(IT)
«1.Signora di tutti i Me (nin-me-šar2-ra), risplendente di luce
2. Donna virtuosa, vestita dello splendore divino (melam), diletta del Cielo e della Terra
3. Ierodula (nu-u8-gig )del dio An, con il grande diadema
4. Colei che ama la tiara consona alla grande sacerdotessa
5. La cui mano impugna (tutti) i sette Me
6. O mia Signora, tu sei la guardiana di tutti i grandi Me
7. Tu hai riunito i Me, tu hai legato i Me alle tue mani
8. Tu hai raccolto i Me, tu hai stretto i Me al tuo petto
9. Come un drago (ušumgal) tu hai lanciato il veleno sui territori dei nemici
10. Quando tu ruggisci alla terra come il dio della Tempesta (Iškur), la vegetazione non può resisterti
11. Come un diluvio (a-ma-ru) discendi dalla tua montagna (kur)
12. O potente del cielo e della terra, tu sei Inanna»
(Enḫeduanna, nin-me-šárra (Signora di tutti i Me), 1-12.)
«1.Signora di tutti i Me (nin-me-šar2-ra), risplendente di luce
2. Donna virtuosa, vestita dello splendore divino (melam), diletta del Cielo e della Terra
3. Ierodula (nu-u8-gig )del dio An, con il grande diadema
4. Colei che ama la tiara consona alla grande sacerdotessa
5. La cui mano impugna (tutti) i sette Me
6. O mia Signora, tu sei la guardiana di tutti i grandi Me
7. Tu hai riunito i Me, tu hai legato i Me alle tue mani
8. Tu hai raccolto i Me, tu hai stretto i Me al tuo petto
9. Come un drago (ušumgal) tu hai lanciato il veleno sui territori dei nemici
10. Quando tu ruggisci alla terra come il dio della Tempesta (Iškur), la vegetazione non può resisterti
11. Come un diluvio (a-ma-ru) discendi dalla tua montagna (kur)
12. O potente del cielo e della terra, tu sei Inanna»
(Enḫeduanna, nin-me-šárra (Signora di tutti i Me), 1-12.)
Forwarded from Flusso di Coscienza🎬 Il Canale ☯️ (Vladimir)
Eppure nè gli americani nè gli europei non hanno una vera comprensione di quanto sia profonda la storia e di quanta verità si cela in essa. La vera storia.
La Libertà è Lucifero?
Flusso di Coscienza ☯️
La Libertà è Lucifero?
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Giordano Bruno era un Domenicano eretico che venne arso vivo il 17 febbraio 1600. La parte più interessante della profezia riguarda comunque il tempo che stiamo vivendo. "Quando i tempi saranno maturi, l'egoismo e il denaro regneranno sovrani [...]
si vedranno santi e madonne dappertutto, miracoli e avvenimenti straordinari e ruote di fuoco nel cielo [...] magia, astrologia, alchimia e satanismo coinvolgeranno molte persone.
Satana sarà presente sulla terra e ingannerà molti. E molti saranno coloro che lo seguiranno. E molti saranno coloro che sentiranno la sua presenza. La veste di Satana sarà sempre seducente. E sarà la veste di esseri provenienti dal cosmo [...] perchè la Terra è solamente un granello di sabbia, nella progressione infinita dell'universo. In quei giorni si saprà finalmente che cosa significhi l'accartocciarsi del cielo. E un sole nero, nello spazio, inghiottirà il sole, la luna e tutti i pianeti che girano intorno al sole. Ricordatevi che, quando prossima sarà la fine, l'uomo viaggerà nel cosmo e dal cosmo apprenderà il giorno della fine. E l'uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio quando l'uomo si crederà padrone del cosmo, faranno la fine di Sodoma e Gomorra.
si vedranno santi e madonne dappertutto, miracoli e avvenimenti straordinari e ruote di fuoco nel cielo [...] magia, astrologia, alchimia e satanismo coinvolgeranno molte persone.
