∴ Sogni nel deserto del tempo ∴ – Telegram
∴ Sogni nel deserto del tempo ∴
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Creatore: @Onniscienza ⚡️⚫️⚡️
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"Conosci te stesso" - Oracolo di Delfi.
“Il dubbio è l'inizio della conoscenza.” - Cartesio.
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Forwarded from Unionis🗝️Cultus🪶
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https://youtu.be/t28tgH-qpsA

If you knew what is love about?
If you knew what mercy can provide?
If you knew that tenderness is the answer?
If you could give that to someone, you would be free.

If you find yourself lost,
I'll find a way to get to you,
If you find yourself lost,
I'll find a way to get to you
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Forwarded from 𝔳.𝔦.𝔱.𝔯.𝔦.𝔬.𝔩. (𝔰𝔢𝔯𝔭𝔢𝔫𝔱𝔦𝔫𝔞)
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“Misura ciò che è misurabile, e rendi misurabile ciò che non lo è”.

• Galileo Galilei
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Italian Palace
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Orfeo (in greco antico: Ὀρφεύς Orphéus, pronuncia: [or.pʰeú̯s]; in latino: Orpheus) è un personaggio della mitologia greca.

Il nome di Orfeo è attestato a partire dal VI secolo a.C., ma, secondo Mircea Eliade, «non è difficile immaginare che sia vissuto 'prima di Omero'». Si tratta dell'artista per eccellenza, che dell'arte incarna i valori eterni, ma anche di uno «sciamano, capace di incantare animali e di compiere il viaggio dell'anima lungo gli oscuri sentieri della morte», fondatore dell'Orfismo. I molteplici temi chiamati in causa dal suo mito - l'amore, l'arte, l'elemento misterico - sono alla base di una fortuna senza pari nella tradizione letteraria, filosofica, musicale, culturale e scultorea dei secoli successivi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Orfeo
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Io sono te e tu sei me, e dovunque tu sia, là io sono, e sono disseminato in tutte le cose, e da qualsiasi parte tu voglia tu puoi raccogliermi, ma raccogliendo me raccoglierai te stesso.

- Osiride, testo dei sarcofagi.
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Siddartha Revelation
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Primordial Place
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« Era ormai penetrato nella coscienza popolare dei tempi di Augusto che quella età fosse l’ultima annunziata dalla Sibilla, l’età sottoposta al Sole o Apollo; e che, dopo, il mondo intero sarebbe tornato ai suoi principii, e sulla terra volgerebbe ancora l’età dell’oro. Fin dall’anno 88 av.C. in occasione di straordinario prodigi, gli aruspici etruschi avevano vaticinato nuova vicenda di secoli, nella quale i costumi stessi degli uomini si sarebbero mutati. A causa dei prodigi avvenuti dopo la morte di Cesare, l’aruspice Volcanio vaticinò che un’èra si chiudeva, ed un’altra aveva principio. Augusto nella sua ‘Autobiografia’ narrava che Volcanio aggiunse che egli rivelava tali segreti contro il volere degli dèi, e perciò doveva tosto morire; ed infatti cadde morto!

Questo inizio di nuova èra equivaleva all’aprirsi di un ciclo cosmico, il ciclo del grande anno mondano, al quale appunto allude Virgilio con la menzione del ‘magni menses’, l’anno il cui inverno sarebbe il diluvio, la cui estate sarebbe la conflagrazione del mondo. Dopo la età ultima, sacra al Sole o Apollo, la Giustizia, annunzia Virgilio, tornerà tra gli uomini, secoli felici volgeranno sulla terra. Apollo dunque deve discendere dal cielo sul mondo per redimere l’umanità dal peccato; tale è la missione che, secondo Orazio, gli ha dato Giove: “A chi Giove darà l’incarico di espiare le nostre colpe? Vieni, te preghiamo, vieni, avvolto i bianchi omeri nella nube, augure Apollo”.

Questo regno di Apollo è, secondo Virgilio, l’ultima età predetta dalla Sibilla Cumana. Servio spiega che la Sibilla Cumana aveva diviso le età in 10 secoli, ed aveva assegnato l’ultima al Sole; e Nigidio Figulo riferiva che anche i magi assegnavano ad Apollo, cioè al Sole, tal regno. Questo regno del Sole o di Apollo era interpretato appunto come l’èra della conflagrazione cosmica, che distruggerebbe il mondo, per rinnovarlo nell’innocenza. Così questa aspettazione or trepida or desiosa di distruzione e di rinnovamento si tramandò per secoli nella coscienza pagana. »

