La morte di Ramy, sul telefono di un teste rimosso un video dai Carabinieri. Ora è irrecuperabile. In base alla perizia consegnata al pm, la registrazione sarebbe stata di un minuto e dieci secondi ma è rimasto solo il frame iniziale
https://www.osservatoriorepressione.info/caso-ramy-il-video-cera-ma-e-stato-cancellato-dai-carabinieri/
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Tra le accuse della Procura di Torino a persone del centro sociale Askatasuna del movimento NoTav c’è un non senso: l’associazione a delinquere «finalizzata» a commettere la resistenza. Richiesti quasi 7 milioni di euro di risarcimento. È contro queste forme di protesta che il governo Meloni con il ddl Sicurezza si è accanito, associando le lotte sociali al terrorismo
https://www.osservatoriorepressione.info/lo-stato-odierno-in-italia-della-liberta-di-dissenso/
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Fare memoria: è la creazione del nemico che genera i mostri
La follia si ripete. Nelle società contemporanee si è di nuovo alla ricerca del nemico come condizione per l’affermazione ideologica del potere e si persegue alacremente l’odio verso l’altro (il non identico a sé, il diverso, l’antagonista, l’oppositore, il non integrabile). Così, con un insopprimibile ghigno, si ricomincia a parlare di deportazione e di campi di concentramento, di muri e di filo spinato
https://www.osservatoriorepressione.info/fare-memoria-e-la-creazione-del-nemico-che-genera-i-mostri/
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La follia si ripete. Nelle società contemporanee si è di nuovo alla ricerca del nemico come condizione per l’affermazione ideologica del potere e si persegue alacremente l’odio verso l’altro (il non identico a sé, il diverso, l’antagonista, l’oppositore, il non integrabile). Così, con un insopprimibile ghigno, si ricomincia a parlare di deportazione e di campi di concentramento, di muri e di filo spinato
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A Roma si muore così: richiedente asilo deceduto in fila di fronte alla Questura
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A Roma si muore così: richiedente asilo deceduto in fila di fronte alla Questura, mercoledì 29 presidio
Nella notte di martedì 28 gennaio una persona richiedente asilo è morta mentre era in fila davanti gli uffici della Questura a Roma, Ufficio Stranieri di Via Patini. Dalle testimonianze dei presenti, pare si trattasse di una persona anziana che si trovava fuori dalla questura per fare richiesta di asilo: si è messo in fila questa notte dalle ore 10, poiché è prassi della Questura scegliere solo poche persone ogni giorno, tra quelle in fila da fare entrare per tale richiesta, mentre tutte le altre vengono respinte.
Molte persone provano per più giorni a dormire fuori dalla Questura, per poter accedere ad un diritto che dovrebbe essere di tutti i cittadini stranieri presenti in Italia: avere un documento, per poter vivere dignitosamente!
La vergogna delle Questure immigrazione deve finire: a Roma, come in altre città, i lavoratori e le lavoratrici migranti sono costrette in condizioni pietose per poter ottenere quello che è un loro diritto.
Basta razzismo di stato, basta con le inadempienze del Governo nei confronti dei lavoratori stranieri. Non è accettabile morire per ottenere un foglio di carta: questa è barbarie! Vogliamo giustizia per il lavoratore morto questa notte!
USB Migranti invita tutti a mobilitarsi, per la dignità di tutti i lavoratori stranieri ed i richiedenti asilo che vivono nel nostro Paese. Mercoledì 29 gennaio ore 16:00 presidio in Via Nazionale, di fronte al Palazzo delle Esposizioni.
USB Migranti
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Nella notte di martedì 28 gennaio una persona richiedente asilo è morta mentre era in fila davanti gli uffici della Questura a Roma, Ufficio Stranieri di Via Patini. Dalle testimonianze dei presenti, pare si trattasse di una persona anziana che si trovava fuori dalla questura per fare richiesta di asilo: si è messo in fila questa notte dalle ore 10, poiché è prassi della Questura scegliere solo poche persone ogni giorno, tra quelle in fila da fare entrare per tale richiesta, mentre tutte le altre vengono respinte.
