II 29 dicembre il Parlamento israeliano ha approvato una legge che revoca l’immunità diplomatica all’UNRWA, l’agenzia Onu che da oltre settant’anni si occupa dei rifugiati palestinesi.
Una decisione che va oltre il piano giuridico e che rappresenta un affronto ormai evidente nei confronti dell’agenzia delle Nazioni Unite.
Il provvedimento consente azioni legali contro l’UNRWA nei tribunali israeliani e l’interruzione della fornitura di acqua, elettricità, carburante e servizi di comunicazione.
La legge autorizza inoltre l’esproprio da parte delle autorità israeliane dei due uffici dell'UNRWA a Gerusalemme Est: il quartier generale dell’agenzia e il suo principale centro di formazione professionale.
Le agenzie delle Nazioni Unite godono infatti dell'immunità diplomatica, sancita da una convenzione internazionale ratificata da Israele, nell'ambito del loro ruolo di mediatori neutrali. I loro uffici sono considerati "inviolabili", simili a un'ambasciata straniera.
Una decisione che va oltre il piano giuridico e che rappresenta un affronto ormai evidente nei confronti dell’agenzia delle Nazioni Unite.
Il provvedimento consente azioni legali contro l’UNRWA nei tribunali israeliani e l’interruzione della fornitura di acqua, elettricità, carburante e servizi di comunicazione.
La legge autorizza inoltre l’esproprio da parte delle autorità israeliane dei due uffici dell'UNRWA a Gerusalemme Est: il quartier generale dell’agenzia e il suo principale centro di formazione professionale.
Le agenzie delle Nazioni Unite godono infatti dell'immunità diplomatica, sancita da una convenzione internazionale ratificata da Israele, nell'ambito del loro ruolo di mediatori neutrali. I loro uffici sono considerati "inviolabili", simili a un'ambasciata straniera.
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Caccia pakistani per la Libia e la Cina si esercita a bloccare Taiwan https://share.google/JS0dE3SNufAtXIS3O
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Caccia pakistani per la Libia e la Cina si esercita a bloccare Taiwan
Su InsideWar numero 55 potrete leggere un approfondimento sull'ultimo esercitazione militare cinese e su quello che sta succedendo in Libia.
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Martedì 30 dicembre 2025 l’Iran ha annunciato la designazione della Marina canadese come “organizzazione terroristica”, segnando un nuovo e significativo deterioramento nei rapporti con Ottawa.
Si tratta per Teheran della risposta a una decisione canadese di giugno 2024, quando Ottawa aveva reso noto l’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista delle entità terroristiche. In quel caso Ottawa aveva motivato la mossa con la responsabilità dell’IRGC in diverse attività di destabilizzazione non solo in Medio Oriente ma anche oltre i confini regionali.
Designando a sua volta la Royal Canadian Navy come organizzazione terroristica, Teheran rivendica il diritto di agire secondo il principio di reciprocità, richiamandosi a una legge interna del 2019 che autorizza misure di ritorsione contro Paesi che classificano l’IRGC come gruppo terroristico.
Si tratta per Teheran della risposta a una decisione canadese di giugno 2024, quando Ottawa aveva reso noto l’inserimento del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella lista delle entità terroristiche. In quel caso Ottawa aveva motivato la mossa con la responsabilità dell’IRGC in diverse attività di destabilizzazione non solo in Medio Oriente ma anche oltre i confini regionali.
Designando a sua volta la Royal Canadian Navy come organizzazione terroristica, Teheran rivendica il diritto di agire secondo il principio di reciprocità, richiamandosi a una legge interna del 2019 che autorizza misure di ritorsione contro Paesi che classificano l’IRGC come gruppo terroristico.
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Gli Emirati Arabi Uniti lasciano lo Yemen. O, meglio, si ritirano formalmente con le forze regolari ancora schierate al fianco del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale.
La decisione arriva dopo una notte di forte tensione: i raid dell’aviazione saudita contro rifornimenti d’armi diretti al Southern Transitional Council (STC) e, poche ore dopo, la cancellazione dell’accordo bilaterale sulla Difesa tra Sana’a e Abu Dhabi. A quel punto Riad ha chiesto agli Emirati di smantellare la loro presenza nel Paese entro 24 ore.
