Forwarded from Bubble
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Forwarded from CARMRAIN 🏵 @bitcoinprincipianti NON INVIO MAI MESSAGGI PRIVATI
Ciao a tutti!
Eccoci nel nostro terzo passo del Percorso di Disavvelenamento da Google!
Oggi facciamo il terzo passo del nostro percorso di Disavvelenamento da google: smettiamo di nutrirlo con i nostri dati.
Quello che dobbiamo fare è relativamente semplice: sostituiamo tutte le app che google (con grande benevolenza) ci fornisce già preinstallate nei nostri dispositivi; in questo modo stiamo concretamente riducendo il nutrimento nei confronti di google.
Le più impensabili:
-Telefono
-Contatti
-Foto/Galleria
-File Manager
-Tastiera
-Player Musicale
-Sms
-Calendario
-Orologio/Sveglia
-Fotocamera
-Calcolatrice 🔢
-Launcher
-Registratore vocale
-Note
Tutte queste applicazioni che troviamo preinstallate nei nostri smartphone comunicano costantemente i nostri dati (e metadati) a google.
Si, per farlo basta cercare su f-Droid "Fossify".
Sarà a quel punto disponibile una lista di App facilmente riconoscibili in quanto tutte le icone sono di colore verde.
Fossify è una suite di App completamente Opensource e rispettose della Privacy. Non comunicano i nostri dati più importanti a terze parti.
Quando utilizziamo queste App nel nostro cellulare difficilmente pensiamo che dati escono costantemente fuori dal nostro controllo.
Utilizzando la Suite di Fossify la mole di dati che fuoriesce all'esterno dei nostri dispositivi diminuisce notevolmente.
Nel momento in cui scrivo alcune di queste app come la tastiera, l'orologio e la camera sono in Beta e vanno quindi un attimo testate per capire se funzionano in modo ottimale sul proprio smartphone.
Ci vediamo nel prossimo passo!
Se il post ti è piaciuto considera di condividerlo, senza la tua condivisione nulla può sopravvivere 🧡
https://news.1rj.ru/str/bitcoinprincipianti/✅ Fonte: @bitcoinprincipianti✅
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Forwarded from Valerio Dalla Costa
🍺 BIRRA E BITCOIN A BRESCIA
Il Bierhaus accetta ufficialmente pagamenti in Bitcoin 🎉🎉
La storica pizzeria-birreria bresciana, attiva da oltre trent’anni e ispirata alla tradizione bavarese, il Bierhaus compie una scelta chiara e coerente con il suo spirito indipendente e pionieristico.
Da oggi puoi pagare pizze, cucina, panini, carne alla griglia e birre tedesche autentiche — inclusa la più antica birra monasteriale al mondo, prodotta dal 1050 — in modo immediato con Bitcoin, grazie ai pagamenti istantanei su Lightning Network.
Niente intermediari bancari, costi ridotti e massima semplicità: basta inquadrare il QR code con il tuo wallet sullo smartphone e confermare il pagamento.
Dal 1050 delle birre monasteriali al Bitcoin nel 2026: tradizione e innovazione possono crescere insieme.
Vai, siediti, gusta… e paga in satoshi.
Il Bierhaus accetta ufficialmente pagamenti in Bitcoin 🎉🎉
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Forwarded from Isola Bitcoin
Work in progress ⚙️✨
Sto lavorando con impegno per offrirvi un prodotto di alta qualità audio e video. 🎥 🎙️
Ogni dettaglio viene curato con attenzione per garantirvi un'esperienza degna di nota. 🔧💡
Le dirette saranno condivise qui su Isola ma trasmesse tramite il canale YouTube di Antipatico Podcast. 📡📺
🔗 Canale YouTube
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Se lo ritieni utile, puoi condividere questo messaggio nei tuoi gruppi o linkarlo nel tuo stato. 🙏
Il mio lavoro è indipendente e non retribuito: il vostro supporto è fondamentale per permettermi di crescere e continuare a migliorare. 🚀❤️
Stay tuned.
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Forwarded from Jacopo Graziuso
Bitcoin come bene sociale: riservatezza consapevole, non segretezza.
Quando si osserva Bitcoin al di fuori delle semplificazioni, emerge un punto spesso trascurato: non è progettato per garantire segretezza. Non nasconde le transazioni, non oscura i flussi di valore, non promette invisibilità. Il suo funzionamento è esplicito, verificabile, fondato su regole pubbliche. Proprio per questo, ridurlo a uno strumento di occultamento significa fraintenderne la natura.
