Francia: l’appello del Fronte Unito per l’Immigrazione e i Quartieri Popolari per chiamare alla marcia di sabato 29 giugno a Nanterre per fare giustizia per Nahel Merzouk e tutti i giovani uccisi dalla polizia nei quartieri popolari.
https://infoaut.org/divise-e-potere/nanterre-marcia-per-nahel-e-contro-limpunita-della-polizia
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Infoaut
Nanterre: marcia per Nahel e contro l’impunità della polizia.
Di seguito l’appello del Fronte Unito per l’Immigrazione e i Quartieri Popolari per chiamare alla marcia di sabato 29 giugno a Nanterre per fare giustizia per Nahel Merzouk e tutti i giovani uccisi dalla polizia nei quartieri popolari.
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Bologna – Parco Don Bosco
Il sindaco Lepore, sostenuto da Pd e Coalizione Civica, parla come la Meloni
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Ilaria Salis: rivendico di aver militato nel movimento per la casa
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Sì, lo confesso!
Sono stata una militante del movimento di lotta per la casa che negli anni ha dato battaglia sul tema del diritto all'abitare, a Milano e in tutta Italia.
Se qualcuno pensava di fare chissà quale scoop scavando nel mio passato, è solo perché è sideralmente lontano dalla realtà sociale di tale movimento, che si compone di decine di migliaia di abitanti delle case popolari e attivisti, i quali, per aver affermato il semplice principio di avere un tetto sulla testa, sono incappati in qualche denuncia.
Sarebbe auspicabile che l'informazione, piuttosto che gettare fango sul mio conto, si dedicasse al contesto di grave povertà e precarietà abitativa nel quale si ritrovano ampie fasce di popolazione.
Le pratiche collettive dell'occupazione di case sfitte, il blocco degli sfratti, la resistenza agli sgomberi, gli sportelli di ascolto e la lotta per la sanatoria rappresentano un'alternativa reale e immediata all’isolamento sociale e alla guerra tra poveri, strumentalizzate tanto dalle forze politiche razziste quanto dal racket.
Dare una risposta concreta al bisogno dell'abitare significa non solo trovare qui e ora una soluzione, benché precaria e provvisoria, ad una questione lasciata irrisolta dalla politica istituzionale, ma anche indicare una prospettiva politica di trasformazione delle condizioni materiali di vita nel segno della giustizia sociale.
E' con grande orgoglio, dunque, che rivendico di aver fatto parte di questo movimento e di continuare a sostenerlo!
Voglio anche fare chiarezza sulla mia situazione.
Come è stato ampiamente sbandierato sui media di destra, Aler reclama un credito di 90.000 euro nei miei confronti come "indennità" per la presunta occupazione di una casa in via Giosuè Borsi a Milano, basandosi esclusivamente sul fatto che nel 2008 sono stata trovata al suo interno. Sebbene nei successivi sedici anni (!) non siano mai stati svolti ulteriori controlli per verificare la mia permanenza, né sia mai stato avviato alcun procedimento civile o penale a mio carico rispetto a quella casa, Aler contabilizza tale credito e non si fa scrupolo a renderlo pubblico tramite la stampa il giorno prima delle elezioni.
Un gran numero di individui e famiglie, spesso prive dei mezzi necessari per reagire adeguatamente, sono tormentate da richieste infondate di questo genere. Il totale dei crediti contabilizzati da Aler ammonta infatti ad oltre 176 milioni di euro! La pratica di richiedere esose "indennità di occupazione" agli inquilini, basata su presupposti a dir poco incerti, è una strategia utilizzata sistematicamente per spaventare gli occupanti e tentare di fare cassa.
Mentre molte, troppe persone non vedono garantito il proprio diritto all'abitare e non hanno alternative dignitose se non occupare - in una della città con gli affitti più cari, ricordiamolo sempre -, l'ente che dovrebbe tutelare questo diritto sembra essere più interessato a criminalizzare il movimento di lotta per la casa e gli inquilini piuttosto che a trovare soluzioni concrete.
Nei prossimi giorni condividerò alcuni dati e spunti di riflessione sulla questione abitativa a Milano e in Italia.
Ringrazio Libero & co. per avermi servito questo assist per riportare l'attenzione mediatica su un tema che mi sta molto a cuore, perché così cruciale per le classi popolari e i giovani.
MAI PIÙ GENTE SENZA CASA, MAI PIÙ CASE SENZA GENTE!
