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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Forwarded from Flusso di Coscienza🎬 Il Canale ☯️ (Vladimir)
Eppure nè gli americani nè gli europei non hanno una vera comprensione di quanto sia profonda la storia e di quanta verità si cela in essa. La vera storia.

La Libertà è Lucifero?

Flusso di Coscienza ☯️
Giordano Bruno era un Domenicano eretico che venne arso vivo il 17 febbraio 1600. La parte più interessante della profezia riguarda comunque il tempo che stiamo vivendo. "Quando i tempi saranno maturi, l'egoismo e il denaro regneranno sovrani [...]

si vedranno santi e madonne dappertutto, miracoli e avvenimenti straordinari e ruote di fuoco nel cielo [...] magia, astrologia, alchimia e satanismo coinvolgeranno molte persone.

Satana sarà presente sulla terra e ingannerà molti. E molti saranno coloro che lo seguiranno. E molti saranno coloro che sentiranno la sua presenza. La veste di Satana sarà sempre seducente. E sarà la veste di esseri provenienti dal cosmo [...] perchè la Terra è solamente un granello di sabbia, nella progressione infinita dell'universo. In quei giorni si saprà finalmente che cosa significhi l'accartocciarsi del cielo. E un sole nero, nello spazio, inghiottirà il sole, la luna e tutti i pianeti che girano intorno al sole. Ricordatevi che, quando prossima sarà la fine, l'uomo viaggerà nel cosmo e dal cosmo apprenderà il giorno della fine. E l'uomo si ricordi che molte superbe e ricche città, proprio quando l'uomo si crederà padrone del cosmo, faranno la fine di Sodoma e Gomorra.
Secondo moderne teorie scientifiche, i buchi Neri, non sono masse omogenee di Oscurità indifferenziata, ma immensi contenitori di Informazioni. Ogni cosa che finisce in un Buco Nero, viene codificata come Informazione, e impressa nel formato di superstringhe di fattori spiroidali, che secondo il prof. Samir Mathur dell’Ohio University e altri suoi esimi colleghi, sono densamente immagazzinate nel Buco Nero, nel medesimo modo in cui il DNA viene contenuto nel Nucleo di una Cellula.
Una costellazione piccola ma appariscente, contenente la quinta stella del cielo in quanto a grandezza, Vega. In termini mitologici, Lira era la lira del grande musicista Orfeo, la cui impresa rischiosa nel mondo dell'oltretomba costituisce una delle storie greche più famose. Fu la prima lira a essere costruita, inventata da Ermes, il figlio di Zeus e di Maia (una delle Pleiadi). Ermes fece la lira dal guscio di una testuggine che aveva trovato a brucare fuori dalla sua grotta sul Monte Cillene in Arcadia. Ermes pulì il guscio, fece dei buchi lungo il bordo e vi legò diagonalmente sette corde fatte di budello di mucca, tante quanto il numero delle Pleiadi. Inventò anche il plettro con cui suonare lo strumento.



La Lira è stata spesso rappresentata anche come un'aquila o un avvoltoio; in questa illustrazione presa da Uranographia di Johann Bode si vedono entrambe le rappresentazioni. Vicino alla punta del becco del rapace c'è la stella lucida Vega, qui scritta Wega (Bode la chiamò anche Testa - in latino: corazza di tartaruga) con riferimento al guscio di tartaruga che si suppone Ermes avesse usato per fare la lira.

Grazie a quella lira Ermes si tirò fuori dai guai in cui s'era cacciato per un'impresa giovanile, che l'aveva portato a rubare del bestiame di proprietà di Apollo. Infuriato Apollo si presentò a reclamare la sua restituzione, ma quando sentì la bella musica che proveniva dalla lira lasciò che Ermes si tenesse le bestie e in cambio si prese la lira. Eratostene riferisce che più tardi Apollo diede la lira a Orfeo per accompagnare con essa le sue canzoni.

Orfeo fu il più grande musicista del suo tempo, in grado di incantare le pietre e i corsi d'acqua con la magia che emanava dai suoi canti. Si dice persino che con il suono armonioso della sua lira abbia attirato file di querce giù dai monti fino alle coste della Tracia. Orfeo si unì alla spedizione di Giasone e degli Argonauti alla ricerca del vello d'oro. Quando gli Argonauti udirono il canto tentatore delle sirene, ninfe marine che avevano adescato ed eliminato generazioni di marinai, Orfeo intonò un controcanto che coprì le loro voci.

