∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
« I santi Pandita studiano il mondo e tutte le sue forze. A volte i più sapienti fra loro si riuniscono e mandano inviati in quel luogo dove gli occhi umani non sono mai penetrati. Questo è descritto dal Tashi Lama vissuto 850 anni fa. I più elevati Pandita…
[img: Nicholas Roerich]
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Il 27 maggio 1876 nasceva a Vitebsk (oggi Ludza, nell'odierna Lettonia) Ferdynand Ossendowski, autore del libro-cult "Beasts Men and Gods", originariamente pubblicato esattamente un secolo fa (1922). Ce ne parla qui Daniele Palmieri.
« Alla luce dell’intera vicenda di Ossendowski, sempre in bilico tra realtà, leggenda ed esigenze politiche e spirituali, il mito del Re del Mondo assume caratteri profetici, diviene una sorta di auspicio e monito al rinnovamento spirituale dell’intera umanità. Come accennato in precedenza, nella prima parte del libro, in concomitanza alla dura vita nei boschi e al risveglio della volontà atavica, Ossendowski giunge a immaginare un’umanità diversa che ha recuperato il contatto con le forze ancestrali, quasi primordiali, del proprio essere, senza tuttavia perdere l’arte, la nobiltà e la delicatezza. Narrando i suoi travagli autobiografici, Ossendowski sembra raccontare, allo stesso tempo, le sofferenze e le guerre dell’intera umanità e, tanto per l’autore quanto per gli uomini, la leggendaria terra di Agartha assume i connotati di una speranza salvifica in una terra diversa, una dimensione tanto terrena quanto metaforica in cui l’uomo ha ritrovato il proprio centro spirituale, la condizione edenica dell’Età dell’Oro. Il mito del Re del Mondo rappresenta proprio questo; il recupero di un polo spirituale superiore, nascosto però nelle profondità della terra, in un punto di contatto tra le forze celesti e telluriche. Da tale prospettiva, tutte le altre critiche, dicerie, supposizioni attorno al testo di Ossendowski [9] non sono altro che flebili contingenze. »
https://axismundi.blog/2018/09/16/bestie-uomini-dei/
« Alla luce dell’intera vicenda di Ossendowski, sempre in bilico tra realtà, leggenda ed esigenze politiche e spirituali, il mito del Re del Mondo assume caratteri profetici, diviene una sorta di auspicio e monito al rinnovamento spirituale dell’intera umanità. Come accennato in precedenza, nella prima parte del libro, in concomitanza alla dura vita nei boschi e al risveglio della volontà atavica, Ossendowski giunge a immaginare un’umanità diversa che ha recuperato il contatto con le forze ancestrali, quasi primordiali, del proprio essere, senza tuttavia perdere l’arte, la nobiltà e la delicatezza. Narrando i suoi travagli autobiografici, Ossendowski sembra raccontare, allo stesso tempo, le sofferenze e le guerre dell’intera umanità e, tanto per l’autore quanto per gli uomini, la leggendaria terra di Agartha assume i connotati di una speranza salvifica in una terra diversa, una dimensione tanto terrena quanto metaforica in cui l’uomo ha ritrovato il proprio centro spirituale, la condizione edenica dell’Età dell’Oro. Il mito del Re del Mondo rappresenta proprio questo; il recupero di un polo spirituale superiore, nascosto però nelle profondità della terra, in un punto di contatto tra le forze celesti e telluriche. Da tale prospettiva, tutte le altre critiche, dicerie, supposizioni attorno al testo di Ossendowski [9] non sono altro che flebili contingenze. »
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Osserva impassibile ciò che gli scorre davanti, la vita le fluisce come un calmo fiume che giunge lentamente nelle vastità dell'oceano, le stelle sembrano i suoi capelli e i suoi occhi sono come la luce più splendente, dalle sue labbra solo verità pure escono, parole pacate e dolci, vive di uno spirito immortale.
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