Cadute tutte le accuse a carico degli studenti per le tensioni del 16 aprile scorso all'università Sapienza a Roma. L'avvocato Romeo: «Questo processo non doveva iniziare, è stato frutto di una gestione isterica delle forze dell’ordine»
https://www.osservatoriorepressione.info/studenti-assolti-per-la-protesta-in-solidarieta-con-la-palestina-alluniversita-sapienza/
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Continua la repressione della dissidenza nella Repubblica islamica. Pena capitale all'attivista curda Pakhshan Azizi confermata dalla Corte suprema
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Le ordinanze prefettizie che istituiscono le “zone rosse” giocano con la percezione della sicurezza
https://www.osservatoriorepressione.info/il-triste-spettacolo-delle-zone-rosse/
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Il decreto sicurezza disegnato dal ministro dell’Interno Piantedosi suscita preoccupazione anche negli atenei. L’associazione italiana per la Scienza Aperta (Aisa) ha segnalato i pericoli per la libertà della ricerca contenuti nel dispositivo ora in discussione al Senato.
https://www.osservatoriorepressione.info/i-servizi-segreti-infiltrano-le-universita/
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Torino: archiviate decine di denunce ai movimenti ecologisti
La Procura di Torino ha archiviato decine di denunce per reati come “manifestazione non preavvisata, imbrattamento, invasione, violenza privata e detenzione abusiva d'armi” ai movimenti ecologisti torinesi.
I reati imputati si riferivano a fatti avvenuti durante il Climate Social Camp del luglio 2023 e proteste di Extinction Rebellion nei confronti della Regione Piemonte e del G7 Ambiente, Energia e Clima dello scorso aprile.
Le motivazioni della PM, convalidate dal GIP, sottolineano il diritto costituzionale e democratico al dissenso e smontano, accusa dopo accusa, ogni denuncia.
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La Procura di Torino ha archiviato decine di denunce per reati come “manifestazione non preavvisata, imbrattamento, invasione, violenza privata e detenzione abusiva d'armi” ai movimenti ecologisti torinesi.
I reati imputati si riferivano a fatti avvenuti durante il Climate Social Camp del luglio 2023 e proteste di Extinction Rebellion nei confronti della Regione Piemonte e del G7 Ambiente, Energia e Clima dello scorso aprile.
Le motivazioni della PM, convalidate dal GIP, sottolineano il diritto costituzionale e democratico al dissenso e smontano, accusa dopo accusa, ogni denuncia.
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#accaddeoggi - 11 gennaio 1999: Muore Fabrizio De Andrè
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Osservatorio Repressione
11 gennaio 1999: Muore Fabrizio De Andrè
Fabrizio De André nasce il 18 febbraio 1940 a Genova (Pegli). Nella primavera del 1941, il padre, il professor De André, antifascista, visto l’aggravarsi della situazione a causa della guerra, …
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Sei suicidi da inizio anno nelle carceri. Amnistia e indulto, parole bandite. La premier Giorgia Meloni in conferenza stampa conferma la scelta del populismo penale
https://www.osservatoriorepressione.info/nelle-carceri-la-strage-continua/
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Osservatorio Repressione
Nelle carceri la strage continua «
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I morti a Gaza sono molti più di quelli ufficiali. «Lancet» alza il totale a oltre 70mila. Ma sono numeri che non smuovono i governi occidentali. Che ignorano la Corte penale internazionale
https://www.osservatoriorepressione.info/lancet-70mila-le-vittime-a-gaza/
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Osservatorio Repressione
Lancet: 70mila, le vittime a Gaza «
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Remigrazione è la nuova parola d’ordine dell’internazionale nera.
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#accaddeoggi - 12 gennaio 1976: I Proletari in divisa
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Osservatorio Repressione
12 gennaio 1976: I Proletari in divisa
In quasi tutte le caserme del Nord Italia moltissimi soldati scendono in sciopero bianco contro i trasferimenti: è solo il primo episodio di lotta di un anno che vedrà numerose …
Sabato 11 gennaio sono statx arrestatx 4 compagnx durante il corteo per Ramy, ragazzo ucciso pochi giorni fa a Milano dai carabinieri, per questo oggi in Piazza Roosevelt per sostenere lx compagnx arrestatx! Ci vediamo lì! LIBERX TUTTX SUBITO
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Cariche della polizia durante la manifestazione organizzata a Roma per la morte di Ramy
https://www.osservatoriorepressione.info/roma-cariche-della-polizia-al-corteo-per-ramy/
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Report assemblea nazionale Rete liberi/e di lottare. No DDL 1660 – Firenze 11 gennaio 2025
Grande partecipazione alla 3° assemblea nazionale della Rete “Fermiamo il DDL1660 - Libere/i di lottare": condivisa la necessità di continuare nell'impegno collettivo, assunto da Luglio scorso fino ad oggi, di moltiplicare e sostenere le mobilitazioni contro la guerra, l’economia di guerra, le politiche del Governo, il ddl1660, al fianco della resistenza palestinese.