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Omicidio di Satnam Singh.
Martedi 25 giugno manifestazione a Latina.
“Come Comunità Indiana del Lazio, non possiamo accettare una morte come questa di Satnam. C’eravamo già trovati di fronte a veri e propri atti disumani nei confronti dei tanti fratelli indiani che abitano e lavorano nella Provincia di Latina, ma mai avremmo pensato di trovarci addirittura davanti una morte. Una morte che forse si sarebbe potuta e si sarebbe dovuta evitare. Invece no.
Satnam dopo due giorni di agonia non ce l’ha fatta. Già nel passato come Comunità Indiana ci siamo trovati a subire situazioni di particolare gravità, ma mai avremmo pensato di trovarci di fronte ad un atto di questa ferocia, a tal punto da piangere la morte di un fratello, che, era venuto in Italia con la sua famiglia, per lavorare e certamente non per morire.
Tutte le manifestazioni effettuate negli anni precedenti contro lo sfruttamento dei nostri fratelli che lavorano in agricoltura, insieme a quelle in cui abbiamo manifestato contro politiche immigratorie che non danno nessuna risposta alle nostre necessità insieme al ritardo e/o il mancato rilascio di un permesso di soggiorno, sono da sempre state considerate da parte nostra come il primo passo verso lo sfruttamento ma, nonostante questo, ancora una volta chi ci ha rimesso, e stavolta con la vita, è stato Satnam, uno dei tanti lavoratori indiani che vengono in Italia per lavorare e per essere pagati correttamente, ma certamente non per essere sfruttati o addirittura morire ammazzati.
È per tutto questo che, come Comunità Indiana del Lazio, abbiamo deciso di non rimanere a guardare mentre tutta la nostra comunità continua a piangere i suoi fratelli. Per questo motivo abbiamo deciso di tornare in piazza a manifestare la nostra rabbia verso chi commette questi sfruttamenti e queste barbarie. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per Satnam, martedì
25 giugno 2024 effettueremo una grande manifestazione in cui, alla conclusione, chiederemo di essere accolti dal Prefetto di Latina a cui lasceremo una lettera aperta per denunciare tutto quello che succede ogni giorno per cercare di arrivare, una volta per tutte, al punto in cui queste cose non accadano più.
Invitiamo tutte le comunità indiane del Lazio a partecipare a questa manifestazione ed invitiamo anche tutti i sindacati e tutte le associazioni che si occupano dei diritti dei lavoratori a proclamare per quel giorno una giornata di sciopero generale per i lavoratori agricoli della Provincia di Latina così da far sentire forte la loro voce e per far sì che tragedie come quella di Satnam non accadano mai più”.
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Martedi 25 giugno manifestazione a Latina.
“Come Comunità Indiana del Lazio, non possiamo accettare una morte come questa di Satnam. C’eravamo già trovati di fronte a veri e propri atti disumani nei confronti dei tanti fratelli indiani che abitano e lavorano nella Provincia di Latina, ma mai avremmo pensato di trovarci addirittura davanti una morte. Una morte che forse si sarebbe potuta e si sarebbe dovuta evitare. Invece no.
Satnam dopo due giorni di agonia non ce l’ha fatta. Già nel passato come Comunità Indiana ci siamo trovati a subire situazioni di particolare gravità, ma mai avremmo pensato di trovarci di fronte ad un atto di questa ferocia, a tal punto da piangere la morte di un fratello, che, era venuto in Italia con la sua famiglia, per lavorare e certamente non per morire.
Tutte le manifestazioni effettuate negli anni precedenti contro lo sfruttamento dei nostri fratelli che lavorano in agricoltura, insieme a quelle in cui abbiamo manifestato contro politiche immigratorie che non danno nessuna risposta alle nostre necessità insieme al ritardo e/o il mancato rilascio di un permesso di soggiorno, sono da sempre state considerate da parte nostra come il primo passo verso lo sfruttamento ma, nonostante questo, ancora una volta chi ci ha rimesso, e stavolta con la vita, è stato Satnam, uno dei tanti lavoratori indiani che vengono in Italia per lavorare e per essere pagati correttamente, ma certamente non per essere sfruttati o addirittura morire ammazzati.