Molte persone provano per più giorni a dormire fuori dalla Questura, per poter accedere ad un diritto che dovrebbe essere di tutti i cittadini stranieri presenti in Italia: avere un documento, per poter vivere dignitosamente!
La vergogna delle Questure immigrazione deve finire: a Roma, come in altre città, i lavoratori e le lavoratrici migranti sono costrette in condizioni pietose per poter ottenere quello che è un loro diritto.
Basta razzismo di stato, basta con le inadempienze del Governo nei confronti dei lavoratori stranieri. Non è accettabile morire per ottenere un foglio di carta: questa è barbarie! Vogliamo giustizia per il lavoratore morto questa notte!
USB Migranti invita tutti a mobilitarsi, per la dignità di tutti i lavoratori stranieri ed i richiedenti asilo che vivono nel nostro Paese. Mercoledì 29 gennaio ore 16:00 presidio in Via Nazionale, di fronte al Palazzo delle Esposizioni.
USB Migranti
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Non solo ferire. Le parole che fanno bene
Agitatevi, istruitevi, organizzatevi.
https://www.osservatoriorepressione.info/non-solo-ferire-le-parole-che-fanno-bene/
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Richiedente asilo muore di freddo mentre è in fila per un documento fuori dall’ufficio immigrazione della Questura di Roma
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Forwarded from Autonomia_47
Comunicato difensori No Tav su ingerenze illegittime nel Processo Sovrano
Siamo i difensori di alcuni attivisti del centro sociale Askatasuna e del movimento No Tav, imputati in un processo attualmente in corso avanti alla prima sezione del Tribunale di Torino. Tra le tante imputazioni formulate dalla Procura (sono 72 i reati contestati), spicca quella per il reato associativo – originariamente qualificato come associazione sovversiva e poi derubricato nel delitto di associazione per delinquere aggravata rivolto a 16 militanti del centro sociale Askatasuna. Il processo è ormai alle ultime battute, si sono quasi del tutto esaurite le discussioni delle diverse parti processuali, ma si sono verificati in questi giorni alcuni fatti che meritano di essere segnalati.
https://www.notav.info/post/comunicato-difensori-no-tav-su-ingerenze-illegittime-nel-processo-sovrano/
Siamo i difensori di alcuni attivisti del centro sociale Askatasuna e del movimento No Tav, imputati in un processo attualmente in corso avanti alla prima sezione del Tribunale di Torino. Tra le tante imputazioni formulate dalla Procura (sono 72 i reati contestati), spicca quella per il reato associativo – originariamente qualificato come associazione sovversiva e poi derubricato nel delitto di associazione per delinquere aggravata rivolto a 16 militanti del centro sociale Askatasuna. Il processo è ormai alle ultime battute, si sono quasi del tutto esaurite le discussioni delle diverse parti processuali, ma si sono verificati in questi giorni alcuni fatti che meritano di essere segnalati.
