𝗗𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝘁𝗵:
- per raccontare da dove veniamo: da diverse culture, lingue, religioni, da decine di paesi africani - e come ci siamo incontrati: nel 2011 sulla costa libica, sui barconi verso Lampedusa, nel CARA di Bari Palese. Qui è iniziata la nostra lotta per un permesso di soggiorno, per poter circolare liberamente in tutta Europa
- per raccontare la mobilitazione che ci ha portato nel febbraio 2013 a riqualificare e vivere nell'ex Convento di santa Chiara perché il Comune non garantiva un'abitazione per la seconda accoglienza. Per poi sgomberarci e portarci all'ex Set di via Brigata Regina nel 2014, una struttura fatiscente dove ci hanno rinchiuso in una tendopoli
- per raccontare la solidarietà diffusa e imprescindibile incontrata lungo le nostre lotte e rivendicazioni. Da Solidaria alle parrocchie, dai collettivi studenteschi a Fuorimercato, da Gruppo lavoro rifugiati alla comunità del Bread&Roses e tante altre persone
- per raccontare l'apertura da parte del Comune di Villa Roth nell'ottobre del 2015: una casa, una comunità, un luogo aperto e solidale per migliaia di persone che hanno trovato un ristoro, un tetto dove dormire, uno sportello di mutuo aiuto per ricevere sostegno legale, sindacale, relazionale
- per raccontare con una mostra fotografica la rivolta del 1^ agosto 2011 sulla tangenziale di Bari, lo sciopero e il blocco dei tir davanti alla Princes a Foggia nel 2016 contro lo sfruttamento dei braccianti, la protesta dei migranti del CARA nell'autunno scorso, il lavoro in autogestione con Sfruttazero a Ortogentile e tanto altro.
𝗙𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗩.𝗥. Scriveremo una lettera/appello al Comune di Bari perché vogliamo che:
- sia riconosciuta struttura a scopo abitativo permanente e non più emergenziale
- si aprano dopo molti anni alcune delle stanze ancora vuote per dare una casa ad altre persone, native e migranti che siano.
Grazie a chi ha partecipato sabato e domenica al compleanno di V.R., grazie a chiunque sostiene una casa pubblica, solidale, autogestita.
𝙇𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙖𝙗𝙞𝙩𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙑.𝙍.
- per raccontare da dove veniamo: da diverse culture, lingue, religioni, da decine di paesi africani - e come ci siamo incontrati: nel 2011 sulla costa libica, sui barconi verso Lampedusa, nel CARA di Bari Palese. Qui è iniziata la nostra lotta per un permesso di soggiorno, per poter circolare liberamente in tutta Europa
- per raccontare la mobilitazione che ci ha portato nel febbraio 2013 a riqualificare e vivere nell'ex Convento di santa Chiara perché il Comune non garantiva un'abitazione per la seconda accoglienza. Per poi sgomberarci e portarci all'ex Set di via Brigata Regina nel 2014, una struttura fatiscente dove ci hanno rinchiuso in una tendopoli
- per raccontare la solidarietà diffusa e imprescindibile incontrata lungo le nostre lotte e rivendicazioni. Da Solidaria alle parrocchie, dai collettivi studenteschi a Fuorimercato, da Gruppo lavoro rifugiati alla comunità del Bread&Roses e tante altre persone
- per raccontare l'apertura da parte del Comune di Villa Roth nell'ottobre del 2015: una casa, una comunità, un luogo aperto e solidale per migliaia di persone che hanno trovato un ristoro, un tetto dove dormire, uno sportello di mutuo aiuto per ricevere sostegno legale, sindacale, relazionale
- per raccontare con una mostra fotografica la rivolta del 1^ agosto 2011 sulla tangenziale di Bari, lo sciopero e il blocco dei tir davanti alla Princes a Foggia nel 2016 contro lo sfruttamento dei braccianti, la protesta dei migranti del CARA nell'autunno scorso, il lavoro in autogestione con Sfruttazero a Ortogentile e tanto altro.
𝗙𝗲𝘀𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗩.𝗥. Scriveremo una lettera/appello al Comune di Bari perché vogliamo che:
- sia riconosciuta struttura a scopo abitativo permanente e non più emergenziale
- si aprano dopo molti anni alcune delle stanze ancora vuote per dare una casa ad altre persone, native e migranti che siano.
Grazie a chi ha partecipato sabato e domenica al compleanno di V.R., grazie a chiunque sostiene una casa pubblica, solidale, autogestita.
𝙇𝙖 𝙘𝙤𝙢𝙪𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙖𝙗𝙞𝙩𝙖𝙣𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙑.𝙍.