L’assemblea nazionale ha condiviso alcune indicazioni:
1) Assumere, come prima giornata unitaria, quella convocata dai Giovani Palestinesi d’Italia per il 25 Gennaio, con mobilitazioni locali al fianco della resistenza palestinese e contro il DDL 1660;
2) Utilizzare tutto il mese di Febbraio per moltiplicare le iniziative in scuole, università, città e luoghi di lavoro.
In particolare, si dà indicazione per la prima settimana (3 - 9 Febbraio) di promuovere giornate di attivazione contro l’istituzione delle zone rosse; per l’ultima settimana (24 Febbraio – 2 Marzo) di promuovere giornate di mobilitazione contro la guerra, le fabbriche di morte e la militarizzazione delle scuole;
3) Facciamo appello al sindacalismo di classe a verificare le possibilità di uno sciopero generale a ridosso dell’approvazione del Ddl al Senato per dare centralità al blocco delle attività produttive e merci;
4) Essere pronti/e alla mobilitazione nazionale a ridosso dell’approvazione del voto al Senato;
5) Rilanciare la solidarietà a tutte le compagne e i compagni colpiti/e dalla repressione, sotto processo, in carcere o in attesa della possibilità di estradizione come Gino ( renderemo pubblici tutti gli appuntamenti di presidi e iniziative);
6) La Rete produrrà un manifesto ed altro materiale unitario di agitazione da diffondere in tutte le città, provando a mobilitare sempre più persone;
7) La Rete si assume la responsabilità di organizzare, potenziare e sviluppare stabilmente gli elementi di opposizione, insubordinazione, contestazione e solidarietà, nella consapevolezza che la lotta e la battaglia è già in corso e proseguirà anche dopo l'iter parlamentare al di là del suo esito.
ORGANIZZIAMO LA LOTTA CONTRO LA GUERRA E LO STATO DI GUERRA
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Grande partecipazione alla 3° assemblea nazionale della Rete “Fermiamo il DDL1660 - Libere/i di lottare": condivisa la necessità di continuare nell'impegno collettivo, assunto da Luglio scorso fino ad oggi, di moltiplicare e sostenere le mobilitazioni contro la guerra, l’economia di guerra, le politiche del Governo, il ddl1660, al fianco della resistenza palestinese.
L’assemblea nazionale ha condiviso alcune indicazioni:
1) Assumere, come prima giornata unitaria, quella convocata dai Giovani Palestinesi d’Italia per il 25 Gennaio, con mobilitazioni locali al fianco della resistenza palestinese e contro il DDL 1660;
2) Utilizzare tutto il mese di Febbraio per moltiplicare le iniziative in scuole, università, città e luoghi di lavoro.
In particolare, si dà indicazione per la prima settimana (3 - 9 Febbraio) di promuovere giornate di attivazione contro l’istituzione delle zone rosse; per l’ultima settimana (24 Febbraio – 2 Marzo) di promuovere giornate di mobilitazione contro la guerra, le fabbriche di morte e la militarizzazione delle scuole;
3) Facciamo appello al sindacalismo di classe a verificare le possibilità di uno sciopero generale a ridosso dell’approvazione del Ddl al Senato per dare centralità al blocco delle attività produttive e merci;
4) Essere pronti/e alla mobilitazione nazionale a ridosso dell’approvazione del voto al Senato;
5) Rilanciare la solidarietà a tutte le compagne e i compagni colpiti/e dalla repressione, sotto processo, in carcere o in attesa della possibilità di estradizione come Gino ( renderemo pubblici tutti gli appuntamenti di presidi e iniziative);
6) La Rete produrrà un manifesto ed altro materiale unitario di agitazione da diffondere in tutte le città, provando a mobilitare sempre più persone;
7) La Rete si assume la responsabilità di organizzare, potenziare e sviluppare stabilmente gli elementi di opposizione, insubordinazione, contestazione e solidarietà, nella consapevolezza che la lotta e la battaglia è già in corso e proseguirà anche dopo l'iter parlamentare al di là del suo esito.