Lo scenario che emerge è quello di uno Yemen sempre più frammentato: Houthi a Nord, STC a Sud, con l’Arabia Saudita impegnata a contenere le tensioni. Il ritiro emiratino, più simbolico che sostanziale, non apre a una pace per lo Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, ma a una nuova e fragile ridefinizione dei rapporti di forza.
https://it.insideover.com/guerra/dopo-i-raid-sauditi-gli-emirati-arabi-uniti-lasciano-lo-yemen.html
La decisione arriva dopo una notte di forte tensione: i raid dell’aviazione saudita contro rifornimenti d’armi diretti al Southern Transitional Council (STC) e, poche ore dopo, la cancellazione dell’accordo bilaterale sulla Difesa tra Sana’a e Abu Dhabi. A quel punto Riad ha chiesto agli Emirati di smantellare la loro presenza nel Paese entro 24 ore.
Lo scenario che emerge è quello di uno Yemen sempre più frammentato: Houthi a Nord, STC a Sud, con l’Arabia Saudita impegnata a contenere le tensioni. Il ritiro emiratino, più simbolico che sostanziale, non apre a una pace per lo Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, ma a una nuova e fragile ridefinizione dei rapporti di forza.
https://it.insideover.com/guerra/dopo-i-raid-sauditi-gli-emirati-arabi-uniti-lasciano-lo-yemen.html
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Media is too big
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Il 26 dicembre Israele ha riconosciuto il Somaliland come Paese sovrano.
Durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il viceambasciatore israeliano Jonathan Miller ha difeso il riconoscimento richiamando la memoria di atrocità storiche in Somalia.
“Intere città furono distrutte. I civili furono deliberatamente presi di mira. Questi crimini sono ora ampiamente riconosciuti come genocidio.....Quella storia fornisce un contesto essenziale per la discussione sul riconoscimento del Somaliland oggi.”
L’ambasciatore all’Onu della Somalia Abukar Dahir Osman ha così risposto al rappresentante israeliano:
“Se vogliamo parlare di genocidio, è Israele che lo commette sotto i nostri occhi ogni giorno. Rappresenta un governo che ha ucciso più di 70.000 persone: civili, tra cui bambini, donne, anziani, medici e altri operatori sanitari, e pazienti negli ospedali. E venire davanti a noi, a questo stimato Consiglio, accusando la Somalia di genocidio è semplicemente ridicolo e incredibile.”
Durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il viceambasciatore israeliano Jonathan Miller ha difeso il riconoscimento richiamando la memoria di atrocità storiche in Somalia.
“Intere città furono distrutte. I civili furono deliberatamente presi di mira. Questi crimini sono ora ampiamente riconosciuti come genocidio.....Quella storia fornisce un contesto essenziale per la discussione sul riconoscimento del Somaliland oggi.”
L’ambasciatore all’Onu della Somalia Abukar Dahir Osman ha così risposto al rappresentante israeliano:
“Se vogliamo parlare di genocidio, è Israele che lo commette sotto i nostri occhi ogni giorno. Rappresenta un governo che ha ucciso più di 70.000 persone: civili, tra cui bambini, donne, anziani, medici e altri operatori sanitari, e pazienti negli ospedali. E venire davanti a noi, a questo stimato Consiglio, accusando la Somalia di genocidio è semplicemente ridicolo e incredibile.”
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Dall’1 gennaio 2026 Israele sospenderà le licenze di oltre 30 organizzazioni umanitarie che operano a Gaza.
Le licenze di 37 organizzazioni non profit internazionali - tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam, Caritas, Azione contro la fame, Norwegian Refugee Council (NRC), Avis - che operano a Gaza e in Cisgiordania scadranno il 1° gennaio, ha annunciato il 30 dicembre il Ministero degli Affari della Diaspora, affermando che i gruppi non hanno rispettato i nuovi e rigorosi requisiti per registrarsi.
L'annuncio del governo israeliano è arrivato lo stesso giorno in cui i ministri degli esteri di 10 nazioni hanno espresso "serie preoccupazioni" riguardo a un "nuovo deterioramento della situazione umanitaria" a Gaza, definita "catastrofica".