La resistenza palestinese tra danza e agricoltura.
*da Ansa.it di Vincenzo Chiamarulo*
Una rete di solidarietà si estende da Bari alla Palestina per supportare la "resistenza di un popolo al quale è stato sottratto il diritto di esistere".
Gianni e Lucy, impegnati con l'associazione Solidaria e Fuorimercato in diversi progetti, sono partiti dal capoluogo pugliese per incontrare in Cisgiordania le persone con cui hanno collaborato per anni a distanza. Tra loro c'è Rami, coordinatore del Popular art center (Pac) che si occupa di seguire varie realtà palestinesi in differenti ambiti, dall'agricoltura alla cultura, passando per la carpenteria: l'obiettivo è consentire loro di "riconnettersi con la propria storia ripartendo dalla riappropriazione sociale, culturale ed economica della loro terra, della loro dignità come popolo", spiegano. Gianni e Lucy hanno visitato a Nablus il Woman support Center, punto di riferimento di cooperative agricole e culturali in prevalenza composte da donne e giovani; e a Tulkarem l'impianto di irrigazione acquistato dal Pac per sostenere una cooperativa agricola "con i fondi inviati dalla cassa di mutuo soccorso di Sfruttazero". "Qui abbiamo parlato con una ragazza che ci ha raccontato la quotidianità di chi lavora la terra circondata da colonie, check point, muri e droni che sorvolano sulle loro vite - sottolineano - ci ha fatto vedere gli ulivi piantati dalle madri di chi è stato ucciso: ogni pianta porta il nome del proprio figlio e loro se ne prendono cura. Nel cuore della città abbiamo poi parlato con gli abitanti dei due campi profughi: le loro case sono state abbattute per renderle basi di addestramento militare, gli sfollati sono migliaia e chi prova a difendere coloro ai quali la casa viene rasa al suolo, finisce in prigione per detenzione amministrativa per sei mesi, con il rischio di rinnovo fino a due anni. È successo il giorno stesso del nostro arrivo, mentre eravamo a tavola con tutta la sua famiglia, al referente delle cooperative agricole e dello Youth centre che coinvolge giovani del campo profughi di Tulkarem con attività di teatro, sartoria, caffetteria e prodotti realizzati da materiali riciclati".
A Ramallah sono poi stati nella sede del Popular art center, un edificio di tre piani in cui ci sono tre sale prove per la danza, in cui si tengono corsi per 400 bambini e adolescenti.
"Pac - evidenziano - è legata a scuole di danza in tutta la Cisgiordania e a Gaza. L'unica città dove chiedono un contributo alle famiglie è Ramallah poiché c'è più possibilità. Questo permette di sostenere l'organizzazione del Pac e inviare soldi alle altre scuole in città dove è difficile vivere". Infine, Gianni e Lucy ricordano che nell'ostello in cui per alcuni giorni hanno dormito, "da ottobre 2023 vivono decine di persone di Gaza. E tra loro c'era una donna che pochi giorni fa ha ricevuto la notizia della morte di suo fratello durante gli attacchi che Israele ha ripreso nella Striscia".
*da Ansa.it di Vincenzo Chiamarulo*
Una rete di solidarietà si estende da Bari alla Palestina per supportare la "resistenza di un popolo al quale è stato sottratto il diritto di esistere".
Gianni e Lucy, impegnati con l'associazione Solidaria e Fuorimercato in diversi progetti, sono partiti dal capoluogo pugliese per incontrare in Cisgiordania le persone con cui hanno collaborato per anni a distanza. Tra loro c'è Rami, coordinatore del Popular art center (Pac) che si occupa di seguire varie realtà palestinesi in differenti ambiti, dall'agricoltura alla cultura, passando per la carpenteria: l'obiettivo è consentire loro di "riconnettersi con la propria storia ripartendo dalla riappropriazione sociale, culturale ed economica della loro terra, della loro dignità come popolo", spiegano. Gianni e Lucy hanno visitato a Nablus il Woman support Center, punto di riferimento di cooperative agricole e culturali in prevalenza composte da donne e giovani; e a Tulkarem l'impianto di irrigazione acquistato dal Pac per sostenere una cooperativa agricola "con i fondi inviati dalla cassa di mutuo soccorso di Sfruttazero". "Qui abbiamo parlato con una ragazza che ci ha raccontato la quotidianità di chi lavora la terra circondata da colonie, check point, muri e droni che sorvolano sulle loro vite - sottolineano - ci ha fatto vedere gli ulivi piantati dalle madri di chi è stato ucciso: ogni pianta porta il nome del proprio figlio e loro se ne prendono cura. Nel cuore della città abbiamo poi parlato con gli abitanti dei due campi profughi: le loro case sono state abbattute per renderle basi di addestramento militare, gli sfollati sono migliaia e chi prova a difendere coloro ai quali la casa viene rasa al suolo, finisce in prigione per detenzione amministrativa per sei mesi, con il rischio di rinnovo fino a due anni. È successo il giorno stesso del nostro arrivo, mentre eravamo a tavola con tutta la sua famiglia, al referente delle cooperative agricole e dello Youth centre che coinvolge giovani del campo profughi di Tulkarem con attività di teatro, sartoria, caffetteria e prodotti realizzati da materiali riciclati".