ORGANIZZIAMO LA LOTTA CONTRO LA GUERRA E LO STATO DI GUERRA
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Una società sicuritaria ha bisogno di costruire delle narrazioni a senso unico per costruire carceri e militarizzare la società facendo leva sulla insicurezza sociale
https://www.osservatoriorepressione.info/la-retorica-della-certezza-della-pena/
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Venerdì 17 gennaio a LIVORNO c/o Teatro Officina Refugio scali del Refugio 8 alle ore 18:30
Sabato 18 gennaio a PISA c/o Spazio Antagonista Newroz via Garibaldi 72 alle ore 17:30
Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta:
DUE INCONTRI CON RENATO CURCIO
e la presentazione del suo ultimo libro:
INTELLIGENZE ARTIFICIALI E INTELLIGENZE SOCIALI
di Renato Curcio edizioni Sensibili Alle Foglie
Sarà presente l’autore
per info:
antipsichiatriapisa@inventati.org
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Sabato 18 gennaio a PISA c/o Spazio Antagonista Newroz via Garibaldi 72 alle ore 17:30
Il Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud presenta:
DUE INCONTRI CON RENATO CURCIO
e la presentazione del suo ultimo libro:
INTELLIGENZE ARTIFICIALI E INTELLIGENZE SOCIALI
di Renato Curcio edizioni Sensibili Alle Foglie
Sarà presente l’autore
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2025: 18 anni di attività dell’Osservatorio Repressione.
In questi anni abbiamo sempre considerato il sostegno di tutte/i voi un tratto costitutivo del nostro lavoro, autonomia e indipendenza dei nostri strumenti di comunicazione e informazione.
Come sapete la nostra attività è totalmente autofinanziata da quanti credono in questo progetto altrimenti irrealizzabile
L’esigenza di essere al passo con i tempi, senza arretrare né soccombere al cospetto dell’incessante implementazione dei dispositivi di repressione, sorveglianza e militarizzazione delle coscienze e dei territori, chiede sempre maggiore impegno.
Per tutto questo vi chiediamo di continuare a sostenerci con una donazione una tantum, e soprattutto, per chi lo volesse, di aderire e partecipare direttamente alle attività dell’Osservatorio sulla Repressione – Aps. Richiedi il modulo di iscrizione alla mail: segreteria@osservatoriorepressione.info
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In questi anni abbiamo sempre considerato il sostegno di tutte/i voi un tratto costitutivo del nostro lavoro, autonomia e indipendenza dei nostri strumenti di comunicazione e informazione.
Come sapete la nostra attività è totalmente autofinanziata da quanti credono in questo progetto altrimenti irrealizzabile
L’esigenza di essere al passo con i tempi, senza arretrare né soccombere al cospetto dell’incessante implementazione dei dispositivi di repressione, sorveglianza e militarizzazione delle coscienze e dei territori, chiede sempre maggiore impegno.
Per tutto questo vi chiediamo di continuare a sostenerci con una donazione una tantum, e soprattutto, per chi lo volesse, di aderire e partecipare direttamente alle attività dell’Osservatorio sulla Repressione – Aps. Richiedi il modulo di iscrizione alla mail: segreteria@osservatoriorepressione.info
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Forwarded from NO DDL SICUREZZA - Rete Nazionale “A pieno regime”
ASSEMBLEA NAZIONALE RETE NO DDL SICUREZZA – A Pieno Regime
12 gennaio 2025
DOCUMENTO FINALE
Chiudiamo questa assemblea di oggi con una convinzione: se la piazza del 14 dicembre ha mostrato la capacità di questo percorso in termini di mobilitazione di massa, questa due giorni ci restituisce il fatto che quella giornata ci ha consegnato una responsabilità collettiva, quella di essere l’opposizione sociale a questo governo. Bisogna rivendicarlo con chiarezza: se i tempi di approvazione del DDL si sono dilatati è stato perché abbiamo messo centomila granelli di sabbia in un ingranaggio reazionario che fino a pochi mesi fa sembrava perfetto, è stato perché nei mesi precedenti c’è stata un’attivazione territoriale che ha consentito un continuo accumulo.
