Forwarded from mi13
Mara continuò a camminare, come guidata da una forza invisibile. La foresta di Valahor si chiudeva attorno a lei, gli alberi secolari come sentinelle silenziose, le ombre danzanti a ogni passo. Il battito del suo cuore sembrava fondersi con il fruscio delle foglie e il vento, sempre più simile a quel sussurro metallico che infestava i suoi sogni.
Dopo ore di cammino, giunse a una radura che non aveva mai visto prima. Al centro, un cerchio di pietre antiche, coperte di muschio e intagliate con simboli che nessuno avrebbe saputo decifrare. E lì, al centro di quel cerchio, una vena di rame emergeva dalla terra, pulsante di una luce sinistra e ipnotica. Era come se la terra stessa l’avesse spinta verso la superficie, un segreto che non poteva più essere trattenuto.
Mara si avvicinò con cautela, il cuore che le martellava nelle orecchie. Ogni passo la faceva sentire più vicina a qualcosa di sconosciuto, di irreversibile. La vena di rame brillava intensamente, e lei percepiva che quella non era semplice materia. Era vivo, un legame tangibile con le forze oscure che aveva sempre avvertito ma mai capito.
Quando fu abbastanza vicina da toccare il metallo, un’ombra apparve davanti a lei. Non era un uomo, né un'ombra naturale. Era la figura di qualcosa di antico, forse un guardiano, forse un avvertimento. I suoi occhi brillavano di una luce che rifletteva quella del rame, e la sua voce, quando parlò, era come un rombo di tuono che scuoteva l'aria stessa.
"Tu sei l'ultima," disse la figura, fissando Mara con intensità. "L’ultimo filo tra ciò che è stato creato e ciò che deve finire."
Mara indietreggiò, ma le sue gambe erano pesanti, come se il rame avesse radicato i suoi piedi nella terra. "Cosa significa?" sussurrò, la voce tremante.
"La tensione tra il rame e il tuo popolo ha raggiunto il suo apice. Noi siamo stati creati per stare separati, ma qualcosa è cambiato. Le forze che ci hanno generato stanno per collidere, e con esse, l’intero equilibrio dell’universo."
Mara sentì un'ondata di terrore attraversarla, ma anche una strana consapevolezza. Tutta la sua vita, i suoi sogni, le leggende degli anziani… erano sempre state un’avvisaglia di quel momento. "E io? Cosa posso fare?"
L'ombra si fece più vicina, e la luce del rame divenne abbagliante. "Tu sei il ponte. Solo tu puoi decidere. Se abbracci il rame, l’equilibrio verrà spezzato, e le forze caotiche travolgeranno il cosmo. Ma se lo rigetti, il destino dei rumeni sarà quello di sparire, dissolti come polvere nelle galassie. Scegli."
Mara sentiva il peso del destino schiacciarla. Il rame scintillava sotto la luce della luna, come una tentazione irresistibile. Il suo popolo, però, le scorreva nelle vene come una memoria vivente. Non poteva lasciare che scomparissero. Ma sapeva anche che il caos avrebbe portato solo distruzione. La scelta che le si poneva davanti era impossibile. Tutto sarebbe cambiato, qualsiasi strada avesse scelto.
Alla fine, chiuse gli occhi e posò una mano sulla vena di rame. Un'ondata di energia la attraversò, facendola tremare fin nel profondo delle ossa. Poi, con un grido soffocato, prese la decisione più difficile della sua vita.
"Rifiuto."
L’ombra la fissò in silenzio, per un lungo istante. Poi, come fumo che si dissolve nel vento, scomparve. La luce del rame si spense, e il metallo tornò immobile, inerte, come se non fosse mai stato vivo.
Mara crollò a terra, esausta ma libera. Il legame era stato spezzato. Il popolo dei rumeni avrebbe continuato a vivere, ma la loro connessione col rame, quell’energia oscura e potente, era svanita per sempre. Non sarebbero mai stati più gli stessi, ma almeno sarebbero sopravvissuti.
