« Un tempo gli Dèi camminarono tra gli uomini,
le Muse bellissime, il giovane Apollo,
come te guaritore, ispiratore. Sei simile a loro,
cammino come se uno dei Beati
mi avesse mandato sulla terra,
la tua immagine emigra insieme a me dove paziento e opero in amore,
fino alla morte. Questo seppi, questo ebbi da te.
Fa’ che si viva! Con te soffro, con te
credendo, fedele, lotto per un’età più bella.
Per noi è già viva. E forse in anni venturi, quando il Genio riavrà valore,
diranno: “Un tempo quei solitari si crearono, amando,
un universo segreto, noto solo agli Dèi.
Quelli che curarono solo ciò che muore, accolse
la terra. Ma essi vanno più prossimi alla luce,
in alto verso l’Etere. Essi, i fedeli all’amore
dell’anima, allo spirito divino, sperando,
soffrendo, in silenzio, vinsero il Fato. »
– Friedrich Hölderlin, "Un tempo gli Dèi camminarono tra gli uomini"
[Heinrich Maria von Hess, "Apollo and the Muses", 1826]
le Muse bellissime, il giovane Apollo,
come te guaritore, ispiratore. Sei simile a loro,
cammino come se uno dei Beati
mi avesse mandato sulla terra,
la tua immagine emigra insieme a me dove paziento e opero in amore,
fino alla morte. Questo seppi, questo ebbi da te.
Fa’ che si viva! Con te soffro, con te
credendo, fedele, lotto per un’età più bella.
Per noi è già viva. E forse in anni venturi, quando il Genio riavrà valore,
diranno: “Un tempo quei solitari si crearono, amando,
un universo segreto, noto solo agli Dèi.
Quelli che curarono solo ciò che muore, accolse
la terra. Ma essi vanno più prossimi alla luce,
in alto verso l’Etere. Essi, i fedeli all’amore
dell’anima, allo spirito divino, sperando,
soffrendo, in silenzio, vinsero il Fato. »
– Friedrich Hölderlin, "Un tempo gli Dèi camminarono tra gli uomini"
[Heinrich Maria von Hess, "Apollo and the Muses", 1826]
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L'8 giugno 1974 ci lasciava Giorgio de Santillana, autore a quattro mani insieme a Hertha von Dechend del testo-cardine dell'astroteologia "Il mulino di Amleto: saggio sul mito e sulla struttura del tempo", pubblicato alla fine degli anni Sessanta.
Abbiamo pubblicato l'introduzione scritta da Santillana.
« Sulle rovine di questa grande costruzione arcaica mondiale si era posata la polvere dei secoli quando i greci entrarono in scena; pure, qualcosa di essa sopravviveva nei riti tradizionali, nei miti, nei racconti fiabeschi non più capiti. Intesa alla lettera, essa fece maturare i culti sanguinari rivolti a procurare la fertilità, fondati sulla credenza in un’oscura forza universale di natura ambivalente, cosa che oggi sembra monopolizzare i nostri interessi. Eppure i suoi temi originari potevano ancora mandare lampi di luce, conservati quasi intatti, anche a distanza di tempo, nel pensiero dei pitagorici e di Platone. Questi, tuttavia, sono i frammenti di un tutto che è andato perduto, seducenti e sfuggenti insieme; fanno pensare a quei “paesaggi di nebbia” di cui sono maestri i pittori cinesi, che mostrano qui un masso, lì il timpano di un tetto, laggiù la cima di un albero, lasciando il resto all’immaginazione. Anche quando il codice sarà stato decifrato e le tecniche ci saranno note, non potremo pretendere di misurare il pensiero di quei nostri lontani antenati, avviluppato com’è nei suoi simboli. Non più si odono le loro parole per le molte età trascorse… »
https://axismundi.blog/2021/05/30/il-mulino-di-amleto-la-lingua-arcaica-del-mito-e-la-struttura-del-tempo/
Abbiamo pubblicato l'introduzione scritta da Santillana.
« Sulle rovine di questa grande costruzione arcaica mondiale si era posata la polvere dei secoli quando i greci entrarono in scena; pure, qualcosa di essa sopravviveva nei riti tradizionali, nei miti, nei racconti fiabeschi non più capiti. Intesa alla lettera, essa fece maturare i culti sanguinari rivolti a procurare la fertilità, fondati sulla credenza in un’oscura forza universale di natura ambivalente, cosa che oggi sembra monopolizzare i nostri interessi. Eppure i suoi temi originari potevano ancora mandare lampi di luce, conservati quasi intatti, anche a distanza di tempo, nel pensiero dei pitagorici e di Platone. Questi, tuttavia, sono i frammenti di un tutto che è andato perduto, seducenti e sfuggenti insieme; fanno pensare a quei “paesaggi di nebbia” di cui sono maestri i pittori cinesi, che mostrano qui un masso, lì il timpano di un tetto, laggiù la cima di un albero, lasciando il resto all’immaginazione. Anche quando il codice sarà stato decifrato e le tecniche ci saranno note, non potremo pretendere di misurare il pensiero di quei nostri lontani antenati, avviluppato com’è nei suoi simboli. Non più si odono le loro parole per le molte età trascorse… »
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𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈
Il “Mulino di Amleto”: la lingua arcaica del mito e la struttura del tempo
Il 30 maggio 1902 nacque a Roma Giorgio De Santillana, autore insieme alla studiosa tedesca Hertha von Dechend dell’opera-base dell’astroteologia moderna: “Il mulino di Amleto: sa…
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