Se il 14 dicembre è stato uno spartiacque, lo è stato soprattutto in termini di possibilità: è stato aperto uno spazio concreto che ribalta la narrazione dominante, ossia che l’attacco alla democrazia, ai diritti, alla libertà sia un passaggio storico ineluttabile. La forza di questo percorso ci consegna - in realtà - la consapevolezza che nel nostro Paese ci troviamo di fronte a un governo che è uno dei principali interpreti a livello internazionale del superamento in termini autoritari dello Stato di diritto, ma allo stesso tempo è un esempio di come il potere si regga su dinamiche fragili, talvolta ingovernabili. E noi dobbiamo essere in grado di sedimentare e organizzare proprio questa ingovernabilità, a partire dai territori, dai luoghi di lavoro e della formazione, dai tanti presidi di lotta che costellano il Paese.
Tutto questo è emerso con chiarezza anche nel dibattito di ieri, che è stato un momento importante e all’altezza della manifestazione del 14 dicembre e di tutto il percorso che stiamo facendo. Questo perché non è stato solo un momento di approfondimento teorico-giuridico-politico, ma ci ha dato una vera e propria indicazione strategica: se questo DDL è il manifesto politico e culturale di un intero ciclo reazionario e di un mondo che si regge sempre più attorno al regime di guerra, ribaltarlo significa creare una frattura storica nel rapporto tra governanti e governati, tra capitale e lavoro.
Dall’assemblea di oggi emerge la necessità di sedimentare, allargare, continuare a convergere. Lo facciamo guardando alle piazze che in questi giorni si sono date appuntamento in molte città d’Italia per chiedere “giustizia per Ramy”, perché l’ennesimo omicidio di Stato, tra l’altro con un chiaro connotato razziale, non può che avere come risposta la rabbia diffusa. Lo facciamo guardando ad altri percorsi di lotta contro le leggi di questo governo che si stanno dando– dal DDL Bernini al DDL Valditara, passando per il contrasto alla legge sull’autonomia differenziata e alla stagione referendaria che si aprirà in primavera – con cui c’è una necessità concreta di trovare momenti di convergenza e mobilitazione comune proprio per fare in modo che lo spazio di opposizione sociale al governo si allarghi ogni giorno di più.
Da oggi emerge anche un altro aspetto fondamentale. L’opposizione al Governo Meloni deve coinvolgere anche gli amministratori locali delle forze politiche che hanno dichiarato di voler contrastare il Ddl Sicurezza: questo significa assumersi la responsabilità di disobbedire all’istituzione di “zone rosse” nelle nostre città, che sono la forma più becera, classista e razzista di trasformare i diritti in privilegi. La battaglia contro le “zone rosse” è naturalmente legata a quella contro il Ddl e la rete A pieno regime la assume nella sua interezza.
Questo percorso sta avendo la capacità di tenere al suo interno soggetti sociali reali. Ognuno deve essere capace di mettere il proprio dentro questa lotta unitaria: movimenti, associazioni, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, docenti, giuristi e tutto il mondo del lavoro. Dai nodi della logistica ai cancelli delle fabbriche ai “non luoghi” del lavoro precario, l’opposizione sociale deve passare sempre di più dal coinvolgimento dei soggetti vivi di questa società.
12 gennaio 2025
DOCUMENTO FINALE
Chiudiamo questa assemblea di oggi con una convinzione: se la piazza del 14 dicembre ha mostrato la capacità di questo percorso in termini di mobilitazione di massa, questa due giorni ci restituisce il fatto che quella giornata ci ha consegnato una responsabilità collettiva, quella di essere l’opposizione sociale a questo governo. Bisogna rivendicarlo con chiarezza: se i tempi di approvazione del DDL si sono dilatati è stato perché abbiamo messo centomila granelli di sabbia in un ingranaggio reazionario che fino a pochi mesi fa sembrava perfetto, è stato perché nei mesi precedenti c’è stata un’attivazione territoriale che ha consentito un continuo accumulo.
Se il 14 dicembre è stato uno spartiacque, lo è stato soprattutto in termini di possibilità: è stato aperto uno spazio concreto che ribalta la narrazione dominante, ossia che l’attacco alla democrazia, ai diritti, alla libertà sia un passaggio storico ineluttabile. La forza di questo percorso ci consegna - in realtà - la consapevolezza che nel nostro Paese ci troviamo di fronte a un governo che è uno dei principali interpreti a livello internazionale del superamento in termini autoritari dello Stato di diritto, ma allo stesso tempo è un esempio di come il potere si regga su dinamiche fragili, talvolta ingovernabili. E noi dobbiamo essere in grado di sedimentare e organizzare proprio questa ingovernabilità, a partire dai territori, dai luoghi di lavoro e della formazione, dai tanti presidi di lotta che costellano il Paese.