Il cielo si aprì sopra di lei, limpido e calmo. Le stelle, finalmente, avevano smesso di tremare.
L’equilibrio era stato ripristinato.
Dopo ore di cammino, giunse a una radura che non aveva mai visto prima. Al centro, un cerchio di pietre antiche, coperte di muschio e intagliate con simboli che nessuno avrebbe saputo decifrare. E lì, al centro di quel cerchio, una vena di rame emergeva dalla terra, pulsante di una luce sinistra e ipnotica. Era come se la terra stessa l’avesse spinta verso la superficie, un segreto che non poteva più essere trattenuto.
Mara si avvicinò con cautela, il cuore che le martellava nelle orecchie. Ogni passo la faceva sentire più vicina a qualcosa di sconosciuto, di irreversibile. La vena di rame brillava intensamente, e lei percepiva che quella non era semplice materia. Era vivo, un legame tangibile con le forze oscure che aveva sempre avvertito ma mai capito.
Quando fu abbastanza vicina da toccare il metallo, un’ombra apparve davanti a lei. Non era un uomo, né un'ombra naturale. Era la figura di qualcosa di antico, forse un guardiano, forse un avvertimento. I suoi occhi brillavano di una luce che rifletteva quella del rame, e la sua voce, quando parlò, era come un rombo di tuono che scuoteva l'aria stessa.
"Tu sei l'ultima," disse la figura, fissando Mara con intensità. "L’ultimo filo tra ciò che è stato creato e ciò che deve finire."
Mara indietreggiò, ma le sue gambe erano pesanti, come se il rame avesse radicato i suoi piedi nella terra. "Cosa significa?" sussurrò, la voce tremante.
"La tensione tra il rame e il tuo popolo ha raggiunto il suo apice. Noi siamo stati creati per stare separati, ma qualcosa è cambiato. Le forze che ci hanno generato stanno per collidere, e con esse, l’intero equilibrio dell’universo."
Mara sentì un'ondata di terrore attraversarla, ma anche una strana consapevolezza. Tutta la sua vita, i suoi sogni, le leggende degli anziani… erano sempre state un’avvisaglia di quel momento. "E io? Cosa posso fare?"
L'ombra si fece più vicina, e la luce del rame divenne abbagliante. "Tu sei il ponte. Solo tu puoi decidere. Se abbracci il rame, l’equilibrio verrà spezzato, e le forze caotiche travolgeranno il cosmo. Ma se lo rigetti, il destino dei rumeni sarà quello di sparire, dissolti come polvere nelle galassie. Scegli."
Mara sentiva il peso del destino schiacciarla. Il rame scintillava sotto la luce della luna, come una tentazione irresistibile. Il suo popolo, però, le scorreva nelle vene come una memoria vivente. Non poteva lasciare che scomparissero. Ma sapeva anche che il caos avrebbe portato solo distruzione. La scelta che le si poneva davanti era impossibile. Tutto sarebbe cambiato, qualsiasi strada avesse scelto.
Alla fine, chiuse gli occhi e posò una mano sulla vena di rame. Un'ondata di energia la attraversò, facendola tremare fin nel profondo delle ossa. Poi, con un grido soffocato, prese la decisione più difficile della sua vita.
"Rifiuto."
L’ombra la fissò in silenzio, per un lungo istante. Poi, come fumo che si dissolve nel vento, scomparve. La luce del rame si spense, e il metallo tornò immobile, inerte, come se non fosse mai stato vivo.
Mara crollò a terra, esausta ma libera. Il legame era stato spezzato. Il popolo dei rumeni avrebbe continuato a vivere, ma la loro connessione col rame, quell’energia oscura e potente, era svanita per sempre. Non sarebbero mai stati più gli stessi, ma almeno sarebbero sopravvissuti.
Il cielo si aprì sopra di lei, limpido e calmo. Le stelle, finalmente, avevano smesso di tremare.
L’equilibrio era stato ripristinato.
Forwarded from EDGYLiFTER85 (JUMPER)
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Forwarded from Games WebM
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