Le licenze di 37 organizzazioni non profit internazionali - tra cui Medici Senza Frontiere, Oxfam, Caritas, Azione contro la fame, Norwegian Refugee Council (NRC), Avis - che operano a Gaza e in Cisgiordania scadranno il 1° gennaio, ha annunciato il 30 dicembre il Ministero degli Affari della Diaspora, affermando che i gruppi non hanno rispettato i nuovi e rigorosi requisiti per registrarsi.
L'annuncio del governo israeliano è arrivato lo stesso giorno in cui i ministri degli esteri di 10 nazioni hanno espresso "serie preoccupazioni" riguardo a un "nuovo deterioramento della situazione umanitaria" a Gaza, definita "catastrofica".
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Trump - Netanyahu: l'inutile incontro e le minacce all'Iran - InsideOver https://share.google/eMBQagwII62D61syt
InsideOver
Trump - Netanyahu: l'inutile incontro e le minacce all'Iran - InsideOver
non sembra ci siano novità di rilievo, al di là delle usuali quanto aleatorie minacce trumpiane: contro Hamas, Hezbollah e Iran.
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Gli americani che combattono in Ucraina, le loro storie https://share.google/7LDppQBNpLOovQ8vh
InsideOver
Gli americani che combattono in Ucraina, le loro storie
Diverse migliaia di cittadini americani si sono recati a combattere con gli ucraini. Trump li considera "una vergogna". Ecco qualche storia.
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Nascere non per tutti è l’inizio di una vita protetta.
Nel 2025 circa otto milioni di bambini sono venuti al mondo nel pieno di crisi umanitarie, tra conflitti armati e disastri climatici, spesso in condizioni estreme: tende improvvisate, campi per sfollati privi di servizi essenziali, comunità devastate da alluvioni, siccità o ondate di calore.
È quanto emerge dall’analisi dei dati delle Nazioni Unite condotta da Save the Children, che fotografa una realtà drammatica e in peggioramento.
Secondo le stime, fino alla fine di novembre 2025 sono nati circa 7,7 milioni di bambini – oltre 23.000 al giorno – in 43 crisi umanitarie nel mondo.
Un numero in aumento di circa il 10% rispetto a cinque anni fa e che racconta di un’infanzia sempre più spesso segnata dall’emergenza fin dal primo respiro.
#war #climatedisaster #climatechange #genocide #conflicts #civilwar
Nel 2025 circa otto milioni di bambini sono venuti al mondo nel pieno di crisi umanitarie, tra conflitti armati e disastri climatici, spesso in condizioni estreme: tende improvvisate, campi per sfollati privi di servizi essenziali, comunità devastate da alluvioni, siccità o ondate di calore.
È quanto emerge dall’analisi dei dati delle Nazioni Unite condotta da Save the Children, che fotografa una realtà drammatica e in peggioramento.
Secondo le stime, fino alla fine di novembre 2025 sono nati circa 7,7 milioni di bambini – oltre 23.000 al giorno – in 43 crisi umanitarie nel mondo.
Un numero in aumento di circa il 10% rispetto a cinque anni fa e che racconta di un’infanzia sempre più spesso segnata dall’emergenza fin dal primo respiro.
#war #climatedisaster #climatechange #genocide #conflicts #civilwar
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Belgrado ottiene il gas russo per l'inverno ma resta il nodo "petrolio" https://share.google/bIV8G59gzZxvKi3br
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Belgrado ottiene il gas russo per l'inverno ma resta il nodo "petrolio"
La Serbia ha firmato un accordo per le forniture di gas da Mosca ma la raffineria NIS rimarrà sanzionata se i russi non cedono la loro quota.
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Medici Usa, ricchi ma infelici a causa della burocrazia https://share.google/odP8Bn1utCZVNaVtu
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Medici Usa, ricchi ma infelici a causa della burocrazia
Il 43% dei medici Usa dichiara di soffrire di burnout. Troppi pazienti? No, il loro problema è la burocrazia. E in Italia...