Più tardi Orfeo sposò la ninfa Euridice. Un giorno, Euridice fu vista da Aristeo, un figlio di Apollo, che, in preda a un raptus passionale, l'assalì. Mentre tentava di sfuggirgli, la donna inciampò in un serpente che la uccise con il suo morso velenoso. A Orfeo si spezzò il cuore; incapace di vivere senza la sua giovane sposa, discese nell'oltretomba a chiedere che gliela restituissero. Questa era una richiesta senza precedenti. Ma il suono della sua musica affascinò persino Ade, il dio di quel mondo sotterraneo, che alla fine accondiscese a che Euridice ritornasse con Orfeo nel mondo dei vivi, ma a una condizione: Orfeo non doveva girarsi a guardare indietro fin quando i due non fossero di nuovo sani e salvi all'aperto. Un'altra versione indica che con la sua lira incantò il traghettatore Caronte il custode Cerbero (cane a tre teste) calmò la ferocia della condanna di Issione e la crudeltà della tortura di Tantalo, raggiunse poi il cuore dell'oltretomba ma non incontrò Ade, bensì la moglie Persefone che conquistò con una canzone quindi non incontrò mai Ade ma la condizione rimase sempre la stessa.

Orfeo accettò prontamente e fece strada a Euridice lungo l'oscuro passaggio che portava al mondo soprastante, strimpellando la lira per guidarla. Ma quella di essere seguito da un fantasma era per lui una sensazione snervante. Non poteva essere perfettamente sicuro che la sua amata fosse dietro a lui, ma non osava voltarsi per accertarsene. Alla fine, quando sentì il calore del sole sul suo volto, ritenendo di aver superato la prova, si girò finalmente verso Euridice. Ella però non era del tutto fuori del cunicolo e così fu risucchiata nelle profondità del Regno dell'Oltretomba, perduta per sempre. Orfeo fu inconsolabile. Vagò per la campagna suonando musiche malinconiche sulla sua lira. Molte donne si offrirono di sposarlo, ma il grande musicista preferì starsene in compagnia di giovanetti.

Ci sono due racconti a proposito d
ella morte di Orfeo. Una versione, quella di Ovidio nelle Metamorphoses, dice che le donne che gli si erano offerte, offese dal suo rifiuto, si coalizzarono contro di lui un giorno, mentre era seduto a cantare. Cominciarono a lanciargli contro sassi e lance. In un primo tempo la sua musica incantò quelle armi che caddero inoffensive ai suoi piedi, ma le donne fecero un tale strepito che alla fine riuscirono a coprire la musica magica e a fare arrivare a bersaglio i loro missili.

Eratostene, invece, dice che Orfeo provocò le ire del dio Dioniso per non aver compiuto sacrifici in suo onore. Orfeo reputava Apollo, il dio del Sole, la divinità massima e se ne stava spesso seduto sulla sommità del Monte Pangeo in attesa dell'alba per essere il primo a salutare il Sole con le sue melodie. Per ripagarlo di quest'affronto, Dioniso mandò i maniaci suoi seguaci a farlo a pezzi. Comunque siano andate le cose, alla fine Orfeo raggiunse la sua adorata Euridice nel Mondo dell'Oltretomba e le Muse posero la lira fra le stelle con l'approvazione di Zeus, loro padre.

Tolomeo conosceva la stella più brillante di questa costellazione con il semplice nome di Lira. Il nome che invece le viene dato oggi, Vega, viene dalle parole arabe al-nasr al-waki' che significano sia «l'aquila che attacca» sia «avvoltoio», poiché in questa posizione gli Arabi vedevano un'aquila o un avvoltoio. Negli atlanti celesti questa costellazione era spesso rappresentata da un uccello sistemato dietro a una lira. Sembra che gli Arabi abbiano visto Vega e le due stelle a lei vicine, Epsilon e Zeta della Lira, come un'aquila con le ali chiuse, che piomba sulla preda, laddove nella costellazione dell'Aquila la stella Altair e le due sue compagne davano l'impressione di un'aquila in volo con le ali spiegate.

Beta della Lira si chiama Sheliak, un nome che in arabo significa «arpa» in riferimento alla costellazione nel suo insieme. Beta della Lira è una famosa stella variabile. Gamma della Lira è chiamata Sulafat, dall'arabo «testuggine», l'animale dal cui guscio Ermete fece la lira. Fra Beta e Gamma della Lira c'è la Nebulosa ad Anello che spesso compare nei libri di astronomia; si tratta di un involucro di gas espulso da una stella morente
Forwarded from Magnum Opus 🇾🇪 (Enigma)
Essere una candela non è facile: per dare luce devi prima bruciare.