È per tutto questo che, come Comunità Indiana del Lazio, abbiamo deciso di non rimanere a guardare mentre tutta la nostra comunità continua a piangere i suoi fratelli. Per questo motivo abbiamo deciso di tornare in piazza a manifestare la nostra rabbia verso chi commette questi sfruttamenti e queste barbarie. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per Satnam, martedì
25 giugno 2024 effettueremo una grande manifestazione in cui, alla conclusione, chiederemo di essere accolti dal Prefetto di Latina a cui lasceremo una lettera aperta per denunciare tutto quello che succede ogni giorno per cercare di arrivare, una volta per tutte, al punto in cui queste cose non accadano più.
Invitiamo tutte le comunità indiane del Lazio a partecipare a questa manifestazione ed invitiamo anche tutti i sindacati e tutte le associazioni che si occupano dei diritti dei lavoratori a proclamare per quel giorno una giornata di sciopero generale per i lavoratori agricoli della Provincia di Latina così da far sentire forte la loro voce e per far sì che tragedie come quella di Satnam non accadano mai più”.
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#accaddeoggi - 22 giugno 1946: L’amnistia di Togliatti
https://www.osservatoriorepressione.info/22-giugno-1946-lamnistia-togliatti/
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Osservatorio Repressione
22 Giugno 1946: L’amnistia di Togliatti «
La parola “sicurezza” è qualcosa di ambiguo e non neutro, un campo di azione e contesa che va declinato per degli interessi precisi. Nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, la parola “sicurezza” viene declinata a favore di chi ricava vantaggi e ricchezze dalle politiche sul lavoro
https://www.osservatoriorepressione.info/quale-sicurezza/
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Osservatorio Repressione
Quale sicurezza?
La parola "sicurezza" è qualcosa di ambiguo e non neutro, un campo di azione e contesa che va declinato per degli interessi precisi. Nei luoghi di lavoro, nelle fabbriche, nei cantieri, nelle campagne, la parola "sicurezza" viene declinata a favore di chi…
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Tracciare e bloccare le navi sospette cariche di armi
https://www.seizethetime.it/navi-sospette-a-porto-marghera-pt-2/
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Forwarded from Rete Kurdistan Italia
❗Appello di Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia: Aiuto urgente per le vittime degli incendi a Şemrex e Çınar
Carx amicx,
Nella notte del 21 giugno, i villaggi dei distretti di Amed (Diyarbakir) e Mêrdin (Mardin) sono stati colpiti da un devastante incendio, il cui scoppio ha causato gravi perdite umane, animali e di beni. Almeno nove persone hanno perso la vita nel tentativo di spegnere le fiamme con le risorse a loro disposizione. Oltre quaranta persone sono rimaste ferite, molte delle quali in gravi condizioni; la maggior parte delle vittime ha tra i 17 e i 20 anni. Questi civili, accorsi per fermare l'incendio, sono ora ricoverati negli ospedali di Amed, Mêrdin e Riha.
L'incendio, diramatosi nel villaggio di Tobiniye nel distretto di Çınar, si è rapidamente espanso fino ai villaggi circostanti di Tezne, Hatdirin, Reşan, Dere, Kelekê, Herber e Bexca, distretto di Şemrex. La situazione è peggiorata rapidamente e l'icendio ha finito per diffondersi fino alla diga di Göksu. Si conta che almeno 5 mila decares (500 acri) di campi di grano e mais siano stati distrutti e che, tra le fiamme, abbiano perso la vita numerosi animali domestici e selvatici, devastando ancor di più la flora e la fauna dei territori e compromettendo l'economia locale degli stessi, basata principalmente su agricoltura e allevamento.
Una simile tragedia ha potuto diramarsi così ampiamente e avere un tale impatto soprattutto a causa del tardivo e inefficiente intervento delle autorità che, incurantemente, hanno lasciato che fosse la popolazione locale, con le sue limitate risorse, a rispondere coi suoi mezzi all'evento. Le richieste di intervento aereo da parte dei politici locali e dei cittadini curdi sono infatti state accolte solo il mattino successivo.
Come Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia, siamo determinati a fornire aiuto immediato e concreto alle vittime di questa tragedia. Heyva Sor a Kurdistanê (Mezzaluna Rossa Kurdistan Germania) ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere le famiglie colpite e noi ci uniamo a questo appello.
Come donare:
Le vostre donazioni saranno cruciali per fornire assistenza medica e supportare le famiglie che hanno perso i loro cari e i loro mezzi di sostentamento. Ogni contributo, grande o piccolo, farà la differenza.
