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A Poggio Rota il tramonto eliaco di Sirio, cioè l’ultimo giorno di visibilità della stella durante l’anno, avveniva, e poteva essere osservato attraverso la fenditura, di prima sera intorno alla terza decade di Aprile (calendario giuliano) nel 2300 a.C. con il Sole che era tramontato nell’intercapedine tra il monolito M2 e quello M3 e che aveva ormai raggiunto un azimut pari a 283° 18’ e una depressione sotto l’orizzonte astronomico locale pari a -6° 04’. I fenomeni eliaci sono parte integrante della ritmicità del cielo, di conseguenza molte antiche culture, presso le quali l'osservazione astronomica fu molto praticata, li inclusero nella lista dei fenomeni celesti ritenuti importanti e come tali, degni di attenta e continua osservazione, soprattutto a causa della loro elevata risoluzione temporale.

Lo studio archeoastronomico del sito ha messo in evidenza che gli esponenti di tale Cultura presenti in zona ebbero l'esigenza di determinare, ogni anno, con precisione la data del solstizio d'inverno, e di stabilire almeno due direzioni stellari significative: la prima è quella diretta verso il polo nord celeste e la seconda era connessa con il tramonto della brillante stella Sirio, che nel III millennio a.C., andava a tramontare molto vicino al punto di tramonto del Sole solstiziale invernale.

La presenza anche del tramonto di Sirio, sia ordinario che eliaco, apre tutta una serie di interessanti possibilità, sulla modalità con cui si misurava il tempo presso la Cultura del Rinaldone. Tutto ciò fa di Poggio Rota un sito di grande importanza in quanto rappresenta il primo caso noto di luogo di osservazione astronomica prodotto dal questa Cultura, analogamente a quanto avvenne presso tutte le culture neolitiche stanziate sul territorio europeo. Recentemente è stata scoperta anche una vasca scavata sul monolito orientale, questo è un fatto molto importante che testimonia ulteriormente l'importanza archeologica di Poggio Rota e che si inquadra molto bene con i risultati dello studio archeoastronomico. Normalmente nei siti neolitici ed eneolitici astronomicamente significativi sono presenti vasche scavate nella roccia la cui funzione non è ancora ben nota, ma ormai sappiamo che presso quelle culture esisteva un stretta connessione simbolica tra l'acqua ed il cielo.

Si conclude dunque l'ipotesi che Poggio Rota fu utilizzato per un lungo periodo nei confronti della stella Sirio e della sua apparizione nei cieli di quei popoli che erano a tutti gli effetti i progenitori degli etruschi.

https://sites.google.com/site/gruppomisteroamiata/archeologia/siti-storico-artistici/poggio-rota-un-sito-archeologico-astronomicamente-significativo
Immagini di Poggio Rota
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https://www.piramide-etrusca.it/articoli/salvatore-fosci-la-piramide-di-bomarzo-la-scoperta-della-mia-vita-3/
LA PIRAMIDE DI BOMARZO:

Dalle rilevazioni effettuate dal Prof. Adriano Gaspani sembrerebbe che la Piramide etrusca presenti un legame con due corpi celesti. Studi svolti dal Prof. ci dicono che il profilo della piramide corrisponde ad un semiparallelepipedo la cui sezione longitudinale è un triangolo rettangolo con gli angoli interni di 30°,60° e 90° ,il lato corrispondente alle scalinate, è inclinato di 30° rispetto al piano di calpestio e questo angolo corrisponde anche all’altezza angolare apparente del punto della sfera celeste.