Bitcoin può essere compreso come bene sociale nella misura in cui introduce un’infrastruttura che separa il valore dal controllo diretto sull’identità. Non chiede chi sei per permetterti di partecipare, ma pretende che le regole siano rispettate da tutti allo stesso modo. Questa caratteristica non elimina il potere, ma ne riduce l’arbitrarietà. La fiducia non viene delegata a un’autorità centrale, bensì ancorata alla verificabilità delle regole.
In questo contesto, la riservatezza non è un automatismo. È una possibilità. Dipende da come l’individuo si relaziona all’infrastruttura, dal livello di conoscenza e dalla consapevolezza dei limiti. Bitcoin non protegge chi lo usa in modo inconsapevole, né assolve comportamenti opachi. Offre uno spazio in cui l’autodeterminazione informativa può esistere, ma non la impone.
La differenza con la segretezza è netta. La segretezza mira a sottrarre informazioni per creare asimmetrie di potere. La riservatezza, invece, tutela la dignità dell’individuo permettendogli di scegliere cosa rendere pubblico e cosa no, entro un sistema di regole uguali per tutti. Bitcoin, in questo senso, non è un rifugio dall’ordine sociale, ma una diversa forma di ordine: più esplicita, meno discrezionale.
Proprio per questo, può essere piegato a fini diversi. Può essere integrato in logiche di controllo, monitoraggio o pressione normativa, così come può essere utilizzato per ridurre dipendenze arbitrarie e rafforzare l’autonomia economica. La tecnologia non decide quale strada verrà percorsa. Fornisce un’infrastruttura; la direzione è una scelta collettiva e individuale.
Accettare Bitcoin “a 360 gradi” significa riconoscerne anche le ambiguità. Non idealizzarlo, non demonizzarlo. Comprendere che non sostituisce il giudizio umano, ma lo rende più esposto. In un sistema trasparente, la responsabilità non può essere nascosta.
La riservatezza è una scelta.
La libertà comincia quando la si assume.
Quando si osserva Bitcoin al di fuori delle semplificazioni, emerge un punto spesso trascurato: non è progettato per garantire segretezza. Non nasconde le transazioni, non oscura i flussi di valore, non promette invisibilità. Il suo funzionamento è esplicito, verificabile, fondato su regole pubbliche. Proprio per questo, ridurlo a uno strumento di occultamento significa fraintenderne la natura.
Bitcoin può essere compreso come bene sociale nella misura in cui introduce un’infrastruttura che separa il valore dal controllo diretto sull’identità. Non chiede chi sei per permetterti di partecipare, ma pretende che le regole siano rispettate da tutti allo stesso modo. Questa caratteristica non elimina il potere, ma ne riduce l’arbitrarietà. La fiducia non viene delegata a un’autorità centrale, bensì ancorata alla verificabilità delle regole.
In questo contesto, la riservatezza non è un automatismo. È una possibilità. Dipende da come l’individuo si relaziona all’infrastruttura, dal livello di conoscenza e dalla consapevolezza dei limiti. Bitcoin non protegge chi lo usa in modo inconsapevole, né assolve comportamenti opachi. Offre uno spazio in cui l’autodeterminazione informativa può esistere, ma non la impone.
La differenza con la segretezza è netta. La segretezza mira a sottrarre informazioni per creare asimmetrie di potere. La riservatezza, invece, tutela la dignità dell’individuo permettendogli di scegliere cosa rendere pubblico e cosa no, entro un sistema di regole uguali per tutti. Bitcoin, in questo senso, non è un rifugio dall’ordine sociale, ma una diversa forma di ordine: più esplicita, meno discrezionale.
Proprio per questo, può essere piegato a fini diversi. Può essere integrato in logiche di controllo, monitoraggio o pressione normativa, così come può essere utilizzato per ridurre dipendenze arbitrarie e rafforzare l’autonomia economica. La tecnologia non decide quale strada verrà percorsa. Fornisce un’infrastruttura; la direzione è una scelta collettiva e individuale.
Accettare Bitcoin “a 360 gradi” significa riconoscerne anche le ambiguità. Non idealizzarlo, non demonizzarlo. Comprendere che non sostituisce il giudizio umano, ma lo rende più esposto. In un sistema trasparente, la responsabilità non può essere nascosta.
La riservatezza è una scelta.
La libertà comincia quando la si assume.
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Forwarded from Jacopo Graziuso
Il trilemma di Bitcoin: un vincolo strutturale, non un difetto.