Satana sarà presente sulla terra e ingannerà molti. E molti saranno coloro che lo seguiranno. E molti saranno coloro che sentiranno la sua presenza. La veste di Satana sarà sempre seducente. E sarà la veste di esseri provenienti dal cosmo [...] perchè la Terra è solamente un granello di sabbia, nella progressione infinita dell'universo. In quei giorni si saprà finalmente che cosa significhi l'accartocciarsi del cielo. E un sole nero, nello spazio, inghiottirà il sole, la luna e tutti i pianeti che girano intorno al sole. Ricordatevi che, quando prossima sarà la fine, l'uomo viaggerà nel cosmo e dal cosmo apprenderà il giorno della fine. E l'uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio quando l'uomo si crederà padrone del cosmo, faranno la fine di Sodoma e Gomorra.
Secondo moderne teorie scientifiche, i buchi Neri, non sono masse omogenee di Oscurità indifferenziata, ma immensi contenitori di Informazioni. Ogni cosa che finisce in un Buco Nero, viene codificata come Informazione, e impressa nel formato di superstringhe di fattori spiroidali, che secondo il prof. Samir Mathur dell’Ohio University e altri suoi esimi colleghi, sono densamente immagazzinate nel Buco Nero, nel medesimo modo in cui il DNA viene contenuto nel Nucleo di una Cellula.
Una costellazione piccola ma appariscente, contenente la quinta stella del cielo in quanto a grandezza, Vega. In termini mitologici, Lira era la lira del grande musicista Orfeo, la cui impresa rischiosa nel mondo dell'oltretomba costituisce una delle storie greche più famose. Fu la prima lira a essere costruita, inventata da Ermes, il figlio di Zeus e di Maia (una delle Pleiadi). Ermes fece la lira dal guscio di una testuggine che aveva trovato a brucare fuori dalla sua grotta sul Monte Cillene in Arcadia. Ermes pulì il guscio, fece dei buchi lungo il bordo e vi legò diagonalmente sette corde fatte di budello di mucca, tante quanto il numero delle Pleiadi. Inventò anche il plettro con cui suonare lo strumento.

La Lira è stata spesso rappresentata anche come un'aquila o un avvoltoio; in questa illustrazione presa da Uranographia di Johann Bode si vedono entrambe le rappresentazioni. Vicino alla punta del becco del rapace c'è la stella lucida Vega, qui scritta Wega (Bode la chiamò anche Testa - in latino: corazza di tartaruga) con riferimento al guscio di tartaruga che si suppone Ermes avesse usato per fare la lira.
Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s'era cacciato per un'impresa giovanile, che l'aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo. Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira. Eratostene riferisce che più tardi Apollo diede la lira a Orfeo per accompagnare con essa le sue canzoni.
Orfeo fu il più grande musicista del suo tempo, in grado di incantare le pietre e i corsi d'acqua con la magia che emanava dai suoi canti. Si dice persino che con il suono armonioso della sua lira abbia attirato file di querce giù dai monti fino alle coste della Tracia. Orfeo si unì alla spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Quando gli Argonauti udirono il canto tentatore delle sirene, ninfe marine che avevano adescato ed eliminato generazioni di marinai, Orfeo intonò un controcanto che coprì le loro voci.
Più tardi Orfeo sposò la ninfa Euridice. Un giorno, Euridice fu vista da Aristeo, un figlio di Apollo, che, in preda a un raptus passionale, l'assalì. Mentre tentava di sfuggirgli, la donna inciampò in un serpente che la uccise con il suo morso velenoso. A Orfeo si spezzò il cuore; incapace di vivere senza la sua giovane sposa, discese nell'oltretomba a chiedere che gliela restituissero. Questa era una richiesta senza precedenti. Ma il suono della sua musica affascinò persino Ade, il dio di quel mondo sotterraneo, che alla fine accondiscese a che Euridice ritornasse con Orfeo nel mondo dei vivi, ma a una condizione: Orfeo non doveva girarsi a guardare indietro fin quando i due non fossero di nuovo sani e salvi all'aperto. Un'altra versione indica che con la sua lira incantò il traghettatore Caronte il custode Cerbero (cane a tre teste) calmò la ferocia della condanna di Issione e la crudeltà della tortura di Tantalo, raggiunse poi il cuore dell'oltretomba ma non incontrò Ade, bensì la moglie Persefone che conquistò con una canzone quindi non incontrò mai Ade ma la condizione rimase sempre la stessa.
