" Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo. "
Il 17 febbraio 1600: in Campo de' Fiori a Roma veniva arso vivo il simbolo del libero pensiero, Giordano Bruno.
L'uomo non è cattivo, è soltanto infelice. È la sua piccola mente la causa dell'infelicità.
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" La forza maligna dei suoi incantesimi, gli spaventosi, arcani demoni che obbedivano al suo comando non bastavano più a lenire il nero tedio dei suoi giorni... L'anima di Malygris sentì nuovamente il peso dell'età e della disperazione, la morte di una speranza evanescente. Non riusciva più a credere nell'amore, nella gioventù, nella bellezza, e persino il ricordo era un miraggio di cui si poteva dubitare, qualcosa che poteva essere stato oppure no. Non restavano che il grigiore, la polvere e le ombre, il freddo e il buio, e il peso di un'inguaribile angoscia... 'Non ho appreso altro che la vanità del sapere, l'impotenza della magia, la nullità dell'amore e l'inganno della memoria"
"... Poi, usando le rune di un'antica formula di Atlantide, il cadavere avvizzito di Malygris maledisse gli otto stregoni e re Gadeiron. La formula conteneva i nomi fatali di divinità mortifere, quello segreto del dio nero del tempo e l'invocazione del Nulla che abita oltre il tempo... La stanza si oscurò come per effetto di una notte improvvisa e un senso di freddo permeo l'ambiente come l'alito del buio, sembrò che intorno alla torre battessero le ali nere dei secoli, volando prodigiose da un vuoto all'altro. Gli stregoni ammutolirono per l'estremo terrore. Le ombre calarono sugli occhi, e attraverso quell'oscurità ognuno degli otto uomini vide l'immediato annerirsi delle facce dei compagni, le guance cascare rovinosamente, le labbra ritirarsi sui denti come quelle di vecchi cadaveri.
La notte del suo potere è ancora fitta su Poseidonis, e noi che in quella notte ci muoviamo siamo come ombre proiettate da una luna avvizzita"
C.A. Smith- L'ultimo incantesimo(1930)
"... Poi, usando le rune di un'antica formula di Atlantide, il cadavere avvizzito di Malygris maledisse gli otto stregoni e re Gadeiron. La formula conteneva i nomi fatali di divinità mortifere, quello segreto del dio nero del tempo e l'invocazione del Nulla che abita oltre il tempo... La stanza si oscurò come per effetto di una notte improvvisa e un senso di freddo permeo l'ambiente come l'alito del buio, sembrò che intorno alla torre battessero le ali nere dei secoli, volando prodigiose da un vuoto all'altro. Gli stregoni ammutolirono per l'estremo terrore. Le ombre calarono sugli occhi, e attraverso quell'oscurità ognuno degli otto uomini vide l'immediato annerirsi delle facce dei compagni, le guance cascare rovinosamente, le labbra ritirarsi sui denti come quelle di vecchi cadaveri.
La notte del suo potere è ancora fitta su Poseidonis, e noi che in quella notte ci muoviamo siamo come ombre proiettate da una luna avvizzita"
C.A. Smith- L'ultimo incantesimo(1930)
Non esiste alcuna psicoterapia, alcuna filosofia spicciola o via spirituale che tenga dinnanzi al non senso ultimo dell'abisso di morte infinito entro cui la coscienza è già eternamente annientata, obliterata per sempre, realtà tremenda dalla quale ci si distrae con la droga dei sentimenti, i progetti, l'attività intellettuale o artistica- isolamento, distrazione, ancoraggio, sublimazione. Con una differenza: l'arte e l'attività pensante hanno la capacità, anche se spesso non esplicata, di preannunciare lo stato dell'assolutamente altro nell'irrealtà assoluta, del sogno fenomenico dentro al sogno di nessuno dell'eternità, di squarciare parzialmente il velo e far intravedere qualche infinitesimale barlume delle cose in sé che traspare da tale crepa, quasi con occhi non umani e da una prospettiva iper cosmica e impersonale, a mo di telescopio metafisico, approdando ad un visione di cose simile ad una specie di forma di dissociativo misticismo totalizzante, un excessus mentis, esperienza di pre morte metafisica... non escludo che quando una concentrazione di questo genere scorga troppo aldilà del confine fenomenico, guardi troppo obbiettivamente il suo oggetto, questo possa portare anche al suicidio, al disvelamento di una verità insostenibile quanto è assurdamente tremenda. L'autoconservazione della specie e l'abitudine sensoriale con cui esperiamo il mondo ci anestetizzano il cervello convincendoci che in fondo le nostre vite contino qualcosa, che in fondo qualcosa di pur flebile ci tenga aggrappati all'essere. Ma è solo una convinzione fideistica. Chi ha compiuto un preliminare suicidio metaforico, in attesa di quello letterale, sa che è solo un vacuo costrutto: crollata la farsa dell'esistenza non si torna indietro, si è dannati per sempre e si è in attesa di precipitare nell'oceano dell'abisso informe.
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