https://youtu.be/QRLjxAeslw0
La Terra è speciale per noi: è la nostra casa. Ma è davvero speciale come pianeta? È probabile che ogni stella che vediamo nel cielo notturno ospiti dei pianeti: solo nella nostra galassia ci dovrebbero essere migliaia di miliardi di pianeti.
Dalla scoperta del primo “esopianeta” circa trent'anni fa, sono stati scoperti circa 5000 esopianeti in sistemi solari lontani, spesso molto diversi dal nostro. Telescopi terrestri e spaziali sono attualmente in funzione o saranno lanciati entro questo decennio per scoprire pianeti più interessanti e svelarne la natura: di cosa sono fatti? Come si sono formati? Che tempo fa là? Sono abitabili? Il telescopio spaziale Ariel, che sarà lanciato nel 2029 nell'ambito del Programma Scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è la prima missione dedicata alla determinazione della composizione chimica di centinaia di esopianeti.
Una delle sfide dell'astrofisica moderna sarà scoprire perché questi nuovi mondi sono così come sono e qual è il “posto” della Terra nella nostra galassia e, più in generale, nell'universo.
GIOVANNA TINETTI
University College London
La Terra è speciale per noi: è la nostra casa. Ma è davvero speciale come pianeta? È probabile che ogni stella che vediamo nel cielo notturno ospiti dei pianeti: solo nella nostra galassia ci dovrebbero essere migliaia di miliardi di pianeti.
Dalla scoperta del primo “esopianeta” circa trent'anni fa, sono stati scoperti circa 5000 esopianeti in sistemi solari lontani, spesso molto diversi dal nostro. Telescopi terrestri e spaziali sono attualmente in funzione o saranno lanciati entro questo decennio per scoprire pianeti più interessanti e svelarne la natura: di cosa sono fatti? Come si sono formati? Che tempo fa là? Sono abitabili? Il telescopio spaziale Ariel, che sarà lanciato nel 2029 nell'ambito del Programma Scientifico dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), è la prima missione dedicata alla determinazione della composizione chimica di centinaia di esopianeti.
Una delle sfide dell'astrofisica moderna sarà scoprire perché questi nuovi mondi sono così come sono e qual è il “posto” della Terra nella nostra galassia e, più in generale, nell'universo.
GIOVANNA TINETTI
University College London
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Pianeti extrasolari dallo spazio
GIOVANNA TINETTI
University College London
La Terra è speciale per noi: è la nostra casa. Ma è davvero speciale come pianeta? È probabile che ogni stella che vediamo nel cielo notturno ospiti dei pianeti: solo nella nostra galassia ci dovrebbero essere migliaia…
University College London
La Terra è speciale per noi: è la nostra casa. Ma è davvero speciale come pianeta? È probabile che ogni stella che vediamo nel cielo notturno ospiti dei pianeti: solo nella nostra galassia ci dovrebbero essere migliaia…
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« A questo punto, per andare al cuore dell’essenza del divino, e metterne a nudo la natura “numerologica”, non ci resta che sviscerare lo strettissimo ma insospettabile rapporto tra ciò che è “madre” e ciò che è “misura”. Il più vicino allotropo di Cibele è ovviamente Rea (H. von Dechend ne attesta il nome completo di Ρέα Κυβέλη), ma Rea in veste di Terra, deve essere intesa correttamente al modo dei Pitagorici, ossia come il piano ideale dell’eclittica, che “scorre”, poiché Rea è termine chiaramente imparentato con ρέω, così come lo è quello dello sposo Kronos/Chronos, anche se l’Orfismo conservava una tradizione secondo cui Rea e suo figlio Zeus si unirono sotto forma di serpenti. Egli la legò “con il nodo cosiddetto di Eracle” e della modalità dell’unione è simbolo il caduceo di Ermes. Facile scorgere in questo groviglio di cerchi-serpenti lo schema a X dell’equatore celeste (Zeus) e dell’eclittica (Rea). Resta da capire che cosa sia questo “nodo di Eracle”, ma se il significato che traiamo è esatto, esso dovrebbe simboleggiare il punto (anzi i due punti) in cui equatore ed eclittica si confondono o si intrecciano: i due punti equinoziali. Il filo rosso delle genealogie e delle epiclesi mitiche ci conduce, per bocca degli orfici, fino alla figura di Demetra: “Quando diede al mondo Zeus, Rea divenne Demetra”; “Rea, già chiamata anche Demetra”. Sua figlia Persefone, o Core, è definita nella laminetta aurea di Thurii (v. 1) come Cibelia Core (Κυβελήια Κόρρα). Demetra, che è anche detta Madre, è in realtà Gemetra, da Ge Meter = Madre Terra: “Ge e Meter e Rea e Era sono una stessa divinità”. Ma possiamo dire, anticipando le cose, che essa, proprio per questo, è anche Ge Mètron: Misura della Terra (cfr. γεω-μέτρης/μετρία = “geometra/geometria”). Non azzardiamo sull’approssimazione fonetica una siffatta assimilazione, ma ci basiamo sui dati forniti dalla linguistica e dalle etimologie: alla voce μέτρον = “misura”, ma anche “mezzo per misurare, pertica”, il Vocabolario Greco Italiano L. Rocci, ed. 1998, rinvia per confronto alla parola μῆτις = “saggezza, prudenza”, ma anche “disegno”, e personificata in Μῆτις, Meti, la figlia di Okeanos che, tra le altre cose, aiutò Zeus nel far vomitare a Kronos i propri figli. Passava per essere anche la prima moglie di Zeus e si dice che fosse stata da questi inghiottita quando apprese l’oracolo secondo cui, se Meti avesse partorito, il figlio avrebbe spodestato Zeus, così come Zeus aveva fatto con Kronos. Quando la inghiottì, Zeus diede alla luce Atena. Si tratterebbe, dunque, a sua volta di una Grande Madre. Si può assimilare senz’altro la figura di Meti a quella di Temi (Θέμις): se Meti è la Saggezza, Temi è infatti la Giustizia. Temi, del resto, passa per essere la seconda moglie di Zeus dopo Meti. J. Richer, da parte sua, propone, seguendo il Parke, la seguente derivazione: Gea => Temi => Artemide/Atena. Di Temi, omologa di Dike, abbiamo ricostruito l’identità cosmologica come il “coluro equinoziale” (Dike invece sarebbe il coluro solstiziale). Il coluro equinoziale e il coluro solstiziale (“coluro”, da κόλος - οὐρά = coda mozza, in quanto visibili solo per metà sull’orizzonte) sono i due cerchi massimi della sfera celeste passanti per i poli dell’equatore, nonché per i punti fondamentali dell’eclittica: rispettivamente, i punti equinoziali e i punti solstiziali. »
- Andrea Casella, "La Macchina del Tempo. Saggio sulla Cosmoteologia Arcaica", Axis Mundi Edizioni 2023, cap. VIII
- Andrea Casella, "La Macchina del Tempo. Saggio sulla Cosmoteologia Arcaica", Axis Mundi Edizioni 2023, cap. VIII
« Ancora più centrale nell’economia visuale del culto rituale dei Chavín è il cosiddetto Lanzón, una scultura megalitica di quattro metri e mezzo finemente scolpita originariamente ubicata nei sotterranei del tempio, dove si svolgevano le concitate fasi dei rituali di iniziazione al culto del dio-giaguaro. Il monolite era già stato intravisto dai primi coloni spagnoli che, trascinandosi nello spazio ridotto del sotterraneo in cui era ubicato, riuscirono a vederne solo la faccia con le sue zanne minacciose e i capelli serpentiformi, sorprendentemente simile a quella delle mitiche Gorgoni. Il termine Lanzón deriva dallo spagnolo ‘Lanza‘, con riferimento alla caratteristica forma della scultura che ricorda proprio un’enorme punta di lancia costituita da diorito, un tipo di granito molto difficile da lavorare. Nei sotterranei del tempio, secondo l’ipotesi di Tello, il neofita veniva fatto accedere in uno stato alterato di coscienza per poi convogliarne i passi, attraverso vie labirintiche, verso una piazzetta ipogea in cui svettava la predetta stele che, come tutte quelle ritrovate nel sito, raffigura figure divine solo parzialmente antropomorfe, caratterizzate dalla presenza di lunghe zanne appuntite, simili a quelle dei grandi felini considerati sacri in tutta l’America precolombiana. »
https://axismundi.blog/2023/01/13/il-dio-ipogeo-e-i-riti-visionari-di-chavin-de-huantar/
https://axismundi.blog/2023/01/13/il-dio-ipogeo-e-i-riti-visionari-di-chavin-de-huantar/
𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈
Il Dio Ipogeo e i riti visionari di Chavín de Huantar
Nel 2016 siamo andati a visitare in Perù il sito sacro di Chavín de Huantar, il più importante tempio della civiltà pre-incaica dei Chavín. In questo reportage analizziamo i resti archeologici che …
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Nelle tradizioni antiche di tutto il mondo si trova riferimento a un dio delle origini, venuto in esistenza prima di ogni altra cosa, creatore di tutto ciò che è manifesto e ugualmente di tutto ciò che è immanifesto. Le più disparate tradizioni mitiche dipingono il dio primordiale come contenente tutte le potenzialità e le polarità dell’universo, luce e tenebre, spirito e materia, e così via. Per questo, viene spesso rappresentato con due volti (Giano bifronte) se non addirittura con tre (Trimurti indù). Tuttavia, il più delle volte egli è considerato invisibile, nascosto, difficilmente rappresentabile se non in una forma allegorica, esoterica, che fa sovente riferimento all’unione del principio luminoso e igneo, ‘maschile’, con quello oscuro e acqueo, ‘femminile’. Nelle tradizioni di tutto il mondo, tale dio primordiale non viene onorato con un culto proprio, dal momento che si ritiene che ormai viva troppo lontano dall’uomo e gli affari umani non lo riguardano: per questo, si parla spesso di questa divinità massima come di un deus otiosus.
https://axismundi.blog/2016/01/24/il-dio-primordiale-e-triplice-corrispondenze-esoteriche-ed-iconografiche-nelle-tradizioni-antiche/
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𝐀𝐗𝐈𝐒 ֎ 𝐌𝐔𝐍𝐃𝐈
Il dio primordiale e triplice: corrispondenze esoteriche ed iconografiche nelle tradizioni antiche
di Marco Maculotti Nelle tradizioni antiche di tutto il mondo si trova riferimento a un dio delle origini, venuto in esistenza prima di ogni altra cosa, creatore di tutto ciò che è manifesto e ugua…
Black Monolith from 2001: A Space Odyssey.
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