un esperimento sulla scelta di acquisto della marmellata all’interno di due supermercati.

Nel primo supermercato venne allestito un reparto con 6 campioni di marmellate, mentre nel secondo venne allestito un reparto con ben 24 campioni di marmellate. I risultati dello studio dimostrarono che il 30% delle persone che si erano fermate davanti al reparto con meno marmellate finiva per acquistare almeno un barattolo di marmellata, mentre le persone che erano state poste davanti a 24 tipi di marmellate rinunciavano all’acquisto più facilmente; infatti, solo il 3% decideva di comprare la marmellata.

Questo studio era mirato a dimostrare che la felicità dell’acquisto diminuirebbe in rapporto allo sforzo utilizzato per scegliere tra più alternative.

(Neurofood Marco Baldocchi)
Mondofollie

Quando una tecnologia imperscrutabile si trasforma in una tecnologia invisibile, sarebbe saggio preoccuparsi: a quel punto i suoi presupposti e le sue intenzioni si sono infiltrati nei nostri desideri e nelle nostre azioni.

https://www.lsdi.it/2022/mondofollie/