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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Nemesis
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“Fra le cose si sta come tra i suoni di campana in una foresta di notte, e se la loro causa ci resta sconosciuta è perché non camminiamo nella luce”

-Paracelso
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« L'eroe, quando si risveglia in lui la nostalgia di Iperborea, diventa cosciente e ha bisogno di arrivare a mangiare il frutto di Venere che dona l'immortalità. Ma per farlo, deve andare oltre i limiti della morte, poiché il Giardino delle Esperidi è oltre... "Oltre il nord, oltre il ghiaccio, oltre la morte - la nostra vita, la nostra felicità... Abbiamo scoperto la felicità, conosciamo la via, troviamo la via d'uscita da interi millenni di labirinto »

Friedrich Nietzsche.
Illustration by Muhamad Ikbal Arifin Suradi
https://italiawiki.com/pages/mitologia-norrena/ginnungagap-ginnungagap-nell-edda-v-lusp-sull-inizio-del-mondo.html

Nella mitologia norrena il Ginnungagap (letteralmente "varco spalancato") era l'abisso cosmico che esisteva prima della creazione. Come dice il Gylfaginning, a un certo punto, si formarono due regioni alle estremità del Ginnungagap: a nord, il gelato Niflheimr, a sud l'insopportabile calore del Múspellsheimr.

Al centro del Niflheimr vi era il pozzo di Hvergelmir, da cui sgorgavano con fragore gli undici fiumi Élivágar: Svöl, Gunnþrá, Fiörm, Fimbulþul, Slíðr, Hríð, Sylgr, Ylgr, Víð, Leiptr e Gjöll. Gli Élivágar giunsero così lontano dalla loro sorgente che la loro schiuma velenosa s'indurì formando strati di brina e di ghiaccio, che ricoprirono tutto il Ginnungagap.

A nord il Ginnungagap era battuto dai venti e dalle piogge provenienti dal Niflheimr, incrostato della brina depositata dagli Élivágar. Il lato meridionale era invece illuminato dai bagliori e dalle scintille provenienti dal Múspellsheimr. Allorché il vento caldo scivolò sulla brina, questa si sciolse e da quelle gocce sorse alla vita il primo di tutti gli esseri, Ymir, padre dei giganti del ghiaccio.
https://it.wikipedia.org/wiki/Vi%C3%B0arr

Víðarr (anche Vidar o, specialmente in tedesco, Widar) è una divinità della mitologia norrena. Il suo nome è forse da mettere in relazione con l'aggettivo víðr: "ampio". Detto "il silenzioso", Víðarr è figlio del dio Odino e della gigantessa Gríðr, ed è il secondo più forte tra gli Dèi. È appunto un Dio della vendetta, uno tra gli Asi a cui va attribuito un potenziale umano e di natura. La sua dimora si chiama Viði ("boscosa").

«Fra cespugli cresce, ed erba alta,
la terra di Viðarr, e fra boscaglie;
là si farà il fanciullo, a dorso di cavallo, abile,
per vendicare il Padre.»
(Simile a Kalki indù)

(Dal Canzoniere Eddico)
Víðarr prenderà parte al Ragnarǫk, la fine del mondo, e il suo compito sarà quello di vendicare il padre Odino, divorato dal gran lupo Fenrir. Víðarr schiaccerà la mascella inferiore di Fenrir con un piede e alzerà quella superiore con una mano, fino a spezzarle. È per questo conosciuto come un Dio capace di modificazione spirituale e fisica, perché è infatti scritto che estenderà il suo corpo fino a toccare le mascelle del lupo, una che tocca il cielo ed una la terra. È per questo considerato un Dio dell' "ampliamento", inteso come crescita iniziatica.

Víðarr infatti 'è "ampio" ed il fanciullo "si farà" grazie appunto al suo potenziale umano. Egli è anche "il silenzioso" ma il suo è un silenzio rituale. Lo stivale con cui Víðarr bloccherà la mascella di Fenrir sarà confezionato con gli avanzi di cuoio dalle calzature di tutte le generazioni umane. Forse è a questo che fa riferimento l'uso di gettare scarpe e lembi di pelle sui tumuli dei morti e forse sta a significare che come Dio, Víðarr ha avuto la capacità di confrontarsi con la parte più umile e bassa della terrestrità di tutte le generazioni umane, infatti il toccare le scarpe e le suole indica questo. In virtù della sua trasformazione del suo "ampliamento" avrà la forza di colpire la bestia al cuore con una spada.

Víðarr è una delle divinità che sopravviverà al Ragnarǫk, assieme al fratello Váli, e ai figli di Thor, Móði e Magni, per dare vita a una nuova generazione divina.