(7)...la materia sarà distrutta, oppure no? Il Salvatore disse: “ Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l’una nell’altra e l’una con l’altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle (radici) della sua natura. Chi ha orecchie da intendere, intenda ”.
La materia intesa sia come Cosmo, totalità della manifestazione, e sia come corpo fisico, inteso come specializzazione della manifestazione legata al transito terreno del composito essere umano ( fisico/mente, mente/anima, anima/spirito ) perdurerà oltre il tempo del Cosmo, che avrà termine nel secondo avvento del Cristo ?
Il termine materia nasconde insidie maggiori di quanto semplicemente possiamo ricondurre ad esso. Ricordiamo che Platone introduce una netta distinzione fra materia e forma. Dove con la prima intende la Madre di Tutte le cose, che accoglie in se il tutto senza mai prendere forma alcuna, mentre la forma, in questo binomio che è ricorrente, rappresenta ciò che noi percepiamo attribuendo elementi caratterizzanti. Invece nel pensiero di aristotelico la materia è quanto esiste nella realtà, pronta a ricevere una qualsiasi forma in virtù di un'azione esterna.In generale, salvo rare eccezioni, possiamo affermare che nella filosofia classica la materia è quella sostanza primordiale che sta all'origine di tutte le cose.
Il solo domandarsi se la materia ( nella sua informità o nella sua distinzione distinguibile e distintiva ) sarà distrutta presuppone un altro piano di esistenza dove la materia non ne è parte. La materia può sussistere o insistere in questo piano, oppure no ? La risposta che ci viene data dal Salvatore, è categorica: no. Il Salvatore ci indica un percorso a ritroso di ri-assimilazione dove le manifestazioni recenti sono contenute in numero e in potenza da quelle precedenti: di cui sono effetto. Un sistema di casualità, che si pone in essere in una "realtà" spazio-temporale che avrà termine nel momento in cui si risalirà alla causa prima: le radici. Tale considerazione propone un dualismo che possiamo definire direzionale. La Materia, in base a determinati principi ispiratori, tende ha generare manifestazioni, nature, e creazioni, e ognuna di esse, come animata dai medesimi principi guida, ne genera altre, in un moto apparentemente meccanico ed infinito. Non è forse detto che il tempo del Cosmo ( uomo ) è ciclico ed infinito ? Mentre la via che ci propone il Salvatore è una via a ritroso, che necessariamente implica una scelta, un atto di volontà. In quanto mentre è automatica la continua discesa delle manifestazioni, non lo è la loro ri-assimilazione, dell'una nell'altra.
La materia intesa sia come Cosmo, totalità della manifestazione, e sia come corpo fisico, inteso come specializzazione della manifestazione legata al transito terreno del composito essere umano ( fisico/mente, mente/anima, anima/spirito ) perdurerà oltre il tempo del Cosmo, che avrà termine nel secondo avvento del Cristo ?
Il termine materia nasconde insidie maggiori di quanto semplicemente possiamo ricondurre ad esso. Ricordiamo che Platone introduce una netta distinzione fra materia e forma. Dove con la prima intende la Madre di Tutte le cose, che accoglie in se il tutto senza mai prendere forma alcuna, mentre la forma, in questo binomio che è ricorrente, rappresenta ciò che noi percepiamo attribuendo elementi caratterizzanti. Invece nel pensiero di aristotelico la materia è quanto esiste nella realtà, pronta a ricevere una qualsiasi forma in virtù di un'azione esterna.In generale, salvo rare eccezioni, possiamo affermare che nella filosofia classica la materia è quella sostanza primordiale che sta all'origine di tutte le cose.
Il solo domandarsi se la materia ( nella sua informità o nella sua distinzione distinguibile e distintiva ) sarà distrutta presuppone un altro piano di esistenza dove la materia non ne è parte. La materia può sussistere o insistere in questo piano, oppure no ? La risposta che ci viene data dal Salvatore, è categorica: no. Il Salvatore ci indica un percorso a ritroso di ri-assimilazione dove le manifestazioni recenti sono contenute in numero e in potenza da quelle precedenti: di cui sono effetto. Un sistema di casualità, che si pone in essere in una "realtà" spazio-temporale che avrà termine nel momento in cui si risalirà alla causa prima: le radici. Tale considerazione propone un dualismo che possiamo definire direzionale. La Materia, in base a determinati principi ispiratori, tende ha generare manifestazioni, nature, e creazioni, e ognuna di esse, come animata dai medesimi principi guida, ne genera altre, in un moto apparentemente meccanico ed infinito. Non è forse detto che il tempo del Cosmo ( uomo ) è ciclico ed infinito ? Mentre la via che ci propone il Salvatore è una via a ritroso, che necessariamente implica una scelta, un atto di volontà. In quanto mentre è automatica la continua discesa delle manifestazioni, non lo è la loro ri-assimilazione, dell'una nell'altra.
"l'uomo crea immagini, la donna rende sostanziali queste immagini. L'uomo senza la donna è come uno spirito vagante, un'ombra senza sostanza, che cerca di incarnarsi in una forma corporea; la donna è come un fi
ore, un bocciolo che si apre alla luce del sole; ma che cade nell'oscurità quando l'uomo, la sua luce, si allontana..........[....].....(la donna) è il miglior amico dell'uomo e il suo redentore; perché l'uomo, avendo perso il paradiso della sua anima, ed essendo divenuto inconscio della vera luce che esisteva in lui prima che si addormentasse nello spirito e si risvegliasse nella carne, affonderebbe in una ancora più bassa degradazione e scenderebbe in inferni ancora più profondi se la donna non stesse sulla soglia per arrestarlo, e, in cambio del vero cielo da lui perduto, non gli offrisse un paradiso terrestre, illuminato dalla luce illusoria del suo amore terreno
(Paracelso)
ore, un bocciolo che si apre alla luce del sole; ma che cade nell'oscurità quando l'uomo, la sua luce, si allontana..........[....].....(la donna) è il miglior amico dell'uomo e il suo redentore; perché l'uomo, avendo perso il paradiso della sua anima, ed essendo divenuto inconscio della vera luce che esisteva in lui prima che si addormentasse nello spirito e si risvegliasse nella carne, affonderebbe in una ancora più bassa degradazione e scenderebbe in inferni ancora più profondi se la donna non stesse sulla soglia per arrestarlo, e, in cambio del vero cielo da lui perduto, non gli offrisse un paradiso terrestre, illuminato dalla luce illusoria del suo amore terreno
(Paracelso)
Forwarded from ἄσκησις • áskēsis
"La fiducia sorge quando ci rendiamo conto del fatto che la nostra stessa natura ci spinge ad affidarci a qualcosa che, pur non essendo noi, sta in noi, del fatto che non siamo soli, ma collegati con tutto, cosa che ci porta alla confidenza cosmica, la quale sembra essere l’impulso più profondo del creato e la nostra tendenza più naturale."
R. Panikkar, Culture e religioni in dialogo. Pluralismo e interculturalità
R. Panikkar, Culture e religioni in dialogo. Pluralismo e interculturalità
GLI ATEI, IL CORPO E L'ANIMA
« Gli atei sono convinti di possedere qualità superiori di obiettività e di logica: loro, almeno, si pronunciano in base a ciò che vedono, odono, toccano, misurano ecc., mentre i poveri credenti, così obnubilati dalla propria fede, danno giudizi erronei. Ebbene, non è così; per quanto intelligente possa essere, chi non accetta l'esistenza di un Creatore, la realtà dell'anima e l'immortalità dello spirito, sarà sempre privo di un elemento essenziale per affinare le proprie osservazioni e i propri giudizi. Ed essendo privo di quell'elemento, costui è limitato poiché si limita alla forma, alla superficie dell'esistenza.
Un ateo è paragonabile a qualcuno che, davanti a un essere umano, ne consideri unicamente l'anatomia. Finché si tratta di identificare e descrivere le membra e gli organi, va tutto bene, l'anatomia può essere sufficiente. Ma fermarsi all'anatomia significa studiare il corpo senza tener conto della vita che lo anima. Solo credendo alla vita dell'anima e dello spirito si può scoprire la vera dimensione degli esseri e delle cose e risvegliare la propria sensibilità alle correnti che circolano in essi. »
Omraam Mikhaël Aïvanhov
« Gli atei sono convinti di possedere qualità superiori di obiettività e di logica: loro, almeno, si pronunciano in base a ciò che vedono, odono, toccano, misurano ecc., mentre i poveri credenti, così obnubilati dalla propria fede, danno giudizi erronei. Ebbene, non è così; per quanto intelligente possa essere, chi non accetta l'esistenza di un Creatore, la realtà dell'anima e l'immortalità dello spirito, sarà sempre privo di un elemento essenziale per affinare le proprie osservazioni e i propri giudizi. Ed essendo privo di quell'elemento, costui è limitato poiché si limita alla forma, alla superficie dell'esistenza.
Un ateo è paragonabile a qualcuno che, davanti a un essere umano, ne consideri unicamente l'anatomia. Finché si tratta di identificare e descrivere le membra e gli organi, va tutto bene, l'anatomia può essere sufficiente. Ma fermarsi all'anatomia significa studiare il corpo senza tener conto della vita che lo anima. Solo credendo alla vita dell'anima e dello spirito si può scoprire la vera dimensione degli esseri e delle cose e risvegliare la propria sensibilità alle correnti che circolano in essi. »
Omraam Mikhaël Aïvanhov