dark cloud bearing the water,
traversed many realms, searching…
as it yearned to rain,
upon seeing the rays of light,
It asked them to help him,
to release the water, the weight, the burden,
the mountains too came to help,
but none could help release its waters,
Then the cloud looked at the parched Earth,
the faces of birds, the petrified branches,
The cracks & rashes on the land,
and it started to weep, it felt like singing,
The rays blended in those waters,
merging day and night,
fading time over a world asleep,
germinating dreams of torrential rebirth,
an emptiness enveloped…
…and the dream began to dream again.
traversed many realms, searching…
as it yearned to rain,
upon seeing the rays of light,
It asked them to help him,
to release the water, the weight, the burden,
the mountains too came to help,
but none could help release its waters,
Then the cloud looked at the parched Earth,
the faces of birds, the petrified branches,
The cracks & rashes on the land,
and it started to weep, it felt like singing,
The rays blended in those waters,
merging day and night,
fading time over a world asleep,
germinating dreams of torrential rebirth,
an emptiness enveloped…
…and the dream began to dream again.
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https://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/tombe_tarquinia/Orco/index.htm
Tomba dell'Orco
Questo tumulo è stato rinvenuto nel 1868 e rappresenta la più importante testimonianza del vasto periodo ellenistico della pittura sepolcrale tarquiniese, è composto di due grandi camere sepolcrali collegate tra loro con trasformazioni che si sono succedute tra la fine del IV e gli inizi del II secolo a.C. Qui risultano abbandonati i temi decorativi delle tombe del VI e V secolo, ora è subentrato un senso di dolorosa sofferenza che evidenzia un concetto della morte diverso da quello delle origini della civiltà etrusca, non più serena continuazione della vita terrena ma paura per gli ignoti patimenti che sembra riservare l'Aldilà. Anche la rappresentazione di personaggi della mitologia greca (Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo) intende sottolineare per gli Etruschi la inutile lotta dell'uomo contro le inesorabili leggi dell'Averno. Nella prima camera, la più antica, è rappresentata una grandiosa scena di banchetto della quale restano però solo poche tracce conservate, ma resta ancora, bellissima e pensosa, la dolce figura di una delle commensali, unanimemente riconosciuta come la fanciulla Velcha (cioè Velia Spurinas, moglie di Arnth Velcha), un'alta e rara testimonianza di bellezza femminile tarquiniese. La seconda stanza pullula di eventi tratti dalla mitologia greca, dalla scena dell'accecamento di Polifemo, alla rappresentazione di Hypnos, dio del sonno, al particolare dell'Averno ed al ritratto di Charun. Necropoli di Monterozzi. Dimensioni in metri: Orco I 5,14 X 5,46 X 2,50 (h); Orco III 11,5 X 11,0 X 2,18 (h)
Tomba dell'Orco
Questo tumulo è stato rinvenuto nel 1868 e rappresenta la più importante testimonianza del vasto periodo ellenistico della pittura sepolcrale tarquiniese, è composto di due grandi camere sepolcrali collegate tra loro con trasformazioni che si sono succedute tra la fine del IV e gli inizi del II secolo a.C. Qui risultano abbandonati i temi decorativi delle tombe del VI e V secolo, ora è subentrato un senso di dolorosa sofferenza che evidenzia un concetto della morte diverso da quello delle origini della civiltà etrusca, non più serena continuazione della vita terrena ma paura per gli ignoti patimenti che sembra riservare l'Aldilà. Anche la rappresentazione di personaggi della mitologia greca (Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo) intende sottolineare per gli Etruschi la inutile lotta dell'uomo contro le inesorabili leggi dell'Averno. Nella prima camera, la più antica, è rappresentata una grandiosa scena di banchetto della quale restano però solo poche tracce conservate, ma resta ancora, bellissima e pensosa, la dolce figura di una delle commensali, unanimemente riconosciuta come la fanciulla Velcha (cioè Velia Spurinas, moglie di Arnth Velcha), un'alta e rara testimonianza di bellezza femminile tarquiniese. La seconda stanza pullula di eventi tratti dalla mitologia greca, dalla scena dell'accecamento di Polifemo, alla rappresentazione di Hypnos, dio del sonno, al particolare dell'Averno ed al ritratto di Charun. Necropoli di Monterozzi. Dimensioni in metri: Orco I 5,14 X 5,46 X 2,50 (h); Orco III 11,5 X 11,0 X 2,18 (h)
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https://it.wikipedia.org/wiki/Vanth
Nella mitologia etrusca, Vanth è la divinità femminile appartenente al mondo degli Inferi che teneva in mano il rotolo del destino.
La sua iconografia la vuole alata, vestita di un corto chitone dalle bretelle incrociate all'altezza del petto, che lasciano scoperto il seno; in alcune rappresentazioni la sua capigliatura è composta da un nido di serpenti tenuti insieme da un diadema. Nella Tomba François, nella necropoli di Vulci, Vanth è rappresentata con le ali multicolori mentre accompagna nell'oltretomba gli eroi Patroclo ed Achille. Essa è onnisciente, e messaggera di morte per gli uomini. Assiste i malati in fin di vita e invoca i demoni buoni. In epoca tarda venne gradualmente a rappresentare la giustizia. Nell'arte viene rappresentata con serpenti, torce e chiavi, e spesso si accompagna al dio Charun (secondo alcuni studiosi sarebbe sua moglie). Trova corrispondenza con la dea del fato Moira della mitologia greca.
L'origine del suo nome è sconosciuta, e si trova citato in circa nove iscrizioni provenienti da diversi siti archeologici (Tarquinia, Orvieto, Chiusi e Vulci) ma la sua terminazione -nth, che si trova in molti nomi di esseri mitologici, significa probabilmente colei che, indicando quindi il suo ruolo di agente.
Secondo Jeff Rovin (vedi bibliografia), Vanth incoraggia la violenza ed è attratta dalle tombe aperte.
Nella mitologia etrusca, Vanth è la divinità femminile appartenente al mondo degli Inferi che teneva in mano il rotolo del destino.
La sua iconografia la vuole alata, vestita di un corto chitone dalle bretelle incrociate all'altezza del petto, che lasciano scoperto il seno; in alcune rappresentazioni la sua capigliatura è composta da un nido di serpenti tenuti insieme da un diadema. Nella Tomba François, nella necropoli di Vulci, Vanth è rappresentata con le ali multicolori mentre accompagna nell'oltretomba gli eroi Patroclo ed Achille. Essa è onnisciente, e messaggera di morte per gli uomini. Assiste i malati in fin di vita e invoca i demoni buoni. In epoca tarda venne gradualmente a rappresentare la giustizia. Nell'arte viene rappresentata con serpenti, torce e chiavi, e spesso si accompagna al dio Charun (secondo alcuni studiosi sarebbe sua moglie). Trova corrispondenza con la dea del fato Moira della mitologia greca.
L'origine del suo nome è sconosciuta, e si trova citato in circa nove iscrizioni provenienti da diversi siti archeologici (Tarquinia, Orvieto, Chiusi e Vulci) ma la sua terminazione -nth, che si trova in molti nomi di esseri mitologici, significa probabilmente colei che, indicando quindi il suo ruolo di agente.
Secondo Jeff Rovin (vedi bibliografia), Vanth incoraggia la violenza ed è attratta dalle tombe aperte.
Wikipedia
Vanth
divinità femminile appartenente al mondo degli Inferi che teneva in mano il rotolo del destino nella mitologia etrusca
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