— Carlo Pascal, “La morte e l’aldilà nel mondo pagano”, 1912, cap. XXIII

[“Awakening”, opera del pittore polacco Mariusz Lewandowski, recentemente dipartito]
Polo Nord Saturno
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Viandante Intergalattico
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Black Forest
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Filo-sophia
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« Timarco si recò al famoso antro di Trofonio, e vi rimase sommerso nelle tenebre due notti e un giorno; né era certo se fosse sveglio o dormisse. E gli apparve una meravigliosa visione. Dall’una parte vedeva isole infinite di numero, di smisurata grandezza, visivamente splendenti e cangianti continuamente colore. Ma guardando in giù gli apparve un precipizio immenso, terribile e profondo e pieno di tenebre e di confusa agitazione. Di là egli udiva ruggiti e gemiti di animali, e vagiti d’infanti e lamenti di uomini e di donne. Molte stelle si agitavano intorno alla bocca di quel precipizio, tendendo all’alto. Che cosa erano quelle stelle? Erano le anime e i genii. Ogni anima, per quanto turbata dalla voluttà e dalle contaminazioni del corpo, è partecipe di mente. La parte che è immune da morte è appunto la mente o genio. Or le anime che tutte sono sommerse nel corpo sono appunto le stelle che alla bocca del precipizio appaiono estinguersi e cader giù nell’abisso; le stelle, invece, che dai corpi si redimono appaiono rifulgere fuori; e quelle che son portate in alto sono le menti, i cosiddetti genii, cioè i puri spiriti degli uomini sapienti. Tutto questo ed altro ancora era spiegato a Timarco da una voce misteriosa. Al cessar della voce Timarco volle veder chi parlasse: ma fu preso da grave dolore al capo, come se alcuno lo comprimesse; né potè nulla udire o comprendere di ciò che lo circondava: e ritornato in sé stesso si trovò giacente nell’antro di Trofonio, presso l’entrata, colà appunto dov’era caduto. […]

Tespesio da Soli […] narrò […] le sue vicende, dopochè l’anima sua si fu dipartita dal corpo. Gli parve primariamente esser sommerso, come nelle profondità del mare; dipoi, l’anima risollevatasi in alto potè guardare da ogni parte, come da un occhio solo su tutto aperto. Vedeva stelle immense di mirabile splendore; ed all’anima parea quasi navigare in mezzo a quella luce celeste. E vedeva l’ascender delle anime umane a quelle regioni. Salivano quasi bolle o sfere di fuoco, e tosto poi, rotte queste, uscivan fuori in forma umana; ed alcune con meravigliosa celerità in linea retta brillavano in alto; altre si aggiravano a cerchio o talora in movimento agitato e confuso […]; e queste poi si unirono ad una turba confusa di altre anime, ed insieme con quelle andavano emettendo oscure voci di lamento. Altro gruppo di anime invece vagava più in alto, ed evitava questa turba lamentevole, e parevan tratte insieme da mutuo amore.

Una di queste si apprestò a Tespesio, e gli rivelò mirabili cose. Egli non era morto, gli disse, ma solo il suo spirito si era colà recato, mentre le altre facoltà tutte erano rimaste nel corpo giù in terra. […] Il duce di Tespesio, che era anche un suo congiunto, gli additò poi quattro forme di anime; altre soffuse di albore, quasi della luce di purissima luna; altre macchiettate e come ricoperte da esili squame; altre cosparse di neri punti, come le vipere, altre percorse da ottuse aperture. Adrastea, figliuola di Zeus e della Necessità, punitrice dei misfatti, dominava tutti […]. Il colore di ciascuna anima corrispondeva alla colpa che più l’aveva inquinata […]. L’anima interamente lustrata eliminava siffatti colori ed usciva fuori pura e luminosa. Così detto, l’anima del congiunto trasse Tespesio attraverso lo splendore della luce diffusa sino ad una grande apertura. Altre anime si aggiravano intorno ad essa a cerchio, quali augelli. Dentro spirava una fragranza di verde e di fiori di ogni genere, come negli antri bacchici; ed ogni festività o letizia bacchica colà si celebrava, giacché di là appunto era passato Bacco per essere assunto tra gli dèi […]: quella era la sede di Lete. […]

Vide poi altre cose miracolose: l’oracolo della Notte e della Luna, e quello di Temi, onde prorompeva una luce che si spingeva in alto sino al Parnaso; e sentì la voce della Sibilla. Indi si volsero a vedere le pene infernali. I familiari e gli amici che Tespesio incontrava gli si rivolgevano implorando […].
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Le anime che dovevano entrare in una seconda vita, eran dagl’infernali ministri piegate e trasformate in varii generi di animali; gl’implacabili tormentatori contundevano o asportavano le membra, o le tagliavano, per poterle adattare alle nuove forme. […] Fin qui la visione. Una donna di meravigliosa bellezza e grandezza voleva toccarlo con un bastoncino di fuoco, per imprimergli nella memoria le cose vedute; ma un’altra lo impedì. E l’anima spinta da vento impetuoso ricadde nel corpo; sicché Tespesio riaprì gli occhi e si ritrovò ancora sul mondo. »

— Carlo Pascal, “La morte e l’aldilà nel mondo pagano”, 1912, cap. XVI

[“Eternal Walk”, opera del pittore polacco Mariusz Lewandowski, recentemente dipartito]