Tutto questo è emerso con chiarezza anche nel dibattito di ieri, che è stato un momento importante e all’altezza della manifestazione del 14 dicembre e di tutto il percorso che stiamo facendo. Questo perché non è stato solo un momento di approfondimento teorico-giuridico-politico, ma ci ha dato una vera e propria indicazione strategica: se questo DDL è il manifesto politico e culturale di un intero ciclo reazionario e di un mondo che si regge sempre più attorno al regime di guerra, ribaltarlo significa creare una frattura storica nel rapporto tra governanti e governati, tra capitale e lavoro.
Dall’assemblea di oggi emerge la necessità di sedimentare, allargare, continuare a convergere. Lo facciamo guardando alle piazze che in questi giorni si sono date appuntamento in molte città d’Italia per chiedere “giustizia per Ramy”, perché l’ennesimo omicidio di Stato, tra l’altro con un chiaro connotato razziale, non può che avere come risposta la rabbia diffusa. Lo facciamo guardando ad altri percorsi di lotta contro le leggi di questo governo che si stanno dando– dal DDL Bernini al DDL Valditara, passando per il contrasto alla legge sull’autonomia differenziata e alla stagione referendaria che si aprirà in primavera – con cui c’è una necessità concreta di trovare momenti di convergenza e mobilitazione comune proprio per fare in modo che lo spazio di opposizione sociale al governo si allarghi ogni giorno di più.
Da oggi emerge anche un altro aspetto fondamentale. L’opposizione al Governo Meloni deve coinvolgere anche gli amministratori locali delle forze politiche che hanno dichiarato di voler contrastare il Ddl Sicurezza: questo significa assumersi la responsabilità di disobbedire all’istituzione di “zone rosse” nelle nostre città, che sono la forma più becera, classista e razzista di trasformare i diritti in privilegi. La battaglia contro le “zone rosse” è naturalmente legata a quella contro il Ddl e la rete A pieno regime la assume nella sua interezza.
Questo percorso sta avendo la capacità di tenere al suo interno soggetti sociali reali. Ognuno deve essere capace di mettere il proprio dentro questa lotta unitaria: movimenti, associazioni, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, docenti, giuristi e tutto il mondo del lavoro. Dai nodi della logistica ai cancelli delle fabbriche ai “non luoghi” del lavoro precario, l’opposizione sociale deve passare sempre di più dal coinvolgimento dei soggetti vivi di questa società.
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Forwarded from NO DDL SICUREZZA - Rete Nazionale “A pieno regime”
Diversi corpi, ma un’unica mente, quella che ambisce al cambiamento reale di questo Paese, e non solo.
Dopo questa due giorni, il lavoro nei territori diventa ancora più intenso. L’assemblea ha lanciato alcune scadenze che devono servire non solo a produrre mobilitazione, ma anche per potenziare e far diventare sempre più molecolari i processi organizzativi.
La prima scadenza proposta è quella del 17 gennaio: “100mila luci contro il buio del regime”. A Roma e nelle altre città ci battiamo per portare la mobilitazione popolare e la protesta senza restrizioni di luogo. Invitiamo tutte le forze politiche alle costruzioni di cordone di difesa e tutela di chi manifesta, già a partire da questa data. Laddove le questure negheranno permessi e agibilità lo annunciamo fin da subito che disobbediremo a qualsiasi divieto.
Il 3, 4 e 5 febbraio verrà fatta una carovana a Bruxelles. Una rappresentanza della Rete Nazionale No Ddl Sicurezza promuoverà un evento pubblico e una conferenza stampa dentro il Parlamento Europeo per portare la discussione ad un livello superiore: il pericolo di una nuova Ungheria in Europa è qualcosa che deve riguardare tutti.
Nel week-end di metà febbraio (14-15) lanciamo una scadenza in tutti i territori del Paese che avrà, tra i diversi temi, anche quello di contrastare le “zone rosse”.
Il 15 e 16 marzo saremo presenti all'assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention.
Il 28, 29, 29 marzo attraversiamo l’assemblea europea Reset-Rete per lo sciopero sociale eco-trasfemminista.
Infine ribadiamo quello che abbiamo sempre detto fin dall’inizio di questo percorso. Rilanciamo la mobilitazione a Roma nel giorno dell’approvazione del Ddl. Sarà una giornata di blocco e di assedio, a partire da una piazza comune, nella quale la molteplicità delle pratiche che porteremo stanno dentro la cornice di esercitare conflitto e ampliare il consenso. Quella giornata non sarà solo un punto di arrivo, ma anche il punto di partenza di un percorso che – qualora il Ddl venisse approvato – ha un obiettivo comune e preciso: continuare a fare disobbedienza, scioperi, occupazioni di case, blocchi delle grandi opere e iniziare ad immaginare insieme un nuovo percorso per la democrazia.
Dopo questa due giorni, il lavoro nei territori diventa ancora più intenso. L’assemblea ha lanciato alcune scadenze che devono servire non solo a produrre mobilitazione, ma anche per potenziare e far diventare sempre più molecolari i processi organizzativi.
La prima scadenza proposta è quella del 17 gennaio: “100mila luci contro il buio del regime”. A Roma e nelle altre città ci battiamo per portare la mobilitazione popolare e la protesta senza restrizioni di luogo. Invitiamo tutte le forze politiche alle costruzioni di cordone di difesa e tutela di chi manifesta, già a partire da questa data. Laddove le questure negheranno permessi e agibilità lo annunciamo fin da subito che disobbediremo a qualsiasi divieto.
Il 3, 4 e 5 febbraio verrà fatta una carovana a Bruxelles. Una rappresentanza della Rete Nazionale No Ddl Sicurezza promuoverà un evento pubblico e una conferenza stampa dentro il Parlamento Europeo per portare la discussione ad un livello superiore: il pericolo di una nuova Ungheria in Europa è qualcosa che deve riguardare tutti.
Nel week-end di metà febbraio (14-15) lanciamo una scadenza in tutti i territori del Paese che avrà, tra i diversi temi, anche quello di contrastare le “zone rosse”.
Il 15 e 16 marzo saremo presenti all'assemblea transnazionale del Network Against Migrant Detention.
Il 28, 29, 29 marzo attraversiamo l’assemblea europea Reset-Rete per lo sciopero sociale eco-trasfemminista.
Infine ribadiamo quello che abbiamo sempre detto fin dall’inizio di questo percorso. Rilanciamo la mobilitazione a Roma nel giorno dell’approvazione del Ddl. Sarà una giornata di blocco e di assedio, a partire da una piazza comune, nella quale la molteplicità delle pratiche che porteremo stanno dentro la cornice di esercitare conflitto e ampliare il consenso. Quella giornata non sarà solo un punto di arrivo, ma anche il punto di partenza di un percorso che – qualora il Ddl venisse approvato – ha un obiettivo comune e preciso: continuare a fare disobbedienza, scioperi, occupazioni di case, blocchi delle grandi opere e iniziare ad immaginare insieme un nuovo percorso per la democrazia.
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Forwarded from InfoAut
Da Milano a Torino e in molte altre città italiane cortei chiedono giustizia per Ramy
Dopo la pubblicazione del video dell’inseguimento dei carabinieri nei confronti di Ramy che ne ha procurato la morte, la reazione da parte dei giovani di moltissime città italiane è stata quella di scendere in piazza per chiedere giustizia.
Questo evento drammatico porta con sé diversi livelli di riflessione e impone la necessità di agire ma…
https://infoaut.org/intersezionalita/da-milano-a-torino-e-in-molte-altre-citta-italiane-cortei-chiedono-giustizia-per-ramy/
Dopo la pubblicazione del video dell’inseguimento dei carabinieri nei confronti di Ramy che ne ha procurato la morte, la reazione da parte dei giovani di moltissime città italiane è stata quella di scendere in piazza per chiedere giustizia.
Questo evento drammatico porta con sé diversi livelli di riflessione e impone la necessità di agire ma…
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#accaddeoggi - Venosa (Potenza) 13 gennaio 1956: La polizia spara sui braccianti
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Osservatorio Repressione
Venosa (Potenza) 13 gennaio 1956: La polizia spara sui braccianti
Venosa, durante uno sciopero a rovescio, un giovane bracciante, Rocco Girasole, viene ucciso dalla Polizia ed altri manifestanti vengono feriti. Siamo nella Lucania degli anni Cinquanta, dopo le lotte contadine …
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