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Le Persone dell’Anno 2025, secondo i giornali israeliani Ynet e Yedioth Ahronoth, sono i riservisti dell’IDF.
“Per più di due anni, i riservisti dell’IDF sono stati ripetutamente richiamati, abbandonando le loro vite, turno dopo turno, nonostante la stanchezza e le crescenti difficoltà. Le loro attività sono state danneggiate, a volte addirittura crollate”, scrivono i media israeliani.
Nel raccontare l’anno che si sta chiudende, Ynet sottolinea il “pesante prezzo pagato” dai riservisti fatto di ferite gravi, sacrifici personali e familiari ma anche di un “forte senso della missione e delle speranze riposte nel 2026”.
“La società israeliana deve a loro e alle loro famiglie molto più di semplici parole gentili. Deve loro sincero apprezzamento, sostegno costante e una profonda comprensione del costo. Se ci sono persone speciali in Israele, sono i riservisti sul campo”, si legge sul sito israeliano Ynet.
#gazagenoci̇de #israel #idf
“Per più di due anni, i riservisti dell’IDF sono stati ripetutamente richiamati, abbandonando le loro vite, turno dopo turno, nonostante la stanchezza e le crescenti difficoltà. Le loro attività sono state danneggiate, a volte addirittura crollate”, scrivono i media israeliani.
Nel raccontare l’anno che si sta chiudende, Ynet sottolinea il “pesante prezzo pagato” dai riservisti fatto di ferite gravi, sacrifici personali e familiari ma anche di un “forte senso della missione e delle speranze riposte nel 2026”.
“La società israeliana deve a loro e alle loro famiglie molto più di semplici parole gentili. Deve loro sincero apprezzamento, sostegno costante e una profonda comprensione del costo. Se ci sono persone speciali in Israele, sono i riservisti sul campo”, si legge sul sito israeliano Ynet.
#gazagenoci̇de #israel #idf
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La sfida europea dell'industria lombarda. Parla Guido Guidesi https://share.google/9NQd79lc5BPFfQC1S
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La sfida europea dell'industria lombarda. Parla Guido Guidesi
L’Europa deve tornare ad essere un luogo dove fare impresa è conveniente, dice l'assessore allo sviluppo economico Guidesi.
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Mali e Burkina Faso hanno annunciato che vieteranno l’ingresso nei loro Paesi ai cittadini statunitensi, invocando il “principio di reciprocità” in risposta alla decisione del presidente Donald Trump di vietare l’ingresso negli Stati Uniti ai cittadini maliani e burkinabé.
“In conformità con il principio di reciprocità, il governo del Burkina Faso informa l'opinione pubblica nazionale e internazionale della sua decisione di applicare misure equivalenti in materia di visti ai cittadini degli Stati Uniti", si legge in una dichiarazione rilasciata martedì 30 dicembre dal ministro degli Esteri Jean Marie Karamoko Traore.
Nella stessa giornata anche il Ministero degli Affari Esteri del Mali ha annunciato che i cittadini statunitensi diretti nel Paese saranno soggetti alle “stesse condizioni e requisiti imposti dalle autorità americane ai cittadini maliani che entrano negli Stati Uniti”.
#us #mali #burkinafaso
“In conformità con il principio di reciprocità, il governo del Burkina Faso informa l'opinione pubblica nazionale e internazionale della sua decisione di applicare misure equivalenti in materia di visti ai cittadini degli Stati Uniti", si legge in una dichiarazione rilasciata martedì 30 dicembre dal ministro degli Esteri Jean Marie Karamoko Traore.
Nella stessa giornata anche il Ministero degli Affari Esteri del Mali ha annunciato che i cittadini statunitensi diretti nel Paese saranno soggetti alle “stesse condizioni e requisiti imposti dalle autorità americane ai cittadini maliani che entrano negli Stati Uniti”.
#us #mali #burkinafaso
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I servizi segreti estoni: la Russia non intende attaccare la NATO https://share.google/TmW9Vws3vxuCKytV5
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I servizi segreti estoni: la Russia non intende attaccare la NATO
Il capo dell'intelligence esterna estone riferisce che in questo momento la Russia non intende attaccare la NATO.
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