A dark cloud bearing the water,
traversed many realms, searching…
as it yearned to rain,
upon seeing the rays of light,
It asked them to help him,
to release the water, the weight, the burden,
the mountains too came to help,
but none could help release its waters,
Then the cloud looked at the parched Earth,
the faces of birds, the petrified branches,
The cracks & rashes on the land,
and it started to weep, it felt like singing,
The rays blended in those waters,
merging day and night,
fading time over a world asleep,
germinating dreams of torrential rebirth,
an emptiness enveloped…
…and the dream began to dream again.
art by Abhi
traversed many realms, searching…
as it yearned to rain,
upon seeing the rays of light,
It asked them to help him,
to release the water, the weight, the burden,
the mountains too came to help,
but none could help release its waters,
Then the cloud looked at the parched Earth,
the faces of birds, the petrified branches,
The cracks & rashes on the land,
and it started to weep, it felt like singing,
The rays blended in those waters,
merging day and night,
fading time over a world asleep,
germinating dreams of torrential rebirth,
an emptiness enveloped…
…and the dream began to dream again.
art by Abhi
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https://it.wikipedia.org/wiki/Antro_della_Sibilla
L'Antro della Sibilla è una galleria artificiale di epoca greco-romana, rinvenuta a seguito degli scavi archeologici dell'antica città di Cuma: viene identificato come il luogo all'interno del quale la Sibilla Cumana operava e divulgava i suoi oracoli.
L'Antro della Sibilla è una galleria artificiale di epoca greco-romana, rinvenuta a seguito degli scavi archeologici dell'antica città di Cuma: viene identificato come il luogo all'interno del quale la Sibilla Cumana operava e divulgava i suoi oracoli.
Wikipedia
Antro della Sibilla
galleria artificiale e sito archeologico in Italia
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Apollo Infero (Suri-Soranus) il Dio solare nero che rivela il futuro.
Tra le divinità senza dubbio più sfuggenti e, in quanto tali, più suggestive del pantheon etrusco, figura Suri, numen dai molteplici aspetti, la cui complessità è comprovata dalle diverse identificazioni con divinità più note del mondo greco e romano. Il suo carattere ctonio, sotterraneo, è denunciato già dal nome. Come ha ampiamente dimostrato Giovanni Colonna, in uno dei suoi studi, la forma base, Sur, è traducibile come “il Nero”, mentre la forma derivata, Suri, sta a significare “quello del Nero” o “quello che è nel Nero”, dove “Nero” va interpretato in senso spaziale, in riferimento ad un luogo, che è ovviamente da identificare con l’Ade, l’Orcus dei Latini (L'abisso cosmico).
Il fatto che il dio fosse indicato in modo indiretto, con un giro di parole, stava ad indicare la sua innominabilità.
Anche in Grecia gli dei degli inferi, funesti e vendicatori, non venivano quasi mai chiamati con il loro nome, ma solo con epiteti, per non attirare troppo la loro attenzione con un’evocazione diretta. Quindi un dio terribilis, dell’oscurità, a cui venivano spesso offerti lingotti di piombo fuso, un metallo che, nonostante si presentasse di colore chiaro, era chiamato dai Latini plumbum nigrum. In onore di Suri, venivano eretti cippi in basalto o pietra vulcanica, di color nero, bluastro o verde cupo, recanti il segno di un fulmine, simbolo del potere del dio sugli elementi della natura
Allo stesso tipo di potere facevano riferimento le offerte di frecce e giavellotti, ritrovati nei santuari a lui dedicati. L’interpretatio greca come Apollo, attestata per Pyrgi da Eliano e ripetuta per l’omologo falisco del Pater Soranus del Monte Soratte da Virgilio e da iscrizioni votive latine, si fonda anche su questo tipo di offerte, evocanti ad occhi greci il dio arciere e punitore per eccellenza.
L’assimilazione di Suri, nero e funereo, ad Apollo, divinità solare e luminosa, deve essere stata determinata anche dalla tutela di entrambe le divinità sull’arte della divinazione, la cui massima espressione si era avuta in tutto il Mediterraneo attraverso l’oracolo di Delfi.
Le capacità oracolari di Suri, sono compravate dal ritrovamento, in connessione con il suo culto, di astragali e sortes, utilizzati per predire il futuro. E’ stata sottolineata anche l’assonanza con l’epiteto Sourios dell’Apollo di un oracolo licio, quello di Sura, celebre per l’ittiomanzia, che vie era praticata.
Il culto di Suri ha numerose attestazioni in Etruria. La più importante riguarda un sacello della cosiddetta Area sud del complesso sacrale di Pyrgi, porto di Caere, dove era venerato insieme a Cavtha, con cui formava una coppia infernale, corrispondente a quella classica di Ade e Persefone.
Altro su: https://www.ereticamente.net/2014/11/suri-lapollo-nero-degli-etruschi.html
Tra le divinità senza dubbio più sfuggenti e, in quanto tali, più suggestive del pantheon etrusco, figura Suri, numen dai molteplici aspetti, la cui complessità è comprovata dalle diverse identificazioni con divinità più note del mondo greco e romano. Il suo carattere ctonio, sotterraneo, è denunciato già dal nome. Come ha ampiamente dimostrato Giovanni Colonna, in uno dei suoi studi, la forma base, Sur, è traducibile come “il Nero”, mentre la forma derivata, Suri, sta a significare “quello del Nero” o “quello che è nel Nero”, dove “Nero” va interpretato in senso spaziale, in riferimento ad un luogo, che è ovviamente da identificare con l’Ade, l’Orcus dei Latini (L'abisso cosmico).
Il fatto che il dio fosse indicato in modo indiretto, con un giro di parole, stava ad indicare la sua innominabilità.
Anche in Grecia gli dei degli inferi, funesti e vendicatori, non venivano quasi mai chiamati con il loro nome, ma solo con epiteti, per non attirare troppo la loro attenzione con un’evocazione diretta. Quindi un dio terribilis, dell’oscurità, a cui venivano spesso offerti lingotti di piombo fuso, un metallo che, nonostante si presentasse di colore chiaro, era chiamato dai Latini plumbum nigrum. In onore di Suri, venivano eretti cippi in basalto o pietra vulcanica, di color nero, bluastro o verde cupo, recanti il segno di un fulmine, simbolo del potere del dio sugli elementi della natura
Allo stesso tipo di potere facevano riferimento le offerte di frecce e giavellotti, ritrovati nei santuari a lui dedicati. L’interpretatio greca come Apollo, attestata per Pyrgi da Eliano e ripetuta per l’omologo falisco del Pater Soranus del Monte Soratte da Virgilio e da iscrizioni votive latine, si fonda anche su questo tipo di offerte, evocanti ad occhi greci il dio arciere e punitore per eccellenza.
L’assimilazione di Suri, nero e funereo, ad Apollo, divinità solare e luminosa, deve essere stata determinata anche dalla tutela di entrambe le divinità sull’arte della divinazione, la cui massima espressione si era avuta in tutto il Mediterraneo attraverso l’oracolo di Delfi.
Le capacità oracolari di Suri, sono compravate dal ritrovamento, in connessione con il suo culto, di astragali e sortes, utilizzati per predire il futuro. E’ stata sottolineata anche l’assonanza con l’epiteto Sourios dell’Apollo di un oracolo licio, quello di Sura, celebre per l’ittiomanzia, che vie era praticata.
Il culto di Suri ha numerose attestazioni in Etruria. La più importante riguarda un sacello della cosiddetta Area sud del complesso sacrale di Pyrgi, porto di Caere, dove era venerato insieme a Cavtha, con cui formava una coppia infernale, corrispondente a quella classica di Ade e Persefone.
Altro su: https://www.ereticamente.net/2014/11/suri-lapollo-nero-degli-etruschi.html
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https://it.wikipedia.org/wiki/Necromanteion_dell%27Acheronte
Il Necromanteion, o Nekromanteion (in greco antico: Νεκρομαντεῖον), era un tempio di necromanzia dell'antica Grecia dedicato ad Ade e Persefone. Secondo la tradizione, si trovava sulle rive dell'Acheronte in Epiro, vicino all'antica città di Efira. Questo sito era ritenuto dai devoti come la porta da cui si accedeva al regno dei morti. Il sito si trovava nel punto in cui si incontravano i fiumi Acheronte, Flegetonte e Cocito: la gente credeva che i flussi portassero nell'aldilà. Il significato dei nomi dei fiumi è stato interpretato come "priva di gioia", "carboni ardenti" e "lamento".
Il Necromanteion, o Nekromanteion (in greco antico: Νεκρομαντεῖον), era un tempio di necromanzia dell'antica Grecia dedicato ad Ade e Persefone. Secondo la tradizione, si trovava sulle rive dell'Acheronte in Epiro, vicino all'antica città di Efira. Questo sito era ritenuto dai devoti come la porta da cui si accedeva al regno dei morti. Il sito si trovava nel punto in cui si incontravano i fiumi Acheronte, Flegetonte e Cocito: la gente credeva che i flussi portassero nell'aldilà. Il significato dei nomi dei fiumi è stato interpretato come "priva di gioia", "carboni ardenti" e "lamento".
Wikipedia
Necromanteion dell'Acheronte
Il Necromanteion, o Nekromanteion (in greco antico: Νεκρομαντεῖον?), era un tempio di necromanzia dell'antica Grecia dedicato ad Ade e Persefone. Secondo la tradizione, si trovava sulle rive dell'Acheronte in Epiro, vicino all'antica città di Efira. Questo…
"Esiste una quinta dimensione, oltre a quelle conosciute dall'uomo, è a metà strada fra la luce e l'ombra, fra la scienza e la superstizione, nell' uomo, fra il baratro delle sue paure e la sommità delle sue conoscenze: è la dimensione dell'immaginazione, è la zona che si trova ai confini della realtà"
Il prologo finale del film Zwilight zone(1983)
Il prologo finale del film Zwilight zone(1983)
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