I TRE VELI DELL'ALBERO DELLA VITA
L'Albero della Vita è tradizionalmente diviso in quattro sezioni, separate da tre veli orizzontali. Il primo velo si trova tra Malkut e il resto dell'albero, è il velo dell'iniziazione. Superato tale velo, il viandante inizia il cammino e prende coscienza che oltre il mondo materiale esiste un mondo spirituale. Ciò che prima era solo un sentire interiore, diviene per lui una realtà tangibile.
Il secondo velo chiamato Paroketh (tenda o protezione) separa le tre Sephirot: Yesod, Hod, Netzakh, dalle Sephirot superiori, superato tale velo si raggiunge la Bellezza e si fa esperienza di Tipheret.
l terzo velo separa le Sephirot: Tipheret, Ghevurah, Chesed, dalle tre Sephiroth metafisiche: Binah, Chokmah, Kether. Colui che lo supera, passando per l'abisso, la Sephira non Sepirah, Daat, realizza la sua natura divina, è la realizzazione mistica dove da essere personale si diviene un essere impersonale, in questo stato si raggiunge la superindividualità. Come quella di un Re, che non appartiene più a se stesso, ma al suo Regno.
Vi è un quarto velo, che separa l'Albero della Vita dall'Ain Soph Aur, la luce infinita, il Nulla. Superato tale velo, l'uomo raggiunge Dio, è una sola cosa con Lui, ma perde la sua esistenza, poiché è scritto: "nessuno può vedere Dio e vivere" (Es 33, 20).
Nel cristianesimo, la rottura del parochet indica l'ascesa al cielo di Gesù, per sedersi alla destra del Padre, ascesa che appunto avviene con la sua morte in croce, quindi sul piano fisico del quaternario, come descritto nel vangelo di Matteo (27,50): "Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra tremò, ...."
"Veramente, costui era Figlio di Dio"
(Matteo 27,54)
L'Albero della Vita è tradizionalmente diviso in quattro sezioni, separate da tre veli orizzontali. Il primo velo si trova tra Malkut e il resto dell'albero, è il velo dell'iniziazione. Superato tale velo, il viandante inizia il cammino e prende coscienza che oltre il mondo materiale esiste un mondo spirituale. Ciò che prima era solo un sentire interiore, diviene per lui una realtà tangibile.
Il secondo velo chiamato Paroketh (tenda o protezione) separa le tre Sephirot: Yesod, Hod, Netzakh, dalle Sephirot superiori, superato tale velo si raggiunge la Bellezza e si fa esperienza di Tipheret.
l terzo velo separa le Sephirot: Tipheret, Ghevurah, Chesed, dalle tre Sephiroth metafisiche: Binah, Chokmah, Kether. Colui che lo supera, passando per l'abisso, la Sephira non Sepirah, Daat, realizza la sua natura divina, è la realizzazione mistica dove da essere personale si diviene un essere impersonale, in questo stato si raggiunge la superindividualità. Come quella di un Re, che non appartiene più a se stesso, ma al suo Regno.
Vi è un quarto velo, che separa l'Albero della Vita dall'Ain Soph Aur, la luce infinita, il Nulla. Superato tale velo, l'uomo raggiunge Dio, è una sola cosa con Lui, ma perde la sua esistenza, poiché è scritto: "nessuno può vedere Dio e vivere" (Es 33, 20).
Nel cristianesimo, la rottura del parochet indica l'ascesa al cielo di Gesù, per sedersi alla destra del Padre, ascesa che appunto avviene con la sua morte in croce, quindi sul piano fisico del quaternario, come descritto nel vangelo di Matteo (27,50): "Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra tremò, ...."