A Ramallah sono poi stati nella sede del Popular art center, un edificio di tre piani in cui ci sono tre sale prove per la danza, in cui si tengono corsi per 400 bambini e adolescenti.
"Pac - evidenziano - è legata a scuole di danza in tutta la Cisgiordania e a Gaza. L'unica città dove chiedono un contributo alle famiglie è Ramallah poiché c'è più possibilità. Questo permette di sostenere l'organizzazione del Pac e inviare soldi alle altre scuole in città dove è difficile vivere". Infine, Gianni e Lucy ricordano che nell'ostello in cui per alcuni giorni hanno dormito, "da ottobre 2023 vivono decine di persone di Gaza. E tra loro c'era una donna che pochi giorni fa ha ricevuto la notizia della morte di suo fratello durante gli attacchi che Israele ha ripreso nella Striscia".
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La nostra visita è durata due settimana, dal 28 ottobre al 10 novembre, ed è stata fondamentale anche per vedere l’impatto del sostegno fornito alle cooperative giovanili e femminili e come questa assistenza aiuti gli agricoltori a coltivare, proteggere e liberare le loro terre dall’espansione degli insediamenti e dall’ingiustizia. Inoltre, è stata un’opportunità per noi di riflettere insieme, sul campo e tra la gente, su come sviluppare ulteriormente la nostra partnership sulla base di esperienze e realtà concrete. Abbiamo visto da vicino la forza del popolo palestinese, la sua profonda fede nel proprio diritto alla terra e la sua lotta continua nonostante i continui tentativi dell’occupazione di cancellare e spegnere la speranza durante lunghi anni di oppressione.
Un dialogo con il Popular Art Center attivo in Cisgiordania in nome del mutualismo e la solidarietà. Per andare oltre la questione umanitaria
Qui l'intervista completa:
https://jacobinitalia.it/costruire-relazioni-con-la-resistenza-palestinese/
Un dialogo con il Popular Art Center attivo in Cisgiordania in nome del mutualismo e la solidarietà. Per andare oltre la questione umanitaria
Qui l'intervista completa:
https://jacobinitalia.it/costruire-relazioni-con-la-resistenza-palestinese/
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𝗖𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲. A poche settimane dal viaggio in Cisgiordania di due compagnə di Solidaria, abbiamo l’opportunità di incontrare e conoscere Hakema Hassan coordinatrice delle cooperative agricole affiliate al Popular Art Centre dell’area di Nablus e parte del Women Support Centre, spazio gestito con e per le donne in Palestina
Hakema, in tour in Italia, sarà a Bari il primo dicembre per dialogare con noi su decolonizzazione, donne e resistenza.
Insieme a lei saranno benvenute le voci delle sorelle in diaspora e di chi vive queste forme di oppressione. Un momento per ascoltare da vicino la forza del popolo palestinese, la sua lotta quotidiana, il loro spirito di solidarietà, il modo in cui si sostengono a vicenda in condizioni tragiche e complesse, in una vivente espressione di resilienza e fermezza sulla propria terra di fronte allo sfollamento e al genocidio
Appuntamento h 18:30 in via Amendola 189/A presso il B&Rs. A seguire cibo e musica, non mancate🇵🇸⚧️🌱
Hakema, in tour in Italia, sarà a Bari il primo dicembre per dialogare con noi su decolonizzazione, donne e resistenza.
Insieme a lei saranno benvenute le voci delle sorelle in diaspora e di chi vive queste forme di oppressione. Un momento per ascoltare da vicino la forza del popolo palestinese, la sua lotta quotidiana, il loro spirito di solidarietà, il modo in cui si sostengono a vicenda in condizioni tragiche e complesse, in una vivente espressione di resilienza e fermezza sulla propria terra di fronte allo sfollamento e al genocidio
Appuntamento h 18:30 in via Amendola 189/A presso il B&Rs. A seguire cibo e musica, non mancate🇵🇸⚧️🌱
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