Orfeo accettò prontamente e fece strada a Euridice lungo l'oscuro passaggio che portava al mondo soprastante, strimpellando la lira per guidarla. Ma quella di essere seguito da un fantasma era per lui una sensazione snervante. Non poteva essere perfettamente sicuro che la sua amata fosse dietro a lui, ma non osava voltarsi per accertarsene. Alla fine, quando sentì il calore del sole sul suo volto, ritenendo di aver superato la prova, si girò finalmente verso Euridice. Ella però non era del tutto fuori del cunicolo e così fu risucchiata nelle profondità del Regno dell'Oltretomba, perduta per sempre. Orfeo fu inconsolabile. Vagò per la campagna suonando musiche malinconiche sulla sua lira. Molte donne si offrirono di sposarlo, ma il grande musicista preferì starsene in compagnia di giovanetti.
Ci sono due racconti a proposito d

La Lira è stata spesso rappresentata anche come un'aquila o un avvoltoio; in questa illustrazione presa da Uranographia di Johann Bode si vedono entrambe le rappresentazioni. Vicino alla punta del becco del rapace c'è la stella lucida Vega, qui scritta Wega (Bode la chiamò anche Testa - in latino: corazza di tartaruga) con riferimento al guscio di tartaruga che si suppone Ermes avesse usato per fare la lira.
Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s'era cacciato per un'impresa giovanile, che l'aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo. Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira. Eratostene riferisce che più tardi Apollo diede la lira a Orfeo per accompagnare con essa le sue canzoni.
Orfeo fu il più grande musicista del suo tempo, in grado di incantare le pietre e i corsi d'acqua con la magia che emanava dai suoi canti. Si dice persino che con il suono armonioso della sua lira abbia attirato file di querce giù dai monti fino alle coste della Tracia. Orfeo si unì alla spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Quando gli Argonauti udirono il canto tentatore delle sirene, ninfe marine che avevano adescato ed eliminato generazioni di marinai, Orfeo intonò un controcanto che coprì le loro voci.
Più tardi Orfeo sposò la ninfa Euridice. Un giorno, Euridice fu vista da Aristeo, un figlio di Apollo, che, in preda a un raptus passionale, l'assalì. Mentre tentava di sfuggirgli, la donna inciampò in un serpente che la uccise con il suo morso velenoso. A Orfeo si spezzò il cuore; incapace di vivere senza la sua giovane sposa, discese nell'oltretomba a chiedere che gliela restituissero. Questa era una richiesta senza precedenti. Ma il suono della sua musica affascinò persino Ade, il dio di quel mondo sotterraneo, che alla fine accondiscese a che Euridice ritornasse con Orfeo nel mondo dei vivi, ma a una condizione: Orfeo non doveva girarsi a guardare indietro fin quando i due non fossero di nuovo sani e salvi all'aperto. Un'altra versione indica che con la sua lira incantò il traghettatore Caronte il custode Cerbero (cane a tre teste) calmò la ferocia della condanna di Issione e la crudeltà della tortura di Tantalo, raggiunse poi il cuore dell'oltretomba ma non incontrò Ade, bensì la moglie Persefone che conquistò con una canzone quindi non incontrò mai Ade ma la condizione rimase sempre la stessa.
Orfeo accettò prontamente e fece strada a Euridice lungo l'oscuro passaggio che portava al mondo soprastante, strimpellando la lira per guidarla. Ma quella di essere seguito da un fantasma era per lui una sensazione snervante. Non poteva essere perfettamente sicuro che la sua amata fosse dietro a lui, ma non osava voltarsi per accertarsene. Alla fine, quando sentì il calore del sole sul suo volto, ritenendo di aver superato la prova, si girò finalmente verso Euridice. Ella però non era del tutto fuori del cunicolo e così fu risucchiata nelle profondità del Regno dell'Oltretomba, perduta per sempre. Orfeo fu inconsolabile. Vagò per la campagna suonando musiche malinconiche sulla sua lira. Molte donne si offrirono di sposarlo, ma il grande musicista preferì starsene in compagnia di giovanetti.