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#accaddeoggi - 29 gennaio 1995: Vincenzo Spagnolo “Spagna”
https://www.osservatoriorepressione.info/29-gennaio-1995-vincenzo-spagnolo-spagna/
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Il TAR del Lazio ha annullato il provvedimento di foglio di via obbligatorio a carico di un attivista disposto dalla Questura di Roma in occasione della manifestazione pro Palestina del 5 ottobre 2024. Il giovane studente era stato fermato a un controllo al casello di Roma Nord, tradotto in Questura e aveva ricevuto la notifica del provvedimento
https://www.osservatoriorepressione.info/tar-lazio-annulla-foglio-di-via-obbligatorio-a-attivista-per-manifestazione-propalestina/
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Il realismo a senso unico di Netflix: da “Mare Fuori” ad “Acab”
C’è stato un tempo in cui il cinema neorealista proponeva un ribaltamento del senso comune muovendosi in una prospettiva di trasformazione sociale radicale. Oggi il neorealismo è sostituito dalle serie televisive di Netflix fondate sulla spettacolarizzazione del conflitto, sull’allineamento sistematico all’operato della polizia (acriticamente identificata con “i buoni”), sulla sollecitazione di maggior repressione. Ultimo il caso di Acab
https://www.osservatoriorepressione.info/il-realismo-a-senso-unico-di-netflix-da-mare-fuori-ad-acab/
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C’è stato un tempo in cui il cinema neorealista proponeva un ribaltamento del senso comune muovendosi in una prospettiva di trasformazione sociale radicale. Oggi il neorealismo è sostituito dalle serie televisive di Netflix fondate sulla spettacolarizzazione del conflitto, sull’allineamento sistematico all’operato della polizia (acriticamente identificata con “i buoni”), sulla sollecitazione di maggior repressione. Ultimo il caso di Acab
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In Tunisia ritenuto “Paese sicuro”, è in corso una “caccia al nero”. I migranti venduti a 90 euro ai libici che li portano nei campi di tortura. Il report presentato a Bruxelles raccoglie decine di testimonianze sulla vendita di migranti da parte delle autorità tunisine. Un traffico di Stato sostenuto indirettamente dai fondi europei. Ilaria Salis: "Il governo Meloni è coinvolto in abusi tunisini e libici contro migranti"
https://www.osservatoriorepressione.info/tunisia-migranti-torturati-picchiati-e-venduti-alle-milizie-libiche-per-30-euro-con-il-supporto-dellue/
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Almasri, passaporto della Dominica, otto carte bancarie, patente e cittadinanza turca. Società e case all’estero. Il generale libico poteva muoversi con disinvoltura, tra inganni e complicità internazionali
https://www.osservatoriorepressione.info/tutti-gli-affari-di-almasri-il-torturatore-trafficante-dello-scandalo/
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Fermato ed espulso dalla Turchia il Presidente del municipio VIII di Roma, Amedeo Ciaccheri al ritorno della settimana trascorsa nei territori dell’Amministrazione autonoma della Siria del nord-est in occasione del decennale della liberazione di Kobane dall’Isis con una delegazione internazionale
https://www.osservatoriorepressione.info/turchia-fermato-ed-espulso-amedeo-ciaccheri-presidente-municipio-viii-di-roma/
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A Napoli la polizia attacca il picchetto operaio alla GLS e ferma il coordinatore provinciale del SI Cobas, Peppe D’Alesio
https://www.osservatoriorepressione.info/napoli-la-polizia-attacca-il-picchetto-operaio-alla-gls/
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Forwarded from Free All Antifas - Italy
CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI A SOSTEGNO DELLE SPESE LEGALI PER GINO
L'obiettivo della campagna è raccogliere fondi per pagare le spese legali, sostenere Gino in carcere e permettere alla famiglia di stargli vicino.
In continuità con la raccolta fondi per gli altri imputati italiani al processo di Budapest, l'associazione Brigate Volontarie per l'Emergenza ha messo a disposizione un conto dedicato per la gestione delle spese.
Per donare puoi effettuare un versamento tramite PayPal all'indirizzo https://paypal.me/brigatevolontarie?country.x=IT&locale.x=it_IT o un bonifico con le seguenti coordinate
c/c bancario presso Credit Agricole intestato a
Brigate Volontarie per l’Emergenza OdV
IBAN
BIC/SWIFT CRPPIT2PXXX
In entrambi i casi specifica nella causale "Free Gino"
Diffondi i canali di controinformazione sui social:
https://www.instagram.com/free_gino_libero/
t.me/freeallantifas
https://freeallantifas.noblogs.org/raccolta-fondi-a-sostegno-delle-spese-legali-di-gino/
L'obiettivo della campagna è raccogliere fondi per pagare le spese legali, sostenere Gino in carcere e permettere alla famiglia di stargli vicino.
In continuità con la raccolta fondi per gli altri imputati italiani al processo di Budapest, l'associazione Brigate Volontarie per l'Emergenza ha messo a disposizione un conto dedicato per la gestione delle spese.
