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Almeno nove civili morti: è questo il bilancio provvisorio di una drammatica escalation tra Thailandia e Cambogia, dove nelle ultime ore si sono intensificati i combattimenti lungo il confine. L’esercito di Bangkok ha dichiarato giovedì 24 luglio di aver lanciato attacchi aerei su obiettivi terrestri in Cambogia. Il Ministero della Difesa cambogiano, dall’altro lato, ha affermato che l’esercito thailandese ha usato jet da guerra per sganciare bombe vicino all’antico tempio di Preah Vihear.

Stando a quanto riportato da diverse fonti internazionali, i raid dell’esercito thailandese sono stati condotti con aerei F‑16.
I bombardamenti hanno colpito anche aree civili, tra cui un quartiere residenziale e una stazione di servizio nella provincia thailandese di Si Sa Ket, provocando la morte di diverse persone. Anche un ospedale sarebbe stato danneggiato.

Il governo cambogiano ha risposto accusando la Thailandia di un'aggressione ingiustificata.

#cambodia #thailand #clashes #war
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Omar Fateh ha 35 anni, è musulmano, senatore socialista somalo-americano. È lui a sfidare il sindaco centrista per il controllo di Minneapolis. La sua è più di una battaglia locale: è uno scontro di potere contro l’establishment, che si gioca tra i palchi elettorali, i talk show e gli algoritmi dei social.

La newsletter InsideUsa di oggi, a cura di Francesca Salvatore, parte da lui, Omar, ma si sofferma su altri aspetti della politica, nazionale e internazionale, e della società statunitense.

Qualche esempio?

Israele chiede agli Stati Uniti sostegno per portare avanti un’operazione che, sempre più membri della comunità internazionale, definiscono come pulizia etnica.

Salvatore esplora poi il cuore del sistema finanziario made in Usa e mette in luce le nuove inquietanti verità su Jeffrey Epstein, il finanziere americano accusato di abusi su minori.

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“Nel 2023 sono stato brevemente nel Darién e ho colto l’enorme crisi umanitaria che sta attraversando la migrazione. Volevo raccontare la loro storia: così ho iniziato a pianificare la spedizione e a capire come girare un documentario completo.”

A parlare è Rasmus Krath, regista e avventuriero danese che da oltre venticinque anni esplora il mondo, raccogliendo storie e realizzando documentari. Negli ultimi anni ha concentrato il suo lavoro sui flussi migratori, con un progetto in particolare dedicato a una delle rotte più letali del nostro tempo: il Darién Gap.

Si tratta di una distesa di giungla selvaggia e inospitale, lunga circa cento chilometri, che separa la Colombia da Panama. Ogni anno viene attraversata da decine di migliaia di persone in fuga da Paesi come Venezuela, Haiti e Cuba, per cercare di raggiungere gli Stati Uniti.


https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html
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Nel nord del Sudan si consuma una delle più gravi crisi umanitarie dell’ultimo decennio.

Tra aprile e maggio 2025, il campo profughi di Zamzam, nella regione del Darfur settentrionale, è stato attaccato con ferocia dalle RSF, le truppe paramilitari che hanno dichiarato un governo parallelo nel Paese e che dal 2023 combattono contro le Forze Armate sudanesi (Fas) in un conflitto civile in cui i entrambe le parti sono accusate di "crimini di guerra".

Il 90% della popolazione dello Zamzam camp – circa mezzo milione di persone, di cui 260.000 bambini – è stata costretta alla fuga.

Circa il 75% degli sfollati è finito nel campo di Tawila, a circa 60 km a sud-est di Zamzam.

Lo sfollamento non è stato solo un movimento di massa. È stata una marcia della disperazione. Un esodo forzato, sotto minaccia armata, lungo strade disseminate di cadaveri, con bambini soli e adolescenti violentati durante il tragitto.

#zamzamcamp #darfur #sudan #war #africa
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Media is too big
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Anas Al Sharif e Saeed Ziad.

Sono i nomi di due giornalisti che operano nella Striscia di Gaza e che, per i loro reportage, sono stati indicati dai portavoce dell’esercito di Israele come complici di Hamas.

Ora, è noto che per la propaganda israeliana siamo tutti antisemiti e tutti complici di Hamas. Però, per questi giornalisti che operano nella Striscia, questo vuol dire essere messi nel mirino dei cecchini delle truppe di Israele.

Quindi, ricordiamoci di questi due nomi.

Ricordiamoci anche di quanto scritto dall’agenzia France Press: i suoi sei giornalisti nella Striscia non riescono più a lavorare perché stanno morendo per la fame.
Perché, oltre alle stragi nei campi profughi, oltre ai colpi sugli ospedali e sulle scuole, adesso il governo suprematista bianco di Israele sta conducendo la campagna di affamamento della popolazione della Striscia.

Sono stati uccisi dalle truppe israeliane più di 300 operatori dei media, per il 90% nella Striscia di Gaza.
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La Relatrice Speciale dell’ONU Francesca Albanese ha commentato la dichiarazione del Presidente francese Macron di riconoscere lo Stato di Palestina sottolineandone l'ipocrisia e il sentimento colonialista.

Giovedì 24 luglio infatti Macron ha dichiarato in un post su X che riconoscerà ufficialmente lo Stato di Palestina e che la decisione verrà formalizzerà all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre prossimo. Nel suo post, Macron ha parlato di "smilitarizzazione di Hamas".

Albanese ha commentato la dichiarazione di Macron: "Smilitarizzazione della Palestina"? Mentre Israele commette genocidio nelle sue forme più sadiche, nuove condizioni vengono silenziosamente introdotte nel defunto processo di pace? E ancora nessuna parola su giustizia, responsabilità o riparazioni, senza le quali la pace è inaccettabile (storia del dopoguerra docet ). Come sempre, il diavolo si nasconde nei dettagli. Che stivali e cappelli coloniali siano lasciati sulla soglia di ogni futura discussione politica."
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