Ci sono due racconti a proposito d
ella morte di Orfeo. Una versione, quella di Ovidio nelle Metamorphoses, dice che le donne che gli si erano offerte, offese dal suo rifiuto, si coalizzarono contro di lui un giorno, mentre era seduto a cantare. Cominciarono a lanciargli contro sassi e lance. In un primo tempo la sua musica incantò quelle armi che caddero inoffensive ai suoi piedi, ma le donne fecero un tale strepito che alla fine riuscirono a coprire la musica magica e a fare arrivare a bersaglio i loro missili.
Eratostene, invece, dice che Orfeo provocò le ire del dio Dioniso per non aver compiuto sacrifici in suo onore. Orfeo reputava Apollo, il dio del Sole, la divinità massima e se ne stava spesso seduto sulla sommità del Monte Pangeo in attesa dell'alba per essere il primo a salutare il Sole con le sue melodie. Per ripagarlo di quest'affronto, Dioniso mandò i maniaci suoi seguaci a farlo a pezzi. Comunque siano andate le cose, alla fine Orfeo raggiunse la sua adorata Euridice nel Mondo dell'Oltretomba e le Muse posero la lira fra le stelle con l'approvazione di Zeus, loro padre.
Tolomeo conosceva la stella più brillante di questa costellazione con il semplice nome di Lira. Il nome che invece le viene dato oggi, Vega, viene dalle parole arabe al-nasr al-waki' che significano sia «l'aquila che attacca» sia «avvoltoio», poiché in questa posizione gli Arabi vedevano un'aquila o un avvoltoio. Negli atlanti celesti questa costellazione era spesso rappresentata da un uccello sistemato dietro a una lira. Sembra che gli Arabi abbiano visto Vega e le due stelle a lei vicine, Epsilon e Zeta della Lira, come un'aquila con le ali chiuse, che piomba sulla preda, laddove nella costellazione dell'Aquila la stella Altair e le due sue compagne davano l'impressione di un'aquila in volo con le ali spiegate.
Beta della Lira si chiama Sheliak, un nome che in arabo significa «arpa» in riferimento alla costellazione nel suo insieme. Beta della Lira è una famosa stella variabile. Gamma della Lira è chiamata Sulafat, dall'arabo «testuggine», l'animale dal cui guscio Ermete fece la lira. Fra Beta e Gamma della Lira c'è la Nebulosa ad Anello che spesso compare nei libri di astronomia; si tratta di un involucro di gas espulso da una stella morente
Eratostene, invece, dice che Orfeo provocò le ire del dio Dioniso per non aver compiuto sacrifici in suo onore. Orfeo reputava Apollo, il dio del Sole, la divinità massima e se ne stava spesso seduto sulla sommità del Monte Pangeo in attesa dell'alba per essere il primo a salutare il Sole con le sue melodie. Per ripagarlo di quest'affronto, Dioniso mandò i maniaci suoi seguaci a farlo a pezzi. Comunque siano andate le cose, alla fine Orfeo raggiunse la sua adorata Euridice nel Mondo dell'Oltretomba e le Muse posero la lira fra le stelle con l'approvazione di Zeus, loro padre.
Tolomeo conosceva la stella più brillante di questa costellazione con il semplice nome di Lira. Il nome che invece le viene dato oggi, Vega, viene dalle parole arabe al-nasr al-waki' che significano sia «l'aquila che attacca» sia «avvoltoio», poiché in questa posizione gli Arabi vedevano un'aquila o un avvoltoio. Negli atlanti celesti questa costellazione era spesso rappresentata da un uccello sistemato dietro a una lira. Sembra che gli Arabi abbiano visto Vega e le due stelle a lei vicine, Epsilon e Zeta della Lira, come un'aquila con le ali chiuse, che piomba sulla preda, laddove nella costellazione dell'Aquila la stella Altair e le due sue compagne davano l'impressione di un'aquila in volo con le ali spiegate.
Beta della Lira si chiama Sheliak, un nome che in arabo significa «arpa» in riferimento alla costellazione nel suo insieme. Beta della Lira è una famosa stella variabile. Gamma della Lira è chiamata Sulafat, dall'arabo «testuggine», l'animale dal cui guscio Ermete fece la lira. Fra Beta e Gamma della Lira c'è la Nebulosa ad Anello che spesso compare nei libri di astronomia; si tratta di un involucro di gas espulso da una stella morente