<< Un ultimo appunto va fatto sul Gjallarhorn, il “corno risonante” per mezzo di cui Heimdallr avviserà tutti gli altri dèi dell’arrivo del Crepuscolo dei medesimi: immagine mitopoietica che trova un corrispettivo nel settuplice boato delle trombe – connesso a sua volta all’apertura degli altrettanti “sigilli”, a dimostrazione della notevole valenza escatologica, nella tradizione mitica di derivazione indoeuropea, del settenario – che nel Libro della Rivelazione giovanneo annunciano l’avvento dell’Apocalisse e la conclusione imminente del ciclo cosmico.
La Chiesa Isnardi mette in relazione il Gjallarhorn attribuito a Heimdallr con «quello stesso oggetto, detto hljóð, che è sepolto presso l’albero cosmico, nella fonte del saggio gigante Mímir, lo stesso luogo in cui Odino ha lasciato in pegno uno degli occhi», e rileva come questo termine in norreno significhi sia “silenzio” che “ascolto”, sia “suono” che “corno”, per chiosare infine:
«La varietà dei significati, apparentemente discordanti, allude in realtà a uno stesso concetto, cui va inoltre collegata la notazione sull’udito finissimo del dio. Nella simbologia del mondo delle origini il silenzio primordiale fu la situazione che precedette il primo suono, il quale a sua volta fu una delle prime manifestazioni della vita. E l’immagine di ciò che è udito si confonde con ciò che serve a udire: l’orecchio di Heimdallr è così sensibile poiché egli, quale dio degli inizi, è l’unico in grado di percepire quel primo suono. Simbolicamente legato a questi concetti è anche il corno nel quale il suono nasce ed echeggia. L’atto di Heimdallr che suonerà il corno alla fine dei tempi richiama dunque un’immagine del mondo primordiale. La vita finisce nel modo in cui ebbe inizio. Qui non pare inutile osservare che tanto l’orecchio quanto il corno ricordano nella forma l’immagine del vortice simbolicamente legata ai concetti di inizio e fine del mondo».
Questa immagine del vortice, correlata da una parte al sorgere primordiale della manifestazione cosmica e dall’altra al suo riassorbimento finale nell’Abisso dell’indifferenziato (Ginnungagap), richiama ancora una volta quella del già menzionato “Mulino del mondo” – nel mito nordico chiamato “Mulino di Amlóði” o semplicemente Grotti (“lo stritolatore”), di cui ci parla lo stesso Snorri – incaricato di “macinare le ere” attraverso lo scorrere della manifestazione spaziotemporale.
È chiaramente un’immagine cosmica, in cui il “mare” va inteso nel senso di “oceano cosmico”; e non sorprende che ad essere adibite al suo funzionamento siano quelle “nove fanciulle” che ricordano così tanto le nove “sorelle-onde“ che diedero vita in illo tempore a Heimdallr. >>
— Marco Maculotti, “Miti nordici. Dèi e tradizioni dell’Europa settentrionale”, § HEIMDALLR, Diarkos 2023.
La Chiesa Isnardi mette in relazione il Gjallarhorn attribuito a Heimdallr con «quello stesso oggetto, detto hljóð, che è sepolto presso l’albero cosmico, nella fonte del saggio gigante Mímir, lo stesso luogo in cui Odino ha lasciato in pegno uno degli occhi», e rileva come questo termine in norreno significhi sia “silenzio” che “ascolto”, sia “suono” che “corno”, per chiosare infine:
«La varietà dei significati, apparentemente discordanti, allude in realtà a uno stesso concetto, cui va inoltre collegata la notazione sull’udito finissimo del dio. Nella simbologia del mondo delle origini il silenzio primordiale fu la situazione che precedette il primo suono, il quale a sua volta fu una delle prime manifestazioni della vita. E l’immagine di ciò che è udito si confonde con ciò che serve a udire: l’orecchio di Heimdallr è così sensibile poiché egli, quale dio degli inizi, è l’unico in grado di percepire quel primo suono. Simbolicamente legato a questi concetti è anche il corno nel quale il suono nasce ed echeggia. L’atto di Heimdallr che suonerà il corno alla fine dei tempi richiama dunque un’immagine del mondo primordiale. La vita finisce nel modo in cui ebbe inizio. Qui non pare inutile osservare che tanto l’orecchio quanto il corno ricordano nella forma l’immagine del vortice simbolicamente legata ai concetti di inizio e fine del mondo».
Questa immagine del vortice, correlata da una parte al sorgere primordiale della manifestazione cosmica e dall’altra al suo riassorbimento finale nell’Abisso dell’indifferenziato (Ginnungagap), richiama ancora una volta quella del già menzionato “Mulino del mondo” – nel mito nordico chiamato “Mulino di Amlóði” o semplicemente Grotti (“lo stritolatore”), di cui ci parla lo stesso Snorri – incaricato di “macinare le ere” attraverso lo scorrere della manifestazione spaziotemporale.
È chiaramente un’immagine cosmica, in cui il “mare” va inteso nel senso di “oceano cosmico”; e non sorprende che ad essere adibite al suo funzionamento siano quelle “nove fanciulle” che ricordano così tanto le nove “sorelle-onde“ che diedero vita in illo tempore a Heimdallr. >>
— Marco Maculotti, “Miti nordici. Dèi e tradizioni dell’Europa settentrionale”, § HEIMDALLR, Diarkos 2023.
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https://youtu.be/oDu2rUoT2NM
A series of pictographs and petroglyphs found throughout the southwestern US
A series of pictographs and petroglyphs found throughout the southwestern US
YouTube
Mysterious Pictographs of the Southwest
A series of pictographs and petroglyphs found throughout the southwestern US
" Nessuno è in grado di spiegare quale forma assume la materia inghiottita da un buco nero. Lo spazio a disposizione è talmente piccolo che non sarebbe sufficiente a contenere la massa neanche se fosse tutto ridotto a una poltiglia di quark impacchettati strettamente tra loro. La questione dell'organizzazione della materia nei buchi neri sfiora concetti talmente incredibili da rasentare l'assurdo. A mano a mano che ci si avvicina al cuore dello strano oggetto, la forza di attrazione aumenta; diventa mostruosamente grande quando ci si trova a una distanza infinitesima dal suo centro. I buchi neri non sono grandi palle di materia come le altre stelle, al contrario, sono sfere vuote che circondano una singolarità gravitazionale, cioè una grande regione di densità tendenzialmente infinita. Sono regioni dello spazio-tempo nelle quali tutta la materia è concentrata in un punto. Ma il tempo gravitazionale che producono è così intenso che quel vuoto, quella specie di astro fatto di pura geometria, è talmente intriso di energia da produrre effetti devastanti su tutto ciò che avvicina..."
(G. Tonelli- Materia)
(G. Tonelli- Materia)
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∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
" Nessuno è in grado di spiegare quale forma assume la materia inghiottita da un buco nero. Lo spazio a disposizione è talmente piccolo che non sarebbe sufficiente a contenere la massa neanche se fosse tutto ridotto a una poltiglia di quark impacchettati strettamente…
Oltre il vento del Nord, sorge la mitica terra di Iperborea. Un regno preistorico immaginato già dagli antichi Greci, dove tra foreste primordiali sorgono templi popolati di vergini sacre e sacerdoti corrotti. Qui Clark Ashton Smith ambienta una serie di storie connotate da un'insolita ironia, che hanno avuto un'influenza decisiva su tutto il genere sword&sorcery e pulp. Questo volume contiene quindi racconti pseudostorici e poemetti lirici ambientati in questa pretesa culla della razza umana, ma anche nei continenti perduti di Mu e Lemuria, sul pianeta Marte e ancora più in là... Fantasie, sogni e soprattutto incubi che spalancano i confini del tempo e dello spazio, tra scenari interplanetari e metacosmici.
Immagine: Copertina di Iperborea e oltre - Clark Ashton Smith
Immagine: Copertina di Iperborea e oltre - Clark Ashton Smith
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La pazienza è la più grande delle preghiere. Con la mancanza di collera si vinca la collera; con la bontà si vinca la cattiveria. Con la generosità si vinca l'avarizia, con la verità si vinca il menzognero. Se tu sapessi ciò che la tua rabbia ti sta facendo, fuggiresti da lei come dal peggior veleno.
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