Coordinate bancarie per le donazioni:
MEZZALUNA ROSSA KURDISTAN ITALIA ONLUS
Banca Popolare Etica s.c.p.a - Filiale di Firenze
IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236
BIC: ETICIT22XXX
PayPal: shorturl.at/hKM89
Esprimiamo le nostre più sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e auguriamo una pronta guarigione ai feriti. Con la speranza che tali disastri diventino sempre più rari, vi invitiamo a offrire il vostro sostegno alle nostre sorelle e ai nostri fratelli curdi colpiti da questa tragedia.
Grazie per la vostra solidarietà e generosità.
Con gratitudine,
MLRKI ETS
Carx amicx,
Nella notte del 21 giugno, i villaggi dei distretti di Amed (Diyarbakir) e Mêrdin (Mardin) sono stati colpiti da un devastante incendio, il cui scoppio ha causato gravi perdite umane, animali e di beni. Almeno nove persone hanno perso la vita nel tentativo di spegnere le fiamme con le risorse a loro disposizione. Oltre quaranta persone sono rimaste ferite, molte delle quali in gravi condizioni; la maggior parte delle vittime ha tra i 17 e i 20 anni. Questi civili, accorsi per fermare l'incendio, sono ora ricoverati negli ospedali di Amed, Mêrdin e Riha.
L'incendio, diramatosi nel villaggio di Tobiniye nel distretto di Çınar, si è rapidamente espanso fino ai villaggi circostanti di Tezne, Hatdirin, Reşan, Dere, Kelekê, Herber e Bexca, distretto di Şemrex. La situazione è peggiorata rapidamente e l'icendio ha finito per diffondersi fino alla diga di Göksu. Si conta che almeno 5 mila decares (500 acri) di campi di grano e mais siano stati distrutti e che, tra le fiamme, abbiano perso la vita numerosi animali domestici e selvatici, devastando ancor di più la flora e la fauna dei territori e compromettendo l'economia locale degli stessi, basata principalmente su agricoltura e allevamento.
Una simile tragedia ha potuto diramarsi così ampiamente e avere un tale impatto soprattutto a causa del tardivo e inefficiente intervento delle autorità che, incurantemente, hanno lasciato che fosse la popolazione locale, con le sue limitate risorse, a rispondere coi suoi mezzi all'evento. Le richieste di intervento aereo da parte dei politici locali e dei cittadini curdi sono infatti state accolte solo il mattino successivo.
Come Mezzaluna Rossa Kurdistan Italia, siamo determinati a fornire aiuto immediato e concreto alle vittime di questa tragedia. Heyva Sor a Kurdistanê (Mezzaluna Rossa Kurdistan Germania) ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere le famiglie colpite e noi ci uniamo a questo appello.
Come donare:
Le vostre donazioni saranno cruciali per fornire assistenza medica e supportare le famiglie che hanno perso i loro cari e i loro mezzi di sostentamento. Ogni contributo, grande o piccolo, farà la differenza.
Coordinate bancarie per le donazioni:
MEZZALUNA ROSSA KURDISTAN ITALIA ONLUS
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IT53 R050 1802 8000 0001 6990 236
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Esprimiamo le nostre più sincere condoglianze alle famiglie delle vittime e auguriamo una pronta guarigione ai feriti. Con la speranza che tali disastri diventino sempre più rari, vi invitiamo a offrire il vostro sostegno alle nostre sorelle e ai nostri fratelli curdi colpiti da questa tragedia.
Grazie per la vostra solidarietà e generosità.
