Saretta Doppini 2.0 – Telegram
Saretta Doppini 2.0
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Saretta legge qualsiasi cosa che gli inviate nel gruppo @sarettadoppini (propic disegnata da @piccyonee_art su ig)
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Forwarded from eternal classic
Forwarded from René Delvaux
« La mia vita iniziò ad andare seriamente a puttane quando cominciai ad ascoltare il modern classical in concomitanza allo psychoballs. La mattina mi svegliavo e mi sparavo Béla Bartók o Arnold Schoenberg, la sera i Jesus Lizard o i Drive Like Jehu. Scrobblavo tutto il giorno, non uscivo più di casa, quel bastardo di René consigliava continuamente nuovi compositori. Le cuffie ormai si erano fuse alla mia testa, ci dormivo insieme, e in doccia non mi lavavo più i capelli. Le mie palle erano più psicotiche che mai, spesso arrivavo a 35 seghe al giorno per poter perlomeno placare temporanemente la psicosi. Non vedevo un essere femminile da più di 3 mesi... »
inizio a mandare gli audio così perchè si sentono meglio
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Forwarded from Sigismondo Guscioneri
Alcuni ospiti della struttura turistica riportano di avere visto uno strano ragazzo armeggiare intorno al treppiede su cui erano montate le casse. Egli le avrebbe guardate con fare predatorio mentre mormorava improperi e insisteva a chiedere se conoscessero il genere musicale "psychotic balls". Il giovane si sarebbe poi allontanato per paura che un altro animatore si avvicinasse e lo "moggasse".
se non si capiva ho fatto un buon lavoro allora
Forwarded from Zaccaria
Qui di seguito, tutti i nomignoli inventati da Zeb89 nel corso degli anni. Aiutatemi a mantenere questo elenco aggiornato. La storia deve essere preservata.
• Alfio Femorini
• Alfredo salmonelli
• Alfredo Smattonelli
• Asdrubalina Asdrubalone
• Beppone l’Africano
• Bernardo Brutti
• Bruno Strati
• Casemiro Grumaioli
• Deretano Fondelli
• Diego Deformato
• Diego Della sega
• Diego Favati
• Dimitru Sgozzinu
• Elio sterconi
• Ezio sterconi
• Fabio Noci
• Flavio Facoceri
• Flavio Feci
• Gianluca Porchini
• Gianmarco Stercofronti
• Gianpaolo Bacherozzi
• Ignazio Lo Brutti
• Ignazio Lobrutto
• Luigi er monnezzaro
• l'uomo ago
• l'uomo merda
• Marco Maroni
• Maurizio Monchino
• Mauro Grullini
• Mirko Sterchi
• Natalia Natiche
• nonno Elio
• Onofrio Sgabuzzetti
• Orazio Grinzosi
• Orazio Lerciosi
• Ornaldo Angurioni
• Oronzo Raschianti
• Padre pio
• Paolo Favati
• Pierluigi Sterchi
• Piermenti Ascelletti
• Piermenti Sfracellozzi
• Piernoci Grinza
• Pierpalle Scroti
• Pietro Smusi
• Pueblo Scatarri
• Renzo Raschioni
• Salimmo il Salame
• Sandro Stecchini
• Saverio Sgranocchietti
• Saverio Squadrettini
• Sedermosci
• Smusi Jarvis
• Tapposcuro
• Teodoro Tasselli
• Ubaldo Sterchi
• Uomo Ago
• Uomo Merda
• Zio Peppe
Audio
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Ah scusate raga ero occupata a recuperare i vecchi audio qui per metterli sui social appena ho fatto ricomincio
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Forwarded from 🚛FiloLHC🚛
Forwarded from eternal classic
Forwarded from eternal classic
Forwarded from Bruno Baraffa
Tomb Raider: Legend: L’archeologia come simulacro dell’avventura perduta

Tomb Raider: Legend si presenta come un’opera oscillante tra due poli: da un lato, la fascinazione per la topografia del mito e il senso dell’enigma ambientale; dall’altro, la resa alla banalità narrativa propria dell’industria culturale.

L’esperienza di gioco si articola in uno spazio che potremmo definire esplorativo-esistenziale: il level design si propone come cartografia dell’anima, richiamando antiche rovine e tombe come scenari esotici e metafore del passato sepolto che attende di essere riportato alla luce. Gli enigmi, non riducibili alla mera funzione ostativa, si configurano come prove gnostiche attraverso cui Lara, si riappropria del legame perduto con la profondità del tempo e della storia.
Tuttavia, è proprio nel contrasto tra queste architetture simboliche e il sistema di combattimento che l’opera mostra la sua disarmonia: il gameplay action, incentrato su sparatorie e sequenze corpo a corpo, si risolve spesso in una meccanica estrinseca, incapace di integrarsi con l’ethos dell’esplorazione. In particolare, a difficoltà elevate, l’impianto ludico spinge inevitabilmente verso lo scontro a distanza, privilegiando l’uso delle armi da fuoco rispetto agli attacchi corpo a corpo o alle acrobazie offensive, che diventano troppo rischiose e poco efficaci. Laddove l’enigma suggerisce l’ascesi intellettuale, lo scontro ravvicinato si riduce a istinto reattivo, perdendo ogni valore simbolico.

L’impianto narrativo, per sua parte, risulta privo di pathos e profondità ermeneutica. La ricerca della madre, Amelia, avrebbe potuto rappresentare una potente metafora della memoria e della perdita, ma si smarrisce in dialoghi anodini e noscript preconfezionati, incapaci di offrire una tensione drammatica autentica. La storia si snoda così come deriva della funzione, piuttosto che come destino dell’essere.

Eppure, nonostante queste incongruenze, il gioco conserva una sua dignità esperienziale. Non si dà come opera straordinaria, ma nemmeno si svuota nel vuoto ludico del puro usa e getta. In tal senso, Tomb Raider: Legend è una narrazione interrotta, una figura della mancanza: mostra le potenzialità di un’avventura che avrebbe potuto elevarsi al mito, ma resta imbrigliata nel meccanismo produttivo della serialità.

In ultima istanza, è un gioco che diverte, sì, ma che non riesce a ferire. E come insegna Simone Weil, solo ciò che ci ferisce nel profondo ci trasforma davvero.
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