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Brigate Volontarie per l’Emergenza OdV
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IT20Z0623001616000015293082BIC/SWIFT CRPPIT2PXXX
In entrambi i casi specifica nella causale "Free Gino"
Diffondi i canali di controinformazione sui social:
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Noi vittime delle torture di Almasri ci siamo illusi che l’Italia potesse fare giustizia
Conferenza stampa alla Camera alcune vittime del torturatore libico Almasri, scarcerato e rimpatriato dall’Italia nonostante l’arresto diposto dalla Corte penale internazionale, hanno raccontato i crimini del capo della polizia giudiziaria di Tripoli e i sistemi con cui governa i campi libici. Pubblichiamo la loro lettera, indirizzata a Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano
Egregio presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ministro Matteo Piantedosi, ministro Carlo Nordio e sottosegretario Alfredo Mantovano,
vi scriviamo in qualità di portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche come vittime e sopravvissuti di Osama Najim Almasri. I nostri corpi portano i segni dei suoi crimini e le nostre menti sono piene di ricordi che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Quando Almasri è stato arrestato a Torino, abbiamo creduto, anche se per poco, che la giustizia potesse raggiungere quelli di noi che hanno conosciuto solo la sofferenza. Ma voi ci avete tolto questa speranza, rispedendolo in Libia, dove continuerà a fare del male ad altri, come ha fatto a noi.
Il dolore per questo tradimento è profondo. È lo stesso dolore che ci portiamo dietro da anni. Siamo venuti in Italia in cerca di protezione e siamo grati per la sicurezza che abbiamo trovato. Ma la nostra dignità, rubata in Libia, è stata rubata di nuovo qui. L'Italia era un Paese in cui credevamo, un Paese che parlava di giustizia e di diritti umani. Ma la giustizia non ci è stata data. Al contrario, abbiamo assistito alla liberazione dell'uomo che ci ha torturato.
E mentre scriviamo questa lettera, altri stanno ancora soffrendo sotto lo stesso sistema che ci ha brutalizzato. Oggi i migranti in Libia vivono in condizioni peggiori delle prigioni. Vengono torturati per ottenere un riscatto, venduti come proprietà, violentati, affamati e lasciati morire. Quelli che si trovano ancora nella prigione di Mitiga, dove Almasri ha costruito il suo impero di crudeltà, non conoscono altro che il dolore. La stessa Libia con cui lavorate, finanziate e a cui stringete la mano è diventata una terra di sofferenza infinita per chi non ha potere.
Ora sappiamo che l'Italia non ha solo le dita in Libia, ma ha le mani intere sepolte nei suoi affari e può dire chi è libero o meno. Non siete solo testimoni di ciò che accade in quel Paese, ma contribuite a plasmarlo. Non si può affermare di combattere il traffico di esseri umani mentre si fanno accordi con chi ne trae profitto. Non potete definire Almasri “pericoloso” mentre lo proteggete dalla giustizia. Non potete definirvi difensori dei diritti umani mentre lasciate le persone a marcire nelle prigioni libiche.
Pertanto, Vi chiediamo:
1.La cessazione immediata di tutti gli accordi tra Italia e Libia che consentono abusi nei confronti dei migranti.
2.Un impegno pubblico per chiedere il rilascio di tutti coloro che sono ancora imprigionati a Mitiga e in altri centri di detenzione in Libia.
3.Una spiegazione ufficiale del perché Almasri, che il vostro stesso Governo ha definito pericoloso, sia stato rilasciato invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale.
4.Un percorso legale per i migranti intrappolati nei centri di detenzione libici, compresa la riapertura dell'Ambasciata Italiana a Tripoli per l'ottenimento di visti umanitari.
La giustizia non può essere selettiva. Non può servire i potenti mentre gli impotenti vengono scartati. L'Italia deve rispondere delle sue scelte.