Con gratitudine,
MLRKI ETS
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Nel secolo scorso, nel corso delle operazioni di contro-insurrezione, i militari peruviani si resero responsabili di molteplici violazioni dei diritti umani ai danni delle popolazioni indigene, in particolare contro le donne. Un tribunale ha condannato degli ex appartenenti alle forze armate ritenuti colpevoli di aver violentato un certo numero di donne
https://www.osservatoriorepressione.info/condanne-lievi-militari-violentato-donne-quechua-peru/
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Osservatorio Repressione
Condanne (lievi), per alcuni militari che avevano violentato donne Quechua in Perù
Nel secolo scorso, nel corso delle operazioni di contro-insurrezione, i militari peruviani si resero responsabili di molteplici violazioni dei diritti umani ai danni delle popolazioni indigene, in particolare contro le donne. Un tribunale ha condannato degli…
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Nel secolo scorso, nel corso delle operazioni di contro-insurrezione, i militari peruviani si resero responsabili di molteplici violazioni dei diritti umani ai danni delle popolazioni indigene, in particolare contro le donne. Un tribunale ha condannato degli ex appartenenti alle forze armate ritenuti colpevoli di aver violentato un certo numero di donne
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Condanne (lievi), per alcuni militari che avevano violentato donne Quechua in Perù
Nel secolo scorso, nel corso delle operazioni di contro-insurrezione, i militari peruviani si resero responsabili di molteplici violazioni dei diritti umani ai danni delle popolazioni indigene, in particolare contro le donne. Un tribunale ha condannato degli…
La lettera dei detenuti del carcere di Brescia-Canton Mombello restituisce in tutta la sua drammaticità le condizioni ai limiti dell’umano in cui si vive nella maggior parte dei penitenziari italiani. I numeri sono spietati: a metà 2024 siamo già a 45 suicidi. Un macabro record assoluto, se confrontato con lo stesso periodo degli anni precedenti. Il sovraffollamento comincia ad avvicinarsi ai livelli della sentenza Torreggiani della Cedu. In Italia, secondo il Dap, al 31 maggio ci sono 61.547 reclusi, 1.381 in più rispetto a inizio anno (+ 2,3%).
https://www.osservatoriorepressione.info/caldo-puzzo-orina-la-voglia-farla-finita-lettera-dallinferno/
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Osservatorio Repressione
“Il caldo, il puzzo di orina e la voglia di farla finita”. Lettera dall’inferno
La lettera dei detenuti del carcere di Brescia-Canton Mombello restituisce in tutta la sua drammaticità le condizioni ai limiti dell’umano in cui si vive nella maggior parte dei penitenziari italiani. …
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Sono almeno 120 i palestinesi uccisi dalle forze israeliane a Gaza nelle ultime 48 ore – il totale è 37.551 dal 7 ottobre – in una accelerazione di attacchi militari israeliani soprattutto nel sud della Striscia, in particolare a Rafah
https://www.osservatoriorepressione.info/120-palestinesi-uccisi-48-ore-stragi-shate-tuffah/
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Osservatorio Repressione
120 palestinesi uccisi in 48 ore. Stragi a Shate e Tuffah
Sono almeno 120 i palestinesi uccisi dalle forze israeliane a Gaza nelle ultime 48 ore – il totale è 37.551 dal 7 ottobre – in una accelerazione di attacchi militari israeliani soprattutto nel sud della Striscia, in particolare a Rafah
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MILANO, VIETATO IL CORTEO PER LA PALESTINA
Motivazioni surreali della questura per vietare il passaggio da piazza della Scala
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Motivazioni surreali della questura per vietare il passaggio da piazza della Scala
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Marjan Jamali è in carcere da sette mesi a Reggio Calabria con un’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina basata sulla testimonianza di chi ha tentato di stuprarla
https://www.osservatoriorepressione.info/marjan-jamali-fuga-dalliran-trova-linferno-italia/
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Osservatorio Repressione
Marjan Jamali, in fuga dall’Iran trova l’inferno in Italia
Marjan Jamali è in carcere da sette mesi a Reggio Calabria con un’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina basata sulla testimonianza di chi ha tentato di stuprarla
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#accaddeoggi - Napoli 24 giugno 1975: i funerali di Iolanda Palladino
https://www.osservatoriorepressione.info/napoli-24-giugno-1975-funerali-iolanda-palladino/
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Osservatorio Repressione
Napoli 24 giugno 1975: i funerali di Iolanda Palladino «
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Conflittualità inibita dal sistema liberal-capitalistico. La repressione esercitata nei confronti di studenti/studentesse, immigrate/i e paria di vario genere mette in luce un aspetto particolare dell’attuale assetto del capitalismo e la dice lunga sullo status del conflitto politico in corso ai giorni nostri
https://www.osservatoriorepressione.info/repressione-nelle-universita-ai-confini/
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Osservatorio Repressione
Repressione nelle università e ai confini
Conflittualità inibita dal sistema liberal-capitalistico. La repressione esercitata nei confronti di studenti/studentesse, immigrate/i e paria di vario genere mette in luce un aspetto particolare dell’attuale assetto del capitalismo e la dice lunga sullo…
L'appello del Comitato Besta al presidio sotto la Prefettura di Bologna, stasera 24 giugno a partire dalle ore 18
LA SCORTA LA VOGLIAMO NOI
Sono giornate di rabbia e tensione nel quartiere San Donato.