Tempo di lettura: 1-2 minuti
Esiste una convinzione diffusa, tanto semplice quanto fuorviante: che Bitcoin “fallisca” su alcuni fronti perché non è stato progettato abbastanza bene.
Che la sua architettura presenti dei limiti evitabili.
Che il cosiddetto trilemma rappresenti una classifica di merito, in cui qualcuno vince e qualcuno perde.
Questa impostazione è errata alla radice.
Il trilemma, nel caso di Bitcoin, non è un giudizio di valore né una graduatoria tecnologica. È un vincolo strutturale: descrive l’impossibilità logica di massimizzare simultaneamente tre dimensioni fondamentali all’interno di un sistema di consenso distribuito.
Nel caso specifico di Bitcoin, tali dimensioni assumono un significato preciso e non intercambiabile:
1. la sicurezza del consenso e del ledger, intesa come resistenza alla riscrittura, all’attacco coordinato e alla censura;
2. la distribuzione del potere di verifica, ovvero la possibilità, per una pluralità ampia di attori indipendenti, di controllare e far rispettare le regole del sistema;
3. la scalabilità on-chain, intesa come capacità del layer base di assorbire grandi volumi di transazioni direttamente in catena.
Da queste proprietà fondamentali discendono caratteristiche spesso citate come obiettivi autonomi (immutabilità, trasparenza, affidabilità) che in realtà sono proprietà derivate, non perseguibili separatamente dalle prime.
Bitcoin non "subisce" il trilemma.
Lo accetta consapevolmente.
L’architettura del protocollo mostra una scelta chiara: massimizzare sicurezza e distribuzione del potere di verifica, accettando una scalabilità on-chain limitata. Non per incapacità tecnica, ma per coerenza istituzionale. Aumentare simultaneamente throughput e accessibilità alla verifica richiederebbe compromessi che inciderebbero proprio su ciò che rende il sistema credibile nel tempo.
Il punto centrale non è cosa Bitcoin non fa.
È perché sceglie di non farlo.
Comprendere il trilemma significa smettere di leggere Bitcoin come un prodotto da ottimizzare e iniziare a leggerlo come un'istituzione tecnica che opera entro vincoli non negoziabili.
Ne discutiamo su Salento Bitcoin.
Tempo di lettura: 1-2 minuti
Esiste una convinzione diffusa, tanto semplice quanto fuorviante: che Bitcoin “fallisca” su alcuni fronti perché non è stato progettato abbastanza bene.
Che la sua architettura presenti dei limiti evitabili.
Che il cosiddetto trilemma rappresenti una classifica di merito, in cui qualcuno vince e qualcuno perde.
Questa impostazione è errata alla radice.
Il trilemma, nel caso di Bitcoin, non è un giudizio di valore né una graduatoria tecnologica. È un vincolo strutturale: descrive l’impossibilità logica di massimizzare simultaneamente tre dimensioni fondamentali all’interno di un sistema di consenso distribuito.
Nel caso specifico di Bitcoin, tali dimensioni assumono un significato preciso e non intercambiabile:
1. la sicurezza del consenso e del ledger, intesa come resistenza alla riscrittura, all’attacco coordinato e alla censura;
2. la distribuzione del potere di verifica, ovvero la possibilità, per una pluralità ampia di attori indipendenti, di controllare e far rispettare le regole del sistema;
3. la scalabilità on-chain, intesa come capacità del layer base di assorbire grandi volumi di transazioni direttamente in catena.
Da queste proprietà fondamentali discendono caratteristiche spesso citate come obiettivi autonomi (immutabilità, trasparenza, affidabilità) che in realtà sono proprietà derivate, non perseguibili separatamente dalle prime.
Bitcoin non "subisce" il trilemma.
Lo accetta consapevolmente.
L’architettura del protocollo mostra una scelta chiara: massimizzare sicurezza e distribuzione del potere di verifica, accettando una scalabilità on-chain limitata. Non per incapacità tecnica, ma per coerenza istituzionale. Aumentare simultaneamente throughput e accessibilità alla verifica richiederebbe compromessi che inciderebbero proprio su ciò che rende il sistema credibile nel tempo.
Il punto centrale non è cosa Bitcoin non fa.
È perché sceglie di non farlo.
Comprendere il trilemma significa smettere di leggere Bitcoin come un prodotto da ottimizzare e iniziare a leggerlo come un'istituzione tecnica che opera entro vincoli non negoziabili.
Ne discutiamo su Salento Bitcoin.
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