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‘New Growth In The Old Forest’
Dan Hillier
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https://www.canino.info/inserti/monografie/etruschi/tombe_tarquinia/Orco/index.htm

Tomba dell'Orco
Questo tumulo è stato rinvenuto nel 1868 e rappresenta la più importante testimonianza del vasto periodo ellenistico della pittura sepolcrale tarquiniese, è composto di due grandi camere sepolcrali collegate tra loro con trasformazioni che si sono succedute tra la fine del IV e gli inizi del II secolo a.C. Qui risultano abbandonati i temi decorativi delle tombe del VI e V secolo, ora è subentrato un senso di dolorosa sofferenza che evidenzia un concetto della morte diverso da quello delle origini della civiltà etrusca, non più serena continuazione della vita terrena ma paura per gli ignoti patimenti che sembra riservare l'Aldilà. Anche la rappresentazione di personaggi della mitologia greca (Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo) intende sottolineare per gli Etruschi la inutile lotta dell'uomo contro le inesorabili leggi dell'Averno. Nella prima camera, la più antica, è rappresentata una grandiosa scena di banchetto della quale restano però solo poche tracce conservate, ma resta ancora, bellissima e pensosa, la dolce figura di una delle commensali, unanimemente riconosciuta come la fanciulla Velcha (cioè Velia Spurinas, moglie di Arnth Velcha), un'alta e rara testimonianza di bellezza femminile tarquiniese. La seconda stanza pullula di eventi tratti dalla mitologia greca, dalla scena dell'accecamento di Polifemo, alla rappresentazione di Hypnos, dio del sonno, al particolare dell'Averno ed al ritratto di Charun. Necropoli di Monterozzi. Dimensioni in metri: Orco I 5,14 X 5,46 X 2,50 (h); Orco III 11,5 X 11,0 X 2,18 (h)
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https://it.wikipedia.org/wiki/Vanth

Nella mitologia etrusca, Vanth è la divinità femminile appartenente al mondo degli Inferi che teneva in mano il rotolo del destino.
La sua iconografia la vuole alata, vestita di un corto chitone dalle bretelle incrociate all'altezza del petto, che lasciano scoperto il seno; in alcune rappresentazioni la sua capigliatura è composta da un nido di serpenti tenuti insieme da un diadema. Nella Tomba François, nella necropoli di Vulci, Vanth è rappresentata con le ali multicolori mentre accompagna nell'oltretomba gli eroi Patroclo ed Achille. Essa è onnisciente, e messaggera di morte per gli uomini. Assiste i malati in fin di vita e invoca i demoni buoni. In epoca tarda venne gradualmente a rappresentare la giustizia. Nell'arte viene rappresentata con serpenti, torce e chiavi, e spesso si accompagna al dio Charun (secondo alcuni studiosi sarebbe sua moglie). Trova corrispondenza con la dea del fato Moira della mitologia greca.

L'origine del suo nome è sconosciuta, e si trova citato in circa nove iscrizioni provenienti da diversi siti archeologici (Tarquinia, Orvieto, Chiusi e Vulci) ma la sua terminazione -nth, che si trova in molti nomi di esseri mitologici, significa probabilmente colei che, indicando quindi il suo ruolo di agente.

Secondo Jeff Rovin (vedi bibliografia), Vanth incoraggia la violenza ed è attratta dalle tombe aperte.
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https://it.wikipedia.org/wiki/Lapis_niger

Il Lapis niger ("pietra nera" in latino) è un sito archeologico collocato nell'area del Foro Romano a Roma, sul luogo dei comizi a poca distanza dalla Curia Iulia.

Il suo nome deriva dal fatto che anticamente era stato coperto da lastre di marmo "nero", con risvolti sinistri legati a leggende circa la tomba profanata di Romolo o di qualche altro oscuro personaggio della più antica storia romana. Durante degli scavi condotti alla fine del XIX secolo vi venne rinvenuto un altare con un cippo che presentava un'iscrizione con una delle più antiche testimonianze scritte della lingua latina, la prima ad uso pubblico, e databile intorno al 575-550 a.C.

Fu scoperto il 10 gennaio 1899 da Giacomo Boni: il ritrovamento venne presto associato ad un passo mutilo dello scrittore Sesto Pompeo Festo relativo ad una pietra nera nel comizio (lapis niger in Comitio), considerata la tomba di Romolo o forse il luogo di sepoltura del medesimo, e per questo da considerarsi luogo funesto.
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https://www.romeandart.eu/it/arte-culto-apollo-sorano.html

Uno dei culti più misteriosi del pantheon romano veniva celebrato sul Monte Soratte, il monte di 691 metri che si erge solitario nella valle del Tevere a nord-ovest di Roma. Sulle pendici orientali del monte si aprivano dei pozzi profondi da cui ancora oggi fuoriescono consistenti nebbie di condensazione che già molti autori romani come Servio descrivevano come vapori propri del culto di Apollo Sorano.

Sembra che la leggera intossicazione dei sacerdoti o sacerdotesse permettesse loro di entrare in uno stato di trance e parlare per bocca del Dio.
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https://axismundi.blog/2016/12/01/divinita-del-mondo-infero-dellaldila-e-dei-misteri/

Passando ora alle credenze dei Daci/Geti, appartenenti alla famiglia etnica dei Traci, essi credono che gli iniziati, dopo la morte, raggiungano Zalmoxis, che si configura come un dio psicopompo dei misteri che per primo miticamente raggiunse l’Aldilà, e per questo accoglie i suoi adepti quando ivi giungono dopo la morte. Similmente dunque all’Enki accadico-sumero o allo Yama/Yima indiano e iranico, si potrebbe dire che egli per primo ha tracciato la via che unisce questo mondo e l’altro, quello invisibile, l’aldilà o ‘regno dei morti’, mondo infero che in realtà—come avremo modo di vedere—non va inteso come meramente geologicamente “sotterraneo”, quanto piuttosto come abissale nel senso cosmico-dimensionale, in quanto dimensione altra, quasi un ‘mondo alla rovescia’ del mondo dei vivi. In tale prospettiva, si potrebbe dire che esiste una realtà superficiale (exotericamente terrestre, sublunare: il ‘mondo dei vivi’) ed una occulta, nascosta sotto (o dietro) quella superficiale (e quindi exotericamente definita ctonia, sotterranea, infera e non di rado associata al dominio selenico: il ‘mondo dei morti’).
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Forwarded from The Decay
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Where am i? 🌌👁️
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