Il 21 giugno abbiamo scelto di scendere in strada per raccontare quello che è successo il giorno precedente durante il disboscamento del terrapieno: se non ci è scappato il morto è solo un caso.
E questo perché il sindaco di questa città, mandante delle violenze che ha abdicato dal suo ruolo politico, ha scelto di delegare alle forze dell’ordine la gestione di un conflitto sociale e ambientale. Una gestione dell’ordine pubblico che, come tutti hanno visto negli innumerevoli video, è stata violenta in modo spropositato e fuori da ogni norma: con persone trascinate per i piedi giù dagli alberi, con motoseghe a pochi a cm dai loro corpi, manganellate a sangue, con uno schieramento di polizia da G8 di Genova e con una pistola, a portata di mano, infilata nei pantaloni di un poliziotto in borghese.
Siamo arrabbiati, esasperati per le violenze da parte della forze dell’ordine subite quel giorno. Ma l’attenzione mediatica non si concentra su questo bensì sulle scritte sui muri del quartiere apparse a seguito del corteo del 21 giugno.
Pochi giorni prima, il Comitato aveva pubblicato una lettera aperta chiedendo che il Comune prendesse in considerazione un’alternativa per la pista ciclabile evitando l’abbattimento di 70 piante.
La risposta è stata: nessun margine di discussione, i lavori procedono, il tema è questione di ordine pubblico.
E siamo a questo punto preoccupati per il destino della porzione del parco don bosco che stiamo ancora difendendo per chiedere che la scuola Besta venga ristrutturata e non demolita e il parco salvato e non abbattuto. E lo siamo anche per la nostra incolumità come attiviste e attivisti, ancora angosciate dal senso di ingiustizia e rabbia dopo la giornata del 20 giugno.
Le scritte non sono manganelli e non possono sminuire le ragioni della nostra resistenza. Una lotta contro opere inutili, per la difesa degli alberi, di tutte le specie viventi e del suolo dalla cementificazione, che esprime una richiesta di cura per la salute e la qualità della vita delle persone nella nostra città.
24 GIUGNO ORE 18 PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA
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LA SCORTA LA VOGLIAMO NOI
Sono giornate di rabbia e tensione nel quartiere San Donato.
Il 21 giugno abbiamo scelto di scendere in strada per raccontare quello che è successo il giorno precedente durante il disboscamento del terrapieno: se non ci è scappato il morto è solo un caso.
E questo perché il sindaco di questa città, mandante delle violenze che ha abdicato dal suo ruolo politico, ha scelto di delegare alle forze dell’ordine la gestione di un conflitto sociale e ambientale. Una gestione dell’ordine pubblico che, come tutti hanno visto negli innumerevoli video, è stata violenta in modo spropositato e fuori da ogni norma: con persone trascinate per i piedi giù dagli alberi, con motoseghe a pochi a cm dai loro corpi, manganellate a sangue, con uno schieramento di polizia da G8 di Genova e con una pistola, a portata di mano, infilata nei pantaloni di un poliziotto in borghese.
Siamo arrabbiati, esasperati per le violenze da parte della forze dell’ordine subite quel giorno. Ma l’attenzione mediatica non si concentra su questo bensì sulle scritte sui muri del quartiere apparse a seguito del corteo del 21 giugno.
Pochi giorni prima, il Comitato aveva pubblicato una lettera aperta chiedendo che il Comune prendesse in considerazione un’alternativa per la pista ciclabile evitando l’abbattimento di 70 piante.
La risposta è stata: nessun margine di discussione, i lavori procedono, il tema è questione di ordine pubblico.
E siamo a questo punto preoccupati per il destino della porzione del parco don bosco che stiamo ancora difendendo per chiedere che la scuola Besta venga ristrutturata e non demolita e il parco salvato e non abbattuto. E lo siamo anche per la nostra incolumità come attiviste e attivisti, ancora angosciate dal senso di ingiustizia e rabbia dopo la giornata del 20 giugno.
Le scritte non sono manganelli e non possono sminuire le ragioni della nostra resistenza. Una lotta contro opere inutili, per la difesa degli alberi, di tutte le specie viventi e del suolo dalla cementificazione, che esprime una richiesta di cura per la salute e la qualità della vita delle persone nella nostra città.
24 GIUGNO ORE 18 PRESIDIO DAVANTI ALLA PREFETTURA
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