"Veramente, costui era Figlio di Dio"
(Matteo 27,54)
UN COSMOLOGO DEL PASSATO
“De l'infinito, universo e mondi” è il libro conclusivo del ciclo di dialoghi filosofici intrapreso da Giordano Bruno con "La cena de le ceneri" e proseguito con "De la causa, principio et uno". Nel terzo dialogo l'autore fa intendere che il moto del nostro pianeta e l'infinità dell'universo lasciano ragionevolmente supporre che ogni stella e pianeta sia soggetto ai propri moti. Tutte «le terre», cioè tutti questi corpi hanno «la medesima raggione» nel muoversi come ce l'ha il nostro, e se questi altri pianeti non sono visibili è perché o sono piccoli o perché molto lontani. Ma se esistono altri pianeti, possono questi essere abitati come il nostro? Nella finzione del dialogo è Burchio a porre questa domanda, la sua è una conseguenza logicamente accettabile sulla base di quanto appena esposto, ma che egli formula con intento denigratorio. La risposta è affermativa, esistono altri abitanti, simili a noi, se non «megliori».
Fonte: “De l’infinito, universo e mondi”, Giordano Bruno.
“De l'infinito, universo e mondi” è il libro conclusivo del ciclo di dialoghi filosofici intrapreso da Giordano Bruno con "La cena de le ceneri" e proseguito con "De la causa, principio et uno". Nel terzo dialogo l'autore fa intendere che il moto del nostro pianeta e l'infinità dell'universo lasciano ragionevolmente supporre che ogni stella e pianeta sia soggetto ai propri moti. Tutte «le terre», cioè tutti questi corpi hanno «la medesima raggione» nel muoversi come ce l'ha il nostro, e se questi altri pianeti non sono visibili è perché o sono piccoli o perché molto lontani. Ma se esistono altri pianeti, possono questi essere abitati come il nostro? Nella finzione del dialogo è Burchio a porre questa domanda, la sua è una conseguenza logicamente accettabile sulla base di quanto appena esposto, ma che egli formula con intento denigratorio. La risposta è affermativa, esistono altri abitanti, simili a noi, se non «megliori».
Fonte: “De l’infinito, universo e mondi”, Giordano Bruno.
O guerrieri, che corrente indomita, mai ripetibile e occulta agli occhi del mondo infuria attorno al vostro campo! Cosa vi induce a tenere affilate le spade e levati gli scudi con pazienza? Direte:
“Conosciamo le date prefisse della Terra e nulla può annebbiarci la vista. Il Custode delle date ci ha confidato la conformità delle forze e delle decisioni. Ieri fremevamo nell’attesa, ma oggi ci rallegra l’ardore della battaglia, sapendo che è destinata e foriera di vittoria.
“Signore delle Sette Porte, guidaci verso il sole, che abbiamo traversata la mezzanotte.
Le nostre frecce sono Tue, Signore.
Senza il Tuo Comando non entreremo nella città del riposo.
Né un’ora, né un giorno, né un anno si fermerà la nostra marcia;
Poiché Tu, il velocissimo, tieni le redini dei nostri cavalli.
Poiché anche Tu hai percorsa questa via e lasciata in pegno la Tua pazienza.
O Guardiano, donde nasce il fiume della pazienza?”.
“Dalla miniera della fiducia”.
Chissà dove cambia cavallo il messaggero? (Agni Yoga , 117)
“Conosciamo le date prefisse della Terra e nulla può annebbiarci la vista. Il Custode delle date ci ha confidato la conformità delle forze e delle decisioni. Ieri fremevamo nell’attesa, ma oggi ci rallegra l’ardore della battaglia, sapendo che è destinata e foriera di vittoria.
“Signore delle Sette Porte, guidaci verso il sole, che abbiamo traversata la mezzanotte.
Le nostre frecce sono Tue, Signore.
Senza il Tuo Comando non entreremo nella città del riposo.
Né un’ora, né un giorno, né un anno si fermerà la nostra marcia;
Poiché Tu, il velocissimo, tieni le redini dei nostri cavalli.
Poiché anche Tu hai percorsa questa via e lasciata in pegno la Tua pazienza.
O Guardiano, donde nasce il fiume della pazienza?”.
“Dalla miniera della fiducia”.
Chissà dove cambia cavallo il messaggero? (Agni Yoga , 117)