https://youtu.be/a0RTp7kWKng
Black Temple, the opening track to Black Sun Ensemble's Behind Purple Clouds CD, released on SlowBurn Records, December 2013. Jesus Acedo - guitar; Joe E. Furno - flute; Eric Johnson - bass, keyboards; Fonda Insley - percussion; Bridget Keating - violin
Black Temple, the opening track to Black Sun Ensemble's Behind Purple Clouds CD, released on SlowBurn Records, December 2013. Jesus Acedo - guitar; Joe E. Furno - flute; Eric Johnson - bass, keyboards; Fonda Insley - percussion; Bridget Keating - violin
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Black Sun Ensemble Black Temple (alt. mix)
Black Temple, the opening track to Black Sun Ensemble's Behind Purple Clouds CD, released on SlowBurn Records, December 2013. Jesus Acedo - guitar; Joe E. Furno - flute; Eric Johnson - bass, keyboards; Fonda Insley - percussion; Bridget Keating - violin…
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"Abbracciando le tenebre come un destino rovinoso, l’inedia, la catatonia e la rassegnazione si tramutano in un’atmosfera informe, sfuggente, dai contorni vaghi e indefiniti ‒ un campo di sperimentazione radicale che può sfociare nell’autodistruzione o nella scoperta di piaceri sconosciuti.
Il nulla è l’abisso dell’ignoto, dell’indicibile, dell’inconoscibile, del non-sapere assoluto. Se tutto ciò che c’è, compreso l’universo, è emerso dal nulla (la regolarità dal caos, il senso dall’insensatezza, la comprensibilità dall’incomprensibilità, la melodia dal rumore) ed è composto di questo stesso nulla, ne consegue che il nulla è una materia plastica e malleabile, dalla quale è possibile estrarre infiniti mondi e infiniti sensi.
Ogni filosofia o, meglio, ogni idea della filosofia, è inaugurata da una «decisione», ossia dall’isolamento di un aspetto della realtà, che diverrà in seguito il fondamento sul quale il pensiero potrà ergersi agilmente. Si può, ad esempio, prelevare dal reale il divenire, producendo una metafisica della trasformazione costante, all’interno della quale sarebbe impossibile discendere due volte nello stesso fiume. All’inverso, isolando l’esistenza di qualcosa ‒ la presenza di un oggetto e la verità di questa presenza dinnanzi alla mente e ai sensi ‒ otterremmo un quadro metafisico nel quale il mutamento e la sparizione di un oggetto risulterebbero illogiche o impensabili (nulla nasce dal nulla, ergo nulla può tornare al nulla).
Tra le due posizioni si staglia un abisso: l’abisso dell’incomunicabilità e del conflitto, l’abisso reale che contiene l’essere e il divenire, la commistione di questi due principi e la loro assenza. La realtà sfugge e resiste a ogni nostra decisione di isolarne una parte, costringendoci a divenire coscienti dei tagli e delle lacerazioni che incidiamo nella carne viva del mondo.
L’insensatezza, il caos e il non-sapere che dominano il mondo delle tenebre si tramutano in una riserva praticamente illimitata di materiali ‒ in una vera e propria ricchezza, anziché in una disfatta totale.
Se le scienze già possiedono una certa pretesa di oggettività, che si esprime nell’individuazione di tutta una serie di stati di cose (come la composizione delle molecole o l’ereditarietà genetica), la filosofia tenta di pervenire a un’oggettività ancora più profonda, chiedendoci di mettere tra parentesi tutto ciò che sappiamo del mondo, aprendoci a nuove configurazioni, contenute a loro volta all’interno di questo stesso mondo (qualcosa di molto simile a ciò che fa la fantascienza, che, a modo suo, mostra l’infondatezza del mondo, attraverso l’esposizione di mondi possibili)."
https://not.neroeditions.com/realismo-depressivo/
Il nulla è l’abisso dell’ignoto, dell’indicibile, dell’inconoscibile, del non-sapere assoluto. Se tutto ciò che c’è, compreso l’universo, è emerso dal nulla (la regolarità dal caos, il senso dall’insensatezza, la comprensibilità dall’incomprensibilità, la melodia dal rumore) ed è composto di questo stesso nulla, ne consegue che il nulla è una materia plastica e malleabile, dalla quale è possibile estrarre infiniti mondi e infiniti sensi.
Ogni filosofia o, meglio, ogni idea della filosofia, è inaugurata da una «decisione», ossia dall’isolamento di un aspetto della realtà, che diverrà in seguito il fondamento sul quale il pensiero potrà ergersi agilmente. Si può, ad esempio, prelevare dal reale il divenire, producendo una metafisica della trasformazione costante, all’interno della quale sarebbe impossibile discendere due volte nello stesso fiume. All’inverso, isolando l’esistenza di qualcosa ‒ la presenza di un oggetto e la verità di questa presenza dinnanzi alla mente e ai sensi ‒ otterremmo un quadro metafisico nel quale il mutamento e la sparizione di un oggetto risulterebbero illogiche o impensabili (nulla nasce dal nulla, ergo nulla può tornare al nulla).
Tra le due posizioni si staglia un abisso: l’abisso dell’incomunicabilità e del conflitto, l’abisso reale che contiene l’essere e il divenire, la commistione di questi due principi e la loro assenza. La realtà sfugge e resiste a ogni nostra decisione di isolarne una parte, costringendoci a divenire coscienti dei tagli e delle lacerazioni che incidiamo nella carne viva del mondo.
L’insensatezza, il caos e il non-sapere che dominano il mondo delle tenebre si tramutano in una riserva praticamente illimitata di materiali ‒ in una vera e propria ricchezza, anziché in una disfatta totale.
Se le scienze già possiedono una certa pretesa di oggettività, che si esprime nell’individuazione di tutta una serie di stati di cose (come la composizione delle molecole o l’ereditarietà genetica), la filosofia tenta di pervenire a un’oggettività ancora più profonda, chiedendoci di mettere tra parentesi tutto ciò che sappiamo del mondo, aprendoci a nuove configurazioni, contenute a loro volta all’interno di questo stesso mondo (qualcosa di molto simile a ciò che fa la fantascienza, che, a modo suo, mostra l’infondatezza del mondo, attraverso l’esposizione di mondi possibili)."
https://not.neroeditions.com/realismo-depressivo/
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Realismo depressivo | NERO | Not
Perdere la speranza non significa sprofondare nella disperazione: se davvero vogliamo comprendere il caos, è ora di coltivare le tenebre
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