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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Buddha is on fire 🔥
Guerriero Ermetico
Il terzo occhio è il mezzo con cui possiamo comunicare con gli "dei".
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<< Il Mont-Saint-Michel prima della sua consacrazione all’arcangelo era denominato Mons Tumba Beleni, vale a dire letteralmente il monte ove si trova la «Tomba di Beleno», l’Apollo celtico; egualmente il vicino isolotto di Tombelaine (Tombella) sarebbe la «Tomba di Belisama», «colei che brilla molto», epiteto della dea celtica Brigit nella sua funzione di consorte e paredra di Beleno, dea della luce equivalente alla Diana Lucifera italica, la Lucina che nella IV Egloga di Virgilio fa coppia con il dio iperboreo. In più, il nome di Beleno era connesso al lupo (bret. bleiz, gall. bleidd), in un sorprendente parallelismo con l’Apollo Lyceus, contemporaneamente dio-lupo e dio-luce: analogamente, Lugh è al tempo stesso dio della luce e «dio-corvo», animale peraltro sacro anche al suo doppio ellenico e al Wotan dei nordici. Ciò ci riporta alla coincidentia oppositorum, così ricorrente in questo genere di «luoghi di potere», posti a metà strada fra l’àmbito infero più abissale e quello superno più assiale. Il Mont-Saint-Michel in Normandia e il “gemello” Saint Michael’s Mount dall'altra parte della Manica, in Inghilterra, sono, grazie alla peculiare conformazione geografica, un perfetto esempio di questo genere di luoghi sacri e privilegiati per le manifestazioni del dio, in quanto uniscono alla perfezione i due aspetti archetipali veicolati da una parte dall’immagine dell’isola oceanica (oscurità/orizzontalità/Inferi) e dall’altra da quella della montagna sacra e della fortificazione edificata su di essa (luminosità/ verticalità/Cieli). >>

— Marco Maculotti, “L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse”, cap. II §7

[Oleg Kuzmin, “Oriana Hyperborean“]
Degli iatromanti apollinei si narrano i viaggi “in spirito” in direzione della mistica Isola Bianca posta all’estremo Settentrione, equivalente senza ombra di dubbio al «mondo superno» delle tradizioni sciamaniche. Eppure, al tempo stesso non bisogna tralasciare di dire che gli stessi iatromanti erano in grado di compiere katabasis, immersioni “in spirito” nell’Ade, dove essi entravano in contatto con gli spiriti del mondo inferiore e con le anime dei defunti, che talvolta erano in grado di riportare in vita, facendole “risalire” con loro al nostro mondo. In ciò noi possiamo vedere una nettissima corrispondenza con la tradizione sciamanica nordasiatica, la quale tuttavia (almeno al giorno d’oggi) distingue tra «sciamani bianchi», capaci di compiere i «viaggi superni», e «sciamani neri», cui si attribuisce la capacità di scendere nel «mondo sotterraneo»: nella corrente iatromantica le due capacità il più delle volte coesistono in un’unica persona. Secondo Peter Kingsley — autore di validissimi studî sulla tradizione religiosa della Grecia arcaica, delle cui opere ci serviremo nel corso dei capitoli — «non è possibile separare il tracio Orfeo dalla tradizione sciamanica dell’Asia centrale».
— Marco Maculotti, “L’Angelo dell’Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l’Apocalisse”, cap. I §1
[Bruegel il Vecchio, “Orpheus in the Underworld”, 1594]
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Forwarded from AlmAVeritaS
«Chi sono io?» chiese un giorno un giovane ad un anziano.

«Sei quello che pensi – rispose l’anziano – e te lo spiego con una piccola storia.

Un giorno, dalle mura della città, verso il tramonto, si videro sulla linea dell’ orizzonte due persone che si abbracciavano.

“Sono un papà e una mamma” pensò una bambina innocente.

“Sono due amanti” pensò un uomo dal cuore torbido.

“Sono due amici che si incontrano dopo molti anni” pensò un uomo solo.

“Sono due mercanti che hanno concluso un buon affare” pensò un uomo avido di denaro.

“È un padre che abbraccia un figlio di ritorno dalla guerra” pensò una donna dall’animo tenero.

“È una figlia che abbraccia il padre di ritorno da un viaggio” pensò un uomo addolorato per la morte della figlia.

“Sono due innamorati” pensò una ragazza che sognava l’amore.

“Sono due uomini che lottano all’ultimo sangue” pensò un assassino.

“Chissà perché si abbracciano” pensò un uomo dal cuore asciutto.

“Che bello vedere due persone che si abbracciano” pensò un uomo di Dio.

Ogni pensiero – concluse l’anziano – rivela a te stesso quello che sei. Esamina di frequente i tuoi pensieri: ti possono dire molte più cose su te di qualsiasi maestro».
Questo racconto si trova ne: “I Signori della Fiamma”


Sant’Agostino nel De vera religione scriveva: Noli foras ire, in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas (Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità).
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https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zalmoxis

Zalmoxis (in greco antico: Ζάλμοξις; anche conosciuto come Salmoxis Σάλμοξις, Zamolxis Ζάμολξις, o Samolxis Σάμολξις), in italiano Zalmosside o Zalmoxide, è una figura semi-mitica di riformatore sociale e religioso, successore di Deceneo, considerato l'unico vero Dio dei Daci (conosciuti anche tra i traci della tribù dei Geti). Secondo Erodoto, i Geti, che credevano nell'immortalità dell'anima, consideravano semplicemente la morte come un viaggio per ricongiungersi a Zalmosside, nella coscienza di acquisire l'immortalità.
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Tavoletta con Persefone e Ade proveniente dagli scavi di Locri (RC).
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