Cordiali saluti,
David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri
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Conferenza stampa alla Camera alcune vittime del torturatore libico Almasri, scarcerato e rimpatriato dall’Italia nonostante l’arresto diposto dalla Corte penale internazionale, hanno raccontato i crimini del capo della polizia giudiziaria di Tripoli e i sistemi con cui governa i campi libici. Pubblichiamo la loro lettera, indirizzata a Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano
Egregio presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ministro Matteo Piantedosi, ministro Carlo Nordio e sottosegretario Alfredo Mantovano,
vi scriviamo in qualità di portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche come vittime e sopravvissuti di Osama Najim Almasri. I nostri corpi portano i segni dei suoi crimini e le nostre menti sono piene di ricordi che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Quando Almasri è stato arrestato a Torino, abbiamo creduto, anche se per poco, che la giustizia potesse raggiungere quelli di noi che hanno conosciuto solo la sofferenza. Ma voi ci avete tolto questa speranza, rispedendolo in Libia, dove continuerà a fare del male ad altri, come ha fatto a noi.
Il dolore per questo tradimento è profondo. È lo stesso dolore che ci portiamo dietro da anni. Siamo venuti in Italia in cerca di protezione e siamo grati per la sicurezza che abbiamo trovato. Ma la nostra dignità, rubata in Libia, è stata rubata di nuovo qui. L'Italia era un Paese in cui credevamo, un Paese che parlava di giustizia e di diritti umani. Ma la giustizia non ci è stata data. Al contrario, abbiamo assistito alla liberazione dell'uomo che ci ha torturato.
E mentre scriviamo questa lettera, altri stanno ancora soffrendo sotto lo stesso sistema che ci ha brutalizzato. Oggi i migranti in Libia vivono in condizioni peggiori delle prigioni. Vengono torturati per ottenere un riscatto, venduti come proprietà, violentati, affamati e lasciati morire. Quelli che si trovano ancora nella prigione di Mitiga, dove Almasri ha costruito il suo impero di crudeltà, non conoscono altro che il dolore. La stessa Libia con cui lavorate, finanziate e a cui stringete la mano è diventata una terra di sofferenza infinita per chi non ha potere.
Ora sappiamo che l'Italia non ha solo le dita in Libia, ma ha le mani intere sepolte nei suoi affari e può dire chi è libero o meno. Non siete solo testimoni di ciò che accade in quel Paese, ma contribuite a plasmarlo. Non si può affermare di combattere il traffico di esseri umani mentre si fanno accordi con chi ne trae profitto. Non potete definire Almasri “pericoloso” mentre lo proteggete dalla giustizia. Non potete definirvi difensori dei diritti umani mentre lasciate le persone a marcire nelle prigioni libiche.
Pertanto, Vi chiediamo:
1.La cessazione immediata di tutti gli accordi tra Italia e Libia che consentono abusi nei confronti dei migranti.
2.Un impegno pubblico per chiedere il rilascio di tutti coloro che sono ancora imprigionati a Mitiga e in altri centri di detenzione in Libia.
3.Una spiegazione ufficiale del perché Almasri, che il vostro stesso Governo ha definito pericoloso, sia stato rilasciato invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale.
4.Un percorso legale per i migranti intrappolati nei centri di detenzione libici, compresa la riapertura dell'Ambasciata Italiana a Tripoli per l'ottenimento di visti umanitari.
La giustizia non può essere selettiva. Non può servire i potenti mentre gli impotenti vengono scartati. L'Italia deve rispondere delle sue scelte.
Cordiali saluti,
David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri
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#accaddeoggi - 30 gennaio 1972 la strage di Derry: il Bloody Sunday
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Il comunicato scritto dal collegio difensivo del “processo Sovrano”, alle ultime battute (la sentenza è prevista a fine febbraio). Un atto di accusa molto forte che denuncia ingerenze non legittime sul Tribunale che è chiamato ad esprimersi sull’accusa di associazione a delinquere ed altri reati di cui sono accusati attivisti del Movimento No Tav e del centro Sociale Askatasuna
https://www.osservatoriorepressione.info/comunicato-dei-difensori-notav-su-ingerenze-illegittime-nel-processo-sovrano/
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👍7
I racconti da brivido dei Refugees in Libya nella sala stampa della Camera. Le opposizioni: questa l’unica vera informativa. I ministri Nordio e Piantedosi disertano l’Aula: «Ora c’è il segreto istruttorio»
https://www.osservatoriorepressione.info/almasri-le-accuse-dei-torturati-litalia-ci-ha-negato-giustizia/
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