Rumi

Art: Brian Luong
SUGLI ANNI OSCURI DELLA VITA DI GESU'.

Dai Vangeli canonici non sappiamo nulla del periodo della vita di Gesù che va dai 12 anni fino all’inizio della sua predicazione iniziata all’età di circa 30 anni.

L’ultimo cenno sulla sua infanzia lo troviamo nel secondo capitolo del Vangelo di Luca, nel famoso episodio del Tempio, dove si dice esplicitamente (versetto 42) che Gesù aveva 12 anni.

Poi, sempre in Luca (3,23), troviamo: “Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni”.

C’è dunque un periodo di 18 anni, probabilmente cruciale nella formazione spirituale di Cristo, su cui i Vangeli tacciono.

Si sa per certo che nella Giudea dell’epoca vi erano 5 anni di scuola obbligatoria per i bambini (solo i maschi) dove imparavano la Bibbia e Gesù probabilmente era un alunno eccellente dato che, come racconta Luca, stupì i dottori del Tempio per la sua Sapienza all’età di 12 anni.

Successivamente i ragazzi venivano avviati alla professione, quasi sempre quella del padre, quindi è ragionevole pensare che Gesù abbia fatto il falegname.

Molti studiosi ritengono che Gesù possa aver fatto parte del gruppo dei numerosi discepoli che seguivano Giovanni Battista, che conduceva una vita di penitenza e di preghiera nel deserto.

I Vangeli raccontano che molti di questi discepoli iniziarono poi a seguire Gesù quando iniziò la sua predicazione e che altri invece mostrarono una certa gelosia verso di lui.

Il Battesimo di Gesù da parte del Battista sembra proprio dimostrare che in quell’episodio Giovanni fosse il Maestro e Gesù il discepolo.

In questi anni “oscuri” della vita di Gesù si potrebbero inquadrare anche i 40 giorni di digiuno da lui passati nel deserto subito dopo il battesimo ricevuto da Giovanni: è verosimile che in questo periodo, come tutti i grandi mistici, Gesù abbia iniziato a conseguire facoltà spirituali elevate.

Il periodo storico che stiamo esaminando era caratterizzato dalla presenza di numerose sette religiose e tra queste dobbiamo prestare una particolare attenzione a quella degli Esseni, una comunità religiosa giudaica che si caratterizzava per una elevata spiritualità.

Gli Esseni erano rigorosamente vegetariani, praticavano il celibato e conducevano una vita comunitaria tutta dedicata all’evoluzione spirituale, inoltre rifiutavano la legittimità del culto del Tempio. Essi ritenevano che i sacerdoti fossero ritualmente impuri e conducessero le persone fuori strada con i loro insegnamenti ingannevoli. Oltre a ciò, gli Esseni praticavano il battesimo rituale.

Molti studiosi ritengono che Giovanni Battista fosse originariamente un esseno che poi avrebbe fondato una propria comunità autonoma.

Abbiamo detto che gli Esseni praticavano il celibato e Gesù era celibe, ma nel mondo ebraico il celibato non era praticato, anzi era apertamente condannato. Anche i Rabbini erano sposati. Non essere sposato era considerata una trasgressione al precetto “Siate fruttuosi e moltiplicatevi” (Genesi 1,28), diventato poi un comandamento della Legge Ebraica (prima mitzvah).

Già questa considerazione fa ritenere che, molto probabilmente, Gesù fosse un Esseno, ma la cosa sembra confermata anche dalla sua predicazione ferocemente critica verso i Farisei, gruppo religioso avversato e criticato dagli Esseni.

La scoperta degli scritti di Qumran, tra il 1947 ed il 1956, ha poi portato nuovi elementi a sostegno di questa tesi e, decenni più tardi, il Papa Benedetto XVI° scriveva nel primo capitolo del suo libro “Gesù di Nazareth”:

“Ci colpisce la devota serietà di questi scritti: sembra che Giovanni il Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini a questa comunità. In ogni caso i manoscritti di Qumran presentano molteplici punti di contatto con l’annuncio cristiano. Non è da escludere che Giovanni il Battista abbia vissuto per qualche tempo in questa comunità e abbia in parte ricevuto da essa la sua formazione religiosa”.

Ma questi “anni oscuri” della vita di Gesù non finiscono di sorprenderci: egli, prima di iniziare la sua predicazione, avrebbe lasciato la comunità essena e fatto un lungo viaggio che lo
avrebbe portato fino in India.

Questa tesi è molto diffusa nel mondo induista ed è stata resa popolare in Europa dalle pubblicazioni di vari Maestri induisti come Paramahansa Yogananda nel suo libro “Lo Yoga di Gesù”.

Ma, molti anni prima, nel 1887, il dottore e giornalista russo Nicolas Notovich trovò in Tibet documenti relativi al soggiorno in India di Gesù Cristo. In uno di questi documenti si affermava che Gesù, ancora in giovane età, si unì in Palestina ad una carovana di mercanti che, attraverso la Mesopotamia e la Persia, lo condusse fino all’odierno Pakistan dove avrebbe avuto contatti con comunità Buddhiste. Dopo un anno avrebbe poi ripreso il viaggio recandosi in India, ai piedi dell’Himalaya, ai confini col Tibet, dove avrebbe conosciuto i Veda e si sarebbe impadronito delle tecniche del Raja Yoga sotto la guida di sacerdoti bramini. Avrebbe anche ricevuto insegnamenti esoterici da alcuni rishi, quei maestri indù che, dopo anni di meditazioni nella foresta, avevano conseguito l’illuminazione.

Secondo questo manoscritto, suddiviso in 14 capitoli, la permanenza di Gesù in India durò sei anni, dopo di che egli si accinse al lungo viaggio di ritorno in Palestina.

Questo viaggio in India si ricollega ad un’altra tradizione, riportata da questo testo, ma anche propria del gruppo musulmano degli Ahmadi, secondo la quale Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe fuggito dalla Palestina e tornato in India, dove sarebbe vissuto ancora per molti anni fino a morire di vecchiaia a Srinagar, nel Kashmir: qui si trova infatti un monumento tradizionalmente indicato come la tomba del “Profeta venuto dall’Occidente”.

Nel 1922 lo swami Abedhananda, che fu discepolo diretto di sri Ramakrishna, si recò nello stesso monastero tibetano visitato da Notovich e confermò il contenuto del testo, inoltre ebbe notizia di altri documenti analoghi presenti in monasteri nei pressi di Lhasa, la capitale del Tibet.

Altri viaggiatori come Nicholas Roerich nel 1925, ed Elisabeth Caspari nel 1939 trovarono documenti e racconti analoghi.

Una conferma indiretta dell’influenza dell’Induismo su Cristo, evidenziata sia da studiosi Induisti che Cristiani, ci viene poi anche dalle sorprendenti analogie tra la Bhagavad Gita ed i Vangeli.

Non sarebbe dunque casuale il fatto che l’apostolo Tommaso, già nel 52 dopo Cristo, pochi anni dopo la presunta morte di Cristo, si sia recato In India, dove tuttora esiste la comunità dei Cristiani di san Tommaso, diffusa in tutta l’India del Sud Ovest, forse la più antica comunità Cristiana fuori della Palestina.[ Merlino].

Un'altro dono dell'amico Merlino che senz'altro non vuole intendersi di volonta' monopolizzanti, sia sull'essere che sulla coscienza: e' da cio' infatti che nasce la Storia ed i suoi scempi. Il culto e' culto dell'Origine e dell'Uno innanzitutto che non solo non temono le diverse ''forme'' di se' ma che invece abbisognano di tutte le possibili realizzazioni autonome ed autosostenentesi, come dimostra la storia delle religioni. Chi professa con certezza e saccenza una parte sul Tutto e' piu' un politico che un maestro nelle vesti della verita'. Nella vostra sincera disposizione alchemica giungera' la vostra sintesi, come credo sia avvenuto anche in Gesu' che senz'altro si sara' trovato davanti a varie biblioteche ma che il suo cuore ha trasformato nel suo sincero ed autentico ( per lui...) cammino. L'infinito e' nell'Uno e l'Uno e' nell'infinito: siate voi stessi oltre ogni profanatore metafisico, da cui discende il male fondamentalista come hanno ben capito a caro prezzo anche i Maya e gli Aztechi che non conoscevano ne Cristo ne Lucifero...[Vincenzo Saporito].

''Ci sono infiniti mondi nell'Universo infinito, Uno ed Eterno si' che ogni suo punto e' centro e periferia'' [Giordano Bruno ].
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