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Forwarded from Free All Antifas - Italy
Ecco la lettera con cui Maja durante l'udienza del 21 febbraio, ha rifiutato la proposta di patteggiamento del PM ungherese e ha lanciato un messaggio di speranza e di lotta a noi tutt*:
https://freeallantifas.noblogs.org/lettera-di-maja-21-febbraio/

[...] Ammiro ogni persona comune che cerca di cogliere la complessità del nostro mondo e agisce dove sembra umanamente possibile.
Voglio condividere il cammino con chi dubita, senza scambiare la propria moralità e tenerezza con ingannevoli promesse di felicità individuale. [...]


[...] So che l'esperienza di tutto questo non è solo mia e quindi spero che le mie parole arrivino anche a tutt* coloro che sono perseguitat* e imprigionat* per essersi opposti all'estremismo di destra, al fascismo, al patriarcato, allo sfruttamento della natura e delle persone, alla violenza strutturale e razzista e alla repressione, per aver creato alternative e per l'emancipazione, l'esistenza queer e una vita dignitosa per tutt*. [...]
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Se c'è una voce che realmente, per anni, si è levata nel nostro paese e nel nostro territorio, inascoltata, è proprio quella delle “persone migranti e straniere”, e non di certo quella di un gruppo politico pericoloso che continua ad esistere soltanto grazie all'indifferenza delle istituzioni.
Da anni, ormai, il tema della sicurezza è al centro del dibattito pubblico, e non è privo di connotati politici: chi decide cosa o chi sia sicuro? Secondo quali interessi? Tramite quali mezzi? In base aquali pregiudizi?
La ricerca di "sicurezza" non può basarsi sulla paura, sulla repressione, sulla generalizzazione, sulla disinformazione e sulla violenza: la sicurezza è prima di tutto sociale, la certezza di avere un tetto sulla testa, la possibilità di avere un lavoro stabile e dignitoso, l'opportunità di avere un'esistenza serena, indipendentemente dalla propria provenienza. Misure come quelle proposte da Casapound sono lo specchio di una realtà politica che, oltre a non sapere di cosa stia parlando, non ha interesse
a tutelare il cittadino (peraltro, vorrebbe tutelarlo da un nemico che nonesiste), ma ad averne il completo controllo.
Del resto, i fascisti sanno bene che soffiare sull'odio, soprattutto di chi ha minori possibilità di difendersi o essere ascoltato, è il modo più semplice per ottenere consensi: così come sanno che far leva sull'emotività degli italiani (e dei molisani) in difficoltà è moltopiù facile di metterli davanti alla realtà.
E la realtà è che per quanto sia rassicurantepensare di risolvere problemi complessi come l'assenza di lavoro, il caro vita e l'emergenza abitativa con soluzioni semplici, cacciando persone che vi hanno ben poco a che fare, la responsabilità di queste difficoltà è da cercare nella gestione di questo paese e in come scegliamo di reagirvi.
La proposta di "remigrazione" è irrealizzabile: così come lo sono i Centri costruiti in Albania con l'attuale maggioranza di Governo, una proposta il cui senso è molto simile a quello cheavanzerà in piazza Casapound. E, anche se fosse realizzabile, avrebbe costi tali (vedasi, ancora, i Centri in Albania), in ambiti molto diversi tra loro,da non apportare alcun beneficio alla comunità molisana e italiana, che invece si dice di voler supportare.
Tra l'altro, staremmo parlando di un gruppo di persone diversificatissimo, impossibile da ridurre a "baby gang straniere" che "spadroneggiano" nei quartieri o "prendonoin ostaggio" le città: e, in generale, le origini di ciascuno di noi sono un tema delicato e complesso, che non si può pensare di limitare ad stereotipo.
Ma, soprattutto, la proposta di “remigrazione” è disumana.
Come cittadini, quanti diritti di queste persone sareste disposti a violare, pur di vederli lontani dalle città in cui vivete,per vivere nell'illusione che, in questo modo, le vostre vite possano migliorare?
Quello all'unità familiare? Separando coppie e/o famiglie, se uno dei membri è migrante e/o straniero?
Quello alla loro privacy? Risalendo alla provenienza dei genitori di persone che sono da anni in questo paese, pur di capire se siano figli di migranti e allontarli?
O forse, preferite quello alla difesa o all'equo processo? Che senso ha che una persona si presenti davanti a un giudice eargomenti le proprie ragioni, se il motivo per cui ha agito è necessariamente legato al fatto che sia migrante e/o straniera? Poco importa che, per molte persone immigrate in Italia, la criminalità sia una scelta obbligata, dovuta all'abbandono dello stato.
Magari, quello alla vita? In fondo, se abbiamoaccettato tacitamente il rinnovo, da parte di varie forze politiche, dei Patti con la Libia, dove i migranti "rimpatriati nel paese d'origine attraversostrumenti di collaborazione diplomatica ed economica" sono soggetti a un
trattamento degradante, o persino la nascita dei CPR, sotto indagine da anni per le violenze che si consumano al loro interno, o ancora, continuiamo a negare la responsabilità nel nostro paese nello sfruttamento e distruzione dimolti dei territori da cui provengono “gli stranieri”, possiamo accettare anche una "remigrazione".
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