"Un’antichissima leggenda araba narra che tanto tempo fa due sorelle, Al Ghumaisa (Procione) e Al Shira (Sirio), si erano innamorate di un bel giovane, Al Jauzah (Orione), che viveva dall’altra parte di un fiume rappresentato dalla Via Lattea. Le sorelle si misero in cammino per raggiungere l’amato, ma soltanto Al Shira riuscì ad attraversare il grande fiume: per questo motivo venne chiamata Al Shira al Abur, «Sirio che è passata attraverso», e la sorella Al Ghumaisa, «colei che piange». In un’altra versione, narrata da al Sufi, il giovane non sarebbe stato Orione ma la stella Canopo che si trova nella costellazione della Nave Argo. La leggenda è ispirata a un fenomeno astronomico: Sirio è passata nel corso degli ultimi sessantamila anni attraverso la Via Lattea; e lo stesso farà Procione nei prossimi sessantamila. Sono infatti due stelle che hanno un moto proprio più veloce di quello di molte altre."
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
A. Casella, "La macchina del tempo. Saggio sulla cosmoteologia arcaica"
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TAGETE
La sua storia è narrata da Cicerone nel ‘De divinatione’ ma anche da altri poeti come ad esempio Ovidio. Secondo il mito un giorno un contadino mentre arava un appezzamento di terra vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Lo chiamò Tagete. Il fanciullo dimostrò subito di avere grande saggezza e virtù profetiche. La sua vita durò solo il tempo necessario per insegnare agli Etruschi, accorsi sul luogo dove era nato, l'arte di predire il futuro, scomparendo poche ore dopo la sua miracolosa apparizione. Le norme da lui dettate furono trascritte e raggruppate su tre serie di libri sacri (gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali).
Tagete viene rappresentato come un fanciullo, in alcuni casi con i capelli bianchi, per dimostrare la sua saggezza. L’etimologia del suo nome tra l’altro potrebbe trovare fondamento nella radice etrusca thac- / thax, che assume il valore di ‘voce’.
La sua storia è narrata da Cicerone nel ‘De divinatione’ ma anche da altri poeti come ad esempio Ovidio. Secondo il mito un giorno un contadino mentre arava un appezzamento di terra vide una zolla sollevarsi dal solco e assumere le sembianze di un fanciullo. Lo chiamò Tagete. Il fanciullo dimostrò subito di avere grande saggezza e virtù profetiche. La sua vita durò solo il tempo necessario per insegnare agli Etruschi, accorsi sul luogo dove era nato, l'arte di predire il futuro, scomparendo poche ore dopo la sua miracolosa apparizione. Le norme da lui dettate furono trascritte e raggruppate su tre serie di libri sacri (gli Aruspicini, i Fulgurali e i Rituali).
Tagete viene rappresentato come un fanciullo, in alcuni casi con i capelli bianchi, per dimostrare la sua saggezza. L’etimologia del suo nome tra l’altro potrebbe trovare fondamento nella radice etrusca thac- / thax, che assume il valore di ‘voce’.
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