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Il legame occulto fra Alieni & Massoneria - Dalla stella Sirio all'antico Egitto
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<< Ma, ovviamente, l’elemento centrale della narrazione apocalittica degli Oracoli Sibillini è l’olocausto universale con cui il dio — cioè Apollo, che abbiamo visto connesso dai presocratici al Fuoco cosmico che “possiede” i suoi adepti e le Sibille — porrà fine all’involuzione ciclica e al mondo del divenire stesso. Le menzioni di questo Fuoco distruttore negli Oracoli Sibillini è ricorrente in tutti e dodici i libri che li compongono: nel libro II viene detto che Roma sarà «in un immenso fuoco bruciata dalla fiamma di Efesto», i peccatori vengono detti essere accostati dagli angeli dell’Immortale alla colonna ignea intorno alla quale scorre un «inestinguibile fiume di fuoco» in cui essi pagheranno il proprio fio, e si nomina una «ruota di fuoco» avente un ruolo nella suddetta punizione degli empî. Nel libro III si dice che il Re inviato dal Dio celeste «giudicherà ciascun uomo con il sangue e con una vampa di fuoco»; si descrive come «il fuoco sulla terra» verrà «ste[so], come una grande tela» dall’Altissimo; viene vaticinato che «spade di fuoco cadranno sulla terra» e «luci e bagliori verranno in mezzo agli uomini brillando in tutto il loro splendore», mentre dal cielo pioverà zolfo; un «muro di fuoco ardente» viene detto difendere i figli di Dio. Nel libro V si profetizza che «ci sarà un grande incendio celeste sopra la terra e sarà nuova la natura delle stelle, in contesa», con riferimento a una guerra celeste che cambierà il volto dell’intero firmamento, altro topos ricorrente degli Oracula; il Dio immortale viene descritto nell’atto di di scagliare dal cielo «un raggio di fuoco». Nel libro VII viene detto che il fuoco che verrà nel Giorno del Giudizio sarà «dilagante come acqua» e farà risplendere il cielo in vece delle stelle, ormai spente, mentre nel libro VIII viene detto bruciare «terra, cielo e mare», «abbatter[e] le porte della prigione di Ade» e «metter[e] alla prova in eterno gli empi»; oltre si parla di un «torrente di fuoco e di zolfo [che] fluirà dal cielo».
La descrizione della distruzione ignea è notevole anche e soprattutto se confrontata con la descrizione del Ragnarǫk che viene data dalla Völva («veggente»), equivalente alla Sibilla etrusco-latina, nella Völuspá, la profezia nordica sulla Fine dei Tempi, dove pure il fuoco è l’elemento con cui il dio primordiale Surtr e la sua schiera, i summenzionati «figli di Muspell» assalteranno tutti e nove i mondi che compongono la manifestazione cosmica in un olocausto definitivo. Va sottolineato come nell’escatologia apocalittica nordica non vi sia un vero e proprio “vincitore”: l’incendio cosmico ha il solo fine di purificare l’intera manifestazione universale, permettendo così la futura rinascita degli dèi, degli uomini e del cosmo tutto: per fare in modo che un nuovo mondo nasca, quello vecchio deve essere prima arso completamente in un catartico rogo purificatorio. Solo con questo preambolo si può comprendere e accettare il parallelismo funzionale (che di primo acchito potrebbe sembrare ad alcuni lettori assurdo) fra il Cristo della Seconda Venuta, l’Arcangelo Michele, Apollyon il Distruttore dell’Apocalisse giovannea, il norreno Surtr, il Kalki-Avatāra degli induisti, il Maitreya dei buddhisti e, per quanto riguarda gli iranici, la doppia figura di Mithra e del Saoshyant: è palese infatti come tutte le figure divine che abbiamo elencato, siano insignite esplicitamente, nelle rispettive tradizioni religiose, del compito fatale di consumare e purificare il mondo ormai al capolinea con il Fuoco e la Spada, per far sì che sotto le sue ceneri l’erba possa rinascere vergine (topos della cosiddetta «natura pacificata»), e con essa l’umanità e il cosmo tutto. >>
— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, Axis Mundi Edizioni 2022, cap. V §2.4
La descrizione della distruzione ignea è notevole anche e soprattutto se confrontata con la descrizione del Ragnarǫk che viene data dalla Völva («veggente»), equivalente alla Sibilla etrusco-latina, nella Völuspá, la profezia nordica sulla Fine dei Tempi, dove pure il fuoco è l’elemento con cui il dio primordiale Surtr e la sua schiera, i summenzionati «figli di Muspell» assalteranno tutti e nove i mondi che compongono la manifestazione cosmica in un olocausto definitivo. Va sottolineato come nell’escatologia apocalittica nordica non vi sia un vero e proprio “vincitore”: l’incendio cosmico ha il solo fine di purificare l’intera manifestazione universale, permettendo così la futura rinascita degli dèi, degli uomini e del cosmo tutto: per fare in modo che un nuovo mondo nasca, quello vecchio deve essere prima arso completamente in un catartico rogo purificatorio. Solo con questo preambolo si può comprendere e accettare il parallelismo funzionale (che di primo acchito potrebbe sembrare ad alcuni lettori assurdo) fra il Cristo della Seconda Venuta, l’Arcangelo Michele, Apollyon il Distruttore dell’Apocalisse giovannea, il norreno Surtr, il Kalki-Avatāra degli induisti, il Maitreya dei buddhisti e, per quanto riguarda gli iranici, la doppia figura di Mithra e del Saoshyant: è palese infatti come tutte le figure divine che abbiamo elencato, siano insignite esplicitamente, nelle rispettive tradizioni religiose, del compito fatale di consumare e purificare il mondo ormai al capolinea con il Fuoco e la Spada, per far sì che sotto le sue ceneri l’erba possa rinascere vergine (topos della cosiddetta «natura pacificata»), e con essa l’umanità e il cosmo tutto. >>
— Marco Maculotti, L'Angelo dell'Abisso. Apollo, Avalon, il Mito Polare e l'Apocalisse, Axis Mundi Edizioni 2022, cap. V §2.4
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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
<< Ma, ovviamente, l’elemento centrale della narrazione apocalittica degli Oracoli Sibillini è l’olocausto universale con cui il dio — cioè Apollo, che abbiamo visto connesso dai presocratici al Fuoco cosmico che “possiede” i suoi adepti e le Sibille — porrà…
[Mariusz Lewandowski, "Strange Sanctuary", 2015]
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