Non tutti gli astri, però, compresi in questo intervallo di declinazione, possono essere stati quelli scelti dai creatori della Piramide. Gli astri di riferimento dovevano essere sufficientemente luminosi, si parla di stelle di prima magnitudine.
Solamente due stelle soddisfano i requisiti imposti dalla geometria e dall’orientamento del manufatto: Sirio, nella costellazione del Cane Maggiore e Antares nello Scorpione. Queste due stelle , quindi, dovevano rivestire un significato ben preciso per la cultura di quel popolo, da qui e’ partito il professore per sviluppare i suoi calcoli e dare una datazione.
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https://www.piramide-etrusca.it/articoli/salvatore-fosci-la-piramide-di-bomarzo-la-scoperta-della-mia-vita-3/ LA PIRAMIDE DI BOMARZO: Dalle rilevazioni effettuate dal Prof. Adriano Gaspani sembrerebbe che la Piramide etrusca presenti un legame con due corpi…
Anche la piramide di bomarzo era utilizzata per l'osservazione della stella Sirio, nella descrizione notiamo una chiara somiglianza con un altro luogo sacro archeo astronomico di cui recentemente nel canale ho parlato, Gobekli Tepe, che ha una stele dove viene rappresentata la stella Sirio in mano ad un (si presume Sciamano) con sotto la costellazione dello scorpione come "accesso all'oltretomba". Una strana coincidenza a distanza di millenni popoli che non si conoscono possedevano una conoscenza in comune non da poco, rappresentata soprattutto in simboli e strutture piramidali / Pilastri
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Dagan (Rappresentato con gli Apkallu sumeri anche, presumo dunque che questo fosse un derivato del Dio Enki)
"Amma che creò tutte le creature viventi, diede al mondo Forma e Movimento. Dopo la creazione Amma si riposò, con la mano destra rivolta al cielo, la mano sinistra verso la Terra." Amma è il Dio dei Dogon, creatore degli umani e dei Nommo (Dei)
Altro nome è Baal-Hadad, Hadad è una divinità degli Aramei (o Siri). Dio del fulmine e delle tempeste, da questa sua caratteristica gli viene l'appellativo il tonante.
Nelle tavolette trovate a Ugarit (specie quelle del Ciclo di Baal) il nome hd (in genere vocalizzato come Haddu) s'incontra "normalizzato" come Hadad. Hadad è nella maggior parte dei casi chiamato col titolo di b‘l (in genere vocalizzato come Ba‘l), cioè 'Signore', oppure ‘lyn (‘Aliyan), che suggerisce il concetto dell'"essere alto", "supremo" (si veda in contesto antico israelitico il termine 'Elyon' o 'El', come pure ’l-h in ambito arabo preislamico).
Elyon è il Signore della Stella Sirio.
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O Sirio, di che indugian le notti!
Le penetri, le affondi,
e nei palpitanti petti
squarciando rifuggi
col tuo sidereo fulgore.
Risplendon i raggi
al di là degli abissi,
e fra saettanti bagliori
e l’infuriar delle plaghe
quel ponte tu ergi
a pilastro del mondo.
E al tremar delle travi,
al piover dei muri,
non stelle né soli
nella volta celeste,
ma un cupo vuotarsi.
Quanta la forza,
l’energica potenza
nel tuo lapideo vegliare!
E tacita, mesta,
clina e calpesta,
l’oscurità si contorce
al tuo orbitante marciare.
Tu,
dea di un tempio
scavato con la luce
notturna dell’infinito,
con il vuoto più
sordo del nulla;
Tu,
fuoco, sacro sacello
per Pizie dai torvi responsi;
la materia Tu solchi
con aliena sementa,
spargendo nel nero
la scintilla del Caos.
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https://youtu.be/1m7qKLu8CiM
In sardegna:
Le domus de janas di Oniferi sono una tappa importante nella visita del patrimonio archeologico della Sardegna. Venti sepolture ipogee scavate in una collina di trachite rossa famose per le loro incisioni di esseri umani capovolti nell'atto di oltrepassare la realtà della vita verso la realtà della morta.
In termini scientifici, parliamo di petroglifi antropomorfi a candelabro o ancoriformi.
Quando l’abbiamo visitata noi (marzo 2017) la necropoli di Sas Concas era prima di segnalazioni, quindi occorre prestare molta attenzione. In pratica, procedendo da sud sulla SS 131, imboccate lo svincoli per Oniferi (SS 128). Percorsa la rampetta dello svincolo e arrivati allo stop, girate a sinistra in direzione Oniferi. Fate ancora una trentina di metri passando sotto alla SS 131 e imboccando una curva che piega a destra.
A questo punto siete arrivati: guardate a destra e vedrete la collina di trachite rossa con le aperture delle tombe. Lasciate la macchina sul ciglio della strada e cercate un varco nella recinzione: un sentierino vi porterà sul luogo in meno di 200 metri.
I petroglifi sono presenti in tre tombe – Tomba dell’Emiciclo, Tomba X, Tomba Nuova Ovest – le nostre foto si riferiscono alla prima.
Sas Concas: la Tomba dell’Emiciclo
La Tomba dell’Emiciclo è l’ultima che troverete lungo il costone. Vi affascinerà non appena entrerete. La prima sala, semicircolare, infatti, sulla parete opposta all’ingresso, nell’angolo di sinistra, mostra subito i suoi graffiti. Altri, ne potrete vedere nell’angolo di destra e lungo la parete curvilinea che riconduce verso l’ingresso.
Forwarded from Diana Elena Ițco
Media is too big
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Hans Zimmer - Time (Cyberdesign Remix)
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
"Ciò che la ragione esprime non è la ragione"

G. Colli
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https://youtu.be/979DSA6N8jg

Nel 1943 il mondo dei pulp magazines viene scosso dalla pubblicazione sulla rivista Amazing Stories del racconto “I Remember Lemuria!” firmato dallo sconosciuto Richard Shaver. La storia non è, a detta dell'autore , solo mera fiction ma è la chiave per svelare il passato antidiluviano del nostro pianeta, un ricordo di un'età dell'oro in cui la Terra era dominata da una civiltà avanzatissima arrivata dalle stelle. Oggi di quella civiltà rimangono solo perdute città sotterranee piene di tecnologia aliena e popolate da una razza di mutanti deformi chiamati Dero, la progenie degenerata degli esperimenti genetici portati avanti dall'antica civiltà. Inizia così la saga del “Mistero Shaver”, un capitolo dimenticato della storia della fantascienza riscoperto solo recentemente che, nonostante la damnatio memoriae a cui fu condannato dagli appassionati, ha avuto un influenza decisiva su mitologie moderne come quella degli UFO, degli antichi astronauti e